Eravamo quello che si dice una bella coppia, io e Maria; c’eravamo conosciuti che lei aveva poco più di vent’anni ed io andavo per i venticinque; non ci volle molto a scoprire che era molto calda, a letto, e che le piaceva moltissimo copulare a lungo e godere infinitamente; quasi automaticamente, imparai a controllare i miei orgasmi ed a guidare anche le sue copule; nacque una coppia focosa che non aveva esitazione a fare sesso in ogni luogo, in ogni momento, in ogni modo.
Scoprii presto che aveva una bocca perfettamente adatta per la fellazione; e lei ci mise ancora meno a diventare una vera esperta nel coito orale; era capace, una volta preso tra le labbra il sesso, di provocare emozioni e brividi da infarto e dovevo controllarmi molto, per non eiaculare immediatamente nella sua gola profonda; al coito anale era già stata svezzata da ragazzina, prima di farsi sverginare; poi divenne un’esigenza vera prendere nell’ano la mazza, meglio se grossa.
La nascita dei figli, due in rapida successione, ci frenò alquanto; ma imparammo presto ad aggirare il problema, inventandoci modi e posti per copulare con piena soddisfazione, in qualunque momento utile; fu verso i suoi trent’anni che cominciammo ad arricchire le nostre copule con fantasticherie sulla possibilità di arricchire la nostra vita sessuale e allargare gli orizzonti coinvolgendo altre persone nel nostro rapporto.
Quando superò la quarantina, Maria manifestò sempre più chiaramente il desiderio di rompere l’armonia fin lì mantenuta in famiglia e di sperimentare nuove possibilità di sfogare il suo desiderio, mettendo in atto quelle fantasie a cui c’eravamo abbandonati, fino a quel momento, soltanto a parole e nei momenti di massima eccitazione; mi avvertì che un giorno o l’altro, se si fosse trovata nella condizione, avrebbe fatto sesso fuori dal matrimonio.
Le chiesi solo di non ridurlo a un volgare tradimento, a un fatto di pure corna; se fosse stato possibile, mi sarebbe piaciuto che la sperimentazione avvenisse in piena concordia, tra me e lei; qualora però non fosse stato possibile, per un evento che le scoppiasse in faccia all’improvviso, le chiedevo comunque di parlarmene subito dopo e di rifletterci insieme per controllare l’effetto che poteva avere sul nostro rapporto; mi giurò che l’amore sarebbe stato fuori da ogni vicenda.
La prima esperienza che Maria fece, di sesso con un altro, fu sul suo posto di lavoro, dove un collega particolarmente voglioso, sempre pronto a infilare la mazza in un buco, la convinse ad assaggiare un sesso più notevole di quello mio, a cui era abituata; copularono nel bagno del negozio dove lavoravano e, in sostanza, si trattava di un autentico tradimento, dal momento che io non ne sapevo niente; ma il rapporto tra noi era troppo chiaro e leale per lasciare le cose nel vago.
“Carlo, perdonami se ti riesce, ma devo liberarmi di un peso; stamattina Silverio, il mio caposquadra, mi ha posseduto sul posto di lavoro; se ritieni la mia una colpa grave, capirei se chiedi il divorzio … “
Fu in quel momento, forse, che i miei sospetti presero corpo; troppe volte, mentre fantasticavamo su rapporti ‘alternativi’ mentre stavamo copulando, mi ero accorto che mentalmente ero molto eccitato dall’idea di vederla sotto un altro maschio, godere con gli urli che ben conoscevo e scaricare orgasmi da far risuscitare i morti; in quel momento, le mie idee prendevano corpo nell’immagine di una persona che la penetrava, in piedi, da dietro, nello stretto spazio di un bagno.
“Maria, nessun perdono e nessun divorzio. Ti è piaciuto? Riesci a raccontarmi tutto l’amplesso?”
Un sorriso a trentadue denti le si allargò sul viso, prese la mazza e se la infilò in vagina, sul divano del salotto, con indosso gli abiti da lavoro, spostando solo il minuscolo slip che indossava.
“Amore, non sai come mi fai felice; speravo proprio che mi rispondessi così; è stato meraviglioso; una mazza grossa, nodosa, lunga e larga assai più della tua; me la sono sentire entrare in vagina con sensazioni meravigliose di eccitazione; ogni millimetro che entrava mi mandava in estasi; l’ho sentito tutto nell’utero, nel ventre, in tutto il corpo; è stato un momento di sesso straordinario; ma solo di sesso; godo molto più col tuo amore mentre te ne parlo.”
La invitai allora a raccontarmi tutta la copula, momento per momento; e godevo come un maiale mentre lei procedeva nel racconto e mi descriveva le mani di lui sulle natiche mentre la baciava e le perlustrava la bocca con una lingua abile e morbida; mentre si abbassava a succhiarle, da dietro, ano e vulva spaziando su tutto il perineo e strappandole orgasmi che doveva soffocare in gemiti lunghi, per non essere udita da fuori; mentre la penetrava a pecorina fino alla testa dell’utero.
