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Erotika
Una strana partita · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 25 min di lettura

Il punto di vista di Nicoletta, la moglie

Nicoletta ricorda tutti gi errori commessi per tigna e per rancore, fino all'impatto con Consuelo, la escort, che la difende e la sostiene anche in sede di sentenza di divorzio; lei alla fine indaga sulla loro vita e scopre che vivono da coppia confermata e hanno un figlio avuto dal marito per utero in affitto, visto che lei è ormai in menopausa.

geniodirazza
1 anno fa · 247 letture · 0

A tavola, Consuelo prende di petto Enzo e lo accusa di disumanità, di miseria morale, del massacro di mogli e bambini vittime, come lui, dell’imbecillità di una sola persona: vorrei reagire, perché vengo caricata di tutte le colpe; ma preferisco tacere, perché stavolta ad essere nera come la pece è la sua donna, contro la quale non posso vantare niente se non la mia inesperienza e l’imbecillità di cui, appunto, mi accusa.

La cosa più sorprendente è che Enzo le da perfettamente ragione e, anzi, chiama il capo del suo ufficio legale per imporgli di fermare tutte le iniziative di vendetta che colpiscono bambini e mogli, di operare per creare il massimo dell’offesa ai colpevoli e il minimo del danno agli innocenti: nella mia ottusità, mi ostino a chiedermi perché sia così tenero con lei e così duro con me, senza neppure valutare per un attimo che io quelle cose non le farei mai, perché non so farle e perché non sono capace di pensare in armonia con mio marito; quando decidono di riappacificarsi facendo l’amore, mi aggrego e chiedo di stare almeno a guardare.

Consuelo si mette a ridere.

“Insomma, chiedi di fare tu quello che lui aveva chiesto a te, in armonia, in amore, in complicità. Ti rendi conto di quali assurdi sei capace di costruire? Speri ancora veramente che lui deponga le armi perché tu continui a sparare imbecillità?”

Naturalmente, mi offendo e me vado nella camera degli ospiti da dove li sento fare l’amore con un entusiasmo, con una libidine, con un piacere urlato a squarciagola che non ho mai né vissuto né sentito raccontare; li odio con tutte le mie forze e mi auguro che possano morire facendo l’amore; poi mi rendo conto che non è una maledizione, ma un augurio e non so più cosa pensare; mi appisolo sulla visione di Enzo che mi possiede da dietro, a pecorina, mentre io succhio un membro sconosciuto; ma non riesco a prendere sonno, perché in camera da letto la giostra corre ed io la sento distintamente.

Mi denudo, vado da loro, salgo sul letto e mi abbarbico, da dietro, ad Enzo che sta succhiando i capezzoli a Consuelo, tutti e due stesi di lato; gli pianto la vulva contro il coccige sul quale struscio il clitoride in cerca dell’orgasmo; lei si stacca un momento da lui e gli chiede se vuole il racconto di quella volta che tradì Bernardo, il suo compagno, facendo un casino; Enzo, senza staccare la bocca dal capezzolo che succhia, le fa cenno che gli piace molto; non appena lei comincia a parlare, mi prende un autentico tremore, in primo luogo perché vedo dal vivo come lei riesce a dargli l’amore ‘trasgressivo’ che lui chiede, ma anche perché sospetto che voglia fare dei riferimenti a noi.

Infatti Consuelo dice che sono in un villaggio turistico in una località balneare; capisco subito che è la Calabria; e senza dubbio lo coglie anche Enzo; che lei si è presa una sbandata per un animatore e, visto che Bernardo l’ha provocata ad una trasgressione leggera, lei ha invitato a cena l’animatore e ci ha fatto sesso, in piedi, nel bagno, facendosi penetrare anche analmente; che il compagno l’ha rimproverata per quella sciocchezza e che lei, per ripicca ha cominciato a tradirlo con chiunque incontri per strada, che l’ha cacciato dal suo letto e dal suo cuore; punta sul vivo dalla narrazione, concludo io.

“Scommetto che da allora lo hai riempito di corna e che non riesci più a trovare il bandolo per sciogliere il garbuglio dei sentimenti e degli eventi!”

“Già! Adesso bisognerebbe sapere dove porteranno la tigna, la stupidità, l’orgoglio: se io volessi superare l’impasse con il mio uomo, basterebbero la chiarezza, l’umiltà e l’amore; se invece voglio far vincere la testardaggine, lo scontro, l’imbecillità, da un giorno all’altro arriverà la sentenza del tribunale e il mio matrimonio sarà un inutile ricordo, perso in milioni di ricordi meravigliosi o squallidi.”

Il commento di Enzo è semplice e lapidario.

“Mi sai dare molta più eccitazione e amore con i tuoi racconti da escort che con queste false tragedie di seconda mano!”

