Vai al contenuto
Erotika
Vendetta non richiesta · Cap. 4
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 4 di 4 22 min di lettura

Vendetta non richiesta 4

Dalla sua posizione di potere, il brillante avvocato scopre che sua madre e la sua fidanzata, con la complicità di suo pae, lo riempiono di corna; organizza una terribile punizione e e due finixìson in ospedale masacrate da un supercazzo; finirà per pedonare, lascia la ragazza e si sposa con un nobilotta utile al gioco del suo mandatario

geniodirazza
1 anno fa · 298 letture · 0

Chiudo e stavolta blocco la chiamata; ma sto male, un male intenso, fisico, che mi prende allo stomaco; vomito anche l’anima; so che sto condannando due persone; ma avevo avvertito la mia fidanzata che, prima o poi, una simile decisione avrei dovuto prenderla; purtroppo, tocca proprio a lei; a meno che … decido di tornare a casa e di riesaminare ancora la situazione; ma sono molto combattuto tra il desiderio di vendetta e la coscienza che la grande troia è comunque mia madre.

Sistemo le cose con il mio ufficio e avverto il capogruppo che devo tornare a casa per gravi problemi familiari; arrivo in prima serata e decido di non farmi vivo con i miei fino all’indomani; telefono a un primario dell’ospedale e gli chiedo chi possa darmi informazioni su mia madre e sulla mia fidanzata; per una fortunata coincidenza, è proprio lui; poiché siamo vecchi amici, m’invita a casa sua e mi aggiorna.

Lara e Stefania sono state oggetto di una vera e propria aggressione sessuale da parte di almeno sei giovani assai ben dotati che comunque le hanno possedute con danni non gravissimi; l’intervento però di un altro soggetto, evidentemente fornito di una dotazione asinina, ha fatto danni gravissimi; certi organi non sono recuperabili, in particolare le ovaie e il clitoride; per il resto, si può procedere a una ricostruzione che potrebbe rimediare i danni.

La situazione peggiore è quella di mia madre, in considerazione anche dell’età; ma una parvenza di regolarità si può ipotizzare, escludendo la capacità riproduttiva e la sensibilità sessuale; per Stefania, più giovane di quasi trent’anni e strutturalmente più tonica e capace di recuperare le funzioni muscolari, può essere auspicato un recupero totale di vagina, utero, sfintere e ano, con regolari funzioni di contenimento ma limitazioni della capacità sessuali.

Gli chiedo cosa poteva costare la ricostruzione; mi avverte che solo una clinica importante può operare gli interventi e il costo sarebbe di almeno centomila euro per ciascuna; gli dico che andrò il giorno seguente in ospedale e che faccia preparare i documenti per il ricovero in clinica; in un raptus inspiegabile di generosità, m’incarico io di saldare le competenze; sono deciso a chiudere il capitolo col minore danno possibile.

Uscito da casa sua, mentre vado a cena, avverto Michele di comunicare al rosso che revoco la condanna ai ragazzi e che può lasciarli stare a casa, a patto che si comportino meglio; a don Pasquale, di far sapere che la vertenza col rosso si chiude e che le due donne devono essere lasciate definitivamente in pace; si rende conto delle scelte che faccio; mi avverte che la decisione può disturbare il Capo dei Capi, perché contravviene alle sue regole.

“So quello che faccio, Michele; don Pasquale mi deve molto; posso permettermi questo strappo; lui sa come rifarsi.”

Dopo cena, sono molto esitante sull’ipotesi di andare a dormire nell’appartamento che ho condiviso con Stefania e dove troppe cose mi avrebbero aggredito e mi sarebbero pesate sulla coscienza; decido di rifugiarmi nel mio vecchio studio e di riposare sul divano; trovo che tutto è perfettamente in ordine perché lo studio non ha mai smesso di funzionare e il personale, segretari e squadra delle pulizie, hanno tenuto in piena efficienza i locali.

Dormo male, naturalmente, in parte per la scarsa comodità del divano, in parte per i dubbi che mi assillano; mi lavo approssimativamente nel bagnetto; mi vesto con gli abiti che avevo da Roma; passo dal solito bar per fare colazione e, verso le dieci, vado all’ospedale; chiedo delle due e mi dicono che sono ricoverate nella stessa stanza doppia, dove ci sono altre persone arrivate presto la mattina.

