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Erotika
Cuckold · Cap. 4
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Capitolo 4 di 8 15 min di lettura

Silvana

La lunga scopata con Dora cambia le carte in tavola; Silvana continua a protestare la sua libertà, ma non si accorge di parlare da donna gelosa; lui la scopa violentieri, perchè ne è forse innamorato, ma nepure lui cede un milimetro dalle determinazioni.

geniodirazza
1 anno fa · 234 letture · 1

“Quindi, fino a stasera la vagina è tua; da questa notte quando rientrerò dalle mie avventure ‘omosessuali’ sarai la mia compagna.”

“Normalmente, sarà così; oggi la passiamo insieme; voglio cercare di capire cosa Dora ha trovato da entusiasmarla.”

“Se non sei predisposta a trovare, è inutile che cerchi per NON trovare.”

“Prepariamo una pasta in casa o andiamo in un posticino a mangiare qualcosa?”

“Non sono capace di stare ai fornelli ed odio farlo; se te la senti tu di preparare per due, mi sta bene mangiare qui.”

“Poi però mi fai fare quest’amore di cui blateri e cerchi di convincermi.”

“Abbassa la cresta e il tono; non sono qui per dimostrare a te, ma per fare quel che sento io; cominciamo proprio male … “

“Scusa, è vero; dopo pranzo ci mettiamo a letto e ciascuno farà quello che sente.”

Ottavio non era convinto della scelta fatta, di accettare come una sfida un rapporto che aveva sempre immaginato come frutto di una grande intesa; ma l’atteggiamento provocatorio di lei lo aveva intrigato; decise di affrontare la donna sul terreno che aveva scelto, della autentica guerra per affermare le proprie convinzioni; dopo aver consumato in fretta il frugale pasto, si adagiò sul divano distendendosi per riposare.

Come aveva fin troppo facilmente previsto, lei gli si inginocchiò a fianco, aprì il pigiama e prese in mano il sesso barzotto; con colpi decisi e mirati lo portò ad una rapida eccitazione; con aria trionfante, lo appoggiò alla bocca impegnandosi in una fellazione da manuale; non dovette fare ricorso a molti sforzi di volontà, lui, per resistere inalterabile alle sollecitazioni della bocca di lei; dopo una prima mezzora di sforzi per eccitarlo e farlo eiaculare, sbottò.

“Ma che cavolo hai nelle vene? Acqua? Possibile che non ti smuovi neanche per una fellazione degna della regina dell’ingoio?”

“Non ti amo, non mi emozioni; complimenti per la tecnica e per l’abilità; sembri una macchina da sesso e forse quello sei, una macchina per masturbare, succhiare, copulare; ma fare l’amore è un’altra cosa; io so usare il sesso solo per comunicare, per dare e ricevere piacere, emozioni, sensazioni; tu eserciti la tua bravura ma io non sento passione o sentimento nella tua tecnica e non riesco a sentirti persona viva; sei una bambola da sesso e non mi interessi.”

Esasperata, gli montò addosso, si portò la mazza alla vagina e si penetrò; memore forse di quanto le aveva detto il giorno prima per la fellazione, faceva scivolare la mazza lentamente, mettendo in azione i muscoli interni; a mano a mano che i centimetri di carne penetravano, si accorgeva di godere sempre più intensamente; il primo orgasmo le esplose che solo una metà dell’asta era in vagina; lui continuava a restare impalato, imperterrito.

L’unica sensibilità era quella dell’asta che vibrava continuamente, segno che era sollecitata dal piacere e che lui partecipava alla copula assai più di quanto dimostrasse, a parole e a gesti; quando il glande urtò la cervice dell’utero, ebbe un sobbalzo; poi si mosse in modo che la mazza scivolasse avanti e indietro e colpisse ripetutamente la testa dell’utero; un nuovo orgasmo, stavolta uterino, la colpì a tradimento mentre si sforzava di leggere sul viso di lui i sintomi di un orgasmo che tardava.

Una mano di lui scivolò verso la vulva e catturò il clitoride tra due dita; sollecitando opportunamente, le scatenò un terzo orgasmo, stavolta clitorideo, che fece sbarellare la donna; incapace di contenersi, urlò il suo piacere sublime, mentre si alzava e si abbassava con ferocia, impalandosi senza controllo; quasi terrorizzata dalla freddezza della reazione di lui, gli urlò più volte cattiverie e improperi accusandolo di impotenza e di omosessualità.

“La chiami libertà, questa, di offendere solo perché ho una visione diversa dalla tua del sesso e dell’accoppiamento? Ti credi Dio perché tu vuoi una cosa e gli altri ti devono obbedienza? Non ti accorgi che sbagli tutto? Hai messo tu i paletti, da lunedì a venerdì compagni di vita paritari e disponibili; il week end tutto tuo, a modo tuo; hai chiesto che il pomeriggio fosse per la coppia di fatto; adesso già calpesti quello che tu stessa hai proposto; smettiamo subito o arriviamo ai ferri corti?”

“Hai ancora ragione; ancora mi devo scusare; e questo mi rende ancora più feroce contro di te; hai una mazza meravigliosa; sei stato capace di abbrutirla fino a renderla peggiore di un dildo di gomma sul quale mi affanno a cercare orgasmi che non avrei pensato; volevo far eiaculare te e mi trovo a godere come una ragazzina; non riesci proprio ad arrenderti ai miei capricci? Perché non mi lasci, un volta tanto, fare come piace a me?”

“Perché sei orba e non vedi quante volte mi piego a te senza ribattere; tu invece tenti di nascondere anche a te stessa il piacere che provi a fare l’amore, a comunicare passione e sentimento, come hai fatto due minuti fa; non sono io che mento per nascondere chissà quali deviazioni; sei tu che menti per nascondere la dolcezza della tua sensibilità che consideri un tradimento della tua smania di dominio e di potere.

Se qualcuno ti chiedesse, digli pure che ho goduto moltissimo a vederti godere tanto; tre orgasmi solo per una penetrazione in vagina; ho la sensazione che siano un record, per te; prova a immaginarti cosa sarebbe per te una copula se dalla fellazione iniziale, attraverso una penetrazione in vagina e poi nell’ano, tu riuscissi a realizzare il piacere che hai intravisto; lo capisci che è stato questo a far dire a Dora la frase che ti ha ingelosito? Anche lei pensava quasi come te, prima di fare l’amore con me.”

“Hai una controproposta?”

“No; solo un’ipotesi; nei quattro giorni feriali che viviamo da coppia, ognuno esprime il suo intimo piacere senza infingimenti; nei tuoi giorni di libertà metti la maschera che vuoi; quando viviamo insieme, niente maschera; è un’ipotesi, non un’imposizione né una proposta; pensaci e fammi sapere.”

“Mi porti sul letto e mi fai fare l’amore a modo tuo?”

“Se lo vuoi, io sono sempre pronto e disponibile per te.”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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geniodirazza

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