Il Piacere del Templare
Capitolo 5 - Piacere a Palermo
In volo da Parigi a Palermo, notte tra il 14 ed il 15 di ottobre dell’anno del Signore 2002
Poche persone questa notte su questo aereo.
Da qualche minuto, fuori ha cominciato a piovere ed allora il pilota si è portato ad una quota più alta, per evitare il temporale. Ogni cosa, al di là dello spesso vetro del piccolo oblò, appare nera come l’inchiostro.
Chi era quel vecchio che mi ha tenuto d’occhio dentro la cattedrale senza che mai me ne accorgessi? Possibile che sapesse cosa stavo cercando? e che abbia voluto rivelarmi la chiave di un arcaico enigma?
La piccola pergamena è sigillata all’interno di una busta di plastica trasparente’ La guardo ancora, questa volta tenendola tra i miei occhi e la luce delle lampade nel corridoio, quasi cercassi un segno che mi dia la certezza della sua autenticità. Ed ecco che scopro qualcosa’
La pergamena non è solamente vergata in una strana lingua, ma presenta, incisa come in filigrana, una specie di mappa o di costellazione. Rabbrividisco: sì, c’è qualcosa di autentico in questa pergamena!
Non vedo l’ora di acquisirla con lo scanner ed analizzarla con il pc. A questo punto, ogni speranza è riposta in quel software potentissimo sulle lingue medievali che, se tutto andrà bene, in pochi secondi mi fornirà una corretta traduzione e, forse, anche ‘l’agognata risposta!
Ripongo accuratamente la preziosa reliquia all’interno della piccola valigetta che ho tenuto con me sull’aereo. Ho bisogno di rinfrescarmi. Mi alzo e vado alla toilette.
è vero, vorrei portare con me la valigetta, ma darei troppo nell’occhio! E poi, in questo settore dell’aereo c’è pochissima gente, pochi volti ed espressioni assolutamente rassicuranti. Lascio così la valigetta e vado.
Nello spazio angusto della toilette, mentre mi sto sciacquando le mani, d’un tratto scorgo l’immagine del mio torace riflessa sul vetro appeso sopra al lavabo. Mi soffermo e penso. Penso ancora una volta a quella notte, quando ti ho offerto in dono questa, ed altre immagini del mio corpo per il piacere dei tuoi occhi’
Ricordo che il nostro gioco era ormai sul finire, quando, variando per la prima volta la regola di estrarre il bussolotto dalla scatola, mi hai chiesto espressamente ciò che desideravi’
Allora ti ho abbracciata e ti ho sistemata sul letto, tra i cuscini morbidi ed avvolgenti, e mi sono spostato sulla poltrona, per obbedire alla tua richiesta’
‘meravigliose’
‘Perdo il mio sguardo dentro lo specchio della toilette: ne rimango quasi ipnotizzato, ed eccomi nuovamente sulla poltrona, le braccia comodamente distese sui braccioli.
Ad un passo da me, tu te ne stai languidamente accovacciata tra i cuscini sopra il letto.
Rimango fermo qualche istante ad osservarti, ad ascoltare lo scoppiettio della legna nel camino. So quello che desideri da me, so che adesso vuoi ‘vedermi’.
Divarico leggermente le gambe e mi lascio scivolare appena, lentamente sopra la poltrona. Quindi sollevo le braccia, porto le mie mani dietro la nuca ed inarco la schiena, come a voler tendere il più possibile le mie membra.
Mi rilasso e torno ad osservarti.
Le mie mani si spostano adesso sul mio collo, lo accarezzano, lo stringono morbidamente per regalargli un tenue massaggio tonificante. Poi si insinuano al di sotto della camicia di flanella, la destra verso sinistra e la sinistra verso destra, in modo da avvolgere in uno strano abbraccio il mio torace.
Non mi disturba sentire le mie stesse mani sul mio corpo, il fine è comunque nobile: procurare il piacere della tua vista! Socchiudo languidamente gli occhi e pizzico leggermente con le unghie i miei capezzoli. Sul palmo, sento immediatamente la muscolatura tendersi’ brividi di piacere scendono veloci lungo il mio corpo’
Riporto le mani verso l’alto e le soffermo un istante sopra i bottoni della camicia. Lentamente, sbottono uno ad uno soltanto i primi tre, giusto per offrirti appena la vista del mio torace glabro ed atletico. Ti guardo appena, di traverso per cogliere le tue sensazioni. Sembri incuriosita, ed eccitata dello spettacolo che hai di fronte!
