Cuckold 2 Angela
Venne avvicinato da una estranea al gruppo nella quale stentò un poco a riconoscere una giovane sposa alla quale aveva sistemato il frigo proprio quel mattino.
“Ciao, tecnico … “
“Ciao … Angela … se non ricordo male … “
“Ricordi il mio nome?”
“Mi ricordo molte cose di te, compreso il nome … Tuo marito è qui?”
“No, ha il turno di notte ed io mi annoiavo da sola a casa … non potresti fare un poco di manutenzione anche a me, stanotte?”
“Ma in macchina con me ci sono alcuni ragazzi!!!!!”
“Già! Poi, intorno alle due, quando tu non reggerai più, ti avvertiranno che tornano con qualcuno altro; al massimo, rientri all’alba e stai certo che li trovi qui a ballare o a fare sesso!”
“OK, andiamo pure!”
Uscirono e lui chiese se doveva avvisare qualcuno; gli sorrise e lo rassicurò che non c’era bisogno; non ebbe difficoltà a trovare la strada per andare a casa di lei, visto che c’era stato proprio quella mattina; nel breve percorso, ebbe il tempo di osservarla ed accorgersi che era l’opposto della mogliettina mansueta, in abbigliamento ‘casereccio’, che lo aveva perseguitato per scegliere la posizione degli elettrodomestici; non aveva capito i segnali che gli mandava la femmina che celava in se.
Parcheggiò a qualche distanza e lasciò che lei si avviasse, perché non sarebbe stato prudente marciare insieme; l’androne e le scale erano deserti; l‘ascensore era ermeticamente chiuso e finalmente poté prenderla tra le braccia e baciarla; la bocca era piccola, tenera, dolce, forse poco idonea alla fellazione; le natiche compatte, quasi aguzze, erano morbide e gradevoli; il seno compatto e non grande si schiacciava volentieri contro il torace; la sentì vogliosa, pronta; si staccò malvolentieri quando arrivarono al terzo piano.
Mentre lo guidava alla camera, si stava già spogliando; arrivò al letto in reggiseno e un tanga minimo che sottolineava, senza coprire niente, la vulva asciutta, stretta, quasi verginale, e l’ano; le strisce di stoffa si erano perdute tra le natiche e nelle grandi labbra; le passò lussuriosamente le mani su tutto il corpo, mentre la baciava appassionatamente; lei si staccò con un gesto, si sedette e abbassò, insieme, pantalone e boxer; il sesso le balzò in viso stupendola; lo afferrò e leccò la punta.
Fu lui, però, a stupirsi, quando vide la boccuccia, che aveva ritenuto inadatta, aprirsi e ingoiare letteralmente il ‘mostro’ fino a raggiungere con le labbra la peluria del pube, resistendo a conati e minacce di soffocamento; evitò di spingere per non crearle difficoltà, ma fu lei a dare corpo a un movimento di vai e vieni che era un’autentica copula in bocca, accompagnata dalla lingua che percorreva tutta l’asta; si staccò, ma solo per leccare il sesso tutto intero e i testicoli, che prese in bocca uno per volta.
Si godette la fellazione per un tempo lunghissimo; lui fu costretto a frenare l’orgasmo più di una volta; finché decise di prendere l’iniziativa; le sfilò la mazza dalle labbra e la spinse supina sul letto; le abbassò delicatamente il fragile indumento e scoprì la vulva tutta intera; si accosciò in devozione e prese a succhiare, leccare, titillare vagina e ano, infilando le dita dentro e manipolando con sapienza; aveva una consistenza quasi verginale, la vagina, segno che non era abituata a copulare molto.
Angela si godé a lungo le manipolazioni, le leccate e i titillamenti di lui su tutto il sesso; poi lo fece staccare, lo spinse supino in mezzo al letto e si piazzò a sessantanove su di lui afferrando di nuovo il sesso in bocca; intanto si dispose in modo che lui avesse davanti il sedere e la vulva a portata di bocca; per evitare che la doppia sollecitazione frenasse ambedue le funzioni, gli bloccò la testa tra le cosce e si dedicò alla fellazione con tutta la passione che sentiva arderle dentro.
Di colpo, si bloccò, allentò la stretta della testa e Ottavio capì che era il suo turno di farla godere leccando profondamente il sesso e infilando in vagina e nell’ano le dita, per titillarla; sentì gli orgasmi iniziali scaricarsi sul sesso dalla bocca che salivava abbondantemente e lo lubrificava; lo squirt lo colpì direttamente sulle lingua; lei non poteva urlare perché il sesso in bocca le bloccava la voce; ma i fremiti del suo ventre, le pulsioni della vulva e la bocca che versava saliva dai lati gli dicevano che godeva infinitamente.
Si fermarono esausti; lei ruotò sul suo corpo e si sdraiò a fianco, abbracciando il corpo disteso; lui si chinò sul petto e le succhiò amorevolmente i capezzoli appena evidenti sulle aureole rosa del seno piccolo e compatto ma dolcissimo; erano entrambi stanchi e decisero di concedersi una piccola sosta; quasi senza volerlo, dolci moine scattarono a suggellare un rapporto adulterino, fatto di solo sesso, ma condito con tanta passione e sentimento da apparire amoroso.
