Il Piacere del Templare
Capitolo 3 - Leccate e profumi
Sicilia, in un luogo non lontano dal mare. Sera del 14 di ottobre dell’anno del Signore 2002, è sera.
Fuori la pioggia non ha ancora smesso di cadere copiosa e di tempestare con insistenza i vetri freddi della finestra.
Potrei mettermi a letto, ma i pensieri non mi darebbero pace e non riuscirei a prendere sonno. Voglio scrivere. Voglio fissare su carta i miei ricordi, così da intrappolare le sensazioni di quella notte e svuotare per sempre la mia mente.
Abbasso le luci della stanza, accendo una candela e avvicino alla sua fiamma un bastoncino all’essenza di legno di sandalo’ Subito l’odore mi raggiunge e mi stordisce’
Ho quasi paura di cominciare a scrivere. Temo che, d’un tratto, il foglio possa rigettare le mie parole. Poi chiudo gli occhi ed inspiro profondamente, li riapro e mi accorgo che la mia mano già fa scorrere con sicurezza la stilografica sopra la superficie ruvida della pagina lanosa’
‘Avanti, giochiamo”
Le parole mi escono dalle labbra morbide e sensuali, leggere come una preghiera. Voglio giocare con te, con i tuoi pensieri, le tue sensazioni’ Sono pronta ora.
Indietreggio solo di un passo ed in silenzio ti mostro di nuovo il mio invito.
‘Avanti, vieni…’
Il calore del fuoco e i profumi degli incensi vibrano insieme ai miei respiri.
Tutto è ovattato e avvolto nella penombra, solo la luce del camino e quella di piccoli ceri bianchi e accesi sul pavimento rischiara e ammorbidisce sensualmente ogni contorno.
Il tempo è rimasto fuori.
Scivolo con piedi nudi sulle vecchie travi del pavimento e non smetto di guardarti.
I tuoi occhi hanno già ritrovato la loro naturale sicurezza.
Il fruscio del pigiama di seta accompagna morbidamente ogni mio passo e attutisce lo scricchiolio del pavimento che ogni mio movimento produce. Adoro questa vecchia casa.
Mi piace pensarla custode di sconosciuti segreti. Adoro il suo odore, i suoi soffitti, le sue finestre, i suoi pavimenti, le sue porte cigolanti.
è qui che giocheremo. Davanti al fuoco.
Questo è il posto che ho scelto.
Sento sotto i piedi il calore morbido del tappeto e fermo i miei passi.
Stringo il cofanetto tra le dita e piano m’inginocchio lasciandomi sedere sui talloni.
Osservo attentamente le venature scure del legno e lentamente lo inclino.
Cerco con gli occhi la tua complicità e lascio che il suo contenuto scivoli morbidamente sopra il tappeto. Uno sguardo malizioso, un gesto morbido e t’invito a farti più vicino.
Ora tutto è davvero pronto e il nostro gioco può finalmente iniziare’
‘Castelli di carte’
All’interno della Cattedrale’
La passione per i misteri insoluti mi ha portato fin qui. Ma forse sei solamente tu l’unico grande ed insoluto mistero della mia vita.
Dicono che ci sia un punto all’interno di questa cattedrale gotica, come del resto all’interno di ogni cattedrale gotica, spostando il quale la struttura crolla, afflosciandosi su se stessa esattamente come un enorme ‘castello di carte”
Per la prima volta, a distanza di centinaia di chilometri da te e dal tuo calore, capisco che qualche cosa, dentro di me, comincia a somigliare sempre di più a questa splendida cattedrale, e che tu sei la sola che sia riuscita a scoprire quel punto perfetto e misterioso, in fondo alla mia anima, da cui ogni energia si diparte al mio interno e colpendo il quale crollerei anche peggio di qualunque altro castello di carte!
I tuoi occhi, il tuo odore, i tuoi silenzi mi tengono ormai legato a te. Perché tu sai essere melliflua e simile alla roccia, innocente e peccaminosa, dolce e tagliente nello stesso tempo.
Di nuovo mi travolge il ricordo di quella notte’
C’eravamo dati appuntamento al solito posto, nella solita casa su quel promontorio a strapiombo sul mare. Ma tu sei arrivata prima, per preparare perfettamente ogni cosa. Sono entrato, nessuna luce, solo quella delle candele e del fuoco ardente del camino, che avevi acceso per me, per noi, all’interno della stanza. E mentre sentivo crescere follemente dentro di me la voglia di averti e di possederti, all’improvviso mi sei comparsa avvolta nella seta e ti sei inginocchiata ai miei piedi.
Ti ho guardata semplicemente negli occhi, quasi disorientato a causa della tua bellezza selvatica. Ma subito ho ripreso il controllo della situazione. Mi sono inginocchiato anch’io insieme a te, in terra davanti al camino su quel tappeto, ed ho guardato attentamente il ‘tesoro’ che hai liberato sulla morbida trama persiana non appena hai aperto, maliziosa, quel tuo scrigno prezioso.
