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Erotika
Una bella famiglia · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 20 min di lettura

Una bella famiglia 1 Alfredo e Livia

I due, reduci da matrimoni fallimentari, si incontrano sul posto di lavoro e si trovano a finire a letto; devono parlarne ai figli che frequentano la stessa università ma hanno difficoltà a rapportarsi con la fiducia dei genitori.

geniodirazza
1 anno fa · 1.2k letture · 0

“Ecco, qui sta la differenza tra un dirigente e una povera impiegata!”

“Si vede che non sai guardare; non ti sei accorta che tutto si è illuminato?”

“Certo; hai acceso tante di quelle luci … “

“No, ragazza, sei entrata tu; tu illumini questa casa e presto sarai la regina, credimi.”

Lo mandò al diavolo con un gesto; lui la prese sulle braccia e la portò nella camera; la depositò sul letto.

“Che diavolo combini?”

“Rispetto il rito ancestrale della sposa sul talamo … “

“Ragazzo, dimentichi che un’ora fa abbiamo scopato? Altro che vergine sposa!”

“Abbiamo scopato solo una volta e in maniera canonica; ora scoperemo alla grande ancora una volta, poi giuro che dormiremo fino a domani.”

Non lo ascoltava quasi; liberandosi di tante remore, decise il lato preferito per dormire e si spogliò come una vecchia moglie, al lato del letto, poggiando ordinatamente gli abiti su una sedia; restò nuda e si stese sul letto; lui si spogliò dall’altro lato, si stese nudo accanto e rotolò su di lei baciandola con passione e premendole il corpo sul corpo; il cazzo scivolò naturalmente tra le cosce; lei lo strinse a se, afferrò le natiche forti e premette il pube al suo, muovendosi impercettibilmente.

“Cosa pensavi, quando parlavi di scopare alla grande? Prima abbiamo scopato alla piccola?”

“Noi scoperemo sempre alla grandissima, perché c’è chimica tra di noi; vorrei sentire il tuo culo; non ti chiedo di darmelo; ma voglio scoparti a pecorina; mi piace infinitamente sentire le natiche contro il ventre mentre ti penetro. Ti va?”

“L’hai detto che c’è non solo chimica ma anche sintonia, tra noi; tu ancora non sai come mi piace essere scopata a pecorina, a patto che mi fai sentire le mani sulle tette; adoro sentirmi titillare i capezzoli mentre mi scopi.”

“Mi sa che questo, da adesso, diventa il talamo; sei la donna perfetta per me; non ti mollo più; girati, amore, per favore.”

Si sistemò carponi sul letto e attese che lui la infilzasse; le accarezzò a lungo la schiena, provocandole brividi feroci; massaggiò e palpò le natiche, le allargò e si chinò a leccare il culo e la figa; si alzò in ginocchio, accostò la cappella e la penetrò fino alle palle, lei ebbe un gemito tra la libidine e il doloretto, quando la cappella urtò la cervice dell’utero; lui allungò le mani sui fianchi ed artigliò i capezzoli; lei vibrò e si scosse tutta.

La scopò con garbo e calma, facendole assaporare il cazzo per tutta la lunghezza; sentì i piccoli orgasmi che in lei provocava la cavalcata e si inebriò del piacere di lei; spinse la mazza fino in fondo per qualche minuto, strappandole gemiti e, alla fine, decise di sborrare; la avvertì che stava per godere e lei lo incitò a concludere perché anche lei era vicina all’orgasmo; la sborrata esplose violenta e le inondò utero e canale vaginale; si abbatterono sul letto senza forze.

Si sistemarono per dormire; lei, ricordando quello lui le aveva detto, si accoccolò contro il ventre col culo piantato sulla pancia; lui la circondò con le mani e le titillò i capezzoli; lo respinse perché avrebbe voluto dormire; per due volte, nella notte, lui si trovò col cazzo duro fra le natiche di lei e tentò un approccio; una volta lei si lasciò penetrare con amore ma non lo lasciò sborrare e si sottrasse; poi lo minacciò di cambiare camera; si addormentarono.

La settimana fu l’occasione per verificarsi e decidere se era stato un fuoco di paglia o se poteva avere un seguito; bastò poco per adattarsi all’idea che lei si preoccupasse, alzandosi presto e mentre faceva le sue cose in bagno, di preparare la colazione come era abituata a fare per lei sola o per lei e la figlia, quando erano insieme; quando lui uscì dal bagno rimesso a nuovo per la giornata di lavoro, le raccomandò di non viziarlo per non schiavizzarsi alla casa; Livia gli obiettò che erano sue abitudini ataviche.

