Dobbiamo addivenire alla conclusione che forse è più semplice e logico che mi trasferisca con lui, rischiando anche di incrociare sua moglie; ma ne è tanto felice che la moglie si rivela addirittura un non-problema; lo facciamo e, dopo una sorta di ‘rodaggio’ per le improvvise incursioni di Nicoletta, sua moglie, arriviamo alla determinazione che si vive in tre sotto lo stesso tetto, che io ed Enzo siamo padroni dell’appartamento intero per tutte le nostre esigenze, compreso il mio lavoro da escort; e che a lei è riservata solo la camera degli ospiti, visto che non cucina e che non ha nessuna idea circa la conduzione di una casa; lei esce la mattina per andare dai suoi amanti, Enzo va in ufficio, io resto padrona di tutto; a sera, io e lui facciamo gli sposini e ci amiamo veramente mentre ceniamo in cucina; raramente partecipa Nicoletta; poi dormiamo nel letto grande, lei si sistema nella camera per gli ospiti.
Finché arriviamo ad un decisivo faccia a faccia, nel corso del quale non manco di dire a Nicoletta tutto intero il mio pensiero sulla assurdità del suo punto di vista, delle sue prospettive, delle sue attese; lei continua ad affermare che il ‘maschio maschilista’ prima o poi dovrà arrendersi al suo amore e lei tornerà ad essere la moglie fedele ed amata; ribadisco le mie riserve sulla fattibilità del suo sogno, ma restiamo sulle posizioni individuali; quando arriva l’avviso che sarà emessa la sentenza sul loro divorzio, la mogliettina è ancora in attesa che il suo maschio ceda le armi e le conceda il trionfo; quando il giudice legge le conclusioni e dichiara sciolto il matrimonio, l’unica cosa che sa fare è cadere in una crisi depressiva decisamente grave, ma senza provare neanche per un attimo a cambiare il suo pensiero dominante.
Di fronte alla solitudine a cui la vedo condannata per la fuga di tutti, amanti ed amici, che adesso sono terrorizzati da una sorta di grande vendetta di Enzo contro ciascuno di quelli che sono stati complici della moglie a fargli le corna, mi sento intenerire e chiedo espressamente a quello che adesso è apertamente e convintamente il mio uomo di non lasciarla sola, per favore; quando mi chiede di sposarlo, davanti a tutti, gli spiego che non ho motivi per farlo, perché il mio amore non ha bisogno di carte bollate; perché la fiducia e l’amore sono le uniche guide per la nostra vita; perché lo farei solo se potessi dargli un figlio, ma non posso perché sono sterile; infine perché sono economicamente debole e subalterna e non voglio che il matrimonio diventi una schiavitù al marito ricco.
Seduta stante, ordina che mi sia assicurato un posto degno nelle sue aziende; chiedo che la stessa cosa faccia per la sua ex moglie, per la quale decidiamo la sistemazione nel vicino paesello dei genitori, presso i quali lei torna a vivere, ‘addolcendone’ la rabbia, scattata per le intemperanze della figlia, con il regalo del loro appartamento dall’ex genero che non rimprovera più niente a Nicoletta; qualche tempo dopo, mi accordo con Teresa, una giovane escort dell’Agenzia, perché accetti di essere inseminata da Enzo, in cambio di una tenuta dove andrà a vivere dopo il parto; nasce Francesco che diventa a tutti gli effetti nostro figlio; a quel punto ci sposiamo con convinzione e comincia per lui una nuova vita, con la paternità, con la nuova moglie e, grazie anche a lei, con una vita sessuale intensa, con le trasgressioni da sempre desiderate e che avevano provocato la rottura con Nicoletta, oppostasi ferocemente alle sue richieste per andare invece a praticare, alle sue spalle, una libertà sessuale equivoca e ingiustificabile.
Ho smesso la mia vecchia attività, sia quella privata in casa, sia quella delle Agenzie; mi resta tutto il tempo che voglio per dedicarmi ad una sessualità che costruiamo insieme, io mio marito; forte delle mie esperienze precedenti, non ho difficoltà a cogliere i suoi desideri, ancora prima che li manifesti; e, poiché io amo molto sia il mio uomo che il sesso in tutte le possibili declinazioni; decidiamo insieme di avviarci a pratiche che gli consentano di sfogare tutto il suo desiderio di rapporti ‘diversi’; dal momento che mi sono familiari tutti i posti dove si può fare l’amore in allegria e sicurezza, diventiamo frequentatori abituali di locali, dove il piacere è il pilastro della stessa esistenza.