Mi intima di uscire dalla camera e mi ritrovo di nuovo da sola: per la prima volta in tutta la faccenda, ho la certezza che avrei perso tutto e cado in uno stato desolante di prostrazione; dormo poco e male.

La convocazione del giudice arriva inattesa e sorprendente, anche se era risaputo che mancavano giorni, forse ore: ci sono tutti in tribunale, anche Consuelo che giuridicamente non ha nessun ruolo, ma che Enzo considera la sua vera compagna alla quale si appoggia anche per le sue decisioni: mio malgrado, devo ammettere che merita la fiducia; bastano pochi minuti per dare lettura delle conclusioni del giudice che dichiara sciolto il matrimonio senza nessuna pretesa dalle parti; il mio avvocato, alla luce anche di quanto è capitato ad altri occasionali amanti, sparisce in un baleno; mi accorgo di essere rimasta assolutamente sola: le uniche persone che mi rimangono come riferimento sono quelle che hanno più diritto ad odiarmi, mio marito e la sua nuova compagna.

Le lacrime mi rotolano dagli occhi incontrollate: la paura di dover finire a prostituirmi sui marciapiedi è un mostro in agguato, fuori della porta del tribunale; Consuelo mi vede, mi abbraccia, appoggia la mia testa sulla sua spalla e mi sussurra.

“Vedrai che non ti lascerà sola; abbi fiducia e spera. Se ci riesci, amalo; ne ha bisogno, ma nel modo che piace a lui.”

“Non ci riesco: non voglio fare quello che lui vuole, ma solo quello che decido io.”

“Che Dio ti aiuti. Io non posso più!”

“Oh Dio, perché sono così str …? Sto cacciando via l’unica persona che poteva aiutarmi? Perché mi comporto così, maledetta me? Non potevo stare zitta e aspettare un altro momento per chiarire?”

L’ho pensato con un attimo di ritardo, perché ormai il tarlo arriva prima di me; e perdo puntualmente le occasioni della vita; ora rischio di fallire completamente, come quel signore al supermercato ridotto all’elemosina da che era un imprenditore!

“Consuelo, adesso mi vuoi sposare?”

“Dio mio, lo ha detto! NOOOOOOOOO sono io tua moglie, sono io che ti ho dato la verginità, che ti ho amato per dieci anni, basta solo che ti arrendi e mi ami come una volta, cancellando qualche corno. Non sposare quest’altra; ama solo me!”

Lo dico solo dentro di me: ormai sono folle e non ragiono più; nell’aula del tribunale dove il mio matrimonio è stato cancellato, ancora mi ostino a credere di essere l’unico grande amore di mio marito che invece può ora stesso far celebrare il suo matrimonio da un giudice di pace. Dio, dio, che devo fare?

“Enzo, sei assurdo, nel tribunale dove ora stesso un tuo matrimonio è stato cancellato chiedi di avviarne un altro? Io ti amo e sono certa che tu mi ami: perché dobbiamo farlo certificare da un foglio con timbri e marche da bollo, se poi possiamo cancellarlo quando non ci convincesse più? Ti sposerei se potessi avere un figlio tuo e potessimo affidare a lui il compito di testimoniare il nostro amore; ma io non posso avere figli; quindi, perché sposarci? Io ti amo da morire e sono certa del tuo amore: che bisogno abbiamo di certificarlo con un atto pubblico? Forse perché vuoi legarmi al tuo potere economico? Io non lascio, per il momento, la mia attività; poi, vedrò cosa fare ma non sarò mai la moglie asservita al marito ricco!”

Enzo si rivolge al capo del suo studio legale che non lo lascia nemmeno parlare.

“Capito! Domani un’indagine interna farà sapere quale ruolo può essere affidato a tua moglie con garanzia di stipendio idoneo al ruolo sociale; vuoi che ci occupiamo anche della tua ex moglie?”

Interviene Consuelo.

“Si, avvocato, per favore; provveda anche per Nicoletta; poi le darò qualche indicazione. Enzo, non so se e quando ci sposeremo; ma io sono e resto la tua compagna; scusami se qualche volta usurpo il tuo potere; non puoi amare Nicoletta e non la amo neanche io; ma non lasciamo nessuno solo sul marciapiede; poi ti presento l’idea che mi sono fatta. Possiamo andare a casa, finalmente? Nicoletta può venire a stare con noi, finché si sistema?”

Mi avvio con loro; camminando, prendo una mano di lei e me la porto alle labbra; mi sposta indignata.

“Che ca…volo fai? Sembri una bambina indecisa e piagnucolosa; sii donna e affronta la vita.”

“Se ho ancora una vita, me lo consenti solo tu …”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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