Quando entriamo in casa, l’odore del caffè fresco è il segnale della presenza di Consuelo.
“Ciao, Enzo; ciao pure a te, anche se non mi conosci.”
“Sei il nuovo amore di mio marito?”
“No, sono quella che gli da sesso; o, come lui preferisce, gli fa fare l’amore; ma lo fa come lui vuole e come tu non hai mai voluto imparare.”
“Ah …”
Prendiamo il caffè, ma nessuno osa cominciare; Consuelo mi prende per mano e mi guida in camera; si sdraia sul letto e mi attira su di se; mentre mi bacia con passione, sento che infila una mano e prende l’asta.
“Ogni volta che faccio l’amore con te, mi ricordo le esperienze da ragazzina, quando ero totalmente vergine, avevo mutandoni antiviolenza e il massimo che ci consentivamo era di appoggiare il fallo tra le cosce, a stretto contato, il più stretto possibile con la vulva; riuscire ad avere un orgasmo, per una donna, era un’avventura; i ragazzi, invece, dopo avere strusciato un poco il sesso tra le cosce, ci allagavano il retro con le loro eiaculazioni infinite.”
“Perché ti ricordo quelle esperienze?”
“Perché tu sembri uno dei miei ragazzini di allora; mi stai appoggiando il pene sulla vulva, strusciandomi le grandi labbra e il clitoride; tra poco avrò l’orgasmo più bello che tu immagini; tu a che punto sei?”
“Io sto già eiaculando fra le tue cosce; ti amo Consuelo; so che non lo accetti, ma non riesco a fare a meno dite; ti amo.”
L’urlo è di Nicoletta.
“Nooooooo! Non puoi innamorarti di lei; io ti ho dato quelle emozioni; a me lo hai messo fra le cosce prima di sverginarmi. Perché lo vai a chiedere a lei adesso? Io ti amo, lo sai che ti amo; non puoi amare lei; sei mio!!!!!”
“Nicoletta, che eresie vai dicendo? ‘Amore; mio; tua’; che diavolo fai? All’improvviso dimentichi tutto il femminismo che ti ha caricato per tre anni? Di colpo, abbandoni la lotta contro millenni di maschilismo? No, amore, adesso invece è assolutamente giusto che tu ti comporti come tutti i kamikaze e ti fai saltare in aria per la causa. Io ho amato la tua dolcezza; mi fa ribrezzo il tuo falso femminismo e il tuo antimaschilismo viscerale. Io ti avevo chiesto solidarietà, complicità, amore; tu mi hai dato schifo e repulsione. Adesso puoi anche ammazzarti; non mi fa specie!”
“Senti, sciocco; siete così vicini da apparire agli antipodi; siete il riflesso capovolto di voi stessi; dite di odiarvi e vi amate da matti. La vuoi smettere di pesare sulla stessa bilancia sempre le stesse corna? Lo vuoi capire che questa poveretta sta finalmente comprendendo quello che doveva capire tre anni fa? Non hai visto come si beveva il nostro amplesso che non era neppure un amplesso? Questa stupida entrava da protagonista nella dimensione che tu chiedevi per te; tu volevi guardarla mentre faceva l’amore con te e sesso con un altro, lei ti guardava fare sesso con me e reclamava per se l’amore che le hai negato; lo capisci che una sola eiaculazione fra le mie cosce, in quella condizione, le fa male assai più di tutte le corna che ha cercato di metterti e contro le quali si è rotta tutte le ossa, perché non riesce a non amarti? Ce la fai a metterti nella sua testa, nel suo cuore, nel suo sesso, ora che ha capito cosa desideravi tu e cosa ti ha negato di unico, meraviglioso? Ti convinci che vi amate? Le hai fatto male, l’hai distrutta, l’hai piegata, l’hai fatta sentire una cacca. Adesso vuoi prenderla in braccio e farla sentire la tua donna?”
“Cosa dovrei fare, adesso, secondo te?”
“Nell’immediato, devi fare l’amore con lei e con me, insieme; così la tua Giulietta capirà cosa significa vedere il suo amore dare sesso ad un’altra ed adorare lei come una divinità; e lo capirà dalla parte di chi lo desidera, non di chi giudica aprioristicamente, come ha fatto per tre anni. Poi le dai un posto di lavoro in una delle tue imprese e la obblighi a guadagnarsi il pane; così, quando litigherete sul serio e tu la caccerai via, lei non dovrà abbassare la cresta, come sta facendo adesso, solo perché non ha una casa, non ha un reddito e non è socialmente autonoma; tu sei ricco, sei potente, le devi trovare un’occupazione degna della tua compagna, ma anche ex compagna, se proprio decidete di divorziare; il nocciolo non cambia. Quando avrai fatto queste cose, provate di nuovo a parlare, diciamo fra qualche mese; vedrai che la prospettiva cambia.”
