Torniamo a casa poco prima delle dieci e nessuno ha voglia di andare a dormire; ci sediamo alla TV con la speranza di trovare qualcosa di piacevole; scivolo automaticamente su un canale hard e, quasi senza volerlo, mi trovo a seguire una copula con due maschi e una femmina, capace di tenere testa con enorme abilità a tutti e due; Consuelo guarda con distacco le scene e si dedica piuttosto all’indagine sui liquori del bar per scegliere un cognac che le piaccia; Nicoletta sembra più stranita e forse si sorprende per certe immagini ‘forti’; la provoco chiedendole se devo cambiare canale; mi risponde immediatamente che no, non devo, e vuole vedere le azioni che si susseguono, in particolare le doppie penetrazioni da tutte le parti.
A sorpresa, chiede a Consuelo.
“Tu hai fatto anche questo?”
“E tu, con le decine di amanti che hai avuto, non ti sei mai trovata in una situazione simile?”
“No, io ho solo copulato in maniera normale.”
“Senti, idiota arrogante e presuntuosa, che significa per te ‘normale’? Che cos’è ‘anormale’? Stai lì a tranciare giudizi e non sai niente della vita, dell’amore, del sesso. Queste attività sono normalissime, certamente più normali di un ano sverginato al primo incontro, di una fellatio fatta in una cabina che non ha porte sicure. Tu hai, delle parole, un’interpretazione solo tua che speri di imporre a tutto il mondo. Questi stanno normalmente copulando in tre; solo una bigotta indecisa e banderuola può confonderli con l’anormalità. In altri termini, se non lo capisci, io sono una persona assolutamente normale, con desideri normali; sei tu che sei una talebana baciapile, ma anche troia e quindi assolutamente contraddittoria, schizofrenica e forse anormale. Adesso basta, stai zitta e vattene a letto; i grandi hanno da fare sesso assai normale!!!!”
Consuelo è davvero sorpresa, quasi spaventata.
“Nicoletta, ma davvero tu, con tutti gli amanti che hai avuto, con tutte le copule che hai fatto in tre anni, ancora non riesci ad accettare una situazione così semplice come il sesso a tre; guarda che quelle cose, io ed Enzo le stavamo facendo nel vostro letto la sera che sei arrivata a sorpresa; eravamo in tre, io, Enzo ed un mio cliente; non sono scene da film, ma della vita quotidiana. Tu sei molto strana e molto esposta, se ignori queste cose elementari.”
“Forse nessuno me le ha insegnate.”
“Senti, adesso mi costringi alle parolacce; avete or ora stabilito che, appena lui ha accennato a proporti qualcosa che per molti è addirittura casto, tu gli hai piantato tre anni di corna, comportandoti pienamente da troia irrefrenabile; sei tu che devi interpellare un medico per capire come mai per un raptus improvviso di presunto amore, tradisci per tre anni tuo marito, lo offendi, lo umili, lo cacci dal tuo letto. Ragazza mia, tu sei da curare, credimi; e, quello che è peggio, quando ti si offrono occasioni per capire, ti appigli a non so quali principi moralistici per rompere le scatole al mondo come fai adesso che, anziché cercare di conoscere, ti arrocchi dietro una castità inesistente.”
“Mi permettete di assistere al vostro amore?”
“Questa l’ho già sentita e conosco anche il seguito, quando ti rifiuti di partecipare perché non siamo ‘normali’.”
“Non credi che siano successe altre cose importanti, intanto?”
“Torniamo ancora alla normalità e all’anormalità? Per me sono successe cose ordinarie; niente di importante; se tu sei Alice nel paese delle meraviglie, te l’ho detto, fatti curare. Enzo, ti va di farla assistere al nostro amore?”
“A patto che non fiati e non interrompa.”
Andiamo nella camera da letto e, prima ancora di arrivare a sederci sul letto, Consuelo ha cominciato a spogliarsi, togliendosi tutto rapidamente; la capacità di indossare capi a rapida sparizione sembra connaturata al suo lavoro, per il quale deve essere sempre in grado di agire immediatamente; la spingo supina sul letto e mi abbasso a succhiare i capezzoli, uno per volta, registrando con estrema goduria il loro gonfiarsi ed emergere prepotenti dal seno matronale; con la lingua che spazza, passo poi a leccare accuratamente le aureole e il seno tutto, che prendo a succhiare con particolare insistenza; noto la mano di lei che corre alla vulva e sollecita il clitoride che si rizza superbo dalle piccole labbra, in qualche modo invitante.
Non resisto all’invito e mi fiondo sulla vulva a leccare le grandi labbra, che percorro a lungo per intero; afferro tra i denti il clitoride e lo sistemo tra le labbra per succhiarlo con amore di poppante; infilo la lingua in vagina a sentire il sapore acidulo e stimolante degli umori; finalmente sento l’orgasmo montare dai recessi del ventre e avvicinarsi con scosse elettriche, tensioni e gemiti, fino ad esplodere dalla vulva sul mio viso.
Nicoletta, intanto, si è precipitata sul mio fallo e se ne è impossessata, cercando di infilarselo in bocca; la spingo via con malagrazia.
“Ti abbiamo concesso di guardare; non ti azzardare a toccare quello che non ti appartiene più, da quando lo hai rifiutato e umiliato; stattene ferma e zitta, altrimenti te ne vai nella camera degli ospiti e ci resti!”
“Non mi consenti nemmeno un poco di amore?”
“Se fosse amore, lo sentirei e te lo chiederei; questa è puntiglio, questa è ripicca, questa è la prostituzione di chi non vuole perdere i suoi privilegi; devi smetterla; vatti a sedere sulla poltrona e guarda come si ama davvero!”
Consuelo sembra aver colto al volo quello che non ho detto, si siede sul mio ventre, appoggia la mazza al pube, avvicina la cappella alla vagina e spinge; intanto mi chiede se mi ha mai raccontato come è stata sverginata, una sera di molti anni prima, in vacanza, sulla spiaggia, quando aveva solo sedici anni; riesco a bofonchiare un ‘no’ indistinto mentre ho la bocca piena di un suo meraviglioso capezzolo; Nicoletta invece interviene ancora, a sproposito, ricordando che anche lei è stata sverginata allo stesso modo; un mio urlo e uno sguardo feroce le ricordano che deve stare zitta; Consuelo riprende a raccontare e mi descrive momento per momento la penetrazione che subì in un momento di estremo candore, di innamoramento infinito e di voglia irresistibile di donarsi tutta a lui.
A mano a mano che il suo racconto procede, diffondendosi nei particolari della grossezza del pene che la violava, delle sensazioni della vagina che assorbiva il sesso dentro di se e dell’imene che cedeva alla spinta della cappella, io mi eccito fuori misura e sento il mio membro ingrossarsi sempre più fino a che, con un urlo che non ha niente di umano, le scarico nel ventre la più calda, ricca e soddisfacente eiaculazione che potessi sperare.
Nicoletta non perde occasione per dimostrarsi imbecille e inopportuna.
“Io non credo che sia tutto vero; secondo me, molte cose le hai inventate qui, di sana pianta!”
“Senti, str…, io so perfettamente che non sei capace di provare queste emozioni e che quindi non puoi neanche accennare a parlarne; io so che Consuelo riesce a darmi, anche quando dichiara il contrario, tutto l’amore che sente e che è esattamente quello che io chiedo e che tu non ti sei mai preoccupata di cercare; se non l’hai sentito, l’amore di questa donna mi ha procurato un orgasmo meraviglioso. Che la storia fosse tutta vera, mezza falsa o tutta falsa può interessare solo a un’impotente come te che non sei in grado di organizzare un atto d’amore, ma nemmeno una copula con il tuo partner, neppure se dici di amarlo. Consuelo mi ha dato esattamente quello che volevo e che ha saputo interpretare; per questo mi ama anche se lo nega ed io sono sempre più innamorato di lei e non aspetto altro che la sentenza di divorzio per chiederle di vivere con me per sempre. Ma tu sei così cretina che non riesci a vedere niente. Vattene nella camera degli ospiti e restaci, altrimenti ti chiudo nel bagno di servizio e non ti faccio uscire fino alla convocazione del giudice.”
Sta piangendo, umiliata ancora una volta; e sono quasi portato ad intenerirmi; ma stavolta è Consuelo a fermarmi.
“Enzo, lasciala stare e non le consentire più niente. Non è fisiologicamente in grado di rendersi conto di quello che fa o dice. Parla per esporsi ai riflettori, per essere al centro della scena; ma dice imbecillità a ripetizione. Ignorala, per favore, e fammi fare l’amore.”