Cinque piccoli bussolotti d’argento invecchiato ‘ simili a quegli inquietanti bussolotti all’interno dei quali, un tempo, sovrani e regine conservavano temibilissimi veleni -, sono scivolati verso di me sul tappeto e si sono fermati proprio in prossimità delle mie ginocchia.
In quel momento, sono rimasto senza parole, sorpreso dalla tua audacia senza limite. E ti avrei preso anche subito, selvaggiamente davanti al camino, se non fosse stato per la curiosità che anch’io avevo di portare a termine con te quel gioco.
Così ho raccolto ciascun bussolotto, lentamente, e l’ho riposto all’interno della scatola. Ero sicuro quale fosse il contenuto di ciascuno di essi’
Mi sono alzato, ho preso tra le mani la fascia di raso nero, che fino a poco prima sigillava con un nodo la piccola scatola, e mi sono spostato alle tue spalle.
‘Vedrai, questo gioco sarà bellissimo”
E mentre portavo le mie mani sul tuo volto, all’altezza degli occhi per bendarti, ricordo adesso d’aver sfiorato con le mie dita le tue labbra, e d’averle desiderate ardentemente’
‘Mi raccomando’ cerca di pescare il bussolotto ‘giusto”’ ‘ ed in quello stesso istante, un sorriso curioso si disegnava sul mio volto, sapendoti tutt’altro che passiva e facilmente irritabile da ogni forma di ‘raccomandazione’.
Sono tornato davanti a te, un’altra volta in ginocchio. Ho atteso un istante che ti abituassi al nero della benda’ Poi ho guidato con dolcezza e decisione le tue mani, tremanti per l’emozione, all’interno della scatola, perché tu scegliessi.
E tu hai scelto – come se lo vedessi, come se già sapessi ‘ quello tra i bussolotti da me più desiderato, il bussolotto contenente la minuscola strisciolina di pergamena con sopra scritto: ‘gusto’.
Per un attimo, ho creduto di toccare il cielo con un dito. Ma ciò che è accaduto dopo, è stato anche meglio di quello che credevo.
Mai avrei potuto immaginare con quale passione mi avresti ‘sorpreso!
‘Miele e saliva’
‘diario
Rigiro il bussolotto fra le dita e lo lascio cadere insieme alla piccola pergamena stropicciata. è il mio turno. Guardo le tue labbra e sorrido.
‘Avanti, vieni’ Lasciati conquistare’
Ti prendo per mano e ti accompagno facendoti sprofondare nell’immensa poltrona accanto al letto.
‘Sei comodo?’
Sono chinata su di te, le nostre labbra vicinissime quasi si toccano, ma lascio che ora sia soltanto il mio alito caldo a sfiorarti.
Un piccolo vassoio d’argento, pochi oggetti. Lo appoggio sul tavolino. In ginocchio davanti a te sorrido, sorrido ai tuoi pensieri, alla tua curiosità, alla tua attesa.
‘Avanti, iniziamo…’
Mi allungo cercando le tue labbra, voglio che il mio sia il primo sapore a scivolare nella tua bocca.
Ti bacio, giocando col mio labbro inferiore. Morbido, carnoso te lo offro, lo offro alle tue labbra e lentamente mi accomodo cavalcioni sopra di te.
‘Assaggiami avanti ”
Ecco la tua lingua, ora sarà lei a catturare il mio sapore.
Falla scivolare lungo le mie labbra, in bocca. Accarezza il mio palato, ruba il mio gusto, mangia il mio respiro. La seta sul mio corpo si scalda.
Mi stacco da te, ma porto con me la tua lingua. Ho un regalo per lei. Avanti dammela’
La succhio lentamente fino alla punta e lentamente faccio cadere la mia saliva. Ecco il mio sapore. Per te. Intimo, morbido, caldo’ Mangialo’ Chiudi gli occhi e assaporalo, cattura i miei pensieri.
Ti bacio di nuovo e sento le tue mani stringersi ai mie fianchi. Le allontano, non devi toccarmi. Afferro la piccola porcellana bianca dal vassoio, levo il coperchio e la rigiro facendola roteare tra le dita.
Un solo chicco liscio, perfetto, rotondo. Te lo offro. Ecco il mio secondo regalo.
Lo avvicino alla tua bocca, leggero, duro, profumato. Lo prendi tra i denti e affondi.
Un solo morso e arrivi alla polpa. Le mie labbra ti baciano, morbide, dense, succose, mentre tengo ancora fra le mani l’altra metà. Mi spetta.
La guardo golosa e maliziosa la ingoio, la faccio scivolare con la lingua sul palato e mordendola mi avvicino alle tue labbra, abbandonandomi al suo sapore. Sublime.
Seguo il tuo respiro muovendo appena il bacino e sento, sfiorandoti, la tua eccitazione. Ti piace.
è il momento del mio terzo regalo, piccolo calice prezioso.
Lo inclino appena e una piccola goccia leggera cade sulla tua lingua. Dolcissima.
