Io non vedo possibili devianze o corna; se continuiamo ad essere sinceri e leali come in questo momento, nessun limite ci è imposto, niente ci è precluso; se non ho capito male, è come la voglia di un gelato o di una cena raffinata; se ci facciamo passare lo ‘sfizio’ da soli o con un’altra persona diversa dal partner, si innescano il tradimento e le corna; se invece lo decidiamo assieme e concordi, il fatto che tu vada a cena o a letto con Mirella non fa differenza e rafforza il nostro legame.”
“Se sei disposta ad assumere l’impegno di ispirare tutto quello che faremo al principio della sincerità e della lealtà, posso solo decidere di rompere il muro del pregiudizio e portarti con me nelle foreste, lungo i fiumi o nelle praterie che il sesso apre oltre il confine dell’amore, a cominciare dai rudimenti, per esempio dalla bocca e dai baci.”
La stesi sopra di me, abbracciai il corpo statuario e le stampai il bacio più lussurioso di cui ero capace; le infilai in gola la lingua e perlustrai la cavità orale tutta, punto per punto; il fallo mi si era indurito e le premeva sulla vulva al di sopra dei mutandoni che ancora indossava; sentii che si contorceva per il piacere e che cercava il contatto tra i sessi più intimo che potesse; le sfilai mutande e reggiseno, senza smettere di baciare.
Mi abbracciò per le spalle e sentivo che quasi si fondeva con me in un desiderio che non avevamo mai avvertito; mi spogliò freneticamente e si stese nuda su di me.
“Ti amo, Peppe; ma ti voglio anche; aspetto che mi fai sentire tutta la potenza di questa passione che mi sconvolge; ti odio anche, perché per anni hai dato tutto questo ad altre, senza spiegarmi cosa fosse … “
La tacitai baciandola con più intensità; la feci staccare dalla mia bocca e portai in alto il busto, lasciando attaccati fallo e vulva vogliosi; poggiò le mani sul letto, ai miei fianchi, e mi espose la quarta taglia del suo seno; i capezzoli grossi e maturi mi avevano sempre attratto ma poche volte avevo trovato la voglia per giocarci con passione; cominciai a succhiarne uno con la frenesia del poppante affamato e sentivo che flussi di umori le si scatenavano dalla vagina e bagnavano il lenzuolo.
“L’altro, adesso! Succhiami tutti e due i seni; ora capisco perché, quando Laura succhiava, mi sentivo sconvolgere il ventre; se mai ti avessi tradito, è stato quando allattavo al seno nostra figlia; dopo che mi aveva svuotato, mi rendevo conto di essere bagnata fra le cosce; non ti ho mai detto niente, perché la consideravo una cosa sporca, inconfessabile, peccaminosa; ed invece proprio allora forse potevo riprendermi quella sessualità che lasciavo dedicare ad altre; adesso consumami di piacere!”
Accostai il viso al mio e la leccai tutta, dalla fronte al mento; sentii che si eccitava terribilmente quando baciavo gli occhi o dentro le orecchie; si sciolse languida e gemette; quando scesi sul petto e la leccai minuziosamente su tutto il seno, fino all’ombelico, istintivamente si scavallò da me e si stese supina al mio fianco; percorsi con la lingua tutto il corpo fino ai piedi; le succhiai le dita e la sentii fremere; saltai a bella posta il pube.
Ci tornai di colpo, divaricai le gambe e tirai su le ginocchia; mi fiondai sulla vulva spalancata, carnosa, rorida di umori, e leccai tutto, dalle grandi labbra alle piccole; afferrai tra i denti il clitoride ritto, duro e palpitante; urlò come un agnello al macello; Laura, che in quel momento rientrava da una delle sue scorribande serali, chiese da dietro la porta se tutto andava bene; le risposi che era solo l’amore che ci faceva urlare; le consigliai i tappi per le orecchie; Carmen arrossì, ma poi rise e mi baciò.
“Si può baciare anche in questo modo, allora!?!? Non è antigienico?”
“Quel che non ammazza, ingrassa; mai saputo che un cunnilinguo facesse morire di piacere; ti senti moribonda?”
“No amore; mi sento in paradiso; posso fare a te la stessa cosa?”
“Certo! Diciamo, anzi, che devi farlo e provare il piacere di sentire il fallo in bocca, con tanto amore!”
Mi rovesciò sul letto e mi venne sopra; cominciò anche lei a baciarmi e a leccarmi dalla fronte per tutto il viso fino a concludere con un bacio molto sensuale in bocca; poi si trasferì sul petto e grufolò tra i morbidi peli fino a raggiungere i capezzoli; la lingua che percorreva i pettorali, i dentini aguzzi che mordicchiavano i capezzoli, le mani avide che cercavano i muscoli del ventre fino a prendere la mazza, mi diedero un piacere infinito, paradisiaco.
Scese anche lei sul ventre e giocò a leccare l’interno del grosso ombelico; sfiorò il fallo che teneva in mano ritto come un palo di cemento e percorse le cosce e le gambe fino alle caviglie; tornò indietro e andò a leccare i testicoli sempre tenendo ben stretto il fallo; se lo passò sul viso e lo leccò intorno; lo confrontò scherzosamente con la lunghezza del volto e con lo spessore del braccio fine e delicato; mi guardò ad occhi sbarrati per la consistenza della mazza.
Leccò a lungo e prese in bocca, uno per volta, i testicoli; spostò la lingua sull’asta e la percorse tutta, in lungo e in largo; si eccitò e mi eccitò da farmi rischiare l’orgasmo; la fermai e catturai la bocca in un bacio odoroso di sesso; si sciolse dall’abbraccio e si piegò di nuovo sul ventre; baciò delicatamente il meato dove era apparsa una goccia di precum; le presi la nuca e spinsi la bocca verso il basso, finché il fallo entrò in parte; ‘lecca e succhia’ suggerii; apprese immediatamente.
Per un attimo sospettai che avesse già sperimentato la fellazione; ma sapevo per certo che non ne aveva avuto occasione, mi congratulai per la rapidità con cui accoglieva le mute indicazioni della pressione sul viso e sulla testa, per praticare una fellazione da specialista; si limitò a bofonchiare che ero stato io poco prima a suggerire di seguire l’istinto; il cuore, il sesso e la mente le stavano indicando come amare il fallo e provarne piacere.
La presi per i fianchi e la obbligai ad adagiarsi su di me con la vulva all’altezza della mia bocca; presi a leccare devotamente tutta l’area del sesso, dal monte di venere, attraverso vulva, ano e perineo, fino all’osso sacro; intanto mi godevo lo spettacolo del suo meraviglioso sedere, morbido, rotondo, disegnato perfettamente, e giocavo con i glutei e con le natiche stimolandole anche il piacere anale; mi fermai, con la lingua immersa in vulva e spinsi la sua testa sul fallo.
