“Sei venuto qui a copulare?”
“Ho fatto l’amore con Dora nel tuo letto; avevo le chiavi e mi sono sentito autorizzato a usarle.”
“Non ti sentire più autorizzato a fare il tuo porco comodo a casa mia!”
“Queste sono le chiavi; scusa se mi sono permesso; ho cercato di parlarti; mi hai risposto col segno delle corna … “
“Va bene; dovevo lasciarti parlare … “
“Eccoti le chiavi; buonanotte, anzi buongiorno!”
“Che fai? Dove credi di andare?”
“Visto che a casa tua non posso, mi cerco un albergo come faccio di solito … “
“Non ho detto che non ti voglio in casa; ti ho detto che non devi portarci le tue … le tue amiche, diciamo così … “
“Se non erro, è innanzitutto amica tua; ma tu anche dell’amicizia hai il senso che ti fa comodo.”
“Non stare a spaccare il capello in quattro; Dora è la mia più cara amica; mi aveva avvertito che voleva fare ancora sesso con te; non mi aspettavo in questo modo e soprattutto che se ne uscisse con la frase entusiasta; ‘neanche quando sarò vecchia ‘ … deve essere stata una notte particolare; come abbia fatto tu a farla entusiasmare, non lo capirò mai; per me tu resti cuckold ed omosessuale … “
Non rispose, prese la sua ventiquattrore e la seguì; lei corse difilata in bagno e si sentì lo scroscio della doccia; ne aveva bisogno, visto lo sperma che le si era attaccato dappertutto; lui preparò il divano in sala, si stese e dormì; lei, in accappatoio, andò in camera e crollò sul letto addormentata; era passato mezzogiorno, quando lui si svegliò sotto la doccia; si vestì e preparò il caffè; lei poltrì ancora un poco, poi passò dall’angolo cucina a bere il caffè; era completamente nuda coi segni delle copule.
Tentò di avviare un discorso sulle difficoltà di comunicazione, ma si trovò davanti un muro di gomma; Ottavio non era disponibile a dialogare con una che parlava per dictat; quando si rese conto che lui borbottava monosillabi in risposta alle sue considerazioni, perse le staffe.
“Se ritieni che i miei discorsi non meritino nemmeno la tua attenzione, dimmelo subito e finiamola con questa farsa!”
“Di che vuoi che parliamo? Della tua tigna che ti porta ad affermare verità in cui credi solo tu? Della tua protervia a considerare che l’unico rapporto tra un uomo e una donna sia schiavizzarti a novanta gradi, per qualche minuto, davanti a più sconosciuti che ti usano come un bambola di gomma, oppure inginocchiata davanti alla loro mazza a succhiarla come una bambina golosa e stupida? Vuoi parlare dei tuoi comandi come fossi il tuo schiavo?
Di che possiamo parlare se le tue convinzioni non chiedono verifica e non ammettono repliche? Esigi che io dichiari il falso, ammettendo una mia natura cuckold che non esiste nemmeno nei miei incubi peggiori; sei certa, dopo che ti ho posseduto come non avevano mai fatto, che sono un omosessuale che, non ho capito perché, si finge etero solo con te; hai deciso che devo sottostare ai tuoi capricci e correre ogni volta che chiami; di che vuoi parlare, amica cara?”
“Voglio parlare della possibilità di stare insieme, almeno per sperimentare, solo per qualche settimana e, alla fine, controllare se è possibile una convivenza concordata con paletti fermi; sto bene con te, anche se non mi sbraccio a sbavare per te; ho capito che posso vivere con un uomo che non mi limiti e voglio provarci con te; non voglio rinunciare a nessuna delle mie libertà e stare con uno che me le consenta senza rompere; di questo voglio discutere; ce la fai a stare a sentire e dialogare?”
“Cosa proponi, concretamente?”
“Vieni a stare da me, con me; per tutta la settimana sono la compagna che tutti vogliono, ti sono perfino fedele, se è questo che desideri; ma dal venerdì pomeriggio alla domenica sera sono libera di fare quello che mi pare; questo è, all’osso, quello che ti propongo … “
“E del cuckold che secondo te nasconderei? E del cornuto che sarei, sempre secondo te, per il solo fatto di stare con te che copuli senza freni? E della mia natura omosessuale che, sempre secondo la tua illuminata scienza, io cerco di nascondere? Di tutto questo, facciamo un fascio da gettare nella spazzatura?”
“Tu puoi dirmi che sono una troia e io non posso pensare che sei cuckold e omosessuale?”
“Si da il caso che tu stessa dichiari di voler essere troia; dieci amanti occasionali in una serata sono da grande prostituta; non è una mia opinione; è un fatto che tu proclami; la mia natura cuckold o omosessuale è una tua convinzione che nessuna prova supporta; anzi, pare che le mie prestazioni da etero abbiano scatenato la tua gelosia … “
“Io voglio continuare a credere che sei un cornuto contento e un gay; te lo proverò e dovrai ammetterlo!”
“Solo la tua tigna sarebbe sufficiente a consigliarmi di farti scomparire dalla mia vita; non so nemmeno perché sono qui; mi hai intrigato, all’inizio; ti consideravo un esempio di libertà; invece sei solo schiava, dei maschi che ti fottono, e dei tuoi pregiudizi senza supporto logico e razionale; l’unica cosa che mi frena è proprio la rabbia che questa sfida propone; se insisti, verrà un giorno che ti vedrò pentita e in lacrime; per questo, dovrei andarmene, ma ti sopporto; non c’è amore, tra noi, solo una sfida stupida e inutile.”
“Non voglio amore; non l’ho mai chiesto e a te meno che mai; prendila come una sfida; vedremo se ti costringerò ad ammettere che sei omosessuale e cuckold o se dovrò venire a chiederti perdono in ginocchio.”
“Se hai un minimo di sale in zucca, riesci a vedere quale assurdo sia decidere di vivere insieme odiandoci a morte?”
“Io non provo sentimenti per te, né di amore né di odio; mi piacciono le sfide e te ne lancio una; devo provarti che sei come io ti vedo non come tu ti mascheri; per questo, mi sta bene vivere con te qualche settimana; quando avrò raggiunto il mio obiettivo, potrò anche mandarti al diavolo.”
“Per le prossime due settimane, devo lavorare in zona; ingaggia questo duello; ti avverto però che ho molte amanti da soddisfare e non sarò presente sempre per tutta la notte, tornerò spesso tardi; mettilo nei presupposti della sfida.”
“Va bene; da domenica notte, a qualunque ora tu torni fino al venerdì pomeriggio saremo la coppia felice, pranzeremo in mensa e ceneremo a casa, quando ne avrò voglia; venerdì sera mi accompagnerai al bar e sarò libera di gestirmi la vagina fino alla domenica sera.”
