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Vacanza a Maspalomas · Cap. 1
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Capitolo 1 di 5 22 min di lettura

Vacanza a Maspalomas 1 (Prologo)

Le esperienze di una coppia libertina che culminano nel progetto di un viaggio a Maspalomas

geniodirazza
1 anno fa · 787 letture · 0

In un paio di occasioni mi diede prova delle sue immense capacità; la prima volta fu in una passeggiata normalissima che facemmo in una spiaggia frequentata da famigliole e personaggi ordinari; il suo bikini striminzito, indumento che normalmente indossava, non nascondeva niente se non, lo slip, ano e vulva, lasciando ben in vista le belle natiche e le grandi labbra e, il reggiseno, solo i capezzoli e una parte delle succose aureole che li decoravano.

Con quell’abbigliamento, era più che naturale che gli occhi di tutti i maschi, dai ragazzi non ancora maturati ai vecchi che appena si reggevano, fossero puntati su di lei; ma Maria riusciva immediatamente a captare gli sguardi lussuriosi dei maschi più interessanti e sceglieva postazioni e posizioni che le consentissero di attirare l’attenzione e di comunicare immediatamente la sua voglia di sesso e la disponibilità a farne anche lì, davanti a tutti.

La volta che meglio ricordo fu su un litorale vicino casa, dove eravamo andati a prendere un po’ di sole; non appena toccammo la sabbia, lei si liberò del vestito - prendisole che aveva adottato a casa e che già avrebbe fato girare chiunque la incrociasse; rimasta seminuda, notai immediatamente che si andava a sistemare di fronte a due maschi sui quarant’anni, seduti su un muretto, che sembravano parlare tra di loro forse di politica ma si guardavano in giro con occhi di falco.

Maria si toccò un poco la vulva con l’aria di scrollare invisibili granelli di polvere, ma sottolineando invece la morbidezza delle grandi labbra e l’apertura quasi visibile che indicava desiderio di penetrazione; la guardai negli occhi sorrise e capii; mi girai dall’altra parte e notai l’aria fissa e ammutolita dei due già persi nella speranza di ottenere ben altro; feci un breve cenno di ammiccamento, le carezzai un seno liberando inesistenti residui di polvere e strinsi per un attimo un capezzolo.

Vidi chiaramente che il più alto dei due aveva colto; dopo qualche minuto si avvicinava e attaccava bottone sulla folla della spiaggia e sul calore insistente; chiederci di andare in un posto più discreto a bere qualcosa di fresco fu un’opzione quasi naturale; altrettanto inevitabilmente, Maria mi precedette ad accettare, raccolse e nostre cose e prese per un braccio l’uomo, avviandosi; passando accanto all’altro, lo prese nella vita con la mano libera e se lo schiacciò contro.

Procedettero così sulla litoranea che rasentava la spiaggia ed io li seguii caricandomi del borsone di lei con tutte le cose che aveva portato; la destinazione era abbastanza vicina, un villino affacciato sul mare, con un’ampia veranda sull’acqua e una grande sala arredata con buon gusto minimalista; mentre il più alto andava in una cucina comunicante, il più basso si lasciò catturare all’abbraccio intenso di mia moglie che gli provocò un’erezione assai ben visibile.

Ci volle poco perché lei prendesse la mazza, di notevole spessore, se la portasse, ancora nel pantaloncino, contro la vulva e muovesse il bacino per stimolarsi; l’altro le afferrò le natiche e le spinse il pube contro quasi a penetrarla dal costume; quello alto era tornato con una caraffa di aranciata che depositò sul tavolo e andò ad afferrare Maria alle spalle, piantandole tra le natiche un notevole batacchio che spinse a raggiungere con la punta la vulva.

Decisi di rilassarmi e mi versai dell’aranciata; ne riempii altri tre bicchieri, ma non li offrii, perché intanto quello alto si era andato a sedere su un divano portandosi dietro i due; Maria colse al volo le intenzioni, si abbassò e gli sfilò pantaloncini e costume lasciando emergere in tutta la sua forza il sesso forte; si abbassò sul seduto e prese la mazza in bocca, dando il via a una succosa fellatio; l’altro, le spostò il costume e le infilò in vagina la sua mazza prepotente.

Per qualche minuto copularono così e si sentiva solo lo sbattere del ventre di uno contro le natiche morbide e burrose e il rumore quasi violento di lei che succhiava l’altro; temevo che potessero concludere rapidamente con un’eiaculazione veloce, ma sapevo che mia moglie voleva gustarsi quei sessi e svuotarli a modo suo; intervenni con la scusa delle aranciate e imposi uno stop all’attività; senza neppure bere, mia moglie tirò fuori il mio sesso e cominciò a masturbarmi.

