Il Piacere del Templare

Capitolo 2 - La terribile confessione

Cosa saremmo, del resto, senza un ‘cammino di conoscenza’? Ed eccomi, dunque, all’interno della più bella cattedrale gotica mai costruita.

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‘Terribilis est locus iste’

Villaggio di Rennes-le-Chateau, sul fronte francese dei Pirenei, notte tra il 21 ed il 22 di gennaio dell’anno del Signore 1917

Quello stato di improvvisa lucidità non sarebbe durato a lungo, lo sentiva.

L’ictus, giunto senza preavviso il 17 di quello stesso mese, lo aveva tenuto in uno stato comatoso fino a quel momento, compromettendo irrimediabilmente le sue principali funzioni cerebrali. Adesso, svegliatosi d’un tratto nel cuore della notte, ricordava ogni cosa, eppure sentiva che quel miracoloso stato di lucidità poteva significare una sola cosa: il buon Dio gli dava un’ultima opportunità di pentirsi prima di chiamarlo ad altra vita.

Dopo sessantaquattro anni, la metà dei quali dedicati alla cura della chiesa del piccolo villaggio di Rennes-le-Chateau, il curato Béranger Saunière vedeva quasi come una liberazione la sua imminente dipartita.

Era stato trasferito nella parrocchia intitolata a S. Maria Maddalena molti anni prima, nel giugno del 1885, e subito si era dato da fare per trovare le risorse necessarie alla ristrutturazione della piccola e cadente chiesa. Solo alcuni anni dopo, tuttavia, egli aveva potuto dare inizio ai primi lavori di restauro, cominciando direttamente dalla rimozione della grande pietra che costituiva l’altare, una pietra sorretta sul davanti da una piccola colonna di origine visigotica scolpita.

Adesso, in quei preziosi attimi di ritrovata lucidità, Saunière ricordava con gioia ed inquietudine l’emozione che lo aveva colto proprio allora, quando, guardando all’interno di quella colonna, vi aveva scoperto, ingegnosamente occultato, un tubo di legno contenente quattro pergamene con delle strane iscrizioni. Quella scoperta, a cui era seguito il suo successivo ed enigmatico viaggio a Parigi, aveva cambiato radicalmente la sua vita’

Ad un tratto, la porta della camera da letto fu aperta e sull’uscio comparve la sua perpetua di sempre, Marie Denardaud.

_ ‘Monsieur Bérengar, il giovane Rivière, il parroco di Esperaza è appena arrivato’ Si è subito precipitato qui non appena ha saputo che volevate parlargli”

_ ‘Grazie Marie, fatelo entrare. Voi siete l’unica di cui mi sia sempre fidato’.

La donna fece segno di ‘sì’ col capo, ostentando un’aria di assoluta complicità, quindi si ritirò nell’altra stanza. Dopo qualche istante, il curato del vicino villaggio di Esperaza, Jean Rivière, comparve ai piedi del vecchio Saunière.

_ ‘Entra pure figliolo. Non aver timore di un povero servo di Dio che oramai sta per raggiungere l’accogliente casa di nostro Signore” ‘ ‘forse’, pensò ancora tra sé il vecchio’

_ ‘Grazie, ho fatto prima che ho potuto’ Ma vi prego, monsieur Saunière, non affaticatevi”

_ ‘Siedi pure, figliolo, e ascolta. Non posso andarmene prima d’aver confidato a qualcuno questo terribile segreto col quale ho convissuto per ben cinque lustri”

_ ‘Ehm’ Dio conosce tutti i nostri segreti, padre. Confidatevi a lui col pensiero: chi altri, meglio di lui, potrà ascoltarvi?’

Saunière osservò per un attimo negli occhi quel giovane curato. Gli ricordava quasi se stesso, quando ancora non aveva conosciuto le tentazioni prodotte dalla ricchezza e si sentiva pervaso dal fuoco rigeneratore dello Spirito Santo’ Gli pareva addirittura di scorgere, attraverso gli occhi di Rivière, quella fede incrollabile che egli stesso possedeva prima che venisse a conoscenza di ciò che riteneva un ‘ ‘terribile segreto’.

Per un attimo, il vecchio provò un profondo e sincero sentimento di tenerezza. Ma si riprese subito, volse lo sguardo in direzione del soffitto e, con uno strano sorriso sul volto, riprese nuovamente il discorso che aveva appena interrotto’

_ ‘Figliolo, ti invito a prenderti cura di una chiesa che io stesso, quando fui nominato parroco a Rennes, provvidi a ristrutturare con queste mie mani. Ma fai attenzione a leggere opportunamente tutti i segni in essa contenuti’

Le cinque statue dei santi disposte in senso antiorario: Germana, Rocco, Antonio Abate, Antonio l’Eremita, Luca’ i loro nomi’ le iniziali’ Ho scelto e disposto ogni cosa secondo un preciso disegno’

E poi, sull’ingresso, il demone Asmodeus di guardia che regge l’acquasantiera, ed i quattro Angeli più sopra, ciascuno intento ad eseguire uno dei quattro gesti che costituiscono il segno della Croce’

E medita, poi, su quella scritta, Rivière: ‘Par ce signe tu le vaincras’ – ‘Con questo segno lo vincerai’ -, mentre la statua di nostro Signore Gesù Cristo osserva il tutto dall’alto’

Il vecchio fece una breve pausa, come per dar tempo al suo ascoltatore di ‘digerire’ quelle parole. Poi riprese il suo farneticante discorso, con un sorriso amaro sulle labbra ed una luce ancor più strana negli occhi’

_ ‘Asmodeus e Gesù Cristo’ Vedi, quei due nella chiesa non fanno altro che giocare un’eterna partita senza fine, una partita a scacchi sulla scacchiera del pavimento a riquadri bianchi e neri’

Tutto è stato scritto, Rivière, nulla ho lasciato al caso”

Il parroco di Esperaza ascoltava perplesso le parole del moribondo.

Lo aveva da sempre incuriosito quella bizzarra disposizione di figure ed iscrizioni all’interno della chiesa, e non poco lo aveva inquietato il conseguente, palese rovesciamento dell’iconografia classica, rappresentato, ad esempio, proprio da quella statua del demone Asmodeus reggente l’acquasantiera e scolpito nell’atto di rialzarsi piuttosto che in quello, certamente più consono in quel luogo, di essere schiacciato! Rivière, tuttavia, non aveva mai osato chiedere il perché di tutto ciò’

D’altra parte, alle orecchie del curato di Esperaza era pure giunta voce di quegli strani lavori condotti di notte, tra il 1891 ed il 1897, dal parroco all’interno del cimitero del villaggio, delle molte lapidi da lui spostate o divelte, ma, soprattutto, di quegli strani scavi effettuati da Saunière nella tomba della marchesa di Blanchefort e dell’inusuale ed improvviso tenore di vita condotto dal parroco negli anni a venire. Sulle discutibili abitudini di Saunière, gli abitanti di Rennes non avevano dubbi: in quegli anni il loro parroco aveva stretto un patto col maligno e si era arricchito scoprendo un qualche tesoro meraviglioso!

Jean Rivière non aveva mai dato troppo peso a quelle voci, considerandole nient’altro che dicerie di villani. Tuttavia, sapeva che nel 1911 il Vaticano aveva rimosso ‘a divinis’ Saunière dal suo incarico per questioni non mai completamente chiarite, e che l’allora nunzio pontificio Roncalli ‘ colui che, più tardi