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Erotika
Vacanza a Maspalomas · Cap. 3
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Capitolo 3 di 5 12 min di lettura

Vacanza a Maspalomas 3 In famiglia 1

I due libertini si divertono ancora; una sera in una cena in mashera, lei scopa coi figi che non vede perchè sono in Glory Hole; quando si chiariscono, decidono di continuare a scopare in pena coscineza e di ggregare un'amica che piace a padre e figli

geniodirazza
1 anno fa · 357 letture · 0

Siamo diventati una coppia molto affiatata, io e mio marito Carlo; per molti anni, ormai, da quando ne avevo una trentina fino ai cinquanta che sfioro adesso, ci siamo divertiti senza limiti e senza pregiudizi fino ad esasperate situazioni che ci hanno condotto a vivere vacanze molto particolari in ambienti dove il sesso libero era quasi un obbligo; negli ultimi tempi, abbiamo frenato assai i nostri desideri e ci limitiamo a frequentare feste assai selezionate.

L’ultimo invito c’è giunto da una persona che abbiamo incontrato nelle nostre peregrinazioni sessuali, gente assai ricca e in grado di offrire ambienti e strutture per serate di vera follia e di libertà totale; la festa prevista, in quest’occasione, è all’insegna dell’improvvisazione e della casualità; ci intriga, naturalmente, la possibilità di fare nuovi incontri, utili eventualmente per sviluppi futuri delle situazioni.

Quando arriviamo all’enorme casa persa nella campagna di un territorio pedemontano non molto lontano dalla città, abbiamo già la convinzione che le numerose sale saranno state attrezzate per giochi particolari; coscienti che i padroni di casa ci conoscono, confidiamo che ci assegneranno una qualche ‘sorpresa’ che si adatti perfettamente ai nostri gusti in fatto di serate ‘calde’; entriamo entusiasti e fiduciosi.

Dopo le affettuosità di rito, la padrona ci indica una delle camere che reca sulla porta un foglietto di carta con la scritta ‘Glory hole’; naturalmente, conosciamo il genere e l’abbiamo praticato in molti privè ben attrezzati; sappiamo che, con una certa abbondanza di persone, potrebbe rivelarsi una proposta importante e ricca di fascino; la considerazione che si tratta comunque di una casa privata limita alquanto le aspettative.

Ci liberiamo dei soprabiti ed io emergo nella mise strepitosa che ho scelto, un abitino corto e largamente scollato, sia dietro, dove l’apertura sfiora le natiche, sia davanti, dove i capezzoli sono sfiorati dallo scollo; il tessuto è seta lavorata a rete per cui sono in realtà nuda con una copertura nera che disegna solo, sul corpo, i motivi della trina di cui è fatto l’abito; ovviamente, indosso perizoma e reggiseno che, più che coprire, sottolineano.

Al resto ci pensa il mio corpo tonico, con la pelle ambrata, ancora dall’abbronzatura estiva, con il seno matronale su cui le aureole spiccano come macchie larghe e saporite e i capezzoli si ergono come punte di acciaio per dare gioia, non per colpire; il ventre è ancora piatto, nonostante due figli ormai grandi, e l’ombelico col piercing sembra fatto apposta per giocarci, nel caso a scaricarci dentro lo sperma di un orgasmo; le cosce toniche e nervose sono due colonne classiche.

Il mio viso non reca tracce dell’età, fresco ancora come una rosa, col profilo netto e apparentemente duro, pronto a sciogliersi in dolcezza alle prime carezze morbide; le labbra sono quelle classiche da pompino, attività in cui sono particolarmente versata e in cui ho acquisito una vasta e lodevole esperienza; gli occhi vivaci s’intonano alla chioma nera tagliata corta a caschetto, anche per non creare impaccio nei momenti di massimo piacere.

Carlo, mio marito, indossa semplicemente un jeans e una maglietta, con ai piedi mocassini che vanno via con un calcio; ad onta dei suoi cinquantacinque anni, è un uomo ancora molto robusto e tonico, senza inizi di pancetta né di calvizie incipiente; ha tratti molto maschi e affascinanti, ma è soprattutto un grande affabulatore e, quasi per natura, un regista e un organizzatore, col quale è difficile sbagliare l’impostazione di qualsiasi progetto.

L’ingresso nella stanza assegnata ci riserva una prima piccola delusione; la parete opposta all’entrata è ricoperta, come prevedibile, da una controparete di cartongesso nella quale sono ricavati vari fori dai quali appariranno i cazzi da manipolare; la loro disposizione, però, a due persone esperte, come siamo io e Carlo, dice subito che non c’è da aspettarsi più di due mazze; per quanto possano essere grandi, si tratta comunque di un ‘minimo sindacale’.

