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Il Piacere del Templare · Cap. 6
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Capitolo 6 di 6 15 min di lettura

Odore e Piacere

Hai un lieve sussulto, ma subito ti svegli, capisci ed allunghi le tue braccia per cercare il mio collo.

Giovanna Esse
8 mesi fa · 305 letture · 0

 

Ancora adesso, stento a credere che di sogno si sia trattato, tali e tanti sono i segni che mi fanno pensare a qualcosa di reale.

 

Riaperti gli occhi in questa cripta avvolta nel silenzio, non ho trovato più traccia del Sacro Calice che avrei dovuto nascondere. C’era ancora, però, ed è ancora qui con me mentre scrivo, la sacca all’interno della quale l’avevo accuratamente riposto.

 

Nessuno poteva raggiungere la cripta, alla quale si accede dall’esterno della cattedrale attraverso un segretissimo passaggio noto soltanto ai Cavalieri dell’Ordine, e che io stesso avevo richiuso con le mie mani una volta all’interno’ Eppure, qualcuno ha portato via il Calice durante il mio sonno’

 

Alla luce di questi fatti, potrei pensare che il furto sia stato opera di qualche sgherro del sovrano Filippo, o addirittura di un qualche demone già nascosto nella cripta al mio arrivo. Ma ciò che di meraviglioso ho visto questa notte in sogno – o forse nella realtà? ‘ dà pace al mio cuore e mi fa lodare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, l’Onnipotente.

 

‘Rivedo nella mia mente quella giovine vergine che mi veniva incontro’ Portava tra le mani un Calice identico al mio, fatto di oro puro e arricchito da molte pietre preziose’ Poi un’altra giovine mi veniva incontro, anch’ella portando tra le mani un Calice eguale agli altri due. E poi ancora altre giovini vergini, talmente numerose che non riuscivo più a contarle, belle, anzi più belle delle stelle nel cielo. Portavano tutte tra le loro mani lo stesso, prezioso Calice’

 

Poi ricordo comparire nella cripta una luce, e da quella luce ho visto d’un tratto emergere un ‘vecchio. Portava anche lui tra le mani una copia del prezioso Calice, mi sorrideva beato e mi chiamava per nome’

 

Ma quel che più ricordo, e che riempie di viva gioia il mio cuore in queste ore tragiche, sono soprattutto le sue dolcissime parole’:

 

‘Il Graal, André, è la parte più pura di ogni essere umano. è il suo inesausto ed eterno desiderio di conoscenza, il viaggio purificatore che, alla fine, lo ricongiunge al Divino. Non ha senso celarlo tra le mura di questa cripta, così come non ha senso tentare di impossessarsene: esso è dappertutto ed in nessun luogo – perché, André, sappi che il Graal appartiene, e apparterrà sempre e soltanto ai puri di animo’.

 

Questo è tutto.

 

Nel poco tempo che ancora mi rimane, prima che anch’io, come tutti gli altri cavalieri, venga catturato e finisca nelle segrete del palazzo del perfido Filippo, affido questa umile pergamena alle profondità di questo luogo sacro.

 

Sappia, chi dovesse ritrovarla, che sono assolutamente false le accuse ignobili rivolte all’eccellentissimo Ordine dei Cavalieri Templari, e che sarà il tempo a riportare verità e giustizia sopra ogni cosa.

 

Io, André di Jean Pierre, più giovane in forza nell’Ordine dei Cavalieri Templari, sono felice di aver portato a compimento la mia missione in questo giorno dell’anno del Signore 1307.

