In moltissime occasioni l’orgasmo viene loro provocato da diversi falli che stimolano, da sotto le minigonne microscopiche e spostando il perizoma inesistente, titillando i clitoridi e stuzzicando le vulve dall’imbocco; leggo gli orgasmi di Stefania dalle smorfie che ben conosco e mi rendo conto che gode fino in fondo; più volte sento nettamente che brindano al prepotente cornuto che stanno cornificando; si danno di gomito e ridono.
Per un raptus di perversione, telefono a mio padre; mi risponde subito; chiedo di parlare con sua moglie; mi dice che è uscita; rifletto ad alta voce.
“Già, è mercoledì, la serata delle troie; buon divertimento a te e a loro! Stai attento a domani, potrebbero esserci grandi sorprese!”
Sentiamo nettamente il telefonino di mia madre squillare; risponde, manda al diavolo l’interlocutore e ripiomba addosso ai ragazzi che la stanno palpando da tutte le parti; dico a Michele di far partire la trappola e con un gesto, gli indico ‘nessuna pietà’; mi guarda spaventato; non mi ha mai visto così spietato; ha anche qualche piccola esitazione; poi comunica qualcosa ai ragazzi in pista.
Le due sono accompagnate in una sala con un solo enorme letto; i sei accompagnatori le montano prima individualmente, poi in doppie classiche vagina ano, poi in trio con l’aggiunta di una fellazione; le due, imperterrite, godono versando continuamente umori dalle vagine e urlano piacere a ogni nuova penetrazione, quando i ragazzi si alternano nel turno, evitando in ogni modo di eiaculare per non spomparsi.
A un segnale di Michele, godono contemporaneamente, tre su una donna e tre sull’altra; si sentono le grida di giubilo delle due mentre lo sperma le riempie nell’utero, nel retto e in gola; altri ragazzi che se ne erano stai immobili lungo le pareti subentrano, ma si limitano ad accompagnarle lungo il corridoio ad altre sale; nella prima che occupano, le possiedono in piedi, davanti e dietro, invitando alcuni giovani neri assai nerboruti a sostituirli.
Odo le urla delle due, inizialmente di sorpresa e di dolore, diventare sempre più di godimento esaltante; lo schifo mi prende allo stomaco e comincio a sentirmi quasi male; Stefania è portata in un’altra sala, dove una ventina di energumeni la prende in tutti i modi, in tutte le posizioni, in tutti i fori praticabili finché, insieme, le versano addosso decine di eiaculazioni che le coprono il corpo di sperma; lei ride felice.
Lara ha subito una sorte analoga in altra sala, dove è passata da un sesso cavallino all’altro ridendo e gioendo come una pasqua; per circa due ore si scatenano in un sabba di sesso violento pazzesco; il colmo lo raggiungono nella sala del Glory Hole, dove fanno godere con la bocca non meno di dieci falli ciascuna, tutti di notevoli dimensioni, mentre vagine e ani sono riempiti contemporaneamente da altri maschi presenti.
Siamo all’apice della serata; Michele da un ordine e due dei ragazzi le prendono per mano e le accompagnano a una sala che è indicata da un cartello come ‘sala nera’; prima di varcare la soglia, si sente netta la voce del ragazzo che le avverte che entrare lì è pericoloso; fa leggere la scritta ripresa da Dante, che campeggia come all’ingresso alla città di Dite; suggerisce che il dolore in quella sala può risultare insopportabile; le due fanno spallucce e li obbligano a spostarsi per entrare.
Dentro ci sono due letti gemelli e sei ragazzi in piedi; le loro mazze sono cavalline, dai venticinque centimetri in su; senza esitazione si lanciano sul più vicino e prendono a succhiare i sessi; se li passano tutti con la bocca; poi si stendono ciascuna su un lettino e li prendono, in fila, tutti e sei in vagina e nell’ano; si ode soltanto l’urlo continuo delle due che godono; per un attimo spero che si siano svuotate e almeno smettano; ma non è così.
