“Perché non andiamo a casa e facciamo l’amore?”
“Perché tra la fogna fra le tue cosce e la vulva slabbrata di Ersilia, preferisco quella che è leale, chiara e onesta, che non sei tu.”
Anche quella volta lo scontro rientrò; ero perplesso; mia moglie era donna di raffinata intelligenza, sensibile, colta, ammiratissima; io stesso ero convinto che meritasse moltissima stima ed altrettanto rispetto per le qualità naturali, per i suoi talenti; eppure, nel sesso, da quando avevamo cominciato a parlare della sua emancipazione dal bigottismo paterno, appariva stranamente confusa e decideva d’istinto, quasi sempre in direzione contraria alla mia.
Come prevedevo, non lasciò passare molto tempo, prima di abbandonarsi ad una nuova tentazione assai stupida, a mio avviso; era sabato sera ed ero a casa con Laura, nostra figlia, in attesa del suo rientro, per cenare insieme; era uscita con la mia macchina e, un’ora dopo quella presumibile di rientro, non ancora si era fatta viva; Laura mi suggerì di non rivolgermi ad ospedali e polizia, come avevo proposto, per evitare uno scandalo, se fosse stato vero quel che sospettavo, un incontro con un amante.
Mi consigliò di rintracciare attraverso il GPS la mia auto, munita di navigatore, e, nel caso, raggiungerla; la stetti a sentire, attivai la ricerca e scoprii che l’auto era ferma sulla statale, in un’area frequentata notoriamente da prostitute, omosessuali e amanti clandestini; chiamai un tassì e nel giro di mezz’ora eravamo sul posto; l’auto era ferma in una radura e, dai movimenti, era facile dedurre che qualcuno al suo interno stava copulando; mi avvicinai inferocito, picchiai sul finestrino e lei aprì.
“Troia, me ne frego se ti fai sbattere ancora da quest’imbecille; ma una persona seria non usa la mia macchina per andare in un posto da prostitute; chiunque la notasse, non avrebbe una buona opinione di me, senza contare che in questo posto, un giorno sì e un giorno anche, la polizia fa retate e chi ci capita si marchia per sempre; aggiungici anche che, se avessi denunciato il furto dell’auto ed avessi segnalato che era ferma qui, come si rileva dal GPS, tu e il tuo maiale rischiavate la denuncia per furto.
Uscite immediatamente dalla mia auto e andate al diavolo; se proprio vuoi farti sbattere in macchina, vacci con la sua e, se non ce l’ha, affittane una per venire a copulare; tu, verme, l’hai già passata liscia troppe volte; se ti fai beccare ancora che mi stai facendo le corna, ti giuro che le userò come un toro e ti sventrerò.”
Laura guardava sua madre con un senso di pietà che diede fastidio anche a me; Carmen non fece una piega, andò a sedersi sul sedile posteriore, mia figlia sedette dal lato passeggero ed io mi misi alla guida; dopo circa mezz’ora eravamo nella cucina di casa a guardarci in faccia, incapaci di proferire verbo; fu Laura a rompere il silenzio.
“Mamma, in nome di Dio, che diavolo ti sta succedendo?”
“Ragazza, ti ho mai chiesto conto delle tue copule in tutti i bagni, nelle macchine, negli hotel e dovunque trovi un maschio? Cosa credi che ti renda superiore al giudizio e metta me sul palco degli imputati? Chi dovrebbero essere i giudici? Tu, che copuli senza controllo o tuo padre che per venti anni mi ha sommerso di corna mettendomi alla berlina con tutti? Amore mio, e sappi che non ironizzo ma lo dico con tutta l’anima, quand’è che sono venuta a sorprenderti con le tue amanti e ti ho fatto una scenata?
