Spostò la mente alla recente copula con Eugenia e si sentì ricaricato; la prese per un braccio e la trascinò letteralmente in bagno, la ficcò sotto la doccia, afferrò l’erogatore e cominciò a spruzzare il getto di acqua tiepida dentro la vagina slabbrata e nell’ano sconvolto; lei era frastornata.
“Che cavolo fai?”
“Io i miei gioielli in una fogna sporca come la tua non li infilo; adesso ti lavi profondamente; cerchi inutilmente di cancellare le tracce delle bestie che ti hanno montato; poi, forse, ti concedo una copula da cristiani; sei una lurida schiava che si piega a novanta gradi per farsi squarciare vagina e ano, che si inginocchia davanti a caproni che si sentono maschi per succhiare uccelli degni di una fogna; se non ti ripulisci, a letto con me non ci vieni; non voglio rischiare contagi come te che sei totalmente scervellata e schiava del sesso e del maschio!”
“Io copulo come mi pare e con chi mi pare; in quanto alla schiavitù, quella la imporrò solo a te, mio piccolo slave; io li domino, quei maschi; e scervellato sarai tu; io li obbligo a copulare con preservativo!”
“Silvana, sono stanco di lottare con la tua testardaggine; non hai preservativi da imporre e non credo affatto che dieci caproni accettino il goldone per infilare la mazza in una vagina che è un tunnel ferroviario; se credi di dominare i maschi piegandoti a novanta gradi, te lo faccio sentire io che cosa sei! Per lo slave, aspetto la tua prova generale; ti garantisco che con le ossa rotte ne esci tu, come è successo finora.
Io ho il ricordo di due dolci amanti che per una notte mi hanno fatto vivere un’altra dimensione; tu, delle decine di copule, cosa ricordi? Forse la vagina slabbrata e l’ano squarciato, ma solo quelli! Comunque, se vuoi copulare, lavati per bene oppure vattene a dormire da sola!”
Ingoiò il rospo e cedette alla violenza, perché sapeva di avere completamente torto; si lavò accuratamente e profondamente per liberarsi da eventuali scorie di sperma; si asciugò e andò a stendersi sul letto, quasi in attesa di essere posseduta con amore da lui, che invece la obbligò a girarsi e a sistemarsi carponi sul letto; le andò alle spalle e la penetrò senza avvertimento da dietro in vagina.
“Cristo! Che fai? Ti sembra il modo il penetrare una donna?”
“Perché, nei bagni che fanno? Ti preparano per caso o ti infilano di colpo, senza avvertire?”
“Non siamo nel bagno e tu non sei uno qualsiasi, sei il mio compagno!”
“No; è ancora domenica; tu sei ancora in regime di libera copula e lo fai in bagno con sconosciuto, per una sveltina; muovi il sedere, datti da fare, fammi godere, altrimenti cosa che ci sei venuta a fare nel letto?”
“Ottavio, stai fermo e ricominciamo; siamo nel nostro letto, sono la tua compagna e, come d’accordo, si fa l’amore, non sesso, amore, come lo sai fare tu, come lo hai fatto fare a Dora che si masturba per ore, al ricordo; come lo hai fatto fare ad Eugenia che evidentemente ha anche parlato molto con te, se ti ha rivelato le mie confidenze; ora io sono come loro e tu mi dai la passione che hai dato a loro, altrimenti impazzisco e ti castro, te lo giuro su quanto ho di più caro!”
“Silvana, tra noi due, chi cerca la guerra sei tu che ti attacchi a pregiudizi assurdi; nessuna delle donne con cui faccio l’amore ha le pretese che hai tu, di farmi essere l’unico schiavo di una che si schiavizza a tutti i maschi; non ci tengo ad essere il capro espiatorio delle tue frustrazioni; vuoi il sesso? Prendilo! Io sono qui, la mia mazza regge anche agli urti più disumani; ma devi essere tu a prendertela, a riempirti in tutti i buchi, a fare quello che vuoi; non ti amo; in questo momento ti odio e provo ribrezzo per come ti sei fatta conciare; fai da sola e non mi dare fastidio; fai conto che sia un giocattolo di gomma.”
“Se voglio un giocattolo di gomma, vado al sexy shop, se voglio un mazza che mi slabbra, come vedi, vado nei bagni; qui voglio un uomo, che faccia finta di amarmi, di dimenticare le nostre lotte, che sia il compagno di cui avrei bisogno, anche se lo negherò fino alla fine dei giorni; voglio l’amore che hai dato ad Eugenia, stasera; puoi fare finta di essere ancora con lei?”
“Non provo per Eugenia il trasporto che provo con te; ma non ho il dente avvelenato come con te; te la senti di escludere il sesso e di stare solo abbracciati, come se veramente ci fosse amore, tra noi, e non l’odio che ci sta uccidendo?”
“Ci posso provare; ci voglio provare; ma sento anche il bisogno di possederti e di appartenerti; ti è così difficile accettarlo?”
Era chiaro che le parole portavano lontano e non approdavano a niente; meglio i fatti; l’abbracciò e la avvolse in una appassionata sorta di protezione; lei si abbandonò languida e si lasciò accarezzare su tutto il viso, prima, e su tutto corpo, progressivamente; il tasso di libidine era salito al massimo, quando lei lo fece rotolare supino, montò su di lui e si impalò guardandolo in viso; sorridendo come se avesse raggiunto il suo obiettivo cominciò a muoversi su e giù col corpo.
L’espressone vittoriosa di lei, che dava la sensazione di avere conquistato un fortino con l’inganno della tenerezza; lo sciacquio del canale vaginale che dimostrava quanto il sesso fosse stato martirizzato dalle copule della serata fecero scattare il desiderio di lui di umiliarla ancora; si concentrò sul lavoro da svolgere e divenne altro dal suo sesso che imperterrito si rizzava come un palo dal ventre; lei lo cavalcò per quasi un’ora, ebbe almeno quattro orgasmi violenti e squirtò sul ventre.
Continuava a sorridere soddisfatta, ma non era lussuria; era il senso di un trionfo che solo lei percepiva; solo quando fu passato tutto quel tempo senza che lui denunciasse una qualsiasi reazione di passione o di partecipazione, Silvana fu assalita dal dubbio che si fosse trasformato in un fallo di plastica perché lei potesse sfogare la sua volontà di dominio; si bloccò di colpo e si sfilò; il batacchio non perse niente della sua durezza.
“A che stai pensando?”
“Scusami; problemi di lavoro, non riesco a staccarmene … “
“Sei un bugiardo; ti stai facendo montare ma non provi niente!”
“Perché, quando ti fa sbattere nei bagni, provi qualcosa?”
“Questo non è un bagno!”
“E tu non sei una donna innamorata e neppure appassionata. E’ meglio se dormiamo.”
Si girarono di schiena, odiandosi, e alla fine presero sonno.
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