Quando due dei ragazzi chiedono a ciascuna se vuole rendere più vivace l’incontro facendosi ammanettare al letto, le due si guardano in faccia scoppiano in una risata e danno l’assenso; quando sono ancorate ai montanti de letto, la porta si apre ed entra ‘il calabrese’; tra le sue cosce oscilla un sesso a dir poco spaventoso; le donne hanno la visuale coperta dai giovani che le ammanettano e le possiedono.
Quando si alzano e si allontanano, il grido di Stefania è assolutamente disumano.
“Noooooooooo, Lara questo è venuto ad ammazzarci. Nando, ti prego; lo so che mi senti, abbi pietà, sii umano almeno quel poco che ci risparmi la vita; faremo quello che vuoi, saremo le tue schiave, non farci massacrare così!”
Michele da un segnale e il calabrese avanza verso Lara, completamente spalancata, inchiodata in croce sul lettino; non ho motivo per assistere oltre; dico a Michele di procedere fino alla fine senza pietà, esco, monto in auto e mi dirigo a Roma; lungo il corridoio, mentre mi allontano, odo le urla di mia madre massacrata a chiudere il cerchio della sua imbecillità.
Rientro che albeggia e passo a letto la mattinata; quando mi alzo, mollemente mi adagio nelle funzioni quotidiane, doccia, rasatura, vestizione; per il caffè, telefono al bar e mi faccio portare la colazione che consumo in cucina; ho silenziato il telefono ma di tanto in tanto un lieve segnale mi avverte che ci sono tentativi di chiamata a cui risponde la segreteria; prima di uscire per andare a lavorare, decido di rispondere.
“Ciao Nicola, che diamine vuoi ancora?”
“Ho bisogno di aiuto; Lara e Stefania sono all’ospedale in pessime condizioni.”
“Hanno avuto un incidente?”
“No … “
“Senti non ho tempo da perdere; decidi se vuoi parlare o preferisci andare al diavolo!”
“Il calabrese le ha ridotto male!”
“Ti spieghi per favore, o fai ancora lo struzzo e nascondi la testa?”
“Tua madre e la tua fidanzata sono andate al privè dell’albergo, hanno trovato il calabrese e le ha devastate!”
“Ah, tua moglie e la mia ex sono così troie che frequentano i privè alle mie spalle, mi fanno le corna, mi chiamano cornuto, si scontrano col peggiore nemico, sapendo che ha un compito da svolgere; e tu pretendi che io faccia qualcosa per quelle due fogne?”
“Quando vieni a casa?”
“Nicola, mio padre, mia madre e la mia fidanzata sono morti sabato scorso, ricordi, a tavola, quando i loro altarini sono stati scoperti; io non ho più una casa; ora appartengo a una nuova famiglia, quella che tu non riconoscerai mai; non abbiamo una casa e viviamo dove capita; non c’è una casa a cui tornare. Addio!”
Stacco la comunicazione; mi richiama immediatamente.
“Senti, ho impegni fino a domani a mezzogiorno; poi devo occuparmi dei miei interessi nella vostra città; se trovo un momento per parlare, ci incontriamo e mi fai la solita lamentela sull’umanità, sui tuoi bisogni, sul perdono e su tutte le altre imbecillità che ti appartengono; forse ti starò anche ad ascoltare per i pochi minuti che ti potrò dedicare; ma i fatti sono già avvenuti, non sono decisi da me e non voglio occuparmene nemmeno di striscio.
Bada che quelle due non hanno ancora pagato il debito che hanno contratto con la famiglia; io ho già venduto l’anima; ricordati che hai mentito spudoratamente e mi avete costretto a comportarmi da mafioso con due ragazzi che avevano avuto solo la colpa di farsi affascinare da Stefania e farle fare l’amore come lei aveva chiesto; non hai tu e non hanno loro nessun diritto a chiedere niente; avete condizionato la mia vita; e ancora non è finita l’ira di Lui.
Vi avevo avvertito che lei avrebbe pagato tutte le conseguenze delle sue colpe; ora si aggiungono le tue e quelle di Stefania; la colpa non è stata ancora scontata; prima o poi sconteranno la condanna definitiva, perché io non chiederò più indulgenza come ho già fatto per tua moglie. Forse dovreste pensare a un bel suicidio di massa.”