Quand’è che ti ho cacciato via del mio letto e dalla mia vulva perché avevi ancora addosso l’odore della donna con cui stavi copulando poche ore prima? Chi o cosa ti autorizza ad esercitare questo controllo talebano sulle mie copule? Come ti permetti di mettermi in ridicolo davanti a tutti perché sto mettendo in atto quella libertà che la tua nobile Maestà si è degnato di dichiarare di mia competenza?”
“Mamma, tu hai contratto un matrimonio, ti rendi conto che è un contratto da rispettare?”
“Tuo padre quel contratto l’ha visto da lontano? O il fatto di essere il maschio Alfa lo autorizza a calpestarlo ed impone invece a me di rispettarlo alla lettera? Alla lettera! Ecco, amore mio, qui sta il segreto degli errori che tu non ammetteresti solo perché mettono in discussione il tuo essere superiore alla povera cretina che pazientemente ti è stata vicina per venti anni e sarebbe disposta ad invecchiare con te e con le tue intemperanze.
Vedete, caro marito e cara figlia, il problema tra noi due è proprio l’interpretazione più o meno letterale; per voi io devo chiudermi nella gabbia delle leggi, delle regole, dei paletti, perché sono femmina e quindi inferiore; figlia mia, goditi la giovinezza, perché anche un uomo di intelligenza superiore come tuo padre, davanti alla rivendicazione di libertà della donna, diventa più bigotto di tuo nonno, anche se in altra direzione.
Abbiamo firmato un contratto, sposandoci; io l’ho rispettato, alla lettera; tuo padre l’ha calpestato; ho glissato, ho pazientato, ho ignorato perché amo mio marito molto più di quanto possiate capire; poi un giorno ho riflettuto sulle dichiarazioni di mia figlia, tu cara Laura che senza saperlo hai innescato questi strani mesi, perché di pochi mesi si tratta; ti sei vantata delle tue copule libere e tuo padre ti applaudiva; ho chiesto spiegazioni; me le ha date, perché è un marito intelligente.
Però le verità rivelate mi hanno aperto una breccia; abbiamo deciso un nuovo corso; tu però, caro Peppe, hai messo subito paletti, divieti e obblighi, solo per me però; vedi, amore caro, sei il peggiore maschilista che possa capitare; tu usi la logica, le regole, la legge, la dialettica per dimostrare che hai sempre ragione, che detieni la verità; e hai cercato di prendermi per i fondelli; cara Laura, poiché so che tuo padre ti ha rivelato tutto, non esito a parlare fuori dai denti.
Il tuo caro papà quando gli chiesi di spiegarmi il concetto della terza piazza, disse che era l’aggiunta di un maschio o di una femmina alla coppia costituita e che si trattava di fare sesso a tre; ora so che sottintendeva che fosse lui a scegliere chi come e quando; ma mi scattò il desiderio di non dipendere, ancora, da un maschio; decisi di essere io a scegliere la terza nel letto e optai per una ragazza rossa.
Amore mio, scelsi che fosse una femmina per non urtare il tuo maschilismo becero facendomi possedere da un altro davanti a te; Peppe, ricordi come finì? Quando la trovasti nel letto con me diventasti un nemico e mi ignorasti, più di quell’attaccapanni; ricordi? Sei stato misero e ignobile, ma non te ne ho fatto colpa, perché ti amo e mi bastava avere rotto il tabù della coppia inossidabile; la cosa si ripeté nell’occasione successiva quando ti feci trovare un maschio con me.
Ti dico subito e senza problemi che di quell’uomo non mi interessa niente; è solo un fallo che qualche volta, poche volte, sappilo, mi ha sollazzato la vulva; ma è sopratutto il fallo che posso usare per cercare di smuoverti, per offenderti, per umiliarti, per farti reagire, per arrivare a questo momento di chiarezza; ne faccio a meno volentieri; ma tu sentisti offesa la tua mascolinità, il tuo ruolo di individuo alfa; ho provato solo due falli, in tutto, ed è stato il tuo che mi ha massacrato, quella sera; l’altro non può.