Poi Angela decise che lo voleva sentire nel ventre; lo spinse per i fianchi finché lui le montò addosso, si inginocchiò tra le cosce ed appoggiò la punta del fallo alla vagina; lei abbracciò i lombi con le gambe e intrecciò i piedi dietro la schiena; spingendo il bacino verso l’alto, si penetrò seguendo con lussuria i centimetri di mazza che la penetravano dove mai era stata violata; il leggero fastidio che la mazza troppo grossa le procurava era alleviato e compensato largamente dal piacere che la inondava.
Ottavio si godé la copula e lasciò che fosse lei ad impossessarsi del sesso; il piacere che gli davano i muscoli attivi della vagina era indicibile; era felice di sentirsi posseduto dal calore di una donna apparentemente minuta ma capace di esaltanti manovre sessuali; quando lei glielo chiese a gran voce, cominciò a cavalcare con immenso gusto e sentì che ogni colpo era per lei fonte di intenso piacere; non avrebbe voluto eiaculare, ma lei lo stimolò, col corpo e con la voce, finché sentì lo sperma spruzzato nell’utero.
Si abbatterono di nuovo sul letto quasi svuotati; ma Angela era pronta a riprendersi; si sdraiò supina e lo invitò a sedersi su di lei, piantandosi il sesso tra i seni; lui capì che voleva farlo eccitare con una spagnola e si preparò a godere fra i piccoli seni che lei schiacciava contro la mazza che scivolava lieta fra i piccoli globi; lui spinse finché la cappella raggiunse la bocca e lei fece concludere la spinta tra le labbra unendo la fellazione alla copula tra i seni.
Mentre ancora stavano godendo ambedue nella nuova posizione, Angela gli chiese se era disposto a violarle l’ano; era abituata a prenderlo nel retto da suo marito; ma si era resa conto che la mazza di Ottavio era di ben altra dimensione; prese dal comodino a fianco al letto un tubetto di gel e glielo consegnò pregandolo di prepararla bene e di farle meno male possibile; Ottavio la mise carponi e leccò dolcemente e profondamente il perineo, infilando la punta della lingua sia in vagina che nell’ano.
Per prepararla al meglio alla penetrazione anale, infilò due dita e le fece ruotare; ungendole con il gelo, portò le dita a tre e si rese conto che lei partecipava appassionatamente ai preparativi e si lasciava sfondare volentieri, per ora con le mani; unse amorevolmente l’ano e il canale rettale; le diede qualche indicazione per facilitare lo stupro; passò il gel su tutta l’asta, accostò la punta all’ano e spinse; si bloccò quando lei si lamentò per lo sfintere che resisteva; poi la penetrò con forza.
Gli chiese di fermarsi per lasciare che il retto si abituasse all’ingombro, poi lo incitò a spingere e a sfondarla; lui lo fece con dolcezza, quasi con amore e, quando sentì che il randello era tutto dentro, fino ai testicoli, tirò a se le natiche perché gli riempissero il ventre; afferrò i piccoli seni e li usò per fare leva mentre la sbatteva dolcemente nel retto; si sentirono fusi in un solo corpo e si diedero tutto il piacere possibile in un rapporto anale; l’orgasmo di lui fu la conclusione degna di una copula immensa.
Quando lui si sfilò dolcemente, più delicatamente di come è entrato, dall’intestino, lei ebbe la sensazione di essere stata svuotata della passione che l’aveva riempita; andò in bagno e si sentì che lavava via le scorie dal corpo; tornata a letto, si accoccolò e lo baciò dolcemente su tutto il corpo; andarono avanti per alcune ore; verso le tre, lei lo avvertì che il marito sarebbe tornato poco dopo le sei e cedere al sonno poteva esporla a rischi assai alti; lui decise di tornare in discoteca e andò via.
La ‘banda del bar’ non si era ancora organizzata per il rientro; Dora gli si avvicinò e gli chiese cosa avesse fatto per tutta la notte; la rassicurò che era stato meravigliosamente e le suggerì di scegliere chi viaggiava nella sua macchina; Silvana reclamò il suo diritto ad essere riaccompagnata, visto che erano usciti insieme; lui la guardò con aria di compatimento e lei si scusò.
“Forse ho sbagliato a non dirti che, arrivati al bar, eravamo liberi da impegni … “
“Per questo, se trovi chi ti riporti a casa, per me va benissimo …. “
Per quanto risentita, lei si sedette al posto del passeggero; altre tre ragazze si sedettero sul sedile posteriore e diedero il via ad un cicaleccio nutrito per celebrare le imprese sessuali realizzate nella notte di follia; una delle tre chiese ad Ottavio cosa avesse fatto, visto che non risultava avesse copulato con nessuna di quelle del gruppo; lui si limitò a sorridere ed a badare alla guida; Silvana tornò alla carica con le sue convinzioni.
