Formazione … deviata 5 “La casa nuova e quella dei ricordi”
Gli ultimi avvenimenti spinsero Carmen alla decisione finale; usciti dal feroce scontro familiare, con una scelta molto arrogante, da ‘padrone del vapore’ andai con una mia segretaria alla cena in cui Laura mi presentò Filippo, il suo fidanzato, come lo indicò sorprendendomi non poco, un giovane professore dello stesso Liceo di Carmen; al rientro a casa, non trovai più mia moglie che, con un post it, avvertiva che se n’era andata per sempre
Il messaggio con cui aveva chiuso la storia con me era il culmine di una frattura durata anche troppo; se ne era resa conto lei stessa e non oppose nessuna resistenza quando fu chiamata dall’avvocato a controfirmare la richiesta consensuale di separazione, preludio al divorzio; in realtà, Carmen aveva lottato fino alla fine, anche contro se stessa, ma da tempo era giunta alla certezza che sancire la separazione fosse la scelta migliore.
Davvero fu costretta a ridurre il suo tenore di vita, dovendo fare aggio solo sul suo stipendio di insegnante; ma non fu nemmeno così grave; nata da famiglia di piccola borghesia, era abituata ai sacrifici e solo da quando le mie entrate si erano fatte sostanziose si era permessa qualche lusso, specialmente dopo che, con le ragnatele della morale bigotta, aveva spazzato via anche quelle dell’abbigliamento monacale ed aveva scoperto il piacere dell’intimo sexy.
Non poteva dimenticare che, peggio di suo padre, da classico maschio dominante, le avevo imposto la subordinazione a me e ai principi che l’avevano precipitata nella miseria dell’incultura che l’avevano ridotta a vestale; poi, con la forza della dialettica e il cinismo nel combatterla come vera nemica, mi ero affannato a stritolarla nella macchina del fango che avevo usato per fare affermare la sua immoralità nei comportamenti e dichiararmi vittima delle sue voglie.
Arrivata alla strettoia della separazione ufficiale, oltre che di fatto, si rimboccò le maniche ed avviò un nuovo percorso, fatto di un monolocale vissuto al meglio, con pochissimi spazi dove vivere e studiare per aggiornarsi; di poche occasioni per qualche ora di relax con le amiche al bar; ma soprattutto della rinuncia pregiudiziale a qualsiasi rapporto col sesso; sua figlia, che talvolta parlava con le amiche intime, seppe che era terribilmente diffidente sul tema.
Laura avrebbe voluto parlare con sua madre; ma temeva che l’ultimo scambio di offese pesasse molto sul loro rapporto e fosse più prudente aspettare; chi invece ne parlava, non sapendo che fosse sua madre, era Filippo, sempre più decisamente compagno ed innamorato convinto, al quale non aveva voluto dire che la collega anziana di cui aveva una stima infinita ed un atteggiamento quasi di devozione per la superiorità culturale era la donna odiata da suo padre e da lei vituperata, sicuramente a torto.
Infatti Carmen aveva intensificato allo spasimo il suo impegno didattico e culturale, fino a diventare un pilastro del Liceo, ammirata e stimata da dirigenti, studenti e colleghi, tra cui proprio Filippo; tra i detrattori, ovviamente primeggiava Rossella, una giovane segretaria nel Liceo cittadino, che aveva preso il posto, nel letto e nel cuore, della mia ormai ex moglie; sapevo che Carmen era degna e meritevole della stima che le accordavano; ma Rossella esprimeva esattamente il mio implacabile rancore.
Il senso di colpa per aver deformato le cose, per scaricare su mia moglie colpe che sapevo mie, mi rendeva sempre più difficile continuare a vivere nella ‘casa dei ricordi’, quella dove lei si era martirizzata per venti anni, subordinata ai miei assurdi vizi da maschio, sopportando l’impossibile e costruendo comunque una dimensione di ‘famiglia’, bella a ben guardare, e dove l’avevo massacrata per imporre la ‘mia’ interpretazione della ‘sua’ libertà per cacciarla via come colpevole di non sapevo dire cosa.
La tigna prevaleva ancora sui sensi di colpa e l’unica scelta possibile era rinnovare tutto; decisi quindi di accettare una proposta della mia azienda che mi offriva, a prezzo favorevole e a pagamento agevolato, un appartamento di recente costruzione in una zona della città di recente lottizzazione; Laura accolse con dolore la decisione; capì che intendevo cancellare tutto un passato nostro; ma non poteva opporsi ad una scelta che era solo di mia competenza; il suo commento però mi fece male.
“Forse mamma non era lontana dalla verità, quando si dichiarava sottomessa alla tua ricchezza, alla tua logica, ma soprattutto alla tuo prepotenza di maschio arrogante; anche io sono obbligata a vivere il tuo mondo, ma molto spesso non lo condivido; forse mamma aveva tutte le ragioni per fare quello che ha fatto; tu non la cancelli cambiando casa; ed io sarò sempre sua figlia, nonostante te e le falene che ti ronzano intorno; perdonami ma sto solo adeguandomi a un tuo imperativo, lealtà e sincerità.”
Tirai avanti, ferito a morte da una verità da cui tentavo ancora di nascondermi; conclusi la trattativa e firmai il contratto; arredai ex novo le numerose stanze e lasciai intatto il vecchio appartamento in affitto; non seppi mai in che modo Carmen lo seppe, ma ero certo che Laura avesse fatto in modo da lanciare l’allarme a sua madre; bussò alla porta dell’appartamento, che era stato anche suo, una sera sull’ora di cena; Laura andò ad aprire e le si buttò fra le braccia; piangevano e si carezzavano l’un l’altra.
Ero rimasto paralizzato dalla sorpresa quando mi apparve la donna bellissima che avevo quasi dimenticato e costretto a vivere sotto le scorie del fango che le avevo tirato addosso; mi ripresi alla meno peggio; Laura le chiese se gradiva un caffè e si mise a prepararlo.
“Peppe, non sono qui per alimentare nuovi scontri; vorrei parlare in amicizia; possiamo?”
“Sì; io credo proprio che non ci siano motivi per non essere amici, ora che la nostra storia si è chiusa.”
“Ho sentito che vuoi disdire il contratto di affitto e mi chiedevo se saresti disposto, invece, a farlo volturare a mio nome; ti avverto subito che non sono in grado di pagarti il valore dei mobili di cui, da quel che mi dicono, vorresti disfarti; quindi, quello che vorrei chiederti è di cedermi il contratto d’affitto e gli oneri annessi, ma di lasciarmi tutto quello che in queste stanze si è accumulato negli anni, compresa la polvere e gli scarafaggi, se non siamo riusciti a debellarli.”
“Sei sicura di poterlo fare? L’affitto è vecchio, vincolato e quindi non eccessivo; ma per una persona sola la dimensione forse è inadatta e la pigione è pesante … “
“Sarebbe così in una logica coerente e ferrea; ma ho sbagliato molte volte perché ho ragionato con la fantasia, ah no, tu preferisci pensare che l’ho fatto con l’utero; comunque anche le scelte uterine possono avere una loro intima ragione; io vorrei vivere questa casa fino al limite del possibile; esistono i secondi lavori, le lezioni private, posso ancora sperare di trovare un compagno di vita che divida le spese d’affitto; le vie della provvidenza sono infinite; io sono una peccatrice, ma la fede è intatta.”
