Fingendo di giocare, avevano anche steso un contratto prematrimoniale decisamente sfavorevole a lui perché prevedeva, in caso di abbandono, la proprietà intera di un’isola sulla quale vivevano e, per documentati tradimenti adulterini, penali da milioni di dollari; il suo ‘coniuge’ aveva deciso di non avere rapporti con lei, ma il contratto prevedeva addirittura il numero di copule obbligatorio ogni mese e lei lo massacrò anche da quel punto di vista.
Le ultime notizie la davano per divorziata con l’arricchimento miliardario previsto dal contratto; l’unico dubbio angosciante per Cristiano era che cosa potesse fare la donna per riprendersi il figlio; Mariano lo rassicurò che, con la legge italiana e col documento sottoscritto, non esistevano problemi; per ulteriore serenità, Cristiano riuscì in pochi giorni a portarmi davanti all’ufficiale di stato civile, fece fissare il matrimonio e avviò le pratiche per l’affidamento.
Il figlio avuto fuori del matrimonio da una madre che lo aveva abbandonato passava così a lui e alla sua nuova - vecchia moglie; Mariano quasi sorridendo per la paradossalità della situazione ma anche lui convinto che fosse un’iniziativa opportuna, curò tutta la pratica e riuscì persino a costringere, quasi, il suo amico a celebrare il matrimonio con pochi amici ma con regolare pranzo ‘importante’.
L’atto finale della rocambolesca vicenda che è stata la nostra vita si svolse nel ristorante di un famosissimo albergo della nostra città, dove eravamo stati invitati, io e Cris, da qualcuno che ci conosceva ma che non individuammo; Cristiano telefonò a Mariano per chiedere consiglio e si trovò di fronte alle stesse perplessità, perché anche lui con la moglie erano stati invitati alla stessa cena; decidemmo di andare; nella sala, ci indicarono subito un tavolo attrezzato per cinque persone.
L’idea che ci fosse sotto lo zampino di Isabella, nell’invitarci, si materializzò immediatamente; la signora scese con atteggiamento compunto e sovrano, ma si scontrò subito con la freddezza di noi quattro; quando si sedette tra me e Mariano, mi spostai immediatamente per impedirle manovre di accostamento; l’avvocato fece la stessa cosa e leggemmo la delusione sul suo viso.
“Vedo che mi avete già cancellato dal vostro mondo!”
“Noi ci abbiamo messo più di un anno, per metterci l’anima in pace; mi pare invece che qualcuno abbia fatto in qualche minuto una cancellazione più radicale.”
Cristiano fu interrotto dal mio telefonino; era mio padre che mi chiese perentorio di passargli Cristiano; gli dissi, provocatoriamente, che mio padre voleva parlare a mio marito e gli diedi l’apparecchio; mentre lui si allontanava per parlare in privato, Isa mi chiese se davvero c’eravamo risposati.
“Già; c’è chi divorzia e chi si risposa; l’importante è che ciascuno alla fine abbia avuto quel che cercava … “
“E tu hai trovato quel che cercavi?”
“L’amore me lo hai restituito tu stessa; il figlio ce l’hai regalato per farci essere una famiglia; il matrimonio è stato un enorme regalo di Cristiano che mi ama davvero e vuole vivere con me. Ho tutto e non chiedo assolutamente niente se non di essere lasciata in pace a coccolarmi il mio patrimonio di affetti e di gioie familiari; se ci vuoi aggiungere la ciliegina, facciamo sesso, tanto e volentieri, non solo tra di noi, ma anche con amici meravigliosi che sono con noi in tutti i momenti belli … “
“ … che, a giudicar dalle vostre facce, non devono essere pochi. Il bambino dove lo avete lasciato?”
“Non ti preoccupare, ha un’ottima tata e cresce meravigliosamente … “
“Si ricorda di me?”
“Non credo; a quell’età è facile vivere intensamente e dimenticare presto quello che non si ha a portata di esperienza.”
“Quindi, sono fuori?”
“TE NE SEI ANDATA FUORI! Mi meraviglia che non te ne rendi conto; io almeno sapevo di avere ferito mio marito che amavo ancora tantissimo; tu mi pare che non ti renda conto di come lo hai distrutto e quanto ci sia voluto a tutti noi per tirarlo su; non so cosa hai in mente e cosa ti prefiggi; spero solo che non sei qui per farci del male; so diventare anche pantera!”