Scivola sul tuo palato mentre le mie dita cercano il tuo sesso. Scendo morbidamente dalle tue ginocchia e prendo il tuo sesso fra le dita. Duro, caldo, eccitato.
Una sola carezza, lenta e stringo su di lui la mia mano, poi piano verso il piccolo calice, lasciando che sia il suo dolce contenuto a ricoprire la tua carne.
Mi avvicino lentamente e lentamente faccio scivolare la lingua. Lentamente e morbidamente risalgo.
Sento il miele scivolarmi fra le dita e fermo allora la sua corsa sulle mie labbra.
Mi piace la sua dolcezza e mi piace il tuo calore.
Gioco con te e con la tua eccitazione. Gioco con la tua punta, con i tuoi brividi, il tuo piacere.
Vedo le tue dita stringersi ai braccioli della poltrona e non smetto di mangiarti. Affondo le labbra e le lascio scivolare, lentamente, poi più veloce e di nuovo piano. Ti mangio golosamente, voracemente, le labbra addolcite dal miele.
Guardo il tuo viso e lo vedo ammorbidirsi e contrarsi unitamente al respiro. Ti guardo sorniona e gioco con la lingua. L’asta ancora e il glande di nuovo. Ti piace e a me piace il tuo gusto.
Affondo le labbra, le stringo, ti accarezzo e succhio come una bambina golosa. Sento la tua carne, il tuo calore e il dolcissimo sapore del miele. Lo sento sulla tua pelle, sulle mie labbra, per tutta la bocca.
Affondi con più forza le dita nella stoffa e lasci che il tuo corpo si tenda. Le mie labbra scivolano, carezza su carezza mentre tu ti prepari impaziente al tuo regalo. Niente andrà sprecato. Ed ecco, allora, il tuo sapore di getto scivolarmi in bocca e piano lungo la gola.
Lo sento caldo, amaro, forte, accarezzato appena dal miele. Mi sollevo verso di te, le labbra ancora umide e ti bacio. Un bacio appassionato, avido, affamato.
Non ti ritrai e prendi la mia bocca, le mie labbra, la mia lingua. Non ti ritrai e per un attimo catturi le tracce leggere del tuo stesso piacere’ Era questo l’ultimo dono che riservavo per te, l’ultimo regalo a sublimare il tuo gusto’
‘Sensazioni’
***
‘Sensazioni’
All’interno della Cattedrale’
Non riesco a distrarmi, neppure per un attimo.
Ormai il pensiero di te mi ha raggiunto all’interno di questo luogo sacro e non mi abbandona’
Ricordo il primo orgasmo che mi regalasti quella notte, quando il gioco era appena all’inizio e né io, né tu potevamo immaginare fin dove ci saremmo spinti.
Io immobile sulla poltrona’ tu che mi ‘nutrivi’ col calore del tuo corpo e della tua bocca. Una goccia della tua saliva, caldissima, una carezza della tua lingua ed hai innescato irrefrenabile in me la passione! Ricordo ancora perfettamente quanto ho desiderato prenderti in quell’istante, stringendoti con forza sopra al mio corpo! Ma non potevo, non in quel momento’
Poi ho sentito le tue mani sopra il mio sesso’ e dopo ancora la tua bocca, ed il miele ed il tuo alito ed il calore del tuo respiro mentre mi assaporavi e mi succhiavi senza esitazione. Ho sollevato appena il bacino per perdermi dentro di te, per unirmi a te con tutto me stesso, per confondere il mio odore al tuo, per avvinghiarti a me con le mie gambe ed offrirti, infine, quel miele dall’aroma vagamente speziato che bolle dentro di me tutte le volte che mi sei vicina.
Poi siamo rimasti immobili, senza dire una parola, abbracciati e confortati dal calore del camino. Ricordo che il mare, fuori, s’infrangeva prepotentemente sugli scogli ed il suo rumore accompagnava costantemente i nostri respiri. Ti ho accarezzata a lungo, ti ho osservata, ho tenuto tra le mie mani il tuo viso ed in silenzio ho giocato con i tuoi capelli scuri tagliati corti.
Quanto tempo siamo restati così?
Non riesco a quantificarlo, so che ci siamo abbracciati a lungo nel cuore della notte e non avevamo orologi’ Penso sia passato esattamente il tempo che occorreva per sentire ricrescere ancora una volta in noi il desiderio.
è stato allora che ho allungato una mano verso la fascia di seta nera e, porgendotela, ho rotto il silenzio: ‘Avanti. Adesso tocca a me ‘pescare’!’
Il tuo sguardo impaziente sopra la scatola con i quattro bussolotti è stata la tua unica risposta.
‘Sensazioni’
‘diario
Il cuore ha ritrovato il suo ritmo naturale. Seduta di nuovo su di te, mi godo il calore del tuo corpo e quello delle fiamme del camino che continuano a bruciare e riscaldare la stanza.
Adoro ascoltare il rumore del mare che giunge attutito attraverso le finestre, adoro immaginarne l’odore e pensare che lì fuori sia notte fonda.
