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Erotika
Vendetta non richiesta · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 17 min di lettura

Vendetta non richiesta 1

Un brillante avvocato scopre che sua madre è una puttana conosciuta da tutti; la affronta, ma è costretto a scoprire, a sue spese, che il mammasantissima da cui dipende solo parzialmente ha avviato una punizione che tocca tutto il quartiere; il rapporto con sua madre diventa dificilissimo.

geniodirazza
1 anno fa · 445 letture · 0

Vendetta non richiesta 1

Ho il cuore in subbuglio, mentre mi avvicino all’appartamento dei miei, quello dove fino a pochi anni addietro ho vissuto tutta la mia esistenza, prima che aprissi il mio studio in centro per diventare l’avvocato di grido, famoso per essere il difensore di tutti i mafiosi della regione e per questo ricco e temuto.

Una parte di me spera di scoprire che è tutta una montatura, un errore dell’agenzia che, senza neppure esserne richiesta da me, forse su commissione di qualche ‘amico’ rimasto sconosciuto, mi ha consegnato, con mio enorme dolore, un ampio e documentato dossier sui comportamenti di mia madre.

L’altra parte, però, guarda con terrore all’ipotesi che non ci siano stati errori, peraltro assai improbabili, e che rischio di trovarmi davanti a una realtà per me assolutamente inaccettabile.

Il primo approccio con la casa, quando apro con la chiave che non ho mai lasciato, non fa per niente sperare bene; non ho sentore della presenza di mio padre che, per quello che mi hanno informato, dovrebbe essere in casa per un’indisposizione che gli ha impedito di andare al lavoro; né vedo tracce della presenza di mia madre che, da brava massaia, a quell’ora dovrebbe essere affaccendata nei lavori domestici di cui è appassionata cultrice.

Regna nelle stanze e nei corridoi, un silenzio di tomba; rumori vaghi si avvertono dalla camera dove, penso, mio padre è presumibilmente a letto assistito amorosamente da mia madre; quando mi avvicino alla porta socchiusa, i rumori diventano netti e sono tutt’altro che di persone dedite all’assistenza a un malato.

Dallo spiraglio tra le due ante della porta vedo immediatamente mio padre legato mani e piedi alla poltrona accanto al letto che, come so, domina la parete di fronte all’entrata; rimango di sasso, senza fiato, temendo un’aggressione; ma lo specchio a quattro ante dell’armadio laterale mi presenta un quadro ben più allucinante.

Sdraiato sul letto, con la testa verso la porta, è steso un maschio all’apparenza piuttosto selvaggio che se ne sta sdraiato con un fallo enorme, sicuramente superiore alla media, ritto in mezzo alle gambe, tra le quali è stesa mia madre, completamente nuda, con il viso rivolto a mio padre al quale dedica smorfie oscene.

Lei piega continuamente la testa verso quella bestia e lecca golosamente i testicoli grossi come albicocche e, da lì, risale lungo l’asta; lo fa più volte, fino alla cappella aperta come un fungo quasi a coprire lo spessore della mazza, che alla fine ingoia per intero, con mia enorme sorpresa, fino a toccare con le labbra i peli del pube; odo nettamente le volgarità che lo stallone le rivolge e vedo chiaramente, con una sensazione di schifo violento, mia madre piegare la mano nel segno delle corna rivolte verso mio padre, mentre gli grida estasiata.

“Vedi, cornuto, come mi fa godere uno stallone vero; questo sì che è un signor fallo, altro che il tuo pisellino inutile e floscio!”

Ho preso il telefonino e riesco a registrare gesti e suoni con vivezza immediata; per un attimo penso di entrare di sorpresa e scatenarmi; poi decido che devo documentare bene l’azione, per quando agirò contro mia madre; mi placo, mi sistemo col telefonino e registro tutto l’amplesso.

Sempre con la colonna sonora delle parolacce di lui e il dileggio di lei al marito, si lanciano nella copula; mia madre gli monta addosso, si fa penetrare violentemente in vagina da quella bestia e lo cavalca a lungo, lussuriosamente, gemendo e godendo; lui la sbatte letteralmente sul letto, le spalanca le cosce e prende a succhiarle il clitoride, strappandole autentici urli di goduria; quando lei si distende languida, le ritorna addosso e la monta alla missionaria.

Deve avere un’ottima resistenza, lo stallone, perché dopo qualche minuto la fa girare, la obbliga a stare carponi e le infila, a freddo, senza lubrificazione, l’enorme fallo nell’ano; lei urla, una prima volta dal dolore e subito dopo per goduria; vanno avanti per qualche minuto, poi lui eiacula nel retto esclamando.

“Devo andare, mi aspettano al negozio!”

Si riveste in fretta, mentre mia madre sembra godersi l’orgasmo tenendosi la vulva; apre la porta e si trova davanti a me che, pistola spianata, lo aspetto deciso anche a sparargli se tenta di aggredirmi; è molto grosso, il macellaio, l’ho riconosciuto, ma io ho l’autorizzazione a girare armato per difesa e lui è uno sconosciuto, secondo la mia tesi, penetrato in casa, che ha legato mio padre alla sedia per fare violenza a mia madre.

“E tu chi diavolo sei?”

Domanda spaventato.

“Nando che ci fai qui? Attento … è mio figlio!”

Interviene mia madre.

“Oddio, l’avvocato?”

E’ in evidente imbarazzo, il maiale; sfila a fianco a me e fugge spaventato; slego mio padre mentre mia madre cerca di coprirsi, non si era mai fatta vedere da me nuda come in quel momento, e mi chiede balbettando di lasciarla andare a lavarsi.

“Forse puoi anche ripulirti dello sperma che hai accolto nel ventre con tanto piacere, ma di lavarti la coscienza dalla colpa, non t’illudere proprio!”

Accompagno mio padre in cucina; si offre di prepararmi un caffè; gli dico che non è il caso e accenno ad andarmene; sopraggiunge mia madre, in accappatoio, e mi apostrofa con rabbia.

“Come ti sei permesso di entrare in casa senza avvisare?”

“Signora, mi perdoni ma io ero di casa qui ed ho regolarmente la chiave; forse lei ignora che ero il padrone di casa, solo qualche anno fa …. “

“Lara, che diavolo dici; lui è padrone di entrare a casa sua come e quando vuole; dal momento poi che ci entrano certi personaggi a fare il proprio comodo, sei almeno ridicola … “

Mio padre è lapidario, lei ha il buonsenso di tacere.

“Perché mi chiami signora? Hai dimenticato che sono tua madre?”

“Una troia che copula come una vacca sotto un toro selvaggio e che fa il segno delle corna a mio padre non ha niente a che vedere con mia madre, donna morigerata e corretta con tutti.”

“E tu come saresti nato se non avessi copulato?”

“Mia madre, dopo la favola del cavolfiore, mi spiegò che ero nato da un gesto d’amore tra lei e mio padre; una troia che tratta suo marito da cornuto e che si fa montare come una vacca brada non ha neppure il diritto di chiamarsi madre; la prego, anzi, da questo momento, di non farsi scappare mai più quel sostantivo nei discorsi che eventualmente intervenissero tra di noi; io non intendo mai più dialogare con lei, se non in termini ufficiali e legali; forse chiederò se è possibile disconoscere la maternità di una prostituta qualsiasi che si spaccia per mia madre; non voglio mai più avere notizie di lei e delle sue colpe.”

“Avvocato, qui non siamo in tribunale; quello che ho fatto non è certamente da vantarsi; ma non è neppure da tribunale; ormai è da anni che l’adulterio non è reato penale.”

“Signora, vedo che è bene informata; però il suo comportamento non è definibile, se non si vuole incorrere in un reato; sappia anche che lei sarà moralmente colpevole di tutto quanto deriverà da questo che lei sembra considerare un errore e che invece io etichetto come colpa imperdonabile; gli errori si pagano e lei pagherà quest’errore per tutta la vita, mi creda.”

Non sa cosa rispondere, guardo mio padre e gli chiedo.

“Da quanto tempo va avanti questa storia? Perché non hai reagito?”

“Due anni fa Lara assaggiò un fallo che era più grosso del mio, commettendo il primo adulterio; poi ha continuato su questa strada e mi ha costretto a subire le angherie sue e dei suoi amanti, trasformando una leggerezza in colpa imperdonabile; non ce la faccio a ribellarmi perché la amo ancora, nonostante tutto, e non voglio perderla.”

Prima di andare avanti…

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