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Erotika
Formazione … deviata · Cap. 1
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Capitolo 1 di 6 15 min di lettura

Alla missionaria

Lei chiede di essere amata come le molte amanti di suo marito; lui fornisce le spiegazioni rchieste e trova un'amante meravigliosa e imprevista.

geniodirazza
1 anno fa · 536 letture · 1

Formazione … deviata 1 “Alla missionaria”

Ci eravamo sposati abbastanza giovani, io, Peppe, 28 anni una laurea in ingegneria ed un posto da piccolo dirigente in un’importante fabbrica nel capoluogo; e Carmen, 25 anni, una laurea in Lettere e, per le particolari contingenze del momento, in breve titolare di Italiano e Latino al liceo dove avevamo studiato; la prevenzione di suo padre, avvocato di grido, contro la mia fama di donnaiolo, lo indusse ad imporre il regime separato dei beni.

La sua scelta nacque dal timore che, se per le mie intemperanze fosse fallito il matrimonio, potessi avanzare pretese sul patrimonio avito di lei, di cui tutti vociferavano ma che concretamente non s’era mai visto; gli dissi che mi stava bene perché in breve il mio patrimonio sarebbe stato superiore alla presunta eredità e che il mio primo obiettivo erano l’amore di mia moglie e l’affetto della figlia che lei aspettava già prima del ‘matrimonio riparatore’.

Ci trasferimmo nel capoluogo e per una quindicina di anni vivemmo serenamente il nostro rapporto, decisamente all’ombra dell’insegnamento degli avi, con una preponderanza maschilista mia ed un totale disimpegno di lei; il suo stipendio era per la cura del corpo e della sua eleganza; il mio serviva alla casa, alla famiglia e, soprattutto, alla crescita di Laura, la nostra bambina, dai primi vagiti all’università.

Carmen aveva scelto di essere la classica moglie devota al marito padrone; anche la nostra vita sessuale era limitata a quello che gli insegnamenti familiari, la totale inesperienza e certe scorie di bigottismo le imponevano; si copulava abbastanza poco e quasi solo alla missionaria, il linguaggio triviale era vietato, impensabili le penetrazioni anali e scarse le fellazioni; insomma, a letto comparivano perfino mutande di cotone decisamente controindicate per l’eccitazione.

Mia moglie, decisa a rispettare religiosamente e devotamente gli impegni di una donna casta e morigerata, neppure teneva conto delle chiacchiere che persino nella sala insegnanti giravano; non avevamo una vita sociale e lei si ritraeva non appena i discorsi diventavano, per lei, ‘peccaminosi’; il suo mondo rimase stravolto dagli atteggiamenti che Laura prese non appena gli ormoni glielo imposero.

Scoprire che la figlia, quasi diciottenne, parlava dei suoi disinvolti rapporti sessuali con estrema nonchalance, con le amiche ma anche in nostra presenza, le impose una riflessione assai seria sulle sue scelte; approfondì il tema con colleghe ed amiche e scoprì che quasi tutte erano passate, in diverse occasioni, per il mio letto; per natura portata ad essere riflessiva, decise che con me poteva affrontare il problema in termini chiari e brutali; avviò l’analisi una sera dopo un soddisfacente amplesso.

“La mia collega Mirella ha detto che ha fatto sesso qualche volta con te e che è stata un’esperienza entusiasmante; potresti avere la sincerità e la lealtà di dirmi che cosa avete fatto? Bada che non voglio aprire una stupida vertenza sulla fedeltà; ma, dopo più di quindici anni di matrimonio, con una figlia ormai matura, credo che mi dovresti delle spiegazioni!”

Mi resi conto che forse una parte di colpa era mia, se era rimasta all’oscuro di tante cose e se avevo cercato altrove quello che forse avrei potuto chiedere anche a lei; poiché però il discorso era spinoso, l’avvertii che dovevamo fare chiarezza su alcuni punti preliminari; poi potevo soddisfare la sua curiosità; mi si strinse addosso facendo le fusa come un gattino domestico e mi invitò ad essere esplicito su tutto.

Dovetti dilungarmi molto, per spiegarle che l’amore che univa noi era un afflato spirituale che talvolta si esprimeva col corpo; il sesso, invece, era in qualche modo la realizzazione fisica di un bisogno di piacere che esplodeva nell’amplesso e nelle eiaculazioni che ne conseguivano; questo esercizio non intaccava i sentimenti, non investiva cuore e cervello, ma era una sorta di ginnastica  di cui però ciascuno sentiva il bisogno.

Assai spesso, periodicamente, avvertivo l’esigenza di scaricare queste mie tensioni senza obbligare lei a sconvolgere l’amore che ci legava; ovvio quindi, che mi rivolgessi a donne disponibili, per avere quegli incontri di passione che poi si dileguavano insieme allo sperma che finiva sotto la doccia; non avevo mai avuto storie lunghe, proprio perché il mio era solo un bisogno fisico e non permettevo che intaccasse minimamente l’afflato con mia moglie.

Mi chiese, naturalmente, cosa fosse allora quella tensione che avvertiva, in lei e in me, quando facevamo l’amore, a volte con una passione, un trasporto ed un entusiasmo che andavano al di là di qualsiasi altra emozione; non mi ci volle molto a spiegare che il sesso, quando veniva praticato da due che si amavano, si caricava del sentimento e diventava ancora più intenso, ricco, nobile in qualche modo; per questo con le altre facevo sesso e con lei l’amore.

Quasi a sorpresa, mi chiese perché non applicassi con lei la passione che andavo a dare fuori e non la rendessi partecipe di quell’entusiasmo, solo fisico, che nel nostro caso poteva sostenere anche l’amore; in fondo, se le avessi indicato i meccanismi del sesso, avremmo potuto essere complici sia nell’amore che nella sessualità; in altri termini, perché non avessi mai cercato di avvezzarla ai due diversi modi di rapportarci per rendere più completi i rapporti.

Spiazzato, dovetti ammettere che, pregiudizialmente forse, avevo temuto di scatenare la sua reazione proponendole un sesso ‘peccaminoso’ secondo i canoni della sua educazione; per questo, avevo applicato il doppio regime del sesso con le altre e dell’amore con lei.

“Peppe, ascoltami; io non voglio essere mia nonna rediviva; se esiste un mondo di rapporti di cui dovrei essere informata, credo proprio che debba essere tu a fare luce; mi fai il favore di fare con me l’amore come lo fai con le altre, perché io possa capire e decidere insieme il nostro modo di vita?”

“Pensi di riuscire, una volta appreso il piacere del sesso fine a se stesso, a continuare a tenerlo staccato dall’amore per non incorrere nell’errore diffuso di ‘fare le corna’ tradendo il principio di sincerità e di lealtà al quale anche questa nostra aperta discussione è ispirato? Bada, che il piacere fisico può essere una droga e, una volta provato, ispira desiderio più che dare sazietà, incita a cercare il piacere sempre più avanti; spesso non si riesce a stare nei limiti … “

“Amore mio, sono ormai troppi anni che viviamo questa condizione di sospensione; finora non ho avuto motivo per ritenermi insoddisfatta; ma non mi va che ci sia una sfera della tua sessualità, quindi della tua vita, che sia rivolta all’esterno; da quel che capisco, se si pratica sesso per rinfocolare l’amore, se si diventa complici, tutto quello che si fa, anche meccanicamente ma in consonanza e in armonia, può solo rafforzare il sentimento che ci unisce.

Prima di andare avanti…

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