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Erotika
Una strana partita · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 25 min di lettura

Il punto di vista di Nicoletta, la moglie

Nicoletta ricorda tutti gi errori commessi per tigna e per rancore, fino all'impatto con Consuelo, la escort, che la difende e la sostiene anche in sede di sentenza di divorzio; lei alla fine indaga sulla loro vita e scopre che vivono da coppia confermata e hanno un figlio avuto dal marito per utero in affitto, visto che lei è ormai in menopausa.

geniodirazza
1 anno fa · 247 letture · 0

“Amore!?!?!? Come osi, vigliacco, parlare d’amore a me che per amore ti sto odiando; nemmeno devi pronunciarla quella parola, se non è per riabbracciarmi, dimenticando quello che è successo in questi ultimi anni!”

Se solo avessi avuto un barlume di buonsenso, avrei smesso di scontrarmi con un muro che mi stava sfasciando: nel desiderio di fargli del male, con le corna che gli piantavo e che ormai non interessavano neppure i pettegolezzi delle ‘comari’, io mi prendevo sanguinose sberle morali che mi facevano diventare lo zimbello di tutti, la prostituta che sfruttava il marito per umiliarlo e cornificarlo.

La seconda volta che mi incontro con lui nel corridoio di casa va ancora peggio perché addirittura sta facendo l’amore in tre nella nostra camera da letto.

“Porca miseria, adesso ci incontriamo ogni mese, anche in casa? Dio, che sto facendo? Che sta succedendo? Ho distrutto tutto? Come si può rimediare?”

Non so che pesci pigliare, per la prima volta mi vedo perduta di fronte all’abisso che io stessa ho scavato; ma non riesco ancora ad uscire dalla logica perversa che, se non cancella gli ultimi anni e mi accoglie a braccia aperte, non smetto di offenderlo, umiliarlo, cornificarlo.

Stavolta devo parlargli, perché mi arrivano in continuazione messaggi e telefonate con cui mi chiedono quanto prendo per certe pratiche sessuali a casa mia: pare che da un sito porno risulti che faccio la prostituta in casa e che sono molto richiesta; l’avvocato mi ha suggerito di parlargli perché, essendo la casa di sua proprietà, viene chiamato direttamente in causa e con quella situazione, precipitano le possibilità di rinviare il divorzio, per l’oltraggio che viene arrecato, per mia responsabilità oggettiva, a mio marito e al suo buon nome.

Non so niente, naturalmente, ma non mi crede e mi accusa di ogni bassezza: in pratica, io sono veramente una meretrice, non solo per i ricchi regali che alcuni amanti mi fanno, ma soprattutto perché vivo parassitariamente alle sue spalle mentre lo riempio di corna: e questo è vero, in buona sostanza; ma io aspetto ancora che cancelli in un solo colpo i danni fatti da me e mi riprenda con se per l’amore che gli porto; rifiuta di parlare con l’avvocato e impone che mi rivolga al suo studio legale, che si limita a documentare le mie colpe e chiede al giudice di accelerare i tempi della sentenza di divorzio.

Ormai è tempo di smettere con il sesso ad oltranza che ho praticato, senza risultato, per tre anni e più; decido che divento casta e morigerata per riguadagnarmi il suo amore e convincerlo a prendersi il mio, che conservo intatto solo per lui, ed a restituirmi il ruolo di moglie che, nella mia logica, è solo mio.

Invece, in quel periodo mi trovo a dover constatare che si è piantata in casa un’estranea, una tale Consuelo, con la quale mio marito ha una particolare frequentazione, specialmente nel letto dove vive notti infuocate di cui devo sostenere i rumori e le urla che mi arrivano fino alla camera degli ospiti dove sono stata costretta a ‘rifugiarmi’ se non voglio essere cacciata via a forza dalla casa che non è mia e da dove può buttarmi fuori facendomi passare tre giorni fuori casa e denunciandomi per abbandono del tetto coniugale: non ho neppure le chiavi di casa e, se uscissi per decisione autarchica, rischierei di rimanere fuori per sempre.

“Povera stupida, almeno ti fossi costruita un’alternativa, con uno dei tanti tori da cui ti sei fatta sbattere.”

Adesso nessuno è disposto ad aprirmi la casa, se ne avessi bisogno; l’unico su cui posso sperare, per la sua bontà, per la sua nobiltà di spirito, per la sua generosità, è mio marito, non so ancora per quanto tempo: io mi sono illusa di obbligarlo a riprendermi con se, nella sua casa, nel suo cuore, nel suo letto, nella sua vita; e adesso devo impuntarmi per non farmi buttare sul marciapiede, a rischio veramente di fare una brutta fine.

Ormai sono alla canna del gas; ma, tragicamente, il tarlo di averla vinta sul ‘maschio oppressore’ non mi abbandona; e continuo a crogiolarmi nella mia tigna, mentre perdo sempre più terreno.