La parte più interessante però fu che, dopo il veloce amplesso, aveva parlato con Silverio, lo aveva avvertito che non mi avrebbe nascosto l’evento e lui le aveva proposto, se ci andava, di incontrarci di nuovo, anche con sua moglie che era abituata ad avere rapporti aperti a cui partecipavano altre coppie compiacenti e qualche volta anche singoli per meravigliose serate di sesso in cui lei soddisfaceva più persone contemporaneamente.
La cosa m’intrigò immediatamente e, dalla cena che realizzammo a casa dell’altra coppia, cominciò la nostra avventura nel sesso ‘trasgressivo’; Silverio e Ornella furono, in qualche modo, la ‘nave scuola’ che ci aprì la via al piacere; e sin da quell’occasione mi convinsi che, quello che mi piaceva di più nei rapporti multipli, era stare a guardare Maria che copulava; non credo che si sia mai fatta dominare nel sesso, ma che abbia sempre espresso la sua determinazione e la sua capacità di imporre la sua libidine.
Sin da quel primo incontro, la vidi muoversi con disinvoltura; l’unico a cui prestava la massima attenzione ero io che spesso le tenevo solo la mano per comunicarle il mio amore e la mia partecipazione mentale ed emotiva alle sue copule; in pratica, nasceva l’accoppiata con lei grande amante, capace di evoluzioni straordinarie con qualunque manganello avesse davanti; ed io che quasi dirigevo come un’orchestra le iniziative.
Quella sera famosa, finimmo presto a letto tutti e quattro; un poco mi demoralizzò la vista del fallo di Silverio decisamente grosso; ma appena Maria cominciò a manipolarlo chiedendomi, quasi, con gli occhi la mia partecipazione al suo piacere; capii che il volume interessava a lei; per me era solo una mazza, possibilmente bene usata, che mia moglie si prendeva in ogni buco con il massimo godimento che una copula può offrire; ed ero felice, per lei e per me.
Fu in quella occasione che Maria scoprì il piacere saffico quando, mentre la prendevamo in due, io in bocca, lui in vagina a pecorina, Ornella s’infilò sotto il suo corpo carponi sul letto e prese a leccarle la vulva insistendo sul clitoride dal quale strappava intensi orgasmi; mia moglie squirtò con enorme gioia almeno un paio di volte sul viso di lei; io ne approfittai per spostare la mia asta nella vagina di Ornella spalancata davanti alla bocca di Maria che prese a leccare insieme il mio sesso e la vulva di lei.
La mia gioia di partecipare alla copula di lei si manifestò intensa e irripetibile, quando lei, carponi sul letto, si prese per la prima volta la mazza di lui nel retto; io le tenevo la mano e sentivo il suo piacere quasi trasmesso dal tocco delle dita; intanto Ornella mi succhiava l’uccello e rischiai più volte di raggiungere un orgasmo che mi eccitava, come idea, ma che ero determinato a frenare perché, nell’intesa con mia moglie, avevamo deciso che, quando si poteva, mi risparmiavo fino all’ultimo.
L’altro punto fermo della nostra intesa era infatti che, quando potevamo tornare a casa in orario ‘cristiano’, lei si precipitava in bagno a lavarsi le scorie della scorribanda serale, veniva a letto con me e ci amavamo come ragazzini; il mio unico orgasmo vero, quello con eiaculazione finale, era riservato a lei che puntualmente mi ribadiva che di tutte le mazze che le passavano per il corpo, l’unica che le dava autentica soddisfazione era la mia, per l’amore che c’era nel nostro amplesso.
L’esperienza fatta fu come una diga che cadesse e lasciasse all’improvviso grandi masse di acqua tracimare in piano e dare vita ad autentici fiumi di piacere, di godimento, di gioia di vivere, di sesso; visto l’esito felice dell’esperimento, ci demmo da fare, anche ricorrendo ad annunci su siti specializzati, per trovare altre coppie con analoghe esigenze e scoprimmo un mondo di libidine, di goduria, si sesso sfrenato che non avevamo immaginato.
Per lo più, si trattò di coppie disposte allo scambio; devo dire che ce la spassammo molto, nel corso degli anni; Maria andò sempre più perfezionando le sue tecniche amatorie e ormai era nota e ricercata negli ambienti specializzati; addirittura si ‘giocava’ a cercare il maschio che fosse in grado di resistere a una sua fellazione, ma era praticamente impossibile opporsi quando le su labbra accarezzavano un pene e decidevano di fare versare in gola spruzzi caldi di sperma.
Per quello che si riferiva alle mazze, la sua sfida era contro se sessa e affrontava volumi importanti solo per il gusto di constatare che la sua vagina e il suo retto resistevano a qualunque assalto; in bocca, poi, avrebbe assorbito qualunque arnese; ma il meglio di sé lo esprimeva nella fase preparatoria, quando, pur sapendo che eravamo in quel posto, in quella situazione per fare sesso, c’era sempre un piccolo imbarazzo iniziale da rompere.
Maria diventava una perfetta padrona di casa, anche quando la casa non era sua, e guidava le intese, ballando sinuosamente, simulando un burlesque di alta classe, capace di far rizzare il sesso più restio, spogliandosi con una classe e un’eleganza invidiabili; poi venivano fuori i suoi seni matronali e appetitosi, il ventre morbido, le cosce statuarie e la vulva carnosa; a quel punto, c’erano tutti gli elementi per scatenare la bestia che c’è in ognuno.