Adoro questa sensazione di morbido torpore che si è impadronita mollemente del mio corpo e mi sento appagata, appagata del solo piacere che io stessa ti ho regalato.
è la tua voce a riportarmi nella stanza ed è la benda nera che le tue mani mi porgono a condurmi nuovamente nel gioco. Tocca a te scegliere, ora.
Affondo i piedi sul tappeto e giro alle tue spalle facendoti scivolare la benda sul volto e stringendola accuratamente sui tuoi occhi. è la regola del gioco.
Non resisto e accarezzo delicatamente le tue palpebre attraverso la stoffa, poi afferro la scatola e l’avvicino. è da qui che sceglierai.
Per un momento, ne segui incerto il contorno, poi deciso affondi.
Ti rubo il bussolotto dalle mani e lentamente srotolo la pergamena, sciolgo il nodo liberando i tuoi occhi e piano sussurro alle tue orecchie: ‘Avanti, toccami”
Ed il gioco ricomincia’
***
‘Magia di un labirinto’
All’interno della Cattedrale’
Un sacro carnevale di simboli magici, esoterici, alchemici. Questo e molto altro ancora è Notre Dame de Chartres!
Pare che sia proprio questo uno dei luoghi ove, con maggiore probabilità, si troverebbe la chiave per dipanare l’enigma del Sacro Graal’
Mi incuriosisce quel ‘Portale dei Re’, rivolto ad occidente e ricco di raffigurazioni ed iscrizioni incise nei tre ingressi di cui si compone, col ‘Giudice del Mondo’ che troneggia assiso nella lunetta mediana dell’ingresso principale ed i piedritti di sinistra e di destra che, ancor oggi, a distanza di molti secoli continuano a celare chissà quali messaggi indecifrabili; rimango stupito dalla bellezza delle colonne, alternativamente costituite da un corpo tondo sulla cui circonferenza sono distribuite piccole colonne di forma ottagonale, ovvero da un corpo ottagonale circondato, al contrario, da piccole colonne tondeggianti, ma in modo che, in entrambi i casi, le colonne più piccole stiano a quelle più grandi in proporzioni analoghe a quelle in cui stanno, rispetto al cerchio più grande che la delimita, i piccoli cerchi che caratterizzano l’antica croce celtica.
Mi ammaliano, all’interno della costruzione, questi giochi di luce e di ombre, incredibile opera del sole che, come ‘guidato’ da una forza arcana, filtra attraverso i quasi 3000 metri quadrati di superficie complessiva delle vetrate, dà ‘fuoco’ al claristorio, taglia superbo arcate, volte, colonne e matronei e veste infine di sacro splendore la navata centrale, l’abside col coro ed il doppio e solenne deambulatorio.
Mi inquieta, poi, questa cripta di San Fulberto, dalla forma di ferro di cavallo, che proprio il sapiente vescovo Fulberto, all’inizio del dodicesimo secolo, inserì nella costruzione della sua cattedrale romanica, antecedente a Notre dame de Chartres ed edificata, a sua volta, sulle rovine di una più antica costruzione carolingia. E attira la mia attenzione, ancora, questa cappella di S. Piat, che custodisce ciò che per i fedeli è senz’ombra di dubbio la vera Chemise de la Vierge, quel ‘Sacro Velo di Maria’ donato dall’imperatore Carlo ‘il Calvo’ alla prima cattedrale carolingia nell’A.D. 876, e che, nel 1194, scampò all’incendio della cattedrale romanica facendo gridare, così, al miracolo!
Ma, soprattutto, mi emoziona fortemente questo splendido altare, con la statua della Vergine Santa che, sorretta dagli angeli, tende capo e braccia in alto verso il cielo e, tuttavia, pare voglia comunicarmi qualcosa’
‘Monsieur, excuse-moi’ Sta iniziando la scopertura del labirinto”
La voce di una gentile guida mi riporta velocemente alla realtà.
Il labirinto, certo, forse la più grande attrazione di questa cattedrale, un’enigmatica disposizione di pietre scure che spiccano incastonate sulla pavimentazione, ma anche un supremo simbolo d’iniziazione le cui spire, fitte e tortuose, sono la nemesi del cammino purificatore dei fedeli verso Gerusalemme.
La guida spiega ai presenti che oggi siamo fortunati: il labirinto, di solito, viene liberato dai drappi che lo proteggono solo nel giorno del solstizio d’estate. Ma questa volta, per accontentare un ospite ‘particolare’, verrà fatta un’eccezione.
Mi chiedo, allora, chi possa essere tra i presenti questo ospite eccezionale, mi guardo in giro, cerco di capire. D’un tratto, vedo avvicinarsi all’area del labirinto quel vecchio che poco prima ha acceso la candela. Sorregge per le braccia una giovinetta, la accompagna proprio in corrispondenza dell’inizio delle prime spire e, scalzi entrambi, cominciano a seguirne le evoluzioni col volto inondato dalla gioia’
Poco distante, la guida invita i presenti a riflettere sull’unicità delle vetrate, dono delle corporazioni della città negli anni tra il 1210 ed il 1240. Sottolinea come abbiano superato indenni i vari incendi, le numerose guerre di religione e la ‘Rivoluzione’, ed aggiunge ancora che, probabilmente, non si sarebbero conservate perfette così come appaiono se, durante il secondo conflitto mondiale, non fossero state smontate e successivamente rimontate dai francesi una per una.