Invece, il rapporto tra Consuelo ed Enzo è saldo e ricco anche nella vita quotidiana; ormai lei possiede le chiavi delle sue scelte: lo ama molto, anche se si rifiuta di ammetterlo, forse per non bruciarsi con una disillusione; ma anche lui è particolarmente coinvolto: non so dire se l’ama più di quanto ama me, ma certamente ne è pazzo e farebbe qualunque cosa per lei.

“Maledetto imbecille, perché non concedi a me un poco di quello che a lei dai con tanta larghezza? Perché non sei buono, come sei con lei, anche con me che per dieci anni ti ho amato come la luce dei miei occhi? Dimentica le corna di questi anni e proclamami tua moglie a tutti gli effetti: giuro che ti amerò per sempre!”

In questi miei vaneggiamenti, dimentico che Consuelo gli fa fare l’amore come a lui piace, raccontandogli episodi di copule sue con la dolcezza di chi parla a un guardone e lo rende partecipe delle sue emozioni, come se fossero in tre a copulare.

Io questo l’ho escluso preferendo fargli le corna e trasgredire per conto mio e non accetto affatto, nei miei vaneggiamenti di ripresa del ruolo di moglie, di fare l’amore in quel modo che lei realizza con tanto amore!

Ci incontriamo con buoni esiti, io e Consuelo, e riesco a diventarne amica: non mi perdona niente, neanche lei, degli errori commessi; e più volte mi sollecita ad essere più ‘compagna di vita’ e più ‘innamorata’ di mio marito, se davvero voglio fermare il corso della pratica di divorzio; ma anche a lei contrappongo la determinazione, per lei completamente campata in aria, a vincere la guerra contro il ‘maschio maschilista’ e ridurlo a più miti consigli; mi dice fuori dai denti.

“Carissima, tu ne hai combinate così tante che altri uomini ti avrebbero fatto ammazzare da un killer se non volevano finire in galera per averti ammazzata. Dici cose senza capo né coda, senza prospettiva. Se non scendi dalla torre, cadi male.”

Naturalmente, non mi arrendo e cerco di giocare di fino, inducendola a coinvolgermi nei loro giochi amorosi; ingenuamente, aderisce alla richiesta e per ben due volte mi fa stare con loro sul letto di camera, mentre si preparano a fare l’amore: una prima volta, quando mi invita a prendere in bocca il fallo che Enzo le teneva piantato nella vagina, oppongo che io non faccio certe trasgressioni; naturalmente, mi dimostrano che mento: mio marito sa bene cosa ho fatto con lui ed ha sentito voci di quel che ho combinato con altri; la seconda volta, cerco di prendere in bocca il membro, mentre lui amoreggia con la sua donna; mi caccia via irritato e mi obbliga a chiudermi nella camera per gli ospiti: inutile dire che la mia rabbia diventa ancora più feroce e che, testardamente e stupidamente, minaccio, tra me e me, di caricare tutto su un conto che so benissimo non sarà mai nemmeno presentato.

Una mattina che siamo andate al supermercato, vediamo una signora che, all’ingesso, chiede l’elemosina di qualche bene di consumo soprattutto per i tre figli; poco più in là, un uomo male in arnese cerca di nascondere il viso quanto può; riconosco in lui uno dei piccoli imprenditori che mi hanno posseduta nei primi tempi delle mie ‘folli giostre’; lo sussurro a Consuelo che si rivolge quasi amorevolmente alla donna chiedendole se era la moglie che io ho cornificato, insieme a suo marito; la poveretta dice che è stato Enzo a ridurli sul lastrico, dopo aver saputo che cosa abbiamo combinato: solo allora, forse, mi riconosce e mi guarda con schifo, come si guarda un essere viscido e ripugnante.

Consuelo prende il telefonino e parla a lungo; alla fine, da alcune banconote alla donna e le dice di andare all’ufficio di mio marito che risistemerà le cose, in nome dei bambini; la invita a perdonare a quell’imbecille del marito e a dimenticare un piccolo episodio che non deve rovinare una famiglia; l’altra non smette di baciarle le mani e di piangere come una fontana.

Quando ci siamo allontanate, le chiedo cosa è successo; mi dice che veramente Enzo, persa la pazienza per le mie intemperanze, ha cominciato metodicamente a martellare tutti quelli che si sono resi colpevoli, con me, delle sue corna: un gran numero di persone è letteralmente scappato dalla città perché il ‘maglio della vendetta’ ha prodotto situazioni come quella che abbiamo visto, di fallimento totale delle attività che ha preso di mira; molti sono ridotti sul lastrico e si vocifera addirittura di suicidi, per non parlare di famiglie sicuramente distrutte dal vento di vendetta: io non mi sono mai resa conto del reale potere di mio marito; solo adesso ne ho una qualche visione ed ho paura, tanta paura, di avere svegliato un gigante buono che diventa molto cattivo.

Prima di andare avanti…

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