Chiarita così la mia posizione che non era di spettatore passivo ma di complice, tutto sembrò diventare più facile e certamente gioioso; i due si rilassarono e capirono che stavamo per dare vita a una copula che non sarebbe stata né breve né di un unico violento orgasmo; un secondo insegnamento lo ricevettero quando io mi piegai su Maria e le artigliai la vulva con tre dita, portando il pollice e l’indice a sfregare sul clitoride e infilando l’anulare in vagina per sollecitare l’interno, sensualmente.

A quel punto, lasciando i bicchieri con la bevanda, si precipitarono sui seni e presero in bocca i capezzoli, uno per uno, e succhiarono a lungo; mia moglie invitò quello che l’aveva copulata in vagina a sollevarsi e portarle la mazza sulla bocca, ingoiò l’asta e cominciò la fellazione che lo fece andare presto in brodo di giuggiole; la presi per i fianchi e le feci sollevare le anche, lasciandola piegata a succhiare il fallo; umettai l’ano e la penetrai nel retto; i giochi erano ormai chiari.

Aspettavamo che i figli rientrassero dal loro vagabondaggio probabilmente sessuale, se è vero che il frutto non cade lontano dall’albero; quindi dopo un paio d’ore di enorme sollazzo in cui Maria si prese i sessi di tutti e tre in tutti i buchi ed anche tra i seni, con una serie infinita di orgasmi e di eiaculazioni, decidemmo di chiudere l’esperienza e di salutarci, lasciando nel vago l’ipotesi di incontrarci ancora per una meravigliosa seduta di sesso.

Mentre tornavamo a casa, mia moglie mi chiese informazioni sui campi nudisti e sull’eventuale presenza in Italia; le suggerii di consultare i siti che frequentavamo e, nel caso, intervenire in una chat per chiedere informazioni a chi avesse fatto già l’esperienza; per quel che sapevo io, c’erano campi nudisti soprattutto all’estero e che in molte località era anche praticato senza limiti e senza controlli un sesso libero che, per quel che intuivo io, era il suo vero obiettivo.

Mi confermò che l’intento era proprio quello, le confessai che di una sola località avevo notizia certa ed era nella Gran Canaria, isola spagnola per territorio ma situata in Atlantico; su quell’isola era molto celebrata una particolare località, Maspalomas, dove pare che si praticasse, oltre alla normale vita di spiaggia, nudismo in alcuni punti e sesso libero nelle dune interne; mi chiese di organizzare per l’estate seguente una settimana in quel posto; le dissi che mi sarei informato.

Dopo le molte e diverse vicende vissute, mi era ormai chiaro che, col passare degli anni, arrivata vicino ai cinquanta, mia moglie, ossessionata dall’idea della menopausa incombente, aveva cominciato a guardare con sempre maggiore terrore il possibile decadimento del fisico; si aggrappava, quindi, con tutte le forze alle possibilità, o in qualche modo all’illusione che il sesso trasgressivo le dava di poter essere comunque desiderata; questo l’aveva resa più frenetica.

Vogliosa di rompere nuovi argini, di alzare ancora l’asticella, di andare oltre ogni limite, desiderava una vacanza alla Gran Canaria, fra le dune di Maspalomas, per raggiungere l’apice della sua smania di sesso sfrenato, frequentare campi di nudisti, andare a sfogare le sue voglie fino al limite estremo di resistenza ed avermi ancora complice e regista delle sue copule; capivo il suo malessere ed ero solidale con lei, ad ogni costo.

Per questo, decisi di impegnarmi a fare in modo che avessimo in contemporanea le ferie per la settimana del ferragosto del 2017; in quell’occasione, ci saremmo regalati la bellissima vacanza che lei desiderava, con tanto sole, nudismo integrale, sesso a volontà e, possibilmente, anche momenti di amore; Maria, quando gliene parlai, ci tenne a precisare immediatamente.

“Nessuna esitazione, Carlo; elimina subito il ‘forse’ perché io con te faccio solo l’amore; con gli altri è sicuro che faccio solo tanto sesso, che sono diventata molto brava, che sono molto apprezzata e ricercata, che voglio esserlo anche per molti anni ancora; ma con te sarà sempre e solo amore, a dispetto di tutto quello che chiunque potrebbe pensare; nessuno può credere che ti faccio le corna.

Persino nelle trasgressioni, siamo sempre due corpi e un’anima; anche i miei occasionali amanti, chiunque siano, si rendono chiaramente conto che quello che c’è tra me e te è amore puro.”

Fu l’unica obiezione di Maria che cominciò a sognare la vacanza a Maspalomas da allora e per tutti i mesi successivi.

Impossibile diffidare di un atteggiamento così netto, soprattutto perché io ero il primo a potere e dovere testimoniare che non c’era mai niente, neanche nei comportamenti peggiori di mia moglie, che potesse far dubitare che agivamo insieme, in grande armonia e con chiara visione delle differenze profonde che c’erano tra le copule violente che cercava, ed otteneva, con amanti, usati come manichini, e la tenerezza di sguardi, tocchi o parole, che correvano tra noi in quei momenti.

Prima di andare avanti…

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