Impieghiamo un poco a riprenderci, tanto è stato violento l’impatto con questo primo orgasmo; poi gli indico un gabbiotto dove è possibile darsi una sciacquata e dove io mi libero dei residui di sperma in tutto il corpo; mentre lo guido lungo i corridoi del privè, gli chiedo come vuole continuare a possedermi insieme ad un altro o ad altri; non ha molta esperienza e devo precisargli che, saltando le sale di sesso estremo, non ci restano che quelle di scambio, dove le possibilità di avere un altro che mi possieda mentre lo fa lui sono abbastanza limitate, perché ci sarebbe un’altra lei da soddisfare; quelle di libera copula dove lui potrebbe non accettare che io ne goda altri quattro, addirittura, mentre faccio l’amore con lui; o il glory hole dove il viso dell’altro non compare perché nascosto dietro una parete; sceglie quest’ultima soluzione e fino all’alba non facciamo che fare l’amore e giocare col sesso fino alla noia; usciamo però esaltati dall’esperienza che ripeteremo molte volte.
Due anni dopo, ad un incontro di dipendenti, incrocio di nuovo la ex moglie, anche se avrei preferito farne a meno; per altro verso, però, mi fa comunque piacere parlarle e la invito a casa dove conosce nostro figlio Francesco; sembra rendersi conto finalmente che l’elemento di ostacolo alla felicità di mio marito era proprio lei; ma ho una paura fottuta che si sia presentata per tentare, come ha fatto per anni, di riprendersi quello che ritiene il suo posto dopo avervi rinunciato disprezzando, offendendo, umiliando, sporcando tutto; cerco di farle presente che non c’è più spazio per le sue stupide illusioni, in un mondo ormai stabilizzato e felice; ma non esita a far capire che vuole tornare all’attacco, sperando in una qualche debolezza di mio marito.
Quando cerca un approccio saffico con me, per tentare di convincermi che, essendo cambiata, ora può tornare alla carica con le sue pretese di vittoria sul ‘maschio maschilista’, la sposto con fastidio e le dico con chiarezza che non ce n’è più, che siamo felici e che forse sarebbe meglio se non incontrasse Enzo per non turbarne l’equilibrio; ma, ovviamente direi, lei ha già deciso che quello è il suo obiettivo e non si ritirerà senza provare, almeno, di riconquistare il ‘suo’ amore.
Enzo arriva all’ora di pranzo, ma non è da solo; rimane molto sorpreso quando vede Nicoletta; fa comunque le presentazioni, del nuovo direttore della filiale dove lavora la sua ex moglie, quindi in pratica, il diretto capo di lei; Nicoletta non ha esitazioni e sferra diretta il suo attacco.
“Sono venuta per chiederti se mi fai fare un figlio tuo!”
Mio marito, pur rendendosi conto che la matta fa sul serio, cerca di sdrammatizzare.
“Ti prego di non scherzare su questi temi. Fare un figlio è una cosa seria e delicata.”
“Perché? Se hai affittato un utero per averne uno, perché non dovresti concedere a me la gioia di averne uno dal mio eterno grande amore?”
Vedo che Enzo sta telefonando; ad alta voce chiama la polizia e avverte che la sua ex moglie, in condizioni di alterazione, sta disturbando la quiete nostra e di nostri ospiti con accuse terribili quanto inverosimili.
“Lo ha detto Consuelo che l’hai fatto con una ragazza compiacente!”
E’ il nostro ospite, suo dirigente da domani, a riprenderla.
“Signorina, lei può anche ignorare la legge perché per il suo lavoro non serve una laurea; ma l’italiano lo deve conoscere ed anche bene, per stare allo sportello; utero in affitto è una accusa di reato; ragazza compiacente è un’indicazione morale.”
“Consuelo, ma non sei stata tu a parlare di utero in affitto?”
“Come sempre, sei talebana e vale solo quello che capisci tu; ho volgarizzato un concetto per abbassarlo ai tuoi livelli di comprensione; tu lo fai diventare un’accusa di reato. Sei ignobile, moralmente tarata, incapace di qualunque relazione umana. Non ti dico quello che provo nei tuoi confronti, altrimenti lo fai diventare un reato!”