Mio marito batte tre colpi sulla parete e, rapidamente, dai fori centrali ad altezza di viso, compaiono due cazzi di giovani bianchi; mi aspettavo dei neri, per compensare il numero con la grossezza; ma mi risultano immediatamente più che gradevoli; sono lunghi oltre i venti centimetri, più del sesso di mio marito, robusti, nodosi, con cappelle notevoli aperte a fungo che coprono aste nodose e tormentate, con una leggera piega verso l’alto.

Le impugno con ciascuna mano e le sento immediatamente vibrare, dalla cortina del cartongesso si odono anche lamenti di piacere; mentre avvio una simultanea masturbazione, Carlo, alle mie spalle, solleva il bordo del vestito, sposta la fettuccia del perizoma e s’inginocchia leccarmi l’ano e la vulva; mi sposto un poco indietro per favorire la sua manovra e mi lascio andare al primo orgasmo della serata.

I due, dietro la cortina, sembrano avvertire il piacere che mi è montato e gemono mentre tratto le aste con tutta la mia scienza masturbatoria; vibrano fra le mie dita come foglie al vento e godo anch’io della loro tensione; dai fori più grossi, ai lati di quelli centrali, sbucano delle braccia con mani giovani, abbastanza eleganti, quasi delicate; scelgo di dedicarmi a quello dei due che sta alla mia destra e lecco delicatamente la punta, raccogliendo le gocce di precum che già appaiono.

Vibra come una corda di violino e istintivamente spinge l’asta verso la bocca; ingoio la cappella e la lavoro con la lingua provocandogli sussulti di piacere; con la mano che ho liberato, mentre l’altra continua a masturbare il compagno, sposto le sue verso le mie tette e gli affido i capezzoli da strofinare; dimostra molta abilità in questa funzione e mi sento strappare dal corpo nuovi orgasmi mentre mi palpa le mammelle e mi strofina tra pollice e indice i capezzoli.

Mi faccio scivolare delicatamente la cappella tra lingua e palato, verso l’ugola; intanto lecco devotamente l’asta che entra segnandone tutti i noduli, le vene, i canalicoli; sento che il ragazzo dietro il cartongesso freme di piacere e temo quasi che possa sborrare prima di me; di colpo, si tira indietro e mi sfila il cazzo dalla bocca; intuisco che intende lasciare spazio all’amico e mi sposto sull’altra mazza, impossessandomi del primo che tengo teso con una sapiente masturbazione.

Intanto Carlo, alle mie spalle, mi ha fatto già squirtare un paio di volte solo leccandomi tutto l’apparato genitale, dal monte di venere al coccige e titillando con la lingua, con l’abilità che bene gli conosco, sia l’ano che la vagina; s’intrattiene soprattutto sul buchino e intuisco che è lì che vuole penetrarmi con la sua mazza non indifferente; mentre io m’impossesso dell’altro cazzo che era rimasto in attesa, lui, da dietro, m’infila di colpo il suo nel retto; lo accolgo con gioia.

Mi dedico appassionatamente al ragazzo che era rimasto in attesa e lecco lentamente, subdolamente, il frenulo e il meato, passo la lingua su tutta la cappella e lentamente mi faccio penetrare in bocca; il suo batacchio è simile, per forma e dimensione a quello dell’altro; penso che siano forse fratelli; ma l’identità la trovo anche col cazzo che mi sta sfondando il retto e mi dico che è solo un caso che i tre martelli siano della stessa specie; comunque, mi godo l’asta in bocca e quella nel culo.

Anche a lui prendo le mani e le porto a titillarmi il seno; è quasi più abile dell’altro a manipolare le mammelle e a titillare i capezzoli che continuano a farmi fremere di piacere; il cazzo nel culo comincia il suo vai e vieni che mi scatena orgasmi a ripetizione; questi mi fanno salivare e il cazzo del giovane scivola più agevolmente tra labbra e palato; insieme, i due sessi mi fanno raggiungere vette di piacere quasi dimenticate; è una gioia tenerli insieme, in bocca e in culo.

Prendo l’asta fuori dalla bocca tra indice e pollice e a stento riesco a chiudere il cerchio; mi do da fare a mandare la mano avanti e indietro e, mentre lo lascio copulare in bocca accompagnando con la lingua il movimento, lo masturbo con immenso piacere; è il primo a versarmi in bocca una lunghissima sborrata che sto bene attenta a far cadere tutta sulla lingua e a ingoiarla fino in fondo; mentre si sgonfia e si rilassa, mi rivolgo all’altro, lo prendo in bocca e lo titillo; gode anche lui e lo bevo.

Prima di andare avanti…

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