La prima volta che andiamo in un club privè, Enzo è assalito da mille dubbi, primo fra tutti la possibilità di essere riconosciuto e di sollevare uno scandalo; basta però dimostrargli che, in certi ambienti, tutto avviene al coperto di una maschera che garantisce anonimato; si scioglie in un sorriso godurioso che indica chiaramente quale aspettativa abbia costruito intorno all’ipotesi di una ‘serata brava’.
Entriamo prima di cena e passiamo le prime ore al ristorante, dove si cena anche meravigliosamente; subito dopo, su sua precisa sollecitazione, accetto di farmi trasportare da un ragazzo molto ben dotato su una pista da ballo dove si limita a limonare con me fin quasi a penetrarmi in piedi, ambedue vestiti, poco, ma vestiti; lo fermo con decisione e, rivolta ad Enzo, gli chiedo che intenzioni abbia, quali preferenze e con chi; mi puntualizza che non vuole fare niente senza di me e che si affida a me per ogni decisione; lo guido ad una sala semplice, con un grande letto al centro e tante persone sedute intorno, nude; mi spoglio in un attimo e mi stendo sul letto, invitandolo a venirmi addosso; esita un poco, poi si denuda, sale sul letto e mi penetra in vagina, quasi a freddo; sorrido e lo accarezzo facendogli osservare che non mi ha neppure ‘scaldato’ un minimo, poi gli circondo la vita con le gambe che intreccio sulla sua schiena; ma in quella posizione, non è possibile sbizzarrirsi gran che.
“Amore, se vuoi che io faccia sesso almeno con un altro, in questa posizione non posso fare molto; preferisci prendermi in vagina, nell’ano o in bocca?”
Sembra quasi stordito dalla domanda e sono costretta a spiegare.
“Vedi, amore, in questa situazione, io supina e tu bocconi su me, ho libere le mani e la bocca per prendere un’altra mazza; tu hai idea di che cosa vorresti fare? Vuoi sempre che faccia sesso con un altro, insieme a te?”
“Si, si; è questo che voglio; amore a me e sesso ad un altro!”
“Perfetto; cerca una posizione che mi consenta di darmi anche ad un altro, per favore.”
Finalmente prende coscienza, si sfila da me, si sdraia supino e mi invita a gesti a cavalcarlo da sopra; quando mi calo sulla sua asta ormai allo spasimo dell’erezione, mi bacia appassionatamente e mi suggerisce.
“Scegli chi ti deve prendere analmente; non farti male; scegli con gusto e buonsenso.”
Mi viene da sorridere per le superflue preoccupazioni di lui; ma capisco che sentirsi all’improvviso arbitro del mio corpo lo porta ad un eccesso di premure; individuo un ragazzo con una dotazione non eccessiva e gli faccio cenno; si avvicina, sale sul letto, si lubrifica e mi penetra nel retto, già ingombro, indirettamente, della mazza di Enzo che mi riempie la vagina fino all’utero; non posso fare a meno di lasciarmi andare ad una passione che mi assale di colpo.
“Enzo, amore mio; sono piena di te, mi stai riempiendo da ogni parte, ti ho nel ventre, davanti e dietro; fammi godere a lungo, riempimi d’amore; poi, se vuoi, fammi anche morire, ma lascia che goda questo momento così intenso!”
Lui non riesce a parlare, tanto è evidentemente emozionato; si limita a baciarmi; sento le sue mani su tutto il corpo che mi trasmettono amore attraverso l’epidermide, sento la passione liquida scivolarmi come saliva dalla sua bocca alla mia e dalla mia alla sua; sento di amarlo come non ho mai amato.
“Sei mio, amore; e io sono tua, contro qualunque logica, contro qualunque principio; ti appartengo e mi appartieni; giuro che ti uccido se non mi ami così tanto fino alla fine dei giorni!”
“Amore, sto per scoppiare; sto per scaricarti dentro tutto il mio amore.”
“Aspetta, Enzo; prima ti faccio godere nell’intestino; ecco, stai per godere da tutte le parti, ed io sto godendo con te oooooooraaaaaaaaa!”
Esplodiamo insieme, io e loro; spingo via il ragazzo e mi dedico al mio amore, senza consentirgli di staccarsi da me; godermi il suo corpo dopo l’orgasmo è una cosa che avevo quasi dimenticato, ma che con Bernardo facevo sempre ed era il segno distintivo delle nostre copule; con mio marito, adesso, è il sigillo ad un amore tanto intenso da bruciarmi il cervello.