E’ arrivato intanto un commissario di polizia che si scusa, quasi, con mio marito e chiede conto dell’accaduto.
“La signora ha detto che il figlio che hanno è nato da una ragazza che non c’entrava e che è stata pagata per questo!”
“Signora, si rende conto che sta muovendo un’accusa assai grave e che se non può dimostrare le sue affermazioni, rischia la galera per diffamazione?”
“Ma lo ha detto lei …”
Enzo è andato nel suo studio; torna con un faldone, estrae dei documenti e li illustra al commissario.
“Questo è l’atto di nascita con l’indicazione della madre e del padre naturale; queste sono le dichiarazioni giurate mia e della madre da cui risulta che il bambino è frutto di una breve relazione extraconiugale; questa è la sentenza del giudice che attesta che il bambino è frutto di una libera relazione tra cittadini consenzienti; e questa è la deliberazione con cui la madre naturale sceglie di non tenere presso di sé il bambino che viene affidato a me, padre naturale, e a mia moglie, madre putativa. Vede qualcosa di illegale in questi documenti?”
“Ingegnere, capisco la situazione della signora, moglie divorziata che, di fronte alla sua nuova moglie, ha perso le staffe ed ha detto la prima cosa che le è passata per la testa. Ora sta a lei decidere se denunciarla per diffamazione o soprassedere come mi risulta che ha fatto per anni.”
“Io sono convinto che Nicoletta dovrebbe ricorrere alle cure di un centro specializzato in psichiatria; ma questo non lo possiamo decidere né io né lei e soprattutto non qui. Temo però che la storia non sia finita; se non agisco con determinazione, questa signora verrà ancora a tormentarci con le sue pretese e con le sue accuse, per coprire l’ignobile comportamento di cui è stata protagonista. E’ possibile per lo meno diffidarla dall’avvicinarsi a noi e darci fastidio?”
“Anche questo deve deciderlo un giudice, sulla base di una denuncia; presenti la denuncia e la faccia diffidare. Forse la forza della legge la dissuaderà; altrimenti, sarà il caso di chiedere il ricovero coatto in un clinica per malattie mentali.”
“Ingegnere, ritiene che sia opportuno che la signora occupi l’impiego che ha, coi problemi evidenti di equilibrio mentale che non riesce a risolvere?”
Intervengo io.
“Nicoletta non si tocca, il suo lavoro è la precondizione del nostro matrimonio; già è stata isolata nel magazzino dove non ha contatti col pubblico e vede solo pochi colleghi. Se la dichiareranno pazza, dio abbia pietà di lei; fino a quel momento è la tua ex moglie e non si tocca. Ho sbagliato io ad invitarla a casa; si è sentita provocata ed ha reagito come al solito. Purtroppo non è pazza, è solo una povera donna che paga a caro prezzo un errore di gioventù. Enzo, capisci che chi ha fatto la sua stessa vita, ma in condizioni diverse, oggi è felice; lei che ha sbagliato qualche gesto, ora è irrimediabilmente sconfitta. Aspettiamo che prenda coscienza.”
Come sempre, Nicoletta mi spiazza.
“Grazie, mia meravigliosa nemica; se ti riesce, perdonami; per ora, non chiedermi ancora di arrendermi; lo farò; giuro che entro sei mesi ti invito al mio matrimonio, anche se oggi meritavo di essere ammazzata, specialmente da te.”
Stranamente, stavolta mantiene la sua promessa; come se un ciclone, quella mattina, avesse spazzato via tutti i mali, torna al paesello vivace e disponibile come mai era stata negli ultimi cinque anni; in capo a un mese, la si vede frequentare un bravo collega di lavoro e, in capo a sei mesi, come aveva promesso, ci manda l’invito al matrimonio.
Ci limitiamo ad un sontuoso regalo dall’ex marito e dalla nuova moglie di lui; ma non andiamo alla cerimonia, forse nel timore di turbare il giorno più bello della sua vita.
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