Vai al contenuto
Erotika
Cuckold · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 8 15 min di lettura

L'incontro

Silvana e Ottavio si incontrano , dopo lunghe e diverse polemiche, arrivano ad un acordo; settimana in coppia, fine settimana libero.

geniodirazza
1 anno fa · 599 letture · 0

Cuckold 1 L'incontro

L’educazione sessuale di Silvana era cominciata e si era sviluppata quasi completamente nel lungo curriculum scolastico, sin dalla scuola media dove apprese i primi rudimenti sulle differenze tra maschi e femmine e sulle pratiche possibili ad una ragazza per rapportarsi ai maschietti; le insegnanti furono naturalmente le compagne più grandi, che già a certe esperienze si erano accostate; i luoghi deputati furono i bagni, dove si soddisfacevano le curiosità e si applicavano le prime conoscenze.

Nel bagno toccò il primo pisello, quando ancora non le era venuto il menarca; lì stesso imparò a riconoscere i sessi che le venivano proposti, distinguendo rapidamente i piselli dei ragazzini dai primi falli che si sviluppavano; le nozioni apprese si trasferirono dovunque potevano applicarsi; Silvana si era relegata volontariamente all’ultimo banco, dove poteva mettere le mani in tasca ai ragazzi più ardimentosi e, attraverso opportuni tagli, praticare gustose masturbazioni.

Quando la voce si sparse, c’era la coda davanti alla porta del bagno in cui si rifugiava, perché tutti ambivano sentire la sua manina delicata muoversi sull’asta con somma perizia e scatenare i primi intensi e stravolgenti orgasmi; fu un giovane bidello a farle scoprire un fallo maturo e grosso, che surclassò tutti quelli che aveva praticato per mesi; le lunghe masturbazioni fatte a lui, con le abbondanti eiaculazioni che la facevano impazzire, furono il primo esame vero che superò brillantemente.

Il passaggio all’istituto tecnico consentì di incontrare ragazzi, dell’ultimo anno e per di più ripetenti, che davano dei punti anche al giovane bidello che l’aveva svezzata e presto lei si trovò a districarsi tra mazze da sedici a diciotto centimetri che imparò a godersi con la massima gioia; aveva già maturato la conoscenza del suo clitoride e ormai era abilissima a praticare la doppia masturbazione, facendo godere e godendo in contemporanea.

La fellazione le fu insegnata da un giovane supplente di educazione fisica, che nel magazzino degli attrezzi, la guidò lentamente e garbatamente a prendere il sesso in bocca, a leccarlo con devozione e a farselo scorrere fino in gola evitando conati e soffocamenti; nel breve periodo che restò in servizio, riuscì a farle ingoiare abbastanza sperma da andare oltre quello che molte mogli piccolo borghesi ingoiavano in un anno dai mariti.

Ci provò gusto e in breve lo fece diventare la pratica preferita di rapporti col maschio; quando il professorino terminò il breve periodo di supplenza, si sentì quasi orfana; poi propose la pratica ad alcuni ragazzi più grandi e più svegli; ne furono entusiasti e in poco tempo il bagno diventò il centro di interesse per copulare nella bocca della ‘regina dell’ingoio’ come ormai veniva naturalmente indicata Silvana.

Di coito vaginale ed anale aveva sentito parlare molto dalle altre ragazze, ma ne conosceva poche che erano arrivate a praticarli; ad erudirla ci pensò un giovane professore, che si occupava degli studenti in difficoltà; un pomeriggio che era sola a prendere lezioni pomeridiane, lo accompagnò a casa, si fermò a bere un’aranciata e si trovò ben presto a succhiargli l’uccello; le chiese se era stata già deflorata; lei negò e lo avvertì che anche l’ano non era stato ancora violato.

Quasi per naturale conseguenza, lui le propose di lasciare stare la vagina ma di provvedere ad aprire la strada al coito anale che le sarebbe eventualmente servito a fare sesso se avesse voluto conservare a lungo la verginità; Silvana non aveva nessuna intenzione di rimanere intatta, ma per prudenza decise di concedergli solo il lato B; l’altro si apprestò a violarla con la minima sofferenza e la preparò molto adeguatamente.

La mise carponi sul letto e le cominciò a leccare con delicatezza ed intensità la vulva e l’ano, infilando in ambedue, più volte, una lingua evidentemente abituata a certi lavoretti; la ragazza si sentì portare nel cielo della libidine dal lavoro di lingua dell’altro e i muscoli si rilassarono assai prima di quanto lui sperava; un primo dito penetrò nel canale rettale e dilatò leggermente l’ano con un movimento rotatorio; le dita diventarono due e il piacere di lei raggiunse l’apice, anche perché intanto si masturbava.

Sentì un fresco che scorreva lungo il buchetto e vide in uno specchio che lui le stava ungendo il didietro con un gel; capì che si trattava del lubrificante di cui aveva parlato una ragazza già largamente sfondata dietro; questo la rasserenò anche circa il possibile dolore per la violazione; quando sentì la cappella appoggiarsi all’ano, guardò allo specchio e vide che lui stava per penetrarla; le diede alcune istruzioni, spinse e lei ricevette nell’intestino la mazza dura.

Dopo un leggero dolore iniziale, avvertì un calore intenso e cominciò a godere; lui la montò a lungo, fermandosi spesso e tirando fuori l’asta fin quasi a farla uscire per respingerla dentro con forza; in breve, per Silvana fu solo goduria; era stata sverginata analmente con il massimo piacere possibile e con quasi nessuna sofferenza per la spinta iniziale; l’eiaculazione di lui la riempì di strano, sconosciuto piacere; decise che lo avrebbe fatto assai spesso con somma goduria.

L’imene lo ruppe un ragazzo quasi diciottenne, anche lui alla prima esperienza di copula in vagina; Silvana se ne sentiva innamorata e gli concesse facilmente la verginità; della copula, conservò solo il ricordo dell’immenso piacere che aveva provato e lo slip insanguinato che dovette buttare via per non creare sospetti in casa; nel giro di poche settimane, il ragazzo si dileguò e lei maturò la convinzione che mai avrebbe accettato un rapporto con un maschio che andasse al di là della copula per il piacere.

Convinta che lo studio non era congeniale al suo carattere, a diciassette anni rispose ad un’offerta di lavoro di commessa in un supermercato; ormai lavorava in quel posto da più di dieci anni e non aveva mai tradito l’impegno con se stessa di evitare storie di relazioni che avessero le caratteristiche della convivenza o, peggio ancora, del matrimonio; il suo rapporto col sesso si era rafforzato ed era maturato sulla linea da cui aveva preso l’avvio; lo praticava assai liberamente dovunque potesse.

L’unica cosa che era radicalmente cambiata erano le location dove si sbizzarriva a piacimento col sesso libero; era riuscita a ‘conquistare’ un miniappartamento in centro che le risultava utilissimo, anche per la vicinanza al posto di lavoro; ma si era ripromessa che, a meno di urgenze inderogabili, non avrebbe usato la sua abitazione per fare sesso; l’ultima cosa che voleva, era crearsi una nomea nel quartiere.

Il ’territorio di caccia’ erano rimasti i bagni; stavolta, quelli dei bar che frequentava, dei pub dove si incontrava con amici e amanti occasionali, delle discoteche dove andava a scatenare la sua voglia di vita sia nel ballo che nel sesso libero; quasi sempre trovava amanti forniti di automobili che la portavano a copulare da qualche parte o che, addirittura, avevano un proprio appartamento o un buco qualsiasi dove potevano imboscarsi per lunghe e saporite sedute di sesso.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 2

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista