Ci alternammo sapientemente a penetrare, montare, possedere, titillare, solleticare tutte le parti sensibili della donna che, ad un certo punto, fece in modo da farci trovare quasi a 69 con il sesso dell’altro davanti alla bocca e ci impose, silenziosamente, di assaporare il membro di fronte; non l’avevo mai fatto ed ebbi qualche esitazione, di fronte alla mole del suo arnese; lui invece imboccò immediatamente il mio sesso e lo succhiò sapientemente fin quasi a farmi eiaculare; lo fermai, gli leccai a lungo l’ano ed avvertii che, penetrandolo leggermente con la lingua o con un dito, reagiva con strizzoni di piacere che si trasmettevano alla sua verga facendola ingrossare oltre ogni limite; quando però cercai di entrare più a fondo con le dita, si ritrasse; capii che amava essere sollecitato analmente ma non accettava di essere violato o penetrato.
Per più di due ore ci rotolammo sul letto random, nel senso che non sapevamo mai cosa ci capitava, dalla doppia penetrazione in tutte le articolazioni allo strusciamento dei sessi tra i due maschietti, dalle copule individuali più diverse alle fellazioni più improbabili; poco dopo mezzanotte, rumori all’ingresso mi fecero capire che Nicoletta stava rientrando; mi precipitai, nudo com’ero, nel corridoio e la bloccai prima della porta; mi guardò sorpresa di vedermi così discinto mentre rumori inequivocabili provenivano dalla camera.
“Che succede?”
“Non sono affari tuoi; siamo in piena copula multipla e tu sei indesiderata; vattene nella camera degli ospiti e non farti vedere fino a domani mattina!!!!”
Il tono era di quelli che non ammettono repliche; e neppure tentò di avanzarne; chiese se poteva prendere il pigiama; le dissi scortesemente e bruscamente di usare quel che c’era per gli ospiti; abbassò la testa e si ritirò in camera.
Fino all’alba, la copula fu un susseguirsi ininterrotto di azioni e variazioni, di piaceri e di godurie interminabili e spesso indicibili; Consuelo si rivelò amante straordinaria, capace di dare gioia a più membri contemporaneamente, di godere e di far godere col retto e con la bocca, con la vagina e con le mani, di partecipare con passione e trasporto al godimento dei maschi e di tenersi algida e distante quando li induceva a scaricare le loro voglie nelle acrobazie più insane.
In quella sola seduta, imparai del sesso tutto quello che per tredici anni, ormai!, con mia moglie non era stato possibile nemmeno ipotizzare; la sensazione che provai quando assaggiai in bocca, per la prima volta nella mia vita, il sesso di un maschio ben dotato come il cliente di quella sera, rimasto sempre sconosciuto, come era giusto che fosse!, fu tale che non riuscii a nascondere una certa emozione per il timore che scattasse una latente omosessualità e mi trovassi a ‘cambiare barricata’ senza rendermene conto.
Non fu così e tutto andò meravigliosamente.
Quando ci rendemmo conto che erano passate le sei, il compagno occasionale di bagordi si rivestì e scappò via quasi nascondendosi, per il timore di incrociare persone che lo conoscessero; Consuelo si ricoprì alla meno peggio, mi baciò delicatamente sulle labbra e andò via con un ‘ciao’ ricco di promesse a cui mi trovavo a credere ormai ciecamente.
Quando Nicoletta si affacciò in cucina, dove il caffè borbottava nella caffettiera, aveva il volto di chi non ha dormito.
“Abbiamo disturbato il tuo angelico sonno?”
“Non siete stati voi, anche se vi siete dati molto da fare; ho, anzi abbiamo, altri problemi.”
“Perché? C’è ancora qualcosa che ci accomuna?”
“Mi stanno perseguitando con messaggi che mi fanno passare per prostituta!”
“Non c’era bisogno dei messaggi, per questo; lo sei, da almeno tre anni!”
“Ma il mio avvocato dice che stavolta ci va di mezzo la tua onorabilità e che questo potrebbe provocare molti guai.”
“Tu hai un avvocato? E come lo paghi? … Ah, in natura, evidentemente …”
“Si, in natura; è stato uno dei miei primi amanti e lo è ancora.”
“E’ il caso di commentare ‘ca...voli tuoi’; mi pare proprio adatto!”
“Nicola vorrebbe parlare con te.”
“CHI E’ NICOLA????!!!!!! Come diavolo parli?”
“Nicola è il mio avvocato. Vuole parlare con te.”
“E’ lo stesso che ti cura il divorzio e che mi crea tanti fastidi? … Il tuo avvocato è un cafone ed un ignorante. Io ho uno staff di avvocati che lavora per me; da mesi ormai lui sa che il mio studio legale deve essere l’unico referente per un azzeccagarbugli che neanche sa cosa deve fare.”
Prende il telefono, digita un numero e parla; io vado via a bella posta.
“Enzo, vuoi parlargli?”
“Ma sei tonta???!!!! Ti ho detto che pago per questo un Ufficio Legale; si rivolga a loro!!!!”
“Mi dispiace, Nicola; non vuole saperne.”
Quando arrivo in ufficio, trovo una convocazione dall’Ufficio Legale; dopo che ho sbrigato la posta ed alcune cosucce pendenti, vado dai miei avvocati, dove trovo, naturalmente, Nicoletta e un tale in abito grigio e cravatta regimental che non è difficile individuare come il famoso avvocato di lei; mi rivolgo al capo dell’ufficio legale.
“Mi spieghi che diamine succede?”
“Niente; pare che tua moglie sia oggetto di messaggi e telefonate, diciamo, piccanti, che fanno riferimento ad un sito su cui sarebbe presente e parlano di un’attività di prostituzione a cui lei si dichiara estranea.”
“Forse sarà estranea alla prostituzione, ma alla scostumatezza, alla leggerezza, alla volgarità, all’offesa è molto abituata.”
“Però i messaggi parlano di attività sessuali, loro dicono di prostituzione, che si svolgono nella tua casa.”
“Franco; ci sei o ci fai? Mia moglie sono tre anni che ha decine, non dieci ma decine, di amanti in tutta la città. Li incontra dappertutto, spesso li porta a casa; lo so perché li ho visti e sentiti. E’ chiaro che è colpevole del clima che si è creato e che ha fatto pensare a qualcuno che sia una prostituta che mi fa le corna nel mio letto, che poi è la verità. Credi che il giudice terrà conto anche di questo nella causa di divorzio?”
“Se tu presenti una denuncia in questi termini, si.”
“Avvocato, mia moglie è da anni che mi proclama cornuto in tutte le sedi; non l’hai mai sentita? Se vuoi ti consegno le registrazioni dei dialoghi in cui allude a me come al ‘cornuto’. Che vuoi che mi faccia uno scandalo da cui risulti che è anche una prostituta? Anzi, rende meno pesante il mio fardello di corna! Andiamo dal giudice e facciamo riesaminare la richiesta di divorzio alla luce di questi nuovi fatti!”
Nicoletta è cerea.
“Enzo, io non sono una prostituta; ti tradisco, ti riempio di corna, dico che sei cornuto, ma non sono una prostituta!”
“Avvocato, se vuoi fare bene il tuo lavoro, prova ad indagare chi paga alla signora i vestiti, le scarpe, i gioielli, il tenore di vita che tiene. Da dove arrivano tutti quei soldi se non da un’attività sessuale remunerata, visto che io non le consento quei lussi e, giuridicamente, dovrei essere l’unica poppa da cui succhia gli alimenti?”
“Enzo, ti prego, credimi; non sono una prostituta!!!!!”
“Però qualcuno lo pensa, te lo scrive e tu devi renderne conto al giudice. Possibile che a nessuno sia venuto in mente di controllare questo profilo in internet?”
“Abbiamo controllato; risulta che l’ha preparato lei.”
“Allora? Che mi dici di questo particolare?”
“Per pietà, credimi; non ne so niente; qualcuno mi ha combinato un brutto scherzo …”
“Ed io sono nella merda perché un tuo amante ha sfruttato il rapporto con te per gettare fango addosso a me. Andiamo dal giudice e facciamola finita!”
“Andare dal giudice non è andare al bar a prendere un caffè. Dacci il tempo per mettere a ruolo la nuova situazione e chiedere un incontro per verificare gli effetti di queste vicende.”
“Possiamo parlarne a casa, fuori dall’ufficialità? Capisco che ti pesano due o tre anni di corna; ma hai provato a guardare sull’altro piatto della bilancia? Dieci anni di amore non sono poca cosa … Portami a casa, per favore. Oggi non puoi fare niente. Gli avvocati manderanno avanti la causa e presenteranno le carte. Tu, intanto, non vuoi parlare un poco con me?”
“Se ti apostrofassi coi titoli che meriti finirei in galera. Cosa mi rispondesti quando te lo chiesi io? ‘Vieni a leccarmi … ’ ti ricordi? Cosa ti aspetti che io risponda a quell’invito?”
Quasi a conferma, suona il telefonino; è Consuelo che vuole sapere come vanno le cose; le avevo detto che saremmo finiti davanti al giudice e mi chiede se riesco a risolvere i miei guai; le dico che Nicoletta vuole che andiamo a casa a parlare.
“Portala qui; venite da soli e saremo noi tre, ti aspetto in camera tua, anzi no, in camera nostra. Fammi il favore; vieni, anzi, venite.”
“Andiamo a casa!”
“Era la tua lei?”
“Sta zitta e vieni, se ti va; oppure vai al diavolo!”
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