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Erotika
Una strana partita · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 25 min di lettura

Il punto di vista di Nicoletta, la moglie

Nicoletta ricorda tutti gi errori commessi per tigna e per rancore, fino all'impatto con Consuelo, la escort, che la difende e la sostiene anche in sede di sentenza di divorzio; lei alla fine indaga sulla loro vita e scopre che vivono da coppia confermata e hanno un figlio avuto dal marito per utero in affitto, visto che lei è ormai in menopausa.

geniodirazza
1 anno fa · 247 letture · 0

Sono ormai dieci anni che siamo sposati, io ed Enzo; e non abbiamo nessun motivo di recriminazione l’uno per l’altro: tutto è andato come nei nostri desideri e nelle previsioni di tutti; eppure, stasera, nel villaggio dove siamo ospiti in Calabria, qualcosa sembra frizzare nell’aria che non riesco a controllare.

Il primo elemento ‘diverso’ è la corte serrata che questo ragazzo, Andrea, animatore del villaggio, mi sta facendo sotto gli occhi di tutti e senza nessun rispetto per la correttezza e per l’educazione.

Mio marito sembra non accorgersene o addirittura provarci gusto, quasi che si divertisse a vedermi in difficoltà; e a me, per la verità, le sue sollecitazioni non dispiacciono affatto, visto che, mentre mi stringe oltre ogni lecito in un ballo lento che è solo una scusa per limonare in piedi, mi ha piazzato fra le cosce nude una mazza, coperta però dal bermuda, di dimensioni assolutamente imprevedibili per me, che tra l’altro ho conosciuto finora solo la verga di Enzo, mio marito, e non ho quindi termini di riferimento; lo strofinio di quell’asta contro la mia vulva, coinvolgendo direttamente il clitoride che è sollecitato in maniera pazzesca provocandomi brividi infiniti, mi ha portato ormai assai vicino ad un orgasmo epico che raggiungo trattenendo a stento un urlo feroce: non posso impedirmi però di sentirmi illanguidita fino quasi a svenire e Andrea mi deve sorreggere per non farmi cadere.

Quando mi lascia e torno da Enzo, sono rossa come un peperone, lo guardo incavolata perché non ha fatto niente per intervenire e glielo dico; mi risponde che dovevo solo respingerlo, che non l’ho fatto forse perché mi piaceva, come si è visto; ed in fondo, perché non pensare che lui si fosse eccitato proprio guardando quella scena.

“Se la metti così, vuol dire che domani lo porto a casa a cena e ci copulo davanti ai tuoi occhi!”

Dovrebbe essere una boutade, una falsa minaccia per costringere mio marito ad essere più rigoroso; lui ne ride quasi assai divertito, mi porta a casa e mi fa fare l’amore tutta la notte con grande entusiasmo.

“Adesso però ti faccio vedere io se ridi ancora, quando te lo porto in casa e mi faccio sbattere!”

Penso tra me e me; ed anche questa dovrebbe essere un’idea assurda, da dimenticare immediatamente.

Ma non è più un’idea assurda, la mattina dopo, quando vado a cercare Andrea, a bella posta, per invitarlo a cena nel nostro bungalow; lo dico ad Enzo e lui continua a ridere pensando ad una mia battuta infelice.

“Maledetto imbecille, vedrai se non cedi e non chiedi scusa, che cosa ti combino stasera. Giuro che mi faccio sbattere come un tappetino in tutti i buchi; poi saranno ca…voli tuoi, con le corna che ti troverai.”

Penso queste enormità; e non prendo neppure per un attimo in considerazione l’ipotesi di parlargli apertamente: ormai voglio solo che si penta di avere riso di me; alle nove, Andrea si presenta puntuale ed Enzo lo accoglie anche con cordialità ed amicizia.

“Cornuto, imbecille: vedrai che ti succede, tra poco!”

Ormai è guerra aperta, per me; ma lui neppure lo sa; e non mi rendo conto che sto sbagliando davvero tutto!

La cena scorre semplice e divertente; Enzo si allontana per qualche minuto, per andare a prendere altro vino al bar, Andrea mi incantona nel bagno, sposta soltanto il pareo e lo slip del costume: la sua mazza enorme mi è dentro la vagina ed io la accolgo con immensa gioia e goduria, mentre i tessuti del mio utero sembrano dilatarsi per accogliere il nuovo ospite; Andrea si sfila dalla vagina, mi fa girare e, senza lubrificazione, mi pianta la mazza nel retto: urlo dal dolore ma lui continua imperterrito a percorrere il canale intestinale finché i testicoli battono sulla vulva, perché è tutto dentro: scarica una lava di sperma nel mio intestino e si ritira rapidamente, troppo rapidamente, maledetto, quasi mi lacera mentre esce, e scappa via; uscendo vedo Enzo in un angolo: non so da quanto tempo sia lì e che cosa abbia visto, ma non me ne frega.

“Adesso sarai contento, cornutone! Peggio per te!”

Dico fra me e me, ma non riesco a dare ordine ai pensieri; so che potrei mettere tutto a posto semplicemente parlando, perché spesso mi ha detto che certe cose perdono peso se si fanno lealmente, insieme; ma da una parte non mi va di eseguire i suoi ordini, dall’altra mi vergogno troppo della mia stupidità; e taccio.

Peggio ancora, quella notte mi nego a lui; la mattina seguente vado in cerca di Andrea e mi faccio ancora possedere come una volgare baldracca; per tutta la settimana, non faccio che copulare con tutti gli animatori e con alcuni ospiti, senza requie, senza rispetto per nessuno, respingendo ogni avance di mio marito: sono ormai fuori dalla grazia di dio e l’unica cosa che so pensare è che non mi ha chiesto scusa di aver riso di me e di avermi invece fatto capire che voleva essere fatto cornuto; ed io lo accontento volentieri.

Quando torniamo in città, non c’è neppure bisogno di parlare: il solco che si è scavato tra di noi è ormai un abisso e non si può risanare: ogni giorno cerco di fargli capire che lo amo con tutta l’anima e che mi ha offeso il suo atteggiamento, ma lui evita qualunque contatto, insiste a chiedermi di parlare ed io, per risposta, lo faccio cornuto col primo che passa.

Non bastano le settimane e neppure i mesi; per tre anni vado avanti a farmi sbattere da qualunque imbecille mi passi davanti; il mio unico obiettivo è che Enzo si renda conto che ho bisogno del suo amore, cancelli con un colpo di spugna tutto quello che è successo a partire dalla Calabria e mi ricollochi nel ruolo di moglie affettuosa e devota che avevo: se non lo fa, io lo riempio ancora di corna fino a che non si arrenderà; lui continua a parlare di leggi, di morale e di divorzio; ho fatto sesso con un giovane avvocato che mi ha sbattuto ben bene e mi affido a lui per le pratiche che ritardino senza fine il divorzio; intanto, ci copulo con grande gusto fino a farlo diventare il primo dei miei amanti.

Per la verità, anche lui, mentre mi monta con grande perizia e con passione smodata, suggerisce di abbassare la guardia e di dialogare con mio marito; ma la condizione pregiudiziale, per me, è che lui ceda le armi, passi la spugna e mi rimetta sul trono della moglie fedele; anche il mio avvocato è convinto che chiedo l’impossibile e che alla fine mi ridurrò male; mio marito è straricco e può permettersi tutti i lussi che vuole, senza darmi un centesimo al momento del divorzio, perché non ci sono figli, perché non abbiamo proprietà o titoli in comune e soprattutto perché, alla luce degli eventi, sono stata io a scatenare la rottura: dopo la sentenza mi troverò su una strada senza lavoro, senza reddito e senza marito; gli dico di non preoccuparsi perché sono convinta che, alla fine, il cornuto abbasserà la cresta.

Enzo però deve aver preso altri percorsi, perché una notte, rientrando a casa dalle mie scorribande sessuali che non hanno ormai soste, lo trovo nudo davanti alla camera da letto che mi impone con ferocia di chiudermi nella camera degli ospiti perché sta facendo l’amore e non mi vuole tra i piedi.

“Maledetto, anche questa ti metterò nel conto, quando ti costringerò ad implorarmi di tornare ad essere la tua mogliettina affettuosa.”

Mi dico tra me e me; ma ormai sono solo io a credere che questa evenienza sia possibile: l’opinione più convinta è che perderò tutto, anche la libertà e la dignità, perché i miei mi hanno quasi ripudiata e non posso tornare da loro, un lavoro non l’ho mai fatto e l’unica strada sarà fare la prostituta su un marciapiede; ma sono disposta a tutto per massacrarlo, anche a farmi massacrare o a buttarmi sotto a un treno: tutto, purché si arrenda e mi ridia il mio posto; io l’amo e non può ignorare il mio amore, dopo averlo calpestato proponendomi di trasgredire con lui: neanche per un momento guardo alle infinite, enormi, vergognose trasgressioni che sto commettendo io; sono tutte nella logica, per me validissima, della vendetta!

“Hai optato per una prostituta?”

Chiedo ironica al mattino, a colazione.

“No, quella l’ho cacciata dalla mia vita; queste sono donne che mi danno sesso e si prendono amore!”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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