Poi, d’un tratto, la guida punta l’indice della sua mano destra in direzione della navata laterale ovest del transetto sud della cattedrale: vuole richiamare l’attenzione dell’uditorio su di un punto preciso di una delle 176 vetrate, esattamente la prima, quella cosiddetta di S. Apollinaire. Spiega che, proprio da quel punto – nient’altro che una minuscola areola non a caso lasciata priva di pittura – il 21 giugno di ogni anno, tra le 12,45 e le 13,00 dell’ora solare, un raggio di luce filtra e raggiunge un’unica pietra sul pavimento più chiara delle altre, fissata ad un pezzo di metallo interrato. In origine, il fenomeno si verificava a mezzogiorno in punto, oggi invece con circa un’ora di ritardo a causa del moto di precessione terrestre.
I presenti osservano incuriositi, fissano con gli occhi sui binocoli quel punto minuscolo al centro della vetrata di S. Apollinaire, ma questa volta da quel punto non filtrerà alcun raggio di luce, nessuna emozione giungerà loro ‘dal cielo’. In compenso, una forte emozione giunge loro proprio ‘dalla terra’, dall’area del labirinto ove ancora si trovano il vecchio e la giovinetta.
Il vecchio, infatti, ha appena aperto una piccola boccetta argentata contenente uno strano unguento, e con quello ha cominciato ad ungere la fronte, le braccia e i piedi della giovinetta’
Rimango attonito ad osservare la scena.
‘è davvero strano’, penso, ‘che anche questa volta si tratti di una semplice coincidenza”
Ancora una volta, con un umile gesto quel vecchio ha riportato alla mia mente l’immagine di te e di quella notte’
‘Tatto’, questo il senso che io, bendato, ho pescato dopo di te quella notte.
Ripenso, quindi, a quel momento del gioco in cui le mie mani, le mie membra non hanno smesso un istante di muoversi lentamente sopra il tuo corpo’
Ricordo che all’inizio ti ho osservata per un istante negli occhi, quasi cercassi conferme del tuo desiderarmi. Quindi ho avvicinato la mia bocca alle tue labbra e sono rimasto per un attimo in silenzio, giusto il tempo di fondermi a te con il mio respiro. è stato allora che ho poggiato il palmo della mia mano destra sulla tua guancia e con le labbra ho iniziato a risalire lentamente il tuo collo, sul quale la mia lingua disegnava veloce dei piccoli e umidi sentieri lucidi.
Una carezza dei miei denti, prima sul tuo collo, poi sul lobo del tuo piccolo orecchio’ Un morso reso umido dalla saliva e ti ho sussurrato di aspettare: ‘Aspettami! Un attimo, soltanto un attimo!’
Mi sono spostato per un solo istante nella stanza accanto, attento a non far rumore, a non accendere altre luci che di sicuro avrebbero rovinato quella magica atmosfera. Quando sono rientrato, tu eri ancora davanti al camino, accovacciata sul tappeto in mia impaziente attesa’
_ ‘Cos’è? Voglio sapere cosa contiene questo piccola anfora d’argento”
_ ‘Ssssttt! Questo è il mio piccolo segreto’ per rendere più dolci le mie carezze”
_ ‘Dai! Non fare il misterioso’ Sai una cosa? Sembri uno dei tre magi che portavano i doni’ Oro, Incenso o Mirra’?’
‘Mandorle’, ti ho sussurrato inginocchiandomi alle tue spalle. ‘Ma non è ancora giunto il momento di ricevere il mio dono” – ho aggiunto, baciandoti sul collo.
‘Sindrome di Stendhal’
All’interno della Cattedrale’
La cattedrale non esiste più.
All’improvviso avverto un intenso profumo di mandorle e ti risento tra le mie braccia!
Mi avvicino e con la benda copro ancora una volta l’azzurro cielo dei tuoi occhi. Un unico nodo, deciso, ma realizzato con grande amore. Quindi mi siedo sul tappeto e divarico leggermente le gambe per accoglierti davanti a me ‘ tu seduta al modo dei pellerossa e le tue spalle quasi a contatto con il mio torace.
Le mie mani si spostano inizialmente sopra i tuoi piccoli piedi nudi. Li tengo stretti per un po’ tra le mie dita, così che tu possa assorbire fino in fondo l’energia che ti trasmetto. La cosa ti sorprende, e mi rispondi con un lieve sussulto del tuo corpo.
Poi, però, comincio a risalire lentamente lungo le tue gambe, massaggiandoti la pelle attraverso la superficie serica del tuo pigiama, ed allora sento la tua tensione allentarsi e mi pare che il tuo cuore cominci a battere sincronizzato al mio.
