“Ti sbagli, Consuelo. Io sto perdendo la guerra soprattutto con me; mi sono illusa di aver vinto alcune battaglie quando l’ho proclamato pubblicamente cornuto; voi mi dimostrate che sono un’incapace; lo fate con argomentazioni inoppugnabili e me ne devo rendere conto persino io; sanguinano di più le mie ferite; e non trovo il percorso per dire qualcosa che mi faccia uscire dall’angolo. Sono mesi che prendo pugni in faccia da voi due; che mi trovo a dover subire il vostro immenso amore a cui posso rispondere solo con qualche assalto subito da tori da monta senza cuore e senza cervello; che devo adorare la vostra sensibilità allegra ed innamorata mettendo in campo la mia grezza bestialità sessuale. Non sono capace di dare né amore e nemmeno sesso, lo hai sentito? E sono costretta ad ammettere che è vero; io un amplesso tanto ricco, tanto completo, tanto pieno d’amore non riesco a combinarlo; e non mi mancherebbero gli elementi per costruirlo, se solo sapessi comportarmi. Me ne vado a piangere nell’altra camera; solo, ti prego, non umiliarmi ancora e non giudicarmi più; sono a pezzi.”
Se ne va continuando a piangere e non sono sicuro di comportarmi col minimo di umanità che a chiunque si deve; ma so anche che, se per errore le concedo un’altra occasione, ritorna a comportarsi da imbecille; ormai il suo assillo è riconquistarsi il posto di moglie su cui ha sputato, orinato, fatto cacca e, dopo averlo disprezzato in tutti i modi per tre anni, ora ambirebbe conquistarlo come un autentico ruolo da regina, visto che i suoi amanti o presunti tali nemmeno esistono, perché in fondo quelli che ha frequentato sono solo manzi che ci hanno copulato, che l’hanno montata, cavalcata, posseduta in ogni dove, strapazzata, umiliata più di quanto lei abbia umiliato me mortificandomi con le corna; tutti quelli sono esattamente agli antipodi all’amore di cui ‘amanti’ è una forma verbale.
Vorrei dirle qualcosa per consolarla; mi fa una pena infinita, specialmente adesso che, prendendo coscienza della fine del matrimonio, si rende anche conto che sta per cessare anche la sua sicurezza sociale e che presto dovrà accettare condizioni durissime per sopravvivere, dopo aver sperperato una vita di soddisfazioni e di amore; lascio che si ritiri nella camera degli ospiti e mi preparo a sopportarne la presenza, per me non gradevole, fino alla sentenza di separazione.
Sono passati sei mesi, lunghi, interminabili, fastidiosi; e niente è cambiato; sono riuscito a non ascoltare più Nicoletta quando blatera di propositi, di impegni e di buona volontà, di amore e di progetti futuri; sono sempre più nervoso e in fibrillazione per Consuelo, che si è trasferita quasi definitivamente nella mia casa ma ancora non si sente sicura della sua sistemazione ed avrebbe bisogno di una qualche certezza, anche perché, nelle sue condizioni, ogni piccolo evento, elemento o accidente qualsiasi è causa di amare riflessioni sul tempo che passa, specialmente per certe professioni particolarmente esposte a precarietà in relazione alla forma fisica.
Capisco che vorrebbe qualche certezza anche da me, sull’eventuale lavoro in vecchiaia, che arriva fin troppo presto, per una escort; quando le propongo di prendersi cura dell’archivio di una impresa edile particolarmente vivace, mi fa intendere che il lavoro in se la interesserebbe ma che, prima di dichiarare la resa, preferisce aspettare che il tempo faccia più danni; mi devo necessariamente limitare ad assicurarle che, quando avrà deciso di smettere col sesso a pagamento, le mie fabbriche troveranno senz’altro un posto per lei, esattamente come lei stessa mi aveva proposto per Nicoletta.
La convocazione del giudice ci coglie di sorpresa; nell’aula del tribunale ci troviamo tutti; c’è persino Consuelo che, pur lontana dalla vicenda, è comunque, per me, la figura di più sicuro riferimento, forse perché adesso ne sono seriamente innamorato e so che dopo questa sentenza qualcosa cambierà tra noi … e in positivo.
Il giudice legge la lunga relazione che ha preparato sulla vicenda con l’elencazione di tutti i motivi addotti da Nicoletta per opporsi al divorzio, puntualmente contestati dalle mie considerazioni; infine comunica che il matrimonio è sciolto senza nessuna pretesa delle parti che non hanno niente in proprietà comune; Nicoletta sembra cadere dalle nuvole, come sempre.
“E adesso che succede?”
“Se vuoi scherzare, il posto e il momento sono i peggiori; se la domanda è fatta sul serio, sei ancora più fragile di quel che ho temuto in questi anni. Ora succede che, uscita da quella porta, sarai libera come l’aria e potrai andare dovunque, tranne che a casa mia, anzi, adesso, a casa mia e di Consuelo. Buona fortuna e auguri; spero che qualcuno ti accolga nella sua casa.”
“Io voglio stare con te, anche se non sono più tua moglie. Consuelo, gli chiedi per favore se potete tenermi con voi, come badante, come dama di compagnia, come amica, come cagnolino randagio trovato davanti alla porta di casa?”
Anche il suo avvocato, l‘ultimo a sparire dei suoi amici, amanti o quello che sia, si è allontanato alla chetichella, quasi per non lasciare tracce; lei è veramente sola.
“Enzo, io non me la sento di abbandonarla.”
“Amore, io non ci penso neppure a lasciarla da sola. Adesso però voglio pensare un momento a noi; mi vuoi sposare? Potrebbe essere una splendida testimone di nozze, per te.”
“Dici davvero?”
Stanno piangendo ambedue, per motivi opposti, una di gioia e l’altra di dolore.
“Non scherzo sul matrimonio; chiedi a Nicoletta.”
“No, lui non scherza … mai.”
“Amore mio, vista la sede e il momento, quanto credi che possa contare un matrimonio nella vita di una persona?”
“Dipende dalle persone …”
“Appunto; se vuoi, sposiamoci pure; ma non ti posso garantire un figlio, non posso per motivi fisiologici; quindi, da questo lato, il matrimonio è solo una carta scritta e timbrata; non ti voglio né lasciare né tradire; la fiducia e la fedeltà sono l’altro motivo che rende superfluo il matrimonio formale. Io voglio vivere con te e voglio smettere con la mia attività; devi darmi un lavoro in una delle tue imprese e lasciare che io mi dedichi solo a te con il mio amore. Ma voglio anche che un lavoro lo assicuri anche alla tua ex moglie; è un anno che viviamo in tre come una famiglia; è la donna più tenera e fedele che puoi immaginare; dentro di se, è sempre tua moglie. La teniamo in casa perché sarà la madre di tuo figlio. Tu hai bisogno e voglia di paternità; lei è pronta a darti il figlio che volete, se non le chiedi cose che non le stanno bene. Capisci che le propongo il ruolo di fattrice, a lei che voleva fare la libertaria? Se ti va bene quello che propongo, ti sposo anche domani ed entro un anno tu fai un figlio con Nicoletta; ci fai lavorare per emanciparci dal tuo potere economico e ti prendi da me tutto l’amore di cui hai bisogno. Adesso sei tu a dover scegliere … a patto che Nicoletta sia d’accordo, naturalmente.”
“Venire a stare con voi come madre del figlio di Enzo? Siiiiiiiii! Tutta la vita! Essere testimone delle tue nozze? Immediatamente! Posso dire che vi amo?”
“Lo so; e, quello che è peggio, anche noi ti amiamo … purtroppo!!!!!!”
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