Vendetta non richiesta 3
Ormai la situazione si è chiarita; i miei si sono trasferiti nell’appartamento sopra lo studio.
Io e Stefania viviamo quasi sempre nella mia casa, anche se lei, per prudenza, non ha lasciato l’appartamento che occupa da anni; nel quartiere dove vivevano i miei, la mafia ha imposto le sue leggi ma ha posto fine alle vessazioni; io continuo il mio lavoro di tutela degli interessi di don Pasquale, Stefania con quello delle piccole cause civili; non si è più accennato a ipotesi d’incesto di qualsiasi natura.
L’unico che non si ferma e inventa sempre nuove realtà è proprio don Pasquale che un giorno, al numero riservato del telefono privato mi ordina di parlare con un notaio che rappresenta i suoi interessi; questi mi dice senza perifrasi che sono stato indicato come il più valido candidato a ricoprire un incarico politico nazionale; don Pasquale mi garantisce l’elezione a parlamentare , in cambio, in alcune occasioni dovrò favorire le scelte da lui indicate; ho due giorni per decidere.
Solo con Stefania posso affrontare l’argomento e lei non esita a incitarmi ad accettare; ho fatto trenta tanto vale fare trentuno, è il commento; vincolato come sono, non vale la pena di reclamare una verginità che più non esiste; mio padre se ne rammarica un poco, perché in lui prevale il senso del dolore per la dignità piegata al malaffare; mia madre invece non sta nella pelle all’idea che suo figlio cresca anche politicamente; per lei continua a pesare la ‘misura’ del successo.
Neanche la considerazione che passerò gran parte della settimana a Roma, tornando solo per il week end, riesce a frenare le due donne che mi amano; accetto l’impegno e sei mesi dopo mi trasferisco a Roma, dove hanno reperito per me un ottimo appartamento; dopo qualche tentennamento iniziale, mi muovo nel nuovo ambiente come un pesce in acquario, ‘scoprendo’ le ‘nicchie di rifugio’ e i trucchi per sopravvivere alle ‘coltellate’ che arrivano da ogni parte.
Passo i fine settimana a casa e sono nottate di fuoco con Stefania che è orgogliosissima del mio nuovo impegno e sembra ammirarmi molto, umanamente e professionalmente; quotidianamente, ci sentiamo in Skype e lei mi fa il resoconto della sua giornata; io le racconto le storielle e le situazioni nuove in cui m’imbatto; cerchiamo in ogni modo di tenere fuori i discorsi che riguardano le nostre vite sessuali, ma non possiamo esimerci alla fine di parlarne.
L’intesa vale sempre, se uno dei due prevede una trasgressione, deve subito parlarne; quando, per un qualsiasi motivo, non è in grado di avvisare in anticipo, deve raccontare tutto, nei particolari, immediatamente dopo; in mancanza di comunicazione, la colpa è tradimento e avrà la conseguenza necessaria, Stefania mi assicura che per quei primi mesi non le è capitato e non ha cercato nessuna occasione; le confido che il lavoro m’impedisce perfino di pensarci.
Intanto l’ineffabile don Pasquale mi carica continuamente d’impegni nuovi e mi fa nominare a vario titolo in molte aziende e iniziative da lui controllate; in particolare, mi colpisce che mi attribuisca l’Amministrazione generale di un privè sito in un albergo vicino alla nostra città; cerco di obiettare che la cosa non è esattamente di mio gusto ma mi assicura che è formalmente inattaccabile e che produce un gran flusso di denaro; non posso rifiutare.
Alla fine del quinto mese di pendolarità tra casa e Roma, riesco a ritagliarmi una vacanza un po’ più lunga; un po’ per curiosità, un po’ perché sollecitato dal mio ‘protettore’, il venerdì che rientro, prima ancora di andare a casa, passo dal famoso albergo e vado al privè dove incontro facce ossequenti ma seriamente preoccupate; mi aspetta un fedelissimo di don Pasquale col quale mi rapporto di solito e gli chiedo di farmi vedere l’ufficio e le competenze.
Mi avverte che c’è qualcosa che mi turberà e mi accompagna alla scrivania, apre un computer e manda un video che mi sembra assai lungo; fa parte della collezione quotidiana dei video di sorveglianza e si riferisce a pochi giorni prima; posso solo seguire incuriosito le prime scene; a un tratto compare all’ingresso Stefania, accompagnata da un ragazzo ben piantato, elegante, vestito disinvoltamente in jeans e maglietta; comincio a tremare.
Si vanno a sedere a un tavolo e bevono un drink; a un tratto, i movimenti si fanno molto più disinvolti e il ragazzo infila una mano nel vestito di lei, palpandole il seno; vedo nettamente il pollice e l’indice strofinare il capezzolo; lei fa la smorfia che conosco, segno che gode, si rovescia lussuriosa su di lui e si baciano appassionatamente; un pugno nello stomaco mi torce le budella, perché quella sera la ricordo bene e lei non mi aveva avvertito di niente; né aveva parlato il giorno dopo.
Cosciente che mi ha fatto letteralmente le corna, mi assale una collera mai provata prima; l’altro mi frena e m’invita a guardare perché lo spettacolo, anche se mi turberà molto, vale la pena di essere visto fino alla fine; decido di fare un poco di zapping e di accorciare al massimo il tormento, ma faccio in modo che niente mi sfugga di quanto è avvenuto, frenando a stento i conati di vomito che a mano a mano crescono dal mio stomaco.
Dopo aver pomiciato a lungo al tavolo, lui la invita a ballare; in realtà, non fanno altro che pomiciare in piedi sulla pista, con lei che strofina il ventre contro il suo e l’altro che le fa sentire la grossa mazza, visibile anche dal monitor, fra le cosce fino a solleticarle la vulva; non contento, le massaggia le natiche lussuriosamente; nel giro di poco, le provoca un violento orgasmo il cui urlo arriva fino a noi.
Un altro ragazzo, anche lui ben piantato e ben dotato, si pianta alle sue spalle e ballano in tre, ma in realtà la possiedono in due, perché le hanno sollevato il vestito e la penetrano in contemporanea; per un momento urla di dolore, poi comincia a partecipare libidinosamente alla doppia copula; sono allibito, non riesco a credere ai miei occhi; Stefania non è quella donna; chiedo di fermare il video e di riportarlo al momento del drink; avanzano per fotogrammi.
Con lo zoom riescono a mettere a fuoco che il tizio ha sciolto nel bicchiere della mia donna una pastiglia, forse quella nota come ‘dello stupro’ che l’ha privata di volontà e l’ha resa schiava prima di uno e poi di entrambi; chiedo chi siano i due e mi rispondono che sono in una sala a fianco; uno dei due si vanta di essere figlio del ‘rosso’, un avversario e concorrente di don Pasquale, col quale ha una lunga controversia sopita ma non chiarita.
Mi fanno vedere il resto del video e non posso che inorridire di fronte a quello che Stefania riesce a fare quella notte; si spostano in tre e vanno al corridoio delle sale speciali; la prima che occupano ha solo un grande letto al centro; il primo, il biondino, si distende sul letto e Stefania gli monta addosso in uno spegni candela classico, facendosi arrivare fino allo stomaco l’asta enorme dell’altro; l’altro, il moretto, si accosta alle spalle e la penetra con violenza nell’ano, senza lubrificare.
Lei dapprima urla come un agnello squartato, poi comincia a gemere di goduria; un altro ragazzo, entrato in quel momento, le pianta in bocca una verga extra large per lunghezza e grossezza; Stefania s’impegna a farsi possedere in vagina e nell’ano, mentre succhia la terza mazza e si lascia copulare in bocca; i tre s’impegnano a lungo a possederla ciascuno in un buco, finché, con grugniti disumani, esplodono l’orgasmo contemporaneamente.
Si spostano da quella sala e lei ha difficoltà a camminare, con lo sfintere sfondato, ma poi si riprende e passano ad altre sale; in una subisce l’assalto di cinque individui tutti ben dotati; nella sala del Glory Hole si intrattiene alcune ore succhiando una decina di falli e prendendone altrettanti in vagina e nel retto; in un’altra masturba e manipola sessi finché il polso le regge; alla fine, ormai distrutta fisicamente, viene accompagnata fuori, caricata su un tassì e spedita via.