“No, nessun male; avevo sperato che qualcosa si potesse ancora recuperare e che potessi offrire a tutti voi la condizione di benessere che mi sono costruita; ma vedo che mi sono sbagliata e che non c’è più spazio per me, tra voi; vorrei solo ricordarti che io mi sono fatta da parte, quando si è trattato di aiutarti a riprenderti tuo marito … “
Cristiano s’era imbarcato, dopo la telefonata, in un colloquio con un personaggio seduto ad un tavolo vicino, che aveva dei tratti che mi sembravano familiari; si avvicinarono entrambi al nostro tavolo e lo sconosciuto si presentò; il solo nome, don Calogero, mi riportò alla mente frequentazioni antiche di mio padre e capii che apparteneva a quella fascia grigia in cui mio padre esercitava il suo potere di capo di una loggia massonica della quale quel tale era componente di spicco ed anima nera.
Infatti mi salutò con grande ossequio, in rispetto a mio padre; risposi con cortesia; Cristiano si rivolse a Isabella.
“Isa, questo signore è stato incaricato dal tuo ex marito di recuperare l’atto di vendita dell’isola che secondo lui hai strappato in un momento di debolezza; dice che puoi tenerti tutto il resto, ma che se non restituisci la proprietà dell’isola, saranno problemi.”
Isabella guardò con intensità Mariano che intuì la domanda.
“Isa, da amico prima che da legale; il tuo diritto giuridico si fonda su un documento assai dubbio e discutibile; il tuo ex marito a quel che intendo, non si rifà al diritto di tribunale ma ad altro meno controllabile. Se vuoi chiudere qui la partita e i beni mobili ti soddisfano, lascia stare la proprietà dell’isola. Per bene che ti vada, t’imbarchi in processi che ti spolpano e tu sei meno forte del tuo ex, economicamente.”
Lei si rassegnò; telefonò, dio sa dove, a un avvocato e dispose la consegna dell’atto di proprietà; don Calogero si accomiatò inviando i saluti a mio padre; prima si rivolse a Mariano.
“Avvocato, lei è una bella persona, pulita e di buon senso; io ho già un esercito di legulei che cercano di aggirare la legge per conto mio; ma se mi trovassi nella necessità di un intervento di sostegno, per esempio, a favore un ragazzino immacolato che ha commesso una sciocchezza come rompere una vetrina col pallone e avessi bisogno di un avvocato onesto, per non confondere subito il ragazzo pulito con le mie attività vergognose, posso rivolgermi alla sua squisita cortesia?”
“Se lei manda un ragazzo pulito, io non rifiuto mai udienza a nessuno; se mi avvertisse che viene da parte vostra e che resterebbe tra noi, mi regolerei di conseguenza.”
“Ero sicuro di poter contare su di lei. Grazie. Mi raccomando, state vicini alla signora; ha patito parecchio e ha bisogno di amici; di giudici ne ha avuti già troppi; ora dovete lenire il suo dolore e aiutarla a ricostruirsi la vita; so che ha avuto un figlio; una madre è sempre la madre; non li separate, per lei ma soprattutto per lui. Buongiorno!”
Il tema adesso diventava ‘Che fare?’ e non era un interrogativo semplice; Cristiano decise di rompere il ghiaccio, avvicinò Isabella che se ne stava in disparte, la prese per le spalle.
“Isa, continuiamo qui la cena per discutere dopo o vuoi che andiamo da un’altra parte come qualche anno fa?”
“Cris … non posso dire amore nostro … non è più così; credi che riusciremmo a essere quelli di una volta anche in questo lusso volgare e pacchiano?”
“Io sono sempre lo stesso, indipendentemente dal posto, dagli abiti e dai camerieri. E tu?”
“Io vi amo come vi ho sempre amato!”
“ … sbandate permettendo … “
Commentai mentre la abbracciavo con l’amore di sempre.
“Ha parlato l’esperta!”
Mariano sapeva essere lapidario; ci sedemmo intorno al tavolo che per fortuna era in angolo perché, appena seduti, cominciarono le grandi manovre delle mani che si rincorrevano; e Isabella, ancora una volta, era al centro dei desideri.
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