Allora sbottono ancora qualche bottone, fino all’ultimo, quello in corrispondenza del quale la camicia sparisce misteriosa all’interno dei pantaloni’
Distendo le braccia verso l’esterno e porto in avanti il mio busto. Vedo i tuoi occhi seguire con attenzione ogni piccolo rilievo del mio torace: prima i capezzoli, piccoli e duri, poi la linea sottile che, partendo dal plesso solare, attraversa virilmente gli addominali. Il tuo sguardo si posa, quindi, sul mio ombellico’ Una peluria appena accennata lo circonda e si estende più folta ed invitante verso il basso, fino a sparire anch’essa, come la camicia, dietro la cintura di cuoio vecchio.
Respiro profondamente, voglio che osservi la discreta muscolatura del mio corpo tendersi e rilassarsi alternativamente. Poi stringo tra le mani la camicia agli angoli e, lentamente, comincio a sfilarla da dentro i pantaloni.
è un movimento che eseguo con calma, aiutandomi con lievi oscillazioni del bacino. Ciò mi porta a sollevarmi leggermente dalla poltrona e a sospingere in avanti la mia virilità. Ti piace vedermi far questo!
La camicia, finalmente, è tutta fuori dai pantaloni.
Mi rilasso di nuovo sulla poltrona e gioco con il mio corpo. Faccio scorrere le mani sulla discreta muscolatura dei pettorali, quindi sul mio ventre piatto. Poi le insinuo con calma nell’apertura delle maniche e mi libero completamente della camicia.
Comincio a sollevare un’altra volta il bacino. Il tuo sguardo si concentra adesso esclusivamente sul mio sesso.
Per tutto il tempo in cui sei rimasta a toccarti sul letto, è rimasto duro ed ha continuato a premere con forza al di sotto dei pantaloni. Adesso, disteso all’inverosimile nello spazio angusto dei boxer di cotone elastico, non è altro che una sagoma meravigliosa per i tuoi occhi.
Le mie mani sono ferme sul mio ventre, carezzano languidamente la cintura. D’un tratto, cominciano a sfibbiarla’
Ti guardo e non ti guardo’ il mio respiro diventa profondo ed il mio torace oscilla ritmicamente, su e giù’ Le mie mani sono adesso sull’unico bottone in alto nei pantaloni, laddove la lampo comincia la sua corsa. Prima di toglierlo dall’asola, sposto ancora una volta le mie mani sulla patta gonfissima: ecco, sto stringendo con forza il mio sesso, te ne mostro la sagoma terribilmente viva e misteriosa!
Sbottono i pantaloni’ con le mani allontano lentamente i due lembi di stoffa che ricoprono la parte alta delle mie gambe e subito ecco la lampo cominciare a scendere verso il basso. Ma, ad un certo punto – maledizione! -si blocca. La sua corsa è stata rallentata dalla protuberanza del mio sesso, che continua a premere verso l’esterno.
Rimango un attimo fermo così, col sesso che ora cerca di esplodere fuori e tu che ti diverti a guardarmi da sopra al grande letto.
Poi sblocco delicatamente la cerniera con la punta delle dita.
La sagoma del mio sesso adesso è perfettamente visibile attraverso i boxer tra le mie gambe. Tendo la muscolatura del basso ventre ed il mio sesso comincia a pulsare con insistenza.
Lascio che i pantaloni scivolino lentamente ai miei piedi e socchiudo ancora una volta gli occhi. Quindi, sposto le mie mani tra le mie gambe.
Per primo, stringo tra le dita solamente i testicoli e provo ad immaginare quali possano essere in questo istante i tuoi pensieri. Cerco conferme: allora apro gli occhi e scorgo le tue dita che penetrano con forza nel materasso. Ti piace! è così che vuoi vedermi!
Le mie mani risalgono allora verso l’alto, fino a raggiungere l’elastico dei boxer’ Le mie dita indugiano qualche istante, lo carezzano, poi le riporto sopra al mio sesso e comincio a percorrere l’asta attraverso il morbido tessuto’
Da qualche istante, il sorriso è sparito dal tuo volto.
Adesso stringi i denti e deglutisci con frequenza sempre maggiore. è un buon segnale: significa che la scena sta procurando il piacere dei tuoi occhi ed il tutto ha un senso!
Gioco ancora un poco col mio sesso che, duro, preme sotto ai boxer. Faccio scorrere con velocità crescente la mia mano sopra di esso’ Poi mi fermo e riporto le dita sul bordo dell’elastico. Ne seguo lentamente il contorno, quindi, quando meno te lo aspetti, le faccio sparire all’interno.
Il contatto con la pelle più fredda della mia mano mi strappa un gemito imprevisto. Mi fermo un attimo, poi spingo più in fondo la mia mano fino a raccogliere sul palmo entrambi i testicoli. Il sesso punta deciso verso l’esterno’ Sposto di nuovo la mano verso l’alto e, finalmente, lo libero davanti ai tuoi occhi.
