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Erotika
lo zio franco · Cap. 5
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Capitolo 5 di 5 12 min di lettura

La resa dei conti.

«Mi hanno detto che ti piace bere.» Lo provoco, mentre nel salone scende un silenzio irreale.

pennabianca
1 anno fa · 555 letture · 1

Mi dice, con estrema tristezza. Torniamo in casa, lui mi spiega come si pulisce il pesce; è bravissimo, non ci punzecchiamo più, sembra come se, fra noi, fosse calata una tregua. Cuciniamo e lui mi spiega tante cose; mi rendo conto che ho davanti a me un ragazzo meraviglioso, dolce, simpatico e ironico, lo scoperei volentieri, ma ora mi accontento di averlo solo provocato. «Questa notte ci sarà luna piena: ti va di venire con me a pescare con il palamito?» Mi chiede con dolcezza. Accetto. La sera, dopo aver rivisto lo zio, ce ne andiamo via, io e lui da soli. Prende una piccola barca e ci addentriamo nel buio della notte. Superata la punta del capo, ci troviamo immersi nel buio più nero, quando, da dietro il monte dell’isola, sale una luna piena, enorme, bellissima. Ho un brivido, quasi di freddo, mi avvicino a lui, mi appoggio al suo petto ed osservo lo spettacolo della natura in silenzio, rotto solo dal rumore del motore della barca che, improvvisamente, lui spegne. Scivoliamo sul mare, lui distende un lungo filo pieno di ami con esca, io lo osservo. È perfetto, sia nei gesti che nel muoversi, sembra una sola cosa con la barca, il mare ed il silenzio. Finito si avvicina a me, mi stringe, mi bacia, lo desidero, lo voglio. «Ti avverto che potrei innamorarmi di te: dimmi che non fai questo per vendicarti dell’altra.» Gli chiedo con un filo di voce. Mi bacia ancora, sento la sua bocca scendere sul mio collo. «Ieri sera ero furioso con te: ti avevo inquadrato come una della terra ferma venuta qui a far la solita annoiata, che vuole divertirsi un po'. Poi, questa mattina, ho costretto Franco a raccontarmi tutta la tua storia, o quasi, ed ho appreso che anche tu, come me, sei un naufrago, alla deriva della vita. Ho ripensato a ieri e ho sentito il desiderio di rivederti. Quando mi hai baciato, per un momento ero convinto di esser ancora sbronzo, poi ho capito. Non ti sarà facile con me; ho fatto un bel po’ di casini, ma vorrei provarci, ti chiedo solo di non piantarmi in asso: quando ti accorgi che non va, dimmelo.» Mi dice con un tono di voce quasi a supplicarmi. Lo bacio, lo stringo. «Ho paura! Ho tantissima paura di non esser all’altezza di tutto questo. Ho fatto tantissimi casini e non ne sono ancora fuori. Mi son ridotta uno straccio fra alcool e sesso, quindi, pensaci, potresti non fare un buon affare; io di cazzi ne ho presi tanti, ma, se ci stai, io voglio provarci.»

