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Erotika
Formazione … deviata · Cap. 1
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Capitolo 1 di 6 15 min di lettura

Alla missionaria

Lei chiede di essere amata come le molte amanti di suo marito; lui fornisce le spiegazioni rchieste e trova un'amante meravigliosa e imprevista.

geniodirazza
1 anno fa · 536 letture · 1

“Finalmente mi è chiaro quello che intendono i ragazzi, quando mi prendono in giro parlando ermeticamente di un 69 ma non in matematica! Il testa coda è di una dolcezza infinita; mi fa molto godere succhiare il tuo fallo e farmi leccare la vulva; mi stai facendo scoprire un mondo straordinario ed inesplorato; non so se odiarti per avere tardato tanto o amarti alla follia perché me l’hai rivelato.”

Per un tempo che non sapevo determinare, ci succhiammo e ci leccammo reciprocamente e alternativamente con enorme gioia; Carmen, dopo qualche esitazione, si abbandonò al piacere di sentire la lingua che spazzolava il sesso dal monte di venere all’osso sacro; ma soprattutto godette molto di sentire le labbra che catturavano il clitoride e lo succhiavano fino a farla illanguidire nella più grossa eiaculazione che avesse mai fatto.

Ma più ancora la stimolava la lingua che entrava nel canale vaginale e la titillava come un piccolo fallo; quando invece il foro penetrato era l’ano, si aprivano per lei mondi insperati e coglieva, involontariamente, il piacere intenso della penetrazione, che in qualche modo si preannunciava con la forzatura dello sfintere quando la lingua spingeva e le grinze si allentavano per lasciare entrare nel canale rettale il nuovo ingombro; forse presagiva che dovesse prepararsi a ricevere il fallo; ma non parlai.

Finalmente decisi di possederla, alla missionaria, secondo uno schema ormai finanche obsoleto; la feci distendere supina e le divaricai la gambe; tirai su le ginocchia fino ad avere spalancata davanti allo sguardo la vulva brillante dei suoi umori e della saliva, che le avevo sparso leccandola a lungo; mi inginocchiai fra le sue cosce; mi piegai lentamente accostandomi alla vagina; lei fremeva nell’attesa e sembrava implorare la penetrazione.

Appoggiata la cappella, spinsi lentamente e progressivamente; sentivo i muscoli vaginali reagire con forza ed abbracciare la mazza che penetrava; spinsi con un certa irruenza e urtai la cervice dell’utero; un piccolo urlo ed un gemito lungo segnalarono che ero tutto dentro; mi piegai a baciarla, mi ricambiò con passione; scivolai sul seno e le succhiai i capezzoli; fremette e vibrò a lungo, mentre gli umori della vagina lubrificavano il fallo.

Sussurrava dei ‘sì’ convinti ed appassionati mentre spingevo con forza; le presi un piede e lo girai dietro la mia schiena; feci lo stesso con l’altro e la invitai ad incrociarli; sentivo il ventre aprirsi ed accogliere il mio; capì le intenzioni e si strinse a me con tutto il corpo; in breve, eravamo uniti quasi inscindibilmente; mi fermai immerso nel suo utero e attesi che attivasse i muscoli vaginali; lo fece quasi per istinto e gemeva mentre godeva.

“Amore, perché non mi cavalchi? Non te ne stare lì; mi hai preso, mi possiedi ma non mi monti.”

“Carmen, guarda che sei tu che hai assorbito in te il fallo; non sono io a possederti, sei tu piuttosto che hai catturato la mia mascolinità e la tieni stretta; da quella posizione puoi senz’altro mungere dal fallo l’eiaculazione più bella e intensa; non devo montarti io; spingi in alto il bacino e possiedimi, se vuoi; usa anche i piedi per stringermi a te.”

“Oh, dio, non ci avrei mai pensato; è vero; posso possederti io, imponendo il ritmo; sono io che ti ho catturato dentro; se non mi rilasso e non abbandono la presa, non te ne vai più dalla mia vagina. Ti amo, maledetto; perché mi hai taciuto tutto questo?”

“Tesoro, non ti ho taciuto niente volontariamente; ho solo rispettato le tue prevenzioni e la tua cultura; c’è ancora tanto, tantissimo, da imparare e da mettere in pratica; hai chiesto di essere aiutata a capire; lo faremo, con la calma e col tempo; per ora è sufficiente che tu sappia che, anche copulando nella maniera più classica, si può fare sesso e dare amore con molte possibilità di trovare piacere e soddisfazione …

Adesso, dimmi solo se preferisci che concludiamo rapidamente o se vuoi che passiamo anche l’intera notte a copulare in tutte le maniere possibili e impossibili … “

“Laura è appena tornata dall’Università; domani avrò una giornata intensa, per preparare tutte le sue cose, occuparmi della casa e della cucina; meglio se riposiamo un poco; poi voglio procedere step by step; avrei dovuto apprendere queste cose in tempi lunghi, per assorbirle e farle mie; preferisco non correre; inondami la vagina, godi dentro di me e fammi godere come non ho mai fatto; poi troveremo altre occasioni per ripetere queste esperienze e aggiungerne sempre nuove; vorrei, in tempi adeguati, diventare l’amante migliore che tu abbia mai conosciuto; ti amo … tantissimo.”

Il discorso non faceva una grinza; effettivamente, per una donna rimasta per decenni nel limbo dell’amore ‘peccaminoso’, scoprire d’un tratto quante cose aveva lasciato indietro poteva risultare persino traumatico; mi lanciai nella cavalcata più intensa che avessi mai realizzato; la sentii gemere e talvolta urlare per tutto il tempo della monta; mi stringeva a se e mi possedeva effettivamente con la vagina e l’utero impazziti; esplosi nella più ricca eiaculazione che ricordassi.

Sentii che lei addirittura soffriva ed urlava mentre mi scaricava sul fallo un orgasmo assai più intenso del mio; i fiotti di umori mi colpirono in continuazione l’asta sbordando dalle grandi labbra e inondando il suo ventre e il mio; sentivo dal semplice respiro affannato quanto amore mettesse nella copula e nella conclusione; si abbandonò languida alla fine e dovetti liberare i piedi per sganciarli dalla ferrea presa in cui mi teneva; guardai con amore il viso rilassato mentre si riprendeva.

Ero decisamente intenerito di fronte al corpo che appariva fanciullesco, di quella donna che amavo moltissimo, al di là delle mie stupide intemperanze; mi stesi al suo lato, tirai il lenzuolo sui nostri corpi nudi, per uno sciocco senso di pudore ingiustificato, e mi stesi accanto a lei; si girò su un fianco mi appoggiò la schiena al petto e il sedere al ventre; dopo pochi istanti, il fallo mi si rizzò e fui quasi tentato di ricominciare da capo.

Ma il discorso fattomi indicava chiaramente che era presa molto dai doveri domestici e rinunciai; la strinsi fra le braccia e ci addormentammo quasi fusi insieme.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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