Cuckold 6 Lo scontro si avvia alla fine
L’incontro con Eugenia si connotò immediatamente dei caratteri della passione alimentata da un alto grado di partecipazione emotiva; non si trattò di una semplice copula, come sembrava essere nata, quanto piuttosto di un dialogo che poteva anche definirsi d’amore, se non fosse stato che lui era ben lontano dall’immergersi nel sentimento e lei aveva ancora molte riserve irrisolte sul rapporto con l’altro sesso.
I primi, lunghi momenti di approccio diventarono un lunghissimo bacio in cui il desiderio di divorarsi si esprimeva nel duello di lingue che li portava quasi a gareggiare per succhiare l’altro fino a saziarsene, nella voglia di sentire nella propria bocca i sapori dell’altro fino a goderne fisicamente; nel palpeggiamento e nelle carezze libidinose che li portavano ad esplorare il corpo con la voglia di conoscerlo nelle pieghe intime.
Lei passava le mani voluttuosamente sulle spalle di lui, sulla schiena forte e ritta, sulle natiche sode, per scivolare poi davanti e prendere conoscenza del torace solido e, soprattutto, della mazza dura e grossa, che aveva già sentito palpitare fra le cosce; tenerla in mano le dava il piacere di dominare il mondo e la vita; non accennò a masturbare, ma si limitò a sentirlo vivo tra le dita mentre la bocca succhiava dalla sua tutto quello che le dava piacere.
Dall’altra parte, lui aveva assai più spazio per eccitare il suo desiderio di possesso e di scambio; cominciò dal seno pieno e sodo che carezzò amorosamente disegnandone con le mani la perfetta rotondità; poi seguì la curva deliziosa dei fianchi fino a scivolare sulle natiche perfette come scolpite da un divino artista; la mano scivolò davanti, sul ventre morbido e solo lievemente tondeggiante, per la maternità non completamente riassorbita, evidentemente, ma intensamente eccitante.
Quando sfiorò la vulva, nonostante la vestaglia e la brasiliana, le provocò brividi di piacere che scatenarono nuovi assalti del bacio divoratore che ancora si scambiavano; fu lei a staccarsi, alla fine, e a guidarlo alla camera; si fermò ai piedi del letto e lo spogliò vogliosamente, lasciandolo in slip; a lui fu anche più facile far scivolare a terra la vestaglia e il reggiseno, lasciandola con la sola brasiliana a sottolineare i fianchi e la vulva, più che a coprire.
“Sarei capace di fare sesso con te senza penetrazione, anche senza spogliarci; mi stai dando emozioni che credevo dimenticate e che invece erano forse sotto un tappeto da dove le stai tirando fuori; Dora aveva visto giusto, tu sei un amante vero, non uno da sveltina; sono felice che abbiamo scelto di fare l’amore con calma; mi dispiace per Silvana che ti sta massacrando per difendersi da se stessa.”
“Cosa vuoi dire?”
“Lei è stata sempre azzardata e un poco più oltre del lecito; ma da quando ti frequenta è diventata eccessiva; siamo sicure, noi amiche, che lo fa per impedirsi di ammettere che si sta innamorando di te; deve avere subito violenze inaudite che le hanno determinato una misantropia che ritiene inguaribile; se riconosce che tu sei altro dai caproni che la montano, cadono tutte le sue difese; per questo, forse, cerca di farti del male.”
“Apriamo una seduta di terapia psicanalitica o facciamo l’amore?”
“Anche questo è fare l’amore; ti sto confidando che amo questo momento perché lo desideravo; io non ho remore a dirti che mi sto perdendo nella nuvola dell’amore; poi torneremo ad essere lucidi, ma adesso sono nel sogno.”
Si sedette sul letto, lo accostò a se tirandolo per i fianchi e abbassò di colpo lo slip finché il batacchio le batté sul viso; lo prese tra le mani e lo guardava ammirata, quasi sorpresa dalla consistenza che si trovava a manipolare; la lingua guizzò ad assaporare la punta e sentire l’acre sapore del precum; poi iniziò a leccarlo su tutta la superficie, dalla radice alla punta; quando lo fece penetrare tra le labbra, ebbe un gemito di goduria e la mano corse alla vulva per titillarsi.
La fellazione durò un tempo infinito; Eugenia dimostrava di provare molto piacere a sentire in bocca il sesso ed a goderselo in tutti i modi, facendolo ruotare in tutta la bocca, fino alla gola, leccandolo in continuazione quasi ad impossessarsi del sapore di tutta l’asta e dei testicoli che leccava e succhiava in bocca, uno per volta; dovette necessariamente fare una lunga sosta quando si rese conto che la mascella le doleva per la lunga copula.
Ottavio la lasciò sbizzarrire nel piacere orale; mentre lei succhiava e titillava, lui le accarezzava con dolci tocchi delicati il viso, segnandone il profilo con gesti delicati, che sentiva apprezzati e stimolanti, dalla fronte agli occhi, alle orecchie alla bocca piena dell’asta, al mento; un paio di volte abbassò le mani fino ad artigliare i capezzoli duri sovreccitati strofinandoli tra le dita e titillandoli; si fermò quando lei lo bloccò perché l’eccitazione diventava insopportabile.
Quando lei si dovette fermare, ne approfittò per sfilarle l’uccello dalla bocca e spingerla sul letto; la fece sistemare carponi, si abbassò e cominciò lui il cunnilinguo che amava particolarmente; passava la lingua, a larghe spatolate, su tutto il sesso, dal monte di venere attraverso il perineo per affondare nella vulva spalancata e dilatata, per avere partorito, e nell’ano certamente provato dal coito anale, ma abbastanza stretto per apparire quasi verginale.
A lei l’idea di guardare il lenzuolo, mentre lui le faceva sentire le arpe angeliche con la lingua in vagina, non andava giù; lo fermò, ruotò su se stessa, divaricò le gambe e gli offrì oscenamente la vulva grondante, mentre intanto lo guardava nel viso e cercava di cogliere il piacere che lui derivava dalla profonda leccata; Ottavio capì le intenzioni di lei ed allungò le mani sui seni che artigliò e manipolò con amore mentre leccava profondamente nell’intimo la vagina e il retto.
Arrivata che fu ad esplodergli in viso il terzo grosso orgasmo, lei si staccò di colpo e si allontanò verso il centro del letto; lui colse l’indicazione e le montò addosso facendo aderire il corpo al corpo; lei lo abbracciò da sotto e sembrò donargli tutto l’amore che sentiva in un gesto di possesso che accentuava il contatto tra seni e torace, tra ventre e ventre, tra sessi vogliosi, usò una mano per prendere la mazza e dirigere la punta alla vagina; lui la penetrò dolcemente, lentamente.
Eugenia sentì la mazza violarle la vagina centimetro per centimetro; fu una penetrazione lunghissima e dolcissima, con orgasmi continui di lei finché esplose quello vaginale, con squirt, che segnò l’apice dell’amplesso; l’urto della cappella contro l’utero rinnovò gli stimoli e lei si agitò molto per accentuare il contatto, si mosse in continuazione per sentire la cappella urtare varie volte la cervice finché l’orgasmo uterino la fece urlare di gioia.
La mano di lui infilata tra i corpi artigliò il clitoride e completò l’orgasmo facendo esplodere quello clitorideo che quasi sorprese Eugenia, impreparata al triplice godimento; si trovò alla fine languidamente abbandonata ad un piacere mai assaggiato, se non forse nelle primissime esperienze, quando ancora il sesso era quasi sconosciuto e l’amore portava ad inventarsi situazioni e idee strane anche mentre si faceva del sesso adolescenziale.