Mi bacia, sento forte il desiderio di lui, lo spoglio rapidamente e lui fa la stessa cosa con me; mi succhia i seni, mi morde, impazzisco, lo cerco, lo tocco, accarezzo ogni millimetro del suo corpo, la luna immensa illumina il nostro selvaggio amplesso, sento il suo durissimo randello farsi strada dentro di me, godo e urlo come una lupa alla luna. Lo desidero, lo voglio con tutta me stessa. Lui non si fa desiderare. Mi penetra con incredibile lentezza, quasi a voler far in modo di farmi assaporare ogni centimetro del suo meraviglioso palo. Urlo e vengo quando batte in fondo all’utero. Mi pompa con maestria, mi lima, mi porta verso il piacere che scuote il mio corpo, fin dentro ogni singola cellula, poi esplode in me con un orgasmo ed un urlo che sembra quello di un leone che tiene a ribadire alla savana che sta godendo con la sua femmina. Sfiniti, scivoliamo in mare. Il fresco del mare, rivitalizza i nostri sensi, risaliamo in barca ed io lo prendo in bocca, lo voglio, desidero farlo urlare di nuovo. Lui mi asseconda, gode del piacere delle mie labbra, io mi giro e lo invito a prendermi da dietro, lui mi osserva per un attimo, poi entra deciso dentro di me, fino in fondo. Urlo di nuovo, godo e lo incito. Mi pompa con furore, godo e godo, senza tregua, poi, quando anche lui sta per venire, lo avverto mentre si gonfia dentro di me. Lo fermo, lo faccio sfilare da davanti e me lo punto direttamente al mio fiore anale, già rilassato e pronto. «Inculami! Dai... spaccami anche questo buco! Sono la tua cagna, vacca, la tua femmina da monta! Dai, toro meraviglioso, sfondami tutta!» Non esita. Mi spinge il suo durissimo palo direttamente tutto dentro. Mi serra le mani ai fianchi e mi pompa con dei colpi devastanti, che mi fanno impazzire di piacere. Godo, urlo e lo incito a venire. Mi sfonda con altri colpi furiosi, poi esplode dentro di me. Mi sento inondare l’intestino del suo caldo liquido, che sembra sgorgare senza fine, poi, sfiniti, ci distendiamo abbracciati. «Accidenti! Ma da quanto, non godevi? Mi hai inusitatamente inondato l'intero corpo di meravigliosa sborra!» Gli dico con un filo di voce. Mi sorride, mi stringe a sé e poi mi guarda dritto negli occhi. «Ti prego, non barare con me. Se ti volevi fare solo una scopata, dimmelo! Non sopporterei un nuovo fallimento. Credo di potermi innamorare di te ed ho una maledetta paura.» Ci stingiamo, sentendo dentro di noi la necessità di scambiarci fiducia. Parliamo molto e anche questa per me è una grande novità; poi all’alba, tirata su la lenza, torniamo con un ricco bottino, ma la cosa che appare subito a tutti, è che noi due stiamo diventando inseparabili. Il sabato, nel pomeriggio, vedo arrivare a casa dello zio, Mario con mamma. Hanno entrambi l’aria da cani bastonati, non mi spiego il motivo. Ma poi è lo stesso zio Franco che a cena, alza un calice di vino, e propone un brindisi, rivolgendo lo sguardo a me e Simone, immancabilmente seduto al mio fianco: «Brindo a lei che, finalmente, posso chiamare figlia, senza doverlo più nascondere e vorrei che voi vi chiariste, tanto, da quello che ho capito, dubito che lei se ne andrà via dall'isola.» Tutti mi guardano ed alzano il calice; poi mamma si avvicina e mi abbraccia, chiedendomi scusa per tutto quello che mi ha negato. Lisa mette della musica, invita mamma a ballare e noi le osserviamo, mentre, dolcemente, mamma si lascia andare e ci scappa un fervido bacio. Un lungo applauso è da stimolo per tutti; in breve ci abbracciamo e balliamo insieme. Mario mi stringe a sé e mi sussurra: «Piccola mia, mi dispiace di averti rifiutato quel giorno. Sapessi quante notti ci ho pianto e desiderato quel tuo corpo, ma mi sentivo in colpa e non potevo farlo.» Lo guardo, mi giro verso Simone che mi osserva, lo vedo sorridere e farmi un gesto d’assenso con il capo; allora mi abbasso, apro i pantaloni di Mario, gli tiro fuori il cazzo e lo prendo in bocca. Si scatena una vera orgia. Dopo aver succhiato il suo cazzo e averlo fatto subito godere, mi tengo un po' in disparte, abbracciata a Simone, ed osservo mamma e Lisa che si danno reciproco piacere, mentre gli altri maschi si alternano dentro i loro buchi, riempiendoli del loro piacere. Da quella sera son passati anni, mi son sposata con Simone ed abbiamo tre figli: due maschi ed una femmina, che oggi ha diciotto anni. La guardo, mentre, seduta sul cazzo del padre, si succhia il cazzo del fratello maggiore. Che dire? Buon sangue non mente...

 

 

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Scritto da
pennabianca

Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!

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Commenti 2

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  1. Luciano Bandini

    Un libro meraviglioso scritto molto bene sensuale e ricco di momenti di passione e amore che non si distinguono dal sesso e che fanno capire che il mondo non è fatto solo di Tommy invalicabili ma di oggettività soggettive che vanno vissute con rispetto dell'altro e di se stessi di Bloom ovunque

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