Ti accarezzo senza fretta, seguendo le pieghe naturali che la seta del tuo pigiama disegna sul tuo corpo. Ti invito ad allungare in avanti le gambe ed indugio qualche istante sulle tue ginocchia, le stringo tra le mie mani, le mie dita giocano con la piccola rotula che ora è un po’ più in fuori in virtù della tua nuova posizione. Poi risalgo seguendo la parte inferiore delle tue cosce, raggiungo il tuo bacino, stringo lentamente le mie mani sulla tua vita e mi soffermo ad accarezzare la regione lombare. Appena qualche attimo e continuo la risalita lungo le tue spalle seguendo la linea sottilissima della spina dorsale.
Raggiungo la tua nuca, scosto i tuoi capelli, faccio attenzione a non slacciare la benda e subito riporto le mie mani alla base dei tuoi fianchi, il punto dal quale avevo cominciato. Questa volta, però, sposto le mie mani sul tuo ventre e le insinuo al di sotto della casacca del pigiama.
Soffri il solletico, lo so. Porti d’un tratto le tue mani sulle mie per bloccarmi, perché ti scuote profondamente i nervi il sentirtele addosso inattese. Ma in quello stesso istante ti fermi, conosci bene le regole del gioco’
Riprendo a far risalire, così, le mie mani lentamente lungo i tuoi fianchi, tenendole però ora direttamente a contatto con il tuo corpo. Raggiungo le tue ascelle, riconosco al tatto la presenza della tua corta e vellutata peluria ed il pensiero corre velocemente al tuo ‘sesso!, ma so bene che non è ancora il momento. Sposto, quindi, leggermente in avanti le mie mani e raccolgo nel loro palmo il seno tuo bianchissimo.
Rimango, così, dietro di te non so per quanto tempo, con le labbra poggiate contemporaneamente sul tuo collo. Quindi, d’un tratto, mi sposto davanti a te e ti spoglio.
Ti tolgo la sola casacca del pigiama, lentamente, col fuoco del camino che comincia a riflettersi meravigliosamente sulla tua pelle bianca.
La benda copre sempre i tuoi occhi: non puoi vedermi. Puoi solo avvertire la mia presenza davanti a te e non sai su quale punto del tuo corpo si sposteranno le mie mani. Ma, soprattutto, non puoi immaginare in che modo ho intenzione di ‘toccarti’.
Ad un certo punto, però, avverti fortissimo un inconfondibile aroma di mandorle.
_ ‘Cos’è questo profumo, da dove proviene?’
_ ‘è il profumo della mia passione per te. Adesso sì che sei pronta per ricevere il mio dono’.
Due cuscini di raso rosso sono già sul tappeto, così come due lunghe strisce di seta verde. La poltrona è invece alle tue spalle.
Ti adagio sui cuscini per la schiena e, con le strisce di seta, lego i tuoi polsi ai piedi della poltrona, facendo però attenzione a non stringere troppo. Quindi, reggendomi sulle ginocchia, mi sistemo a cavalcioni sulle tue gambe e ti osservo.
La tua selvatica bellezza è rischiarata adesso unicamente dai riflessi delle fiamme.
A questo punto, sollevo la piccola anfora d’argento, ancora molto calda per l’esposizione alle vicine fiamme del camino, e la tengo sospesa a pochi centimetri dal tuo torace, in corrispondenza della linea che separa le due rotondità del tuo seno.
Una frazione di secondo’ infinite molecole che si disperdono nell’aria riempiendola di un dolce-amaro profumo di mandorle’ un filo sottilissimo che viene risucchiato dalla gravità e la prima goccia d’olio, finalmente, che calda si deposita sulla tua pelle.
_ ‘Ecco il mio dono. Adesso potrò toccarti con la stessa sacralità riservata ad una dea splendente’.
Sposto con delicatezza l’anfora su ciascuno dei tuo capezzoli; osservo il filo sottile scivolare lungo la linea dello sterno fino a raggiungere il tuo piccolo ombellico; scorgo per un attimo un sorriso complice sulle tue labbra. Poi finalmente mi libero dell’ampolla e adagio le mie mani sopra il tuo corpo.
Le tengo ferme: voglio trasmetterti il mio calore e comunicarti il mio desiderio. Quindi, inizio a spalmare lentamente su di te l’olio di mandorle.
Comincio dall’ombellico e risalgo cercando il tuo seno.
Con movimenti lenti e circolari, faccio scivolare le mie mani verso l’alto e poi le riporto d’un tratto verso il basso. Salgo nuovamente verso il torace e questa volta accarezzo i tuoi capezzoli, li tengo stretti al limite della sopportazione tra le mie dita, li massaggio lentamente.
Stai cominciando ad ansimare, lo sento, e questo è per me il più grande dei piaceri. Ma siamo solo all’inizio di questa ‘manche’ del nostro gioco.