Sdraiato come sono sulla poltrona, la sua punta rossa e gonfia va a sbattere direttamente contro l’ombellico. I testicoli appaiono sollevati verso l’alto per via della forte erezione, l’elastico dei boxer li blocca alla base e conferisce loro l’aspetto di una preziosa scultura.
Sto fermo.
Sono indeciso se continuare, se andare fino in fondo’ Ma la mia eccitazione è grande, ed anche la tua. In effetti, da quando ho iniziato non hai staccato un solo istante i tuoi occhi dal mio corpo!
Decido di continuare.
C’è ancora un po’ d’olio di mandorle nell’anfora vicino ai miei piedi. La prendo e ne verso il contenuto sul palmo delle mani e sopra il mio sesso, e comincio a spalmare delicatamente con le mani lo scroto: un massaggio molle, sensuale, plastico. Quindi risalgo lentamente lungo l’asta, tirando la pelle il più possibile verso l’alto e poi di nuovo verso il basso.
Sento le prime gocce mielose e trasparenti depositarsi sulla punta e, da lì, direttamente sopra il mio ventre. Mi abbandono alla vista di te, meravigliosa, che schiudi la bocca e ti inumidisci le labbra con la lingua. La mia mano sinistra si sposta verso il basso e stringe adesso con forza la scroto’ – la destra, invece, si chiude con più decisione sull’asta e comincia ad oscillare su e giù sempre più velocemente. Stringe il glande alla base, lo rende per un istante del colore del fuoco ma poi subito se ne allontana, lasciando così che la sola punta del sesso si levi imperiosa sopra la pelle.
Inarco la schiena, il mio corpo si contorce ed il mio sguardo si perde dentro l’azzurro dei tuoi occhi. Mi sollevo e mi avvicino’ Appena un passo, salgo in ginocchio sul letto dove sei rimasta muta e accovacciata e, scosso da violente pulsazioni, inondo di calda rugiada il tuo volto.
Crollo su di te.
Ti abbraccio e ti bacio.
Ho la sensazione che questa volta i tuoi occhi abbiano visto assai più di quanto volevano vedere’
‘Di nuovo insieme’ Sulla strada verso di lei, alba del 15 di ottobre dell’anno del Signore 2002
L’aeroporto è sempre più lontano alle mie spalle, lo sento sparire mentre procedo in macchina verso il luogo convenuto.
Ho ricevuto il tuo sms una volta toccato terra, quando ho potuto riaccendere il mio cellulare. Poche parole, un’indicazione precisa: ‘Ultimo senso, l’olfatto. Stesso posto’.
Malgrado la spossatezza per le forti emozioni provate nella cattedrale, leggere il tuo messaggio mi ha ridato la carica: tra pochi minuti ti rivedrò e giocheremo assieme l’ultimo senso!
_ ”Fermiamoci qui. Lasciamo ancora un senso da giocare insieme, al tuo ritorno” .
è stato questo il tuo ultimo desiderio di quella notte. Sapevi che, giunto il mattino, ti avrei lasciata per soddisfare la mia sete di conoscenza e recarmi a Chartres’ Così, non hai voluto che terminassimo il gioco, come se ciò potesse rappresentare, da parte mia, una specie di ‘addio!
Da un po’ ha ripreso a piovere con insistenza. Anzi, direi che non ha proprio smesso un solo minuto.
Continuo a guidare sotto la pioggia, e di tanto in tanto lascio cadere lo sguardo sul piccolo tesoro che ho riposto accanto a me sul cruscotto. Oramai non sento più la stanchezza: voglio riaverti al più presto tra le mie braccia, voglio sentire il tuo odore ed il calore del tuo corpo. Manca davvero poco.
Imbocco finalmente la piccola stradina che mi condurrà al solito posto, nella vecchia casa sullo strapiombo sul mare. Il paesaggio muta di colpo: ora fuori è deserto, nessuna persona, nessun rumore che non sia quello, monotono ma rassicurante, dei tergicristalli che stridono sul parabrezza.
Poche centinaia di metri ancora, attendo con ansia di scorgere il tetto della casa, la tua automobile posteggiata nei pressi, ed invece’ All’improvviso scorgo te che mi compari sulla stradina vestita solamente di una lunga tunica di tela vecchia!
Non posso crederci.
Eppure, sei proprio tu: la tunica inzuppata d’acqua ed incollata sul tuo corpo, i capelli che aderiscono perfettamente al tuo viso. Ti vedo a pochi metri da me sulla stradina, arresto di colpo l’automobile, afferrò d’istinto il foglio che contiene la pergamena e scendo.
Rimango immobile ad osservarti tenendo la pergamena tra le mani.
Immersa nella pioggia, tu mi sorridi e, di rimando, mi tendi maliziosa ‘un ultimo bussolotto.
Generi
Argomenti