Non ha il pisellino, Nando; non ha neppure la supermazza che forse tu hai cercato a un certo momento della tua vita; ma usa quello che ha, che non è poco, in maniera che non m’interesserebbero i venticinque centimetri; basta lui a farmi andare in paradiso, in tutti i paradisi dei credenti di ogni confessione; a questo punto mi hai instillato la curiosità di vedere che cosa ti ha deluso in Nicola per farti andare a cercare le mazze forti.”
“Stefy, è lei che è malata; anche lui è nudo, nel video, e ti ci vorrebbe poco a capire che ha più o meno le stesse mie dimensioni; è stata lei a impazzire non so per chi o perché; stai certa che non è lui che l’ha delusa ma è stata lei che ha avuto una crisi di ninfomania e di masochismo, perché voleva vedere che cosa ci fosse nelle altre stanze e ha disprezzato quella dove aveva trovato tantissimo amore, per venti anni e più.
Quando vivevo in casa, li ho spesso sentiti accoppiarsi; e lei urlava che la sentivano dalla piazza, credimi; e non perché fosse abile lei, ma perché lui sapeva guidarla.”
“Ma allora, quello di spiarci è un vizio antico?”
“Stupida, spiarti non spiarvi; non m’interessava mio padre; era nel tuo utero che volevo tornare, come tutti i ragazzi in tempesta di ormoni; eri tu l’unica donna che volevo; capisci quanto dolore mi ha dato vederti sprecare in braccio a un maiale? Capisci quale strazio hai fatto di un mio mito dell’adolescenza? Ti amavo e ti amo, anche col corpo; e tu ti sei buttata nella spazzatura; arrivi a capire perché ti odio tanto?”
“Quello che capisco è che mi desideravi tanto e non hai fatto niente per dirmelo.”
“Stupida, non lo dovevo dire a una troia che si lascia sbattere da chiunque, dovevo dirlo alla mia mamma adorata, quella che avevo messo sull’altare della Vergine; quella madre che, se avessi osato accennare a un discorso d’incesto, mi avrebbe fatto girare la testa come una trottola, a suon di sberle; per questo dovevo amarla in segreto e da lontano.”
“Lara, perdona la mia faccia tosta, ma non trovi che state parlando troppo significativamente d’incesto, tu e tuo figlio, che è anche il mio uomo? Avete deciso di farmi ingelosire o volete che guardi Nicola con desiderio lussurioso?”
“Nico, mi sa che avevi veramente ragione.”
“In che, mamma?”
“Tuo padre, quando facciamo l’amore, non fa che ripetermi che io sto agitandomi perché vorrei assaggiare mio figlio, a letto; ora scopro che anche tu vorresti assaggiare tua madre; e forse una delle leve della mia follia è stata proprio questa. Ho sempre ritenuto assurda l’idea di un incesto; invece stiamo quasi complottando perché io finisca a letto con te.”
“Se solo fai un accenno, ci penso io a violentarti, non ti mando il calabrese.”
“Ehi, ragazzo; ed io che faccio, la bella statuina?”
“Stefy, siamo chiari; se capita l’occasione e ne parliamo prima, non c’è dolo; e si può fare; che sia mia madre, una nostra amica o una sconosciuta che differenza ti fa?”
“In primo luogo, l’accordo è che non ci deve essere amore ma solo passione; e voi siete fin troppo innamorati; secondariamente, abbiamo anche fissato che, se è possibile, si cerca il bilanciamento.”
“Bene; ma qui che hai?”
“Un uomo di cinquant’anni, molto affascinante che è un’ora che non toglie gli occhi dal mio seno e dal mio sedere, che mi sta facendo eccitare fino a bagnarmi.”
“Vorresti fare l’amore con mio padre? Non è vecchio per te?”
“Scusami, Lara; tua madre è una giovincella vergine?”
“Touchè; ma pensi che lui ci starebbe?”