Uscirono insieme e raggiunsero il posto di lavoro, con una certa curiosità dei colleghi che, coi giorni, si abituarono a vederli in coppia; nell’intervallo per pranzo, andavano in una mensa operaia lì vicino o risolvevano al bar con panini; ma la sera lei impose il suo ritmo, quello di preparare cena per due, respingendo l’offerta di rivolgersi alla trattoria d’angolo; non uscivano dopo cena e preferivano rilassarsi davanti alla tv; talvolta, lui nello studio curava le carte di lavoro per il giorno seguente.

La sera, al momento dell’intimità, scoprirono tutta la loro energia sessuale, per la prima volta ricondotta negli argini di una vita di coppia, di cui si ricordavano bene ma da cui si erano staccati da anni; ma percorsero tutti i sentieri del sesso, scegliendo le posizioni più assurde, scopando in ogni possibile buco, tranne il culo, la cui violazione rimandarono a momenti diversi; lui si sentiva continuamente esaltato dalla foga amorosa di lei; lei scoprì un amante appassionato e sempre in tiro.

Il venerdì mattina si pose il problema di andare ad accogliere i ragazzi alla stazione; Livia gli assicurò che tra lei e la figlia non esistevano né segreti né zone d’ombra; le avrebbe detto tutto e sapeva che l’avrebbe resa felice comunicandole la sua nuova gioia di vita; anche Alfredo, però, poteva parlare apertamente col figlio e non si poneva quesiti se non come alloggiare; decisero che avrebbero spedito all’appartamento di lei i ragazzi, abituati ai coinquilini, e si sarebbero tenuto quello di lui per la coppia.

Quasi a preannunciare la novità che avevano taciuto nelle telefonate della settimana, attesero allacciati, sul marciapiede, l’arrivo del treno; i due scesero insieme, sostarono per un attimo sorpresi, poi corsero ad abbracciarli.

“Vedo che mi hai nascosto grandi novità, Livia!”

“Sei turbata?”

“Felice, piuttosto; poi Alfredo mi piace un sacco e sai che mi piace tutto quello che piace a te. Lo ami? E lui?”

“Dopo solo cinque giorni, amare è una parola grossa … scherzavo; non è vero, sento di amarlo e che mi ama.”

“E tu, Alfredo, che mi dici? Hai saltato il fosso, dopo anni di resistenza?”

“Ti dico solo che sono felice di avere aspettato di incontrare Livia; sono al settimo cielo!”

“Lo so che hai buon gusto; la tua nuova compagna mi intriga molto; è bella, dolce e intelligente; ha anche una figlia bellissima, peccato che non leghiamo!”

“Peccato! Pensavo proprio che un qualcosa fosse scattato anche tra voi … “

“Roby, non hai trovato un feeling con Gianluigi?”

“Lui se ne sta troppo sulle sue e vive in un appartamento con un amico e con due ragazze, sono certa che non ha bisogno di cercarsene altre, fuori; poi lo sai che, se non mi innamoro, non faccio niente!”

“Sentite, io non credo che sia il caso di costringere Livia a sfaccendare in cucina; andiamo da ‘Osvaldo’ sotto casa?”

“Livia, dove vivi ora?”

“Tra poco vedrai la casa; anzi, pensavo che voi due potreste sistemarvi nel nostro appartamento e io e Alfredo continueremmo a vivere da coppia nel suo; io credo proprio che questa storia non finirà presto … “

“Io spero che non finisca mai … “

Andarono alla trattoria dove i due erano ormai quasi di casa; non sorprese nessuno che ci fossero Gianluigi, che con suo padre era stato spesso cliente, e una bella ragazza, Roberta, che si vedeva subito essere la figlia di Livia; per chi si era abituato a vedere i due in coppia, diventò lampante che una nuova famiglia, allargata, si era costituita; considerato l’affetto che circondava i personaggi, furono maggiori gli sguardi di apprezzamento che i commenti sull’anomalia.

Cenarono con gusto, scherzando; Livia, in particolare, stuzzicò la figlia sul fatto che avrebbe dovuto condividere l’alloggio con Gianluigi e sulle possibili conseguenze; Roberta ribatté che, tra padre e figlio, si sentiva più attratta dal padre; avrebbe fatto bene lei, a difendere il suo amore dalla fascinazione di giovani ardenti; in risposta, Livia le rimbeccò che, se faceva la schizzinosa, poteva pensare di concupire anche il figlio che la attizzava parecchio.

Gianluigi si inserì nello scherzo e fece presente a Roberta che lui, di suo padre vorrebbe rubare tutto, anche la donna amata; stesse quindi attenta a respingere altre ipotesi; Alfredo intervenne alla fine, invitando alla calma ed al realismo; per ora, si trattava di definire le sistemazioni; per l’amore e per le conseguenze, ci sarebbe stato tempo; stabilito che i ragazzi andavano a dormire nel vecchio alloggio di Livia, ricordò a Gianluigi di recuperare le sue cose; ma non ce n’era nemmeno bisogno.

Prima di andare avanti…

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