Entrato, vedo subito mio padre su una sedia ai piedi del letto di sua moglie che dorme in una posa innaturale, forse per il dolore intenso; Stefania è seduta sul letto, appoggiata a una montagna di cuscini; sulle sedie ai piedi del letto due sconosciuti che intuisco essere sua madre e suo padre; entro senza un cenno di saluto, appoggio sui comodini delle due la copia della chiavetta USB che ho realizzato dall’originale e guardo interrogativamente mio padre; ha gli occhi lucidi.

“Grazie, Nando, speravo proprio che venissi … “

Noto che Stefania aveva messo la chiavetta nel suo tablet e stava guardando il filmato.

“Come stai?”

“Da quanto sapevi?”

“Da sabato scorso, al ristorante … “

“La ragazza ti ha aperto gli occhi … “

“Già, poi ho scoperto che sono il cornuto potente da abbattere, che da mesi mi riempivate di corna, che mi odiate come la peste dopo avermi costretto a essere quello che sono diventato … “

“Il reato è estinto o la pena deve ancora arrivare?”

“Hai sempre saputo che non decido io; avete sfidato forze superiori; temo che non sia finita; lei ha avviato la discesa, tu hai voluto che mi mettessi il cappio al collo chiedendomi di fare la telefonata che ti avrebbe condannata se sgarravi, poi mi hai convinto a legarmi a triplo filo accettando la candidatura; adesso il vostro comportamento vi porta alla condanna che sai … “

“Non ce la fai a evitarci le nerbate?”

“Intanto, le meritate tutte; poi non so se voglio ancora vincolarmi con un altro favore; non riesco a prendere decisioni; alla donna che amavo avrei chiesto consiglio; a te non posso fare altro che maledirti … “

“Quindi, è come se fossi nel famoso ‘miglio verde’?”

Mio padre capisce al volo.

“Lara rischia ancora?”

“Che cosa ha fatto per uscire dalle minacce?”

“Non puoi avere ancora un gesto di pietà, di compassione, di magnanimità, di umanità?”

“Se tu avessi compiuto un gesto di coraggio, se solo mi avessi avvertito la prima volta, non saremmo a questo punto … “

“Il passato è una storia di colpe di noi tre, tutti e tre; ma vorrei parlare di futuro con te; che tu lo voglia o no, è tua madre che condanni, è la tua donna che fai uccidere.”

“Eravate stati bene avvertiti; lei sapeva che avrebbe pagato tutte le conseguenze, Stefy sapeva che la condanna non l’avrei pronunciata io; tu non solo le hai coperte ma mi hai ingannato … “

“Ti ripeto; vedi un futuro o devo fare la scelta che mi hai suggerito?”

“Che cosa volete che faccia, visto che la mia vita la decidete voi?”

“Nando, l’unica cosa è un’altra telefonata; sei così coinvolto che non puoi peggiorare la tua situazione; se chiami, forse io posso ancora sperare di rimanere in vita e di costruire un mio futuro, anche se senza di te non mi attira affatto.”

“Ci hai pensato mentre ti facevi libidinosamente massacrare?”

“No; pensavo solo che il tuo potere potesse e dovesse essere umiliato … “

“Complimenti! E adesso, devi chiedere pietà in ginocchio … “

“No, ho la mia dignità; hai ragione anche stavolta; ho sbagliato e devo pagare; vuol dire che passerò i prossimi mesi ad aspettare che uno sconosciuto mi massacri in omaggio al tuo potere indiscutibile … “

“Tu sei Nando, il fidanzato, oh scusami, l’uomo tradito e umiliato da mia figlia, immagino. Io sono Franca, la mamma di Stefania.”

“Nicola, ti ricordi che cosa mi insegnavi quando non eri il traditore vigliacco che sei e lei non era la donnaccia che si è rivelata, ma eravate i genitori che adoravo e da cui accettavo tutto, soprattutto le indicazioni di vita? Mi dicevi che un bravo ragazzo si rivolge alla suocera col nome di mamma perché è una seconda madre; io ho seppellito mia madre qualche mese fa, sotto a un macellaio; e sono stato tradito, umiliato e mortificato dalla donna che amavo al di sopra di tutte le cose del mondo.

Franca, tu avresti dovuto essere per me ‘mamma’, in un momento in cui quella legittima e naturale perdeva il diritto; non so se ho sbagliato a non sposare Stefania; forse si sarebbe comportata comunque come ha fatto; ma forse avrei ancora un faro a cui rivolgermi, una mamma surrogata che forse poteva aiutarmi a uscire da questo ginepraio; invece sono qui a dirti che devo condannare a morte quella che credevo mia madre e quella che consideravo la mia compagna per sempre.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Indice dei capitoli

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista