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Erotika
Vendetta non richiesta · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 18 min di lettura

Vendetta non richiesta 3

Da Roma, dove si è trasferito dopo avere accettato, su pressione dlela fidanzata, di farsi eleggere deputato, il brillante avvocato scopre che madre e fidanzata riemoiono di corna lui e suo padre frequentando locali privé che lui gestisce per conto del mammasantissima

geniodirazza
1 anno fa · 264 letture · 0

Mi faccio consegnare la copia del video e chiedo di incontrare gli autori; mi accompagnano nella sala e li trovo torvi e arroganti che fumano; faccio un segno e un uomo di guardia gli strappa le sigarette; il biondo tenta di ribellarsi; il controllore lo sbatte con violenza sulla sedia e gli impone il silenzio di fronte al capo dei capi; l’altro minaccia di rivolgersi a suo padre; gli consegnano un telefonino e gli impongono di chiamarlo.

Non devo neppure intervenire; il mio collaboratore ha già telefonato a don Pasquale che mi ha lasciato carta bianca; quando il rosso risponde faccio mettere il vivavoce.

“Salve, parla l’onorevole o se preferisce l’avvocato.”

“Onorevole, cosa c’è di tanto importante?”

“Tuo figlio ha osato drogare e violentare la mia donna. La punizione sarebbe di trenta nerbate. Che dici?”

“Imbecille è vero?”

“Papà, ma io non sapevo … C’è anche Franchino con me e pure lui è a rischio … “

“Ah, doppia preda … Onorevole, qual è l’alternativa?”

“Stamattina hai preso due appalti importanti; se, trasferiti con atto notarile, arrivano sulla mia scrivania entro mezz’ora e i ragazzi vengono fatti scomparire dal Paese entro una settimana, la punizione decade. Se fai obiezione, te li rimando come risulteranno dopo il trattamento.”

“Va bene; tra mezz’ora i contratti saranno sulla tua scrivania e domani i ragazzi andranno in Sudamerica a imparare a vivere. Riesci a ritenere chiuso l’incidente?”

“Non chiudo niente; concilio questo episodio; ma al primo sgarro vi ammazzo personalmente, a loro, a te e a tutta la vostra famiglia allargata fino ai compari. E’ una promessa!”

“Scusa l’offesa; non ci saranno conseguenze. Buonanotte.”

Nella mezz’ora successiva la paura si taglia col coltello; il moretto si piscia addosso dalla paura e il biondino trema a ogni movimento dei miei uomini; prima che i termini scadano, sono sul mio tavolo i contratti miliardari che daranno un brutto colpo al rosso e faranno godere don Pasquale; faccio cenno che li lascino liberi e il biondino commette un grave errore; mentre si sta allontanando, arrivato davanti a me, in piedi accanto alla porta, esclama.

“Però avresti dovuto vedere come godeva la troia!”

Il calcio che gli arriva nei testicoli è la scarica di tutta la tensione che ho accumulato in quelle ore; sento gli organi separati, spinti e premuti dalla punta della scarpa, che raggiunge la prostata e la schiaccia; lancia un urlo disumano di dolore e si abbatte a terra urlando; il moretto lo prende per le spalle, lo solleva e lo porta via piangente; chiedo ragguagli sullo stato del privé e m’informo sulle prospettive; lascio al mio vice il compito di seguire la struttura e me ne vado a casa.

Mi aspettano tutti e tre, padre madre e fidanzata; hanno l’aria allegra del gatto che ha mangiato un topo grasso; passo senza guardarli e vado in bagno; passando, getto sul tavolo, davanti a Stefania, la copia del video; mi guarda interrogativa; espleto le mie funzioni, rientro nella sala comune e chiedo a mia madre se c’è da mangiare.

“Pensavamo di andare a cena fuori tutti e quattro … “

“Vado al ristorante … da solo!”

Non riesco a mandare giù niente, le farfalle ancora mi agitano lo stomaco e i conati di vomito non si fermano; dopo circa un quarto d’ora, mio padre viene a sedersi di fronte a me.

“Tutto sembra contro Stefania, ma era stata drogata … “

“Hai visto il filmato?”

“Si; ho visto anche i referti dell’ospedale, il giorno dopo; aveva assunto, senza saperlo, la droga dello stupro … “

“Perché difendi quell’imbecille? Per caso te ne sei innamorato? Per caso ci hai copulato anche tu, in mia assenza?”

Vedo mio padre contrarsi tutto e stringere i pugni; me ne aspetto uno in piena faccia; si frena.