 

Ciò scritto, non mi resta che abbandonare questo luogo sacro ed attendere umilmente che sia fatta la volontà dell’Onnipotente’

 

 NOTE

 

Chiunque può leggere, ed interpretare a suo modo, i ‘segni’ contenuti in più parti all’interno della piccola chiesa ristrutturata a suo tempo dal curato Béranger Saunière. Tuttavia, misteriosa ed inquietante rimane, ancor oggi, soprattutto quell’iscrizione posta all’ingresso della chiesa stessa:’Terribilis est locus iste’, presa certamente a prestito dal libro della Genesi, dove in realtà si legge, ma in un ben altro contesto: ‘Terribilis est Locus iste, hic Domus Dei est et Porta Coeli’ (28,17) ‘ ‘Questo è un luogo terrificante! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la Porta del Cielo’.

Personalmente, ho la sensazione che in quelle poche parole Saunière abbia voluto indicare, per sempre, come una perdita dell’innocenza, se proprio non vogliamo dire della sua ‘purezza interiore – chissà, magari proprio quella purezza interiore sulla quale fondano i valori di ogni buon cristiano, valori che si mantengono integri solamente finché c’è ‘fede”

Che Saunière, dunque, abbia potuto scoprire qualcosa di così sconvolgente da minare alla base la sua profonda fede cristiana? Forse davvero un ”terribile segreto’? E che magari sia divenuto, proprio a causa di ciò, un prezioso strumento nelle mani di una delle tante sette dedite all’occultismo e tanto diffuse in quegli a Parigi?

Nessuno di noi, probabilmente, potrà mai rispondere a questa domanda. Ma c’è un aneddoto che, a questo proposito, mi preme ancora raccontare.

Qualche anno fa, era il marzo del 1998, mentre stavo per lasciare Roma ‘ dove mi ero recato per acquistare, al solito negozio del centro, la mia marca di scarpe preferite! ‘, mi capitò di soffermai un istante davanti piazza San Pietro, per osservare ancora una volta il maestoso colonnato del Bernini’

Ricordo le parole pronunciate in quell’occasione, con un vago accento francese, da un bel giovane alto e dall’aspetto molto distinto, fermatosi un attimo nelle mie vicinanze:

”Il superbo colonnato di Gianlorenzo Bernini’ le braccia aperte alla cristianità’ Quasi due millenni di storia che fondano su di un falso colossale”

Terminata quella frase, l’uomo alzò in fretta i tacchi ed andò via, muovendosi in direzione della porta perennemente presidiata dalle guardie svizzere’

Oggi, probabilmente, non ricorderei più quelle parole, se non fosse stato che, un paio di mesi dopo quell’incontro, in una foto messa in onda nel telegiornale della notte del 4 maggio, riconobbi in quell’uomo il giovane Cédric Tornay, vicecaporale delle guardie svizzere, morto quel giorno insieme all’appena nominato comandante Alois Estermann, e alla di lui moglie, in una sparatoria la cui ‘vera’ dinamica, al di là di quanto ancora continui a raccontarne il Vaticano, rimane a tutt’oggi scandalosamente ‘avvolta nel buio”!

Ed infine ‘un’ultima considerazione.

Come in ogni racconto, anche ne’ ‘Il gioco dei sensi’, insieme a molta fantasia, c’è del ‘vero”

A questo proposito, rimarrò per sempre grato ad un umile ‘vecchio ed una giovinetta’, che per caso incontrai sulla mia strada, in un lontanissimo pomeriggio d’autunno, sotto il cielo di ‘Chartres, è probabile che, anche senza quell’incontro, prima o poi la passione per l’arte gotica mi avrebbe condotto comunque a scrivere un racconto ambientato nel più bel Tempio gotico del mondo.

Ma di una cosa sono assolutamente certo: se quel giorno non avessi ascoltato le parole di quelle due persone – parole che mi hanno permesso di ‘vedere’ laddove prima per me era il buio -, ‘Il gioco dei sensi’, questo racconto che mi scoppiava dentro ormai da troppo tempo, sarebbe stato comunque un racconto ‘puramente fantastico’.

Palermo, tarda sera del primo giorno dell’anno del 2003

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Scritto da
Giovanna Esse

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