“Ci sta, ci sta, imbecille. Tu dici che ragioni con la testa ed io con l’utero. Beh, la tua testa non ha toccato una verità fondamentale, l’amore tra noi tre, io tu e tuo padre.
Vuoi sapere perché sono impazzita? Perché te n’eri andato, dopo avermi fatto soffrire l’inferno parlando delle ragazze che ti portavi a letto, senza neanche tastarmi un seno; tuo padre ha sopportato perché sapeva che lo umiliavo per umiliare te, che lo facevo nella casa dove eri cresciuto per punirti, nel letto dove quest’utero ti aveva partorito, per distruggere anche il ricordo di te. Capisci finalmente?
Mi sono comportata da troia perché la ‘mammina’ che dici tu non poteva dire fuori dai denti ‘voglio sentire mio figlio che torna all’utero da dove è nato’; e l’ho dato ad altri, quell’utero; ed ho imposto a mio marito, al mio amore, di sopportare perché dovevo punirvi, tutti e due, i maschi della mia vita.
Volevi questo? Ce l’hai. Ma sappi che anche lui ti vuole, fisicamente vuole tutto quello che è tuo, perché ti abbiamo creato noi; e ora vorrebbe assaporare la tua donna, perché anche lui è stanco di stare a guardare mentre dici quanto sei felice con lei; per questo, non solo ci sta, ma vorrebbe tanto assaporare l’amore di Stefania. Ti è tutto chiaro, mio amato cervellone?”
“Senti, Nando, sono stufa di chiacchiere. Ora io e Nicola andiamo a casa nostra e facciamo l’amore; anzi, lui mi darà tanta passione e tanto piacere ed io ti amerò attraverso di lui; voi fate quel che volete.”
“Stefy, fermati un attimo; adesso andiamo via insieme e ci fermiamo a pranzo; è quasi l’una; la trattoria sotto casa va benissimo; poi andremo a casa e liberi tutti! Però devo avvisarti che, se faccio l’amore con Lara, non posso garantirti che sarà solo sesso, perché io ne sono innamorato da sempre. Sei comunque decisa a farlo?”
“Amore mio, tu la ami e la ameresti comunque; quindi, se del tradimento ti preoccupi, vi ho guardato amarvi mentre sembrava che vi steste scannando; cosa vuoi che mi preoccupi se finalmente vi scambiate un po’ di amore vero? Io mi godo te attraverso tuo padre; se tu vuoi prenderti tutta e solo tua madre, peggio per te; il mio piacere sarà doppio, il tuo semplice.”
“Sei peggio di mia madre; per questo ti adoro.”
“Scusa, avvocato; ma noi dobbiamo fare le marionette nelle vostre mani?”
“Lara, grandissimo amore mio, se non ti riesci a decidere, non vorrai affermare che è colpa mia anche questa!”
Non ribatte, stavolta, mi abbraccia e mi stringe nel bacio più appassionato che abbia mai ricevuto; sento la lingua che impazza nella mia bocca e con prepotenza percorre tutta la cavità; sento il seno matronale, quelle mammelle che per anni ho sognato masturbandomi, premermi sul petto e inondarmi di voglia, di libidine, con i capezzoli che solleticano, spingono, pungono; il fratellino nel mio slip si gonfia di desiderio e preme contro il pube.
“Oh dio, sto colando, sto godendo; maledetto, cosa hai nascosto qui sotto? Ti amo, maledetto figlio odiato, perché mi hai abbandonato, perché hai cercato altre vagine, prima di occuparti della mia? Lo sapevi che ti volevo dentro; perché hai aspettato tanto?”
La blocco immediatamente; mi guarda sorpresa, amareggiata, feroce.
“Hai appena detto che sei spanata davanti e dietro; immagino che tu sia molto tecnica nella fellazione; non ho nessuna intenzione di affondare il sesso in fogna o di assistere a una dimostrazione di perfetta fellatio. Meglio che dimentichiamo e andiamo a pranzo. Non m’interessa più fare l’amore con te.”
Esce per prima dall’ufficio, a testa bassa, sconfitta e umiliata.
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