“Nando, sei fuori di te; non è il posto per dirci quello che pensiamo l’uno dell’altro, torna a casa e parliamone, se hai un minimo di dignità; altrimenti stasera resti solo … e per sempre, perché io e tua madre usciamo dalla tua carità pelosa e ci troviamo un buco per alloggiare; e Stefania ti lascia per sempre, a te stesso e alla tua rabbia camorristica … “

“Andiamo a casa … “

Il breve tratto da percorrere è una via crucis di silenzi rabbiosi e di odio represso; appena la porta si chiude dietro le nostre spalle, un padre che non conoscevo si esprime con la massima violenza.

“Sei un farabutto malavitoso, vigliacco come tutti i malviventi che rappresenti, non hai un minimo di umanità e non conosci neppure il buonsenso per dialogare da uomo; ti sei comportato come l’essere più abietto della terra, tua madre l’hai definita troia; te la prendi con una povera ragazza che ha solo il torto di amarti; adesso arrivi a mettere in dubbio la mia onestà di padre; mi fai schifo più di tutti i malavitosi con cui sei in combutta.

Io conosco bene quello che è successo ed ho pazientato come sempre sono abituato a fare perché voglio andare avanti; tu hai sentito una sola campana e hai condannato tutti. Sei un verme indegno di qualunque affetto … “

“Senti, mezzo uomo, tu puoi avere tutte le corna che vuoi ed esserne contento; se io sono un mafioso, è perché tua moglie mi ci ha costretto, favorito da quella mezza troia che mi ha convinto a piegarmi al mafioso; se ti azzardi a tenere con me il tono arrogante che non hai saputo usare con tua moglie quando era necessario, siete voi che non mi vedrete più. Mi sai dire perché mi avete taciuto questo per giorni? Senti, Stefy; io non voglio aggredire perché oggi ho già usato troppa violenza.

Cominciamo dal principio. Perché non mi hai avvertito che avevi appuntamento col biondino? Non era nei patti che, se ti prendevi una sera di libertà, mi avvertivi?”

“E’ successo tutto dopo che c’eravamo sentiti; a quel punto non ho voluto tornare a chiamarti per non disturbarti; ho pensato che non sarebbe successo niente di grave e che te ne avrei parlato l’indomani … “

“Già … e hai continuato a non disturbarmi anche quando avete deciso di andare al privè … “

“Ero sempre convinta che non sarebbe successo niente e non ho voluto disturbarti … “

“Certo … meglio che il disturbo lo avessi dopo, tutto insieme, con le aggravanti del caso … “

“Ho sbagliato; dimmi che non ce la fai a tenermi con te e me ne vado, ora stesso; sapevo che rischiavo questo; ho sbagliato e pago … Addio! Nicola, Lara, perdonatemi, vi voglio bene … “

“Ragazza, nella mia nuova logica, quella che tu hai scelto, le corna al capo si pagano care. Tu non sei esente … “

“Aspetta! Se esci da questa casa, noi veniamo con te; stasera ci arrangiamo e da domani liberiamo la vita dell’onorevole dalle presenze che lo schiavo di don Pasquale ritiene indegne … “

“Amico, non ti azzardare a dire certe cose; io non sono schiavo di nessuno!”

“No, scusatelo, il mostro che il mio utero ha prodotto, è tua la definizione, ricordi?, quel mostro è solo schiavo della sua arroganza, della sua smania di controllare anche le nostre vagine; ed ha avuto anche ragione, quando si è trattato della mia che io ho usato contro la sua incommensurabile maestà; ma si sente al di sopra di tutto anche quando si tratta della disgrazia capitata a una povera ragazza … “

“Tu sei una troia conclamata. La povera ragazza doveva solo dire alla reception che era la mia fidanzata; alla donna del capo nessuno avrebbe osato torcere un capello … !”

“Hai ragione, ho sbagliato un’altra volta, perché non mi sono ricordata che il mio amore era proprietario del locale; mi sono lasciata andare all’idea di una serata diversa ed ho perso la testa. Giusto, hai perfettamente ragione; Nicola, perdonami, ma non me la sento più di chiedere scusa a un padrone così autorevole; io devo andare via, non ci resisto più accanto a chi mi dimostra tanto schifo; ho casa mia e mi rifugio là; se decidete, lo spazio per voi si ricava, stringendoci. Io me ne vado.”

“Nando, questo è un atto finale; qui ci sono le chiavi del ‘tuo’ appartamento; io te le appoggio sul tavolo; se il tuo bisogno di vendetta ti spinge a cacciarci fuori dalla tua vita, prendile e fanne l’uso che vuoi; se vuoi ricucire quell’unità che abbiamo realizzato con l’amore, non con lo sperma che si lava via, allora rifletti che qualunque orgasmo si cancella se l’amore prevale; se vuoi ragionare, dammi quelle chiavi, perdona quel che è stato, parlatene, a lungo, anche senza amore, senza toccarvi.

Prima di andare avanti…

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