Sposto le mie mani lungo i tuoi fianchi fino a raggiungere i pantaloni del tuo pigiama. Mi soffermo sul bordo, aspetto, cerco di cogliere un tuo segnale. A quel punto, vedo i tuoi polsi muoversi e la seta verde tendersi a mezz’aria sollecitando la poltrona: vuoi che vada avanti, è il tuo segnale!
Allora mi sposto in ginocchio su di te a ‘marcia indietro’ e ti libero lentamente dei pantaloni del pigiama, fino a lasciarti, perfetta, con solo indosso questi slip blu porcellana di fine pizzo. Sei bellissima!
L’anfora d’argento è sempre nelle vicinanze. La prendo e verso il suo balsamico contenuto sopra i tuoi piedi, sulle tue gambe ed in prossimità dell’inguine, badando sempre, però, a non macchiare i tuoi slip di pizzo.
Ricomincio a toccarti, tocco i tuoi piedi, li accarezzo, ne massaggio la pianta e giocherello con le piccole dita. Mi soffermo soprattutto sul mignolo.
‘Deve essere vero’, penso, ‘che in una donna proprio il mignolo è direttamente collegato al clitoride’: me lo confermano i tuoi gemiti e i tuoi tremolii improvvisi!
Abbandono i piedi e comincio a risalire lungo le gambe. Le mie mani scivolano assistite dal dolce aroma dell’olio di mandorle. Guardo velocemente in direzione del tuo volto: tieni inarcata la nuca e la seta verde è sempre tesa nell’aria: sei eccitata, vuoi che vada avanti!
Le tue cosce sono adesso lucide e totalmente ricoperte d’olio. Spingo le mie mani al loro interno, per un istante ti agiti e qualche brivido ti coglie, poi, ti abitui al nuovo contatto. Ti osservo. Mancano solo le braccia, sempre tese verso la poltrona.
Mi alzo e rimango immobile. Silenzio.
Non sai dove sono e mi cerchi con la mente.
Mi sposto silenziosamente e mi inginocchio vicino alle tue braccia. Un sottile filo d’olio anche su quelle, la tua reazione di sorpresa, altri massaggi che finiscono di spalmare d’olio i tuoi arti superiori.
Quindi ritorno su di te a cavalcioni e faccio scivolare le mie mani sopra il tuo ventre in direzione del tuo sesso. Indugio con le dita sul bordo dell’elastico, osservo i tuoi denti serrarsi sulle labbra, sento il tuo bacino sollevarsi verso l’alto per rafforzare il contatto con le mie mani. Solo allora sfilo lentamente i tuoi slip e perdo il mio sguardo sulla tua splendida nudità.
Il tuo sesso è leggermente rasato ai bordi, ma una fitta e sottile peluria ricopre perfettamente la tua intimità.
La ‘battezzo’ versando altro olio di mandorle e sento che gemi per quel rinnovato piacere: la tua pelle è già schiusa’ – in alto, rosso, spicca gonfio il clitoride.
Riprendo a toccarti, ad accarezzarti lungo il ventre fino al seno; poi di nuovo sposto le mie mani verso il basso, fino al sesso’
La striscia di seta verde è lunga’
Ti rigiro per un attimo sul ventre e sistemo nuovamente sotto di te i cuscini. Non puoi vederle, eppure, le due strisce di seta verde tirano adesso in avanti le tue braccia e si incrociano, quasi fossero un’opera d’arte, proprio davanti ai tuoi occhi ciechi.
Subito ti rannicchi carponi e sollevi verso l’alto il tuo fondoschiena. Non perdo un solo istante: porto proprio in cima la piccola anfora e ne verso il contenuto sulla tua carne. In un attimo, l’olio si divide da entrambe le parti: corre veloce lungo la tua schiena verso la tua nuca, ma soprattutto si insinua meravigliosamente ‘nell’incavo tra i tuoi glutei.
Ti massaggio e ti accarezzo. Prima lentamente la schiena, giù fino al collo, poi torno indietro e scendo al di là delle tue curve, laddove l’olio, da poco, si è lentamente depositato. Le mie dita scivolano in quell’incavo caldo e misterioso e sfiorano appena il tuo prezioso orifizio, per un istante lo massaggiano, esercitano una deliziosa pressione e minacciosa: tu cominci ad ansimare’
Stringi leggermente i glutei e per un attimo ti sento sfuggire alla mia presa, ti distendi e tiri verso di te le due strisce di seta verde che ti legano alla poltrona. Ma sono stato più rapido e, malgrado tutto, non sei riuscita a liberarti della mia mano, che adesso tieni schiacciata sotto al pube contro i cuscini sui quali poggia il tuo ventre!
Le mie dita sono bloccate sotto al tuo peso, ma il pollice è rimasto fuori, ed ora continua ad accarezzarti lentamente. L’altra mia mano è sulla tua schiena, la massaggia, stringe delicatamente la tua nuca, giocherella con i tuoi capelli e poi ritorna indietro.
