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Erotika
Formazione … deviata · Cap. 4
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Capitolo 4 di 6 16 min di lettura

La terza piazza 2

Lui si incazza perchè la moglie vuole essere protagonista con lui; la caccia e fa in modo che la colpa ricada su di lei che si ritira in buon ordine e lascia lui e la figlia a godersi, lei il bel fidanzato collega di sua madre e lui un'arrivista giovane e pericolosa che cerca di farsi sposare per arrivare al suo benessere.

geniodirazza
1 anno fa · 301 letture · 0

Figlia mia, sappi che tuo padre, se si accenna a mettere in dubbio la sua infallibilità, nel sesso, diventa un caprone irrazionale, picchia duro; ma è un uomo di grande intelligenza e lo fa con gusto, con educazione; le scudisciate diventano più difficili da sanare e si soffre alla morte, come stasera; è un kapò capace di imporre le torture peggiori con l’eleganza della scienza e della cultura; riesce a farmi sentire una merda anche quando andrebbe impiccato all’albero più alto.

Che rapporto ci può essere tra venti anni di tradimenti e poche copule, con lo stesso imbecille, in pochi mesi? Beh, tuo padre è capace di rendere quelle poche copule più gravi di tutte le corna che mi ha fatto! Bada che sei sua degna figlia! Quante fellazioni, quante copule, quanti anali ti sei fatta in un anno? A quante orge, a quanti rapporti multipli hai partecipato? Quanti rapporti omosessuali ti hanno deliziato? Eppure, vieni a rimproverarmi, con la stessa eleganza, per qualche copula extra.

Io non sono una che sale sul pulpito e predica né sullo scranno e giudico; non sono il boia che esegue sentenze; vi chiedo solo di riflettere chi sia il vero artefice del terremoto, se la mia povera vulva che comincia appena adesso ad essere qualcosa più dell’organo per urinare o la sua arroganza che, in nome di un contratto matrimoniale che ha dimenticato subito dopo che l’aveva sottoscritto, pretende di usare per inchiodarmi a responsabilità non mie.

Avresti dovuto svezzarmi molti anni fa; come mia figlia, avrei imparato a gestirmi l’utero; ma a te servivo supina e obbediente; infatti adesso tarpi ogni tentativo mio di affermare che esisto; Laura, tu sei nata in un momento in cui potevi gestirti l’utero perché qualcuno prima di te si era battuto per questo; io sono stata abituata a rimanere prona davanti a mio padre e al prete, poi davanti a mio marito e alle sue leggi; mi sarebbe piaciuto parlare ad una donna che capiva il mio punto di vista; prova a rifletterci adesso.

Peppe, non dimentico che sei perfido e sottile; non smetto di odiarti esattamente quanto ti amo; sono schizofrenica, in questo; ricordi che mi hai accusato di farmi sbattere da un imbecille e di non avere nemmeno goduto? Cosa dici adesso, se ti confesso che avevo visto bene con che occhi seguivi ogni strusciamento del suo fallo sulla mia vulva, da sopra i vestiti, mentre limonavo facendo finta di ballare? Ho visto benissimo che uscivi dalla porta dietro la palma e ti nascondevi a spiarci.

Ho fatto l’amore con te, quella sera, con la tua gelosia mistificata, con la tua rabbia cieca; mi aspettavo che venissi a montarmi come si deve, immediatamente dopo che lui se n’era andato; ma tu hai preferito scudisciare con garbo e metodo, come i kapò dei lager, ed hai taciuto per aspettare il momento di farmi sentire imbecille; è il segno del tuo potere e non lo posso contrastare; ma non mi arrendo e non mi fermerò; fai tutto quello che vuoi, ammazzami anche, se ritieni che serva a qualcosa.

Ma mi farò ancora possedere sotto i tuoi occhi se non ti decidi a sederti a un tavolo e a dialogare, capisci il termine, sono io a dirtelo adesso, DIALOGARE, vale a dire una battuta a testa per chiarire, per aprirsi, per confessare, se necessario anche per lacerarsi, ferirsi, squartare, ma non per dettare proclami, citare leggi o evocare limiti e paletti. Apprezzo molto il tuo rigore, in ogni campo; ma in certe cose deve esserci anche la FANTASIA la creatività, il sogno.

Io ho fatto ricorso alla creatività, quando ti ho portato nel letto prima la rossa e poi Franco, quello che tu chiami il mio amante e che per me è solo il fallo che preferisco, dopo il tuo beninteso; tu hai classificato il mio gesto creativo una offesa al tuo monopolio sulla nostra vita; io combatterò ancora quel monopolio; se scatenerà il fallimento del matrimonio, piangerò e soffrirò a lungo perché non ho amato che te, ma so che lo devo a me e alla mia dignità.

Abbiamo parlato molto di autostima, quando hai cominciato l’opera di svezzamento che doveva portarmi ad essere schiava del tuo piacere anche trasgressivo; ora so che invece l’autostima si costruisce con queste scelte, più che con una copula; potrebbero costarmi molto, ma sto imparando la lotta e il gusto di battermi per me stessa; mi auguro di non essere costretta a farlo contro di te o contro di voi, perché vi amo con tutta me stessa e non voglio che ci facciamo male.

Io ho già mangiucchiato qualcosa e sono troppo stanca per restare in piedi; vado a letto; non ti chiedo neppure di concedermi la copula del sabato, visto che la mia fogna ti fa schifo; scusatemi se l’ancella non ha provveduto per la cena; in piazza c’è un ottimo ristorante, tu non hai problemi economici e sono certa che ti fa piacere cenare con tua figlia o con altra compagnia. Scusatemi; buonanotte.”

La tirata ci lasciò sgomenti; la mia tigna però era difficile da smuovere e forse si rinfocolò proprio per i discorsi, che dovevo riconoscere veri nel profondo; mia figlia si preoccupò quando vide il mio volto tirato; mi chiese cosa mi turbasse; poiché mi ero abituato a non nasconderle niente, le dissi serenamente che avevo paura di me stesso; certe accuse di mia moglie mi avevano colpito nel profondo e non mi sentivo più sicuro di reagire con calma.

Le aggiunsi che non escludevo che, in un raptus di follia, potessi decidere di chiudere definitivamente con lei; per la mia posizione delicata e per il momento storico, ero stato autorizzato a tenere in casa un’arma di difesa e, per la prima volta in vita mia, temevo di arrivare ad un gesto folle e assurdo; Laura mi consolò dicendomi che non dovevo dimenticare che Carmen era comunque la madre e che lei l’amava qualunque cosa facesse.

In realtà, lei era scossa dalle frasi di sua madre che la obbligavano a riflettere su femminismo e maschilismo; effettivamente, visti con serenità, i fatti di quei mesi parlavano di poche copule di lei con lo stesso soggetto, contro un sistema di vita libertino di ambedue noi; lei riteneva che sua madre avesse molte ragioni da opporre; io invece avvertivo, come sempre, il desiderio di ricambiare l’oltraggio; feci una scelta assurda e categorica; telefonai a una segretaria, che non aspettava altro, e l’invitai a cena.

“Laura, io mi sfogo con Nicoletta; se hai un ragazzo con cui passare il week end, benvenuta; se no, ti lascio una carta di credito e risolvi per conto tuo ... “

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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