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Erotika
Una bella famiglia · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 20 min di lettura

Una bella famiglia 1 Alfredo e Livia

I due, reduci da matrimoni fallimentari, si incontrano sul posto di lavoro e si trovano a finire a letto; devono parlarne ai figli che frequentano la stessa università ma hanno difficoltà a rapportarsi con la fiducia dei genitori.

geniodirazza
1 anno fa · 1.2k letture · 0

Gli prese la testa e lo costrinse a staccarsi, balzò in piedi e cominciò a spogliarlo con tratti decisi; lui fece lo stesso con lei e in breve furono nudi l’uno di fronte all’altra; Livia non gli lasciò l’iniziativa; prese il cazzo a due mani, si sedette sul letto e cominciò una lenta e dolce masturbazione; le era sempre piaciuto moltissimo sentire il cazzo gonfiarsi tra le mani, con i coglioni raccolti nel palmo caldi e gonfi di desiderio, di lussuria, di sborra.

Questo cazzo, poi la attirava intensamente, forse perché da anni non faceva quel gesto, forse perché lui la intrigava molto, forse perché stava scivolando dalla passione verso l’amore; sta di fatto che lo menò a lungo, dai coglioni alla punta, e lo masturbò sapientemente, ma senza portarlo a sborrare; lo guardava affascinata e desiderava moltissimo sentirlo in bocca; quando vide gocce di precum apparire, stese la lingua e le raccolse; lui fremette come per una scossa elettrica.

Di colpo, lo spinse tra le labbra socchiuse come una figa vergine da violare; lei lasciò entrare in bocca la cappella; la tormentava con la lingua, mentre scivolava avanti e indietro sul palato; le mani raccoglievano la parte maggiore del cazzo, compresi i coglioni, e lo accarezzavano in una lenta masturbazione; lui spinse la mazza in bocca fino a farle superare l’ugola, si bloccò al primo cenno di asfissia; lei era felice di quel pompino e non avrebbe mai smesso.

Ma Alfredo desiderava la sua figa con altrettanta voluttà; la spinse col corpo sul letto e le si sdraiò a fianco, spostò la testa fra le cosce e la succhiò; lei lo invitò a gesti a spostarsi fino a portarle il cazzo sulla bocca; lui la ribaltò, si mise supino ed ebbe davanti agli occhi non solo la figa boscosa che aveva ammirato ma il culo disegnato alla perfezione, forse da un angelo, tutto da godere, da palpare e, forse, da stuprare, vista la dimensione e la condizione dell’ano.

Misero in quel sessantanove tutta la sapienza che possedevano, tutto l’amore di cui ancora non si rendevano chiaramente conto, tutta la passione che li faceva vibrare ad ogni tocco; erano scatenati ormai e non mancava che scopare come fosse il giorno del giudizio universale; Livia avvertiva sempre più netta la voglia di sentire quella mazza sfondarla, riempirla e farla godere in tutto il ventre, in tutto il corpo; succhiava come un’idrovora ma bloccava ogni accenno di orgasmo.

Si staccarono per un momento; lei rimase distesa supina e allargò le gambe fino a scosciarsi del tutto per offrirgli la figa aperta e grondante; lui si inginocchiò, puntò la cappella e cominciò a penetrarla lentamente, saporosamente.

“Riempimi, ti prego; entra tutto; ho voglia di sentirti fino al cuore!”

Lui spinse ed entrò fino alle palle, si sdraiò su di lei e la costrinse a chiudere le gambe intorno al cazzo che rimase prigioniero della figa avida; si distese a coprirla tutta, la baciò con voluttà e lasciò che il cazzo si gonfiasse nel canale vaginale; lei sentì che la vagina stringeva e succhiava, quasi, la mazza che la riempiva, mentre i muscoli dell’utero pareva volessero mungere lo sperma e farsene inondare; lui non resse a lungo e si lasciò andare ad una sborrata alluvionale che accompagnarono con urla.

Mentre gridavano al cielo e al mondo il piacere che la scopata scatenava in ambedue, ad Alfredo venne spontaneo sussurrarle.

“Dio, quanto ti amo; questo è amore, non solo passione!”

“Zitto, maledetto; non lo diciamo così presto; anch’io sento che è amore; ma è meglio non dirlo!”

“Meglio un corno; io ricordo solo un momento simile a questo; e fu quando una ragazzina neanche maggiorenne mi diede la figa vergine e mi fece impazzire; purtroppo, quando diventò mia moglie cambiò registro; ma tu mi dai la sensazione che non scherzi con l’amore; lo capisci che mi sto abbandonando a te come un ragazzino alla prima scopata importante?”

“Alfredo, io dovrei dirti che, per la diversità di dimensioni, tu mi stai sverginando ancora; solo un cazzo mi aveva penetrato, quello di mio marito, che è la metà del tuo; sono quasi dieci anni che lì non entra niente; non voglio caricarti di responsabilità, ma sappi che ti sto veramente offrendo una mia anomala verginità.”

“Credi forse che non abbia capito che sei un’altra cosa? Non sto scopandoti, Livia, ti sto amando con tutto me stesso; in questo momento mi sento di giurarti eterno amore come da ragazzini, quando si ignora che c’è un divorzio in agguato.”

“Smettiamola coi sogni; è stata un’esperienza meravigliosa; pensiamo a godere; il futuro lo vedremo vivendo.”

Si erano staccati e lui stava sdraiato a fianco a lei; ogni tanto si giravano sul fianco e si baciavano con passione, lui le passava le mani lungo la schiena fino al culo, allargava le natiche e andava a stuzzicare l’ano che sentiva stretto, verginale quasi.

“Sbaglio a pensare che questa verginità è intatta?”

“Si e no; amavo moltissimo mio marito, anzi il mio ragazzo, e gli concessi tutto, anche il culo; ma, come ti ho detto, lui non ha la tua dotazione; so bene che, se e quando decideremo che ti prenderai anche il mio culo, mi sverginerai di nuovo; dopo dieci anni sono certa che ha ripreso una condizione verginale; ma non stasera, per favore; cerchiamo almeno di conoscerci meglio.”

“Io non credo che avremo bisogno di conoscerci meglio, come dici tu; ho la sensazione che è esplosa una nuova fase della nostra vita e, stanne certa, non mi sfuggirai, se mi convincerò che posso essere ancora felice, con te.”

“Se ti infiammi così facilmente, com’è che, con tante che ti sono passate dal letto, non ti sei mai fatto accalappiare?”

“Perché mi volevano accalappiare e le trappole si vedono subito; tu mi hai amato dal primo bacio, non hai fatto calcoli, ti sei lasciata andare; io adoro la lealtà, la vedo alla radice di tutto; tu sei trasparente e meravigliosa; mi sembra di leggerti dentro continuamente; per questo, entro nella tua trappola, se c’è.”

“Nessuna trappola, uno stupido innamoramento da ragazzina; mi sono sentita come tanti anni fa quando un ragazzo mi affascinò ed entrai nella sua aura; poi è andata male; ci riprovo con te e non sai quanto ho dovuto lottare con le mie preclusioni, né quanto dovrò lottare perché ho una figlia, non lo dimenticare.”

“Ti ho detto che sei trasparente; ho letto tutte le battaglie che hai vinto per lasciarti andare; per questo mi è esploso l’amore; anch’io ho un figlio; l’unico rischio è che si innamori di te, perché lui ama tutto quello che è mio; non so come si regolerà con una donna che mi ha incantato; finora si limitava a guardare le altre con desiderio; credo che si masturbasse all’idea di scoparsi le ‘donne di papà’; con te, rischia di innamorarsi e dovrò tenerlo a bada.”

“Benvenuto al club; Roberta usa il mio stesso rossetto, il mio intimo, imita i miei gesti; è patologicamente innamorata di sua mamma e di quello che le appartiene; anche lei rischia di innamorarsi di te, se scopre che ti amo; anch’io dovrò stare attenta ai colpi di testa; per questo, ti ho detto che abbiamo bisogno di un ‘rodaggio’, prima di lasciarci andare.”

“Il rodaggio non si fa più nemmeno alle auto; escono rodate dalla fabbrica; io voglio uscire da questi giorni con te con test anche severissimi, ma sono convinto che siamo rodati ‘prima’, con le nostre esperienze e il colpo di fulmine di stasera.”

“Senti, venditore di auto rodate; domattina dobbiamo andare in ufficio, meglio se in orario; che fai? Dormi qui da me o vai a casa tua?”

“Visto che faccio rodaggi, ti faccio una proposta; ho una casa bella grande e vicina all’ufficio; ci devo tornare per forza; non me ne vado da solo; adesso ti rivesti, metti in una borsa l’essenziale e andiamo a rodare a casa mia la tenuta di una notte nello stesso letto. E’ una proposta ragionevole o hai bisogno di consultare il consiglio di amministrazione?”

“Stupido! Hai proprio deciso di attaccare il carro davanti ai buoi! La tua proposta nasconde l’idea di sperimentare la vita in comune a cominciare da stasera; fino a giovedì non riusciamo a rodarci, ma almeno sapremo se ci sopportiamo mentre russiamo o facciamo cose non gradevoli; se funziona, venerdì prossimo affrontiamo i ragazzi; è questa la tua idea?”

“Vedi che c’è addirittura la consonanza? Se russi non preoccuparti, l’appartamento ha molte camere, se mi impedisci di dormire, mi rifugio in un’altra camera!”

“Maledetto, io non russo; tu piuttosto … Basta con gli scherzi; tu proponi una nuova vita e mi sembra che ci credi molto; ti voglio seguire, adesso; se funziona, ti seguirò sempre.”

“Allora, ragazza mia, prendi le cose essenziali, mettile in una borsa e andiamo ad occupare la casa che speriamo di rendere nostra!”

Ci misero poco a rivestirsi; lei ancora meno a raccogliere in un borsone le sue cose essenziali, montarono in macchina e andarono a casa di lui; dentro, lei si fermò ad osservare l’arredo elegante.

Prima di andare avanti…

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