Con le dita della mano che tieni bloccata sotto di te, comincio a stuzzicarti il clitoride, brevi movimenti circolari alternati a leggere pressioni. Avvicino il mio volto verso il cuore della tua femminilità e lo bacio. Faccio scorrere lentamente la mia lingua’ Altri baci, poi stuzzico la tua pelle con i denti ed ecco che nuovamente ti rilassi, allenti la pressione del tuo corpo sulla mia mano, sollevi il ventre e la rendi libera, ti raggomitoli un’altra volta carponi e, con un filo di voce, questa volta mi comandi:
_ ‘Avanti prendimi’ non resisto”
Allora mi libero in fretta dei boxer, taglio le strisce di seta che ti bloccano i polsi e ti adagio supina sopra i cuscini. Ti libero della benda e ti attiro a me’
Ti abbraccio.
Immediatamente, la mia bocca si perde dentro la tua bocca, poi sul tuo seno, sui tuoi capezzoli, affamata sul tuo collo e di nuovo sulla tua bocca alla ricerca della tua lingua.
Sento le tue unghia affondare nella mia testa e le tue gambe allacciarsi sopra i miei glutei, proprio mentre le mie mani stringono forte i tuoi fianchi ed attirano il tuo pube contro il mio sesso.
Ti sento pronta, aperta, impaziente, abbasso il bacino contro di te ed affondo durissimo tra le labbra in mezzo al tuo pube. I tuoi muscoli si tendono e mi risucchiano, lentamente, centimetro dopo centimetro’ Mi fermo un istante e pompo sangue lungo l’asta: mi piace avvertire il contatto della mia carne che preme dentro e contro di te. Poi ricomincio a muovermi, avanti e indietro, aumentando il ritmo, mentre il tuo pelo sollecita il mio basso ventre e mi fa impazzire di godimento. Alcuni colpi rapidi, in successione, in sincronia col tuo ritmo, poi di nuovo più lenti, profondi, col mio sesso che spinge fino in fondo dentro di te, che si ferma e pulsa con forza, che fuoriesce e che poi nuovamente si spinge oltre la tua carne morbida e calda.
Mordicchio i tuoi capezzoli e ti invito a muoverti, a sprigionare la tua passione, a farmi sentire quanto sai essere passionale per il mio piacere. Tu rispondi ansimando e legandoti ancora di più a me, donandomi il tuo calore ed il tuo folle desiderio.
Lentamente il mio corpo si profuma dell’aroma di mandorle: lo prende da te, dalla tua pelle, mentre tu gridi il mio nome ed io grido il tuo ed i miei testicoli sbattono sul tuo pelo ed ancora tu, come una ‘gatta’, affondi le tue unghia dentro i miei glutei.
Veniamo all’unisono, tu con una successione di fremiti incontrollati, io portando fuori da te il mio sesso per arricchire col mio seme la patina d’olio che ancora ricopre il tuo corpo’
_ ”Ehm’ come scusi? Diceva? Rimanga, la prego, non vada via. E poi? Cos’è accaduto dopo?’
Il vecchio non risponde a questa mia impellente domanda, si allontana in fretta con la giovinetta e mi regala soltanto un enigmatico sorriso. Sento che non lo rivedrò mai più’
Totalmente immerso nel ricordo di quella notte, mi sono accorto troppo tardi di lui e troppo tardi ho prestato attenzione alle sue ultime parole’ Tuttavia, ho sentito abbastanza per rimanere esterrefatto, anzi, di sicuro sono sconvolto, a giudicare dal tono con il quale la guida mi si avvicina e mi rivolge la parola’
_ ‘Signore, mi scusi, si sente bene?’ Deve spostarsi, devono ricoprire un’altra volta il labirinto”
Sono sfinito. E incredulo.
Ascolto a stento le parole della guida, ma ormai non ho più voglia di rimanere dentro la cattedrale. Adesso so verso dove andare’
Con le poche forze che ancora mi rimangono, raggiungo il Portale dei Re e mi accingo ad uscire. Prima, però, alzo un’ultima volta gli occhi lentamente verso il cielo, come a cercarti tra gli angeli e i santi. Ma non ci sono angeli, e non ci sono neppure santi – come del resto non ci sono neppure crocifissi! – dentro questa cattedrale! Né tanto meno ci sei tu’
D’un tratto, il buio soltanto.
Ed ho come l’impressione che l’architettura gotica di Notre dame de Chartres – con la sua impressionante volta che ‘levita’ a quasi trentasette metri da terra, con i suoi spazi vuoti che trionfano miracolosamente su quelli pieni, con quella sua guglia del campanile vecchio che schizza senza peso verso il cielo come a cercare Dio’, con i suoi colori, le sue luci, le sue ombre, le sue pietre, i suoi misteri, i suoi Numeri, tutto armonicamente disposto e pensato per rendere omaggio alle molteplici rappresentazioni di Maria Vergine, ‘donna’ e ‘Grande madre’ a un tempo’, ma soprattutto ‘entità’ salvatrice del genere umano ‘ ho come l’impressione, dicevo, che quell’architettura cominci a risucchiare lentamente il mio corpo, ed i miei sensi, in un’altra dimensione’
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