“Scusa, Consuelo; ma tu, che lavoro fai?”
“Faccio la escort, ragazza mia; io non la do gratis a nessuno, nemmeno ad Enzo anche se lo amo come non ho più amato da almeno dieci anni in qua, da quando morì mio marito e mi trovai a fare i conti con la vita e a pagarli con la vagina.”
“Quindi, anche in questo sono stata ingenua e stupida; potevo guadagnarci anziché farmi sbattere da tutti gratis. Ma forse, come dice il saggio cinese, è difficile dire se è stato un male o un bene; non potendo andarmene perché non ho niente, devo ad ogni costo trovare il punto di incontro per fare pace con il mio amore, devo abbassarmi e pagare fino in fondo gli errori; ma non ti lascio, amore mio; ho sbagliato e qualcosa devo pagare; ma voglio essere per lo meno la tua mantenuta, se non mi vuoi più come moglie. Non mi basta essere l’amante, voglio che tu ti faccia carico di me, che mi garantisca la serenità, che sia il mio pilastro. Non mi fa paura lavorare, ma sono stata troppo viziata a dipendere da te; quando sarà passato il peggio, mi amerai e mi vizierai come si fa con le mantenute, da sempre.”
“Chi aveva parlato di fare l’amore?”
“Io ho detto che devi fare l’amore con tutte e due.”
Mi fiondo su di lei col sesso già nella massima erezione; mi si stringe contro, di schiena, e mi sembra quasi che invochi una penetrazione anale; ma non è così; infila una mano fra le cosce, prende l’asta e dirige la cappella alla vagina; entro in un colpo solo; mentre mi muovo a montarla da dietro, sdraiati su un fianco, Nicoletta si accosta a Consuelo e la bacia delicatamente sulle labbra.
“Se vuoi il fallo del tuo uomo, infila la lingua nella vagina e vallo a leccare nel mio sesso. Riesci a parlare di quello che hai combinato coi tuoi amanti in questi anni?”
“Enzo, perché non mi chiedi niente?”
“Cosa vorresti che ti chiedessi?”
“A lei dici come ti deve amare; perché a me no?”
“Sei maniacale e talebana; io non chiedo niente; lei sa esattamente cosa mi piace e cosa mi aspetto; lo fa naturalmente; di te, mi preoccupa tutto; una sola frase mi è costata anni di corna. Come vuoi che possa ancora parlare con te? Consuelo ti ha suggerito una cosa; perché non la fai? Non vuoi il mio membro? Ti fa schifo leccare la sua vagina? Che diamine vuoi, visto che blateri tanto di parlare tra noi e non dici niente?”
“Io non amo le novità e le improvvisazioni.”
“Quindi, non hai mai leccato una vulva né un pene in una vagina?”
“Io ho fatto sempre e solo cose lecite!”
“Come farti rompere il retto nel bungalow? Quello era lecito?”
“No; ma ero arrabbiata!”
“Consuelo, andiamo da te, per favore.”
“Comincio a credere che sia l’unica soluzione. Ragazza, stai sbagliando tutto; hai lanciato una sfida che non puoi vincere; e perderai.”
Usciamo dal mio e, fatta la rampa di scale, ci chiudiamo nel suo appartamento; Nicoletta ci segue, suona il campanello centinaia di volte, ma non ce ne diamo per inteso; percuote a lungo i pugni contro lo stipite, ma neppure la sentiamo, lontani come siamo e impegnati in una fervida sessione di amore; poi si siede per terra in attesa; passano due ore, per lo meno.
In quel tempo, Consuelo mi racconta, per eccitarmi, tutto un repertorio di aneddoti legati alla sua esperienza di escort, soffermandosi con più goduria sui particolari piccanti; mi descrive forme, dimensioni e sensazioni dei sessi che ha manipolato, le esperienze fatte facendosi penetrare in ogni buco, la gioia di manipolare il sesso e di vederlo, al culmine, spruzzare bianchi getti di sperma là dove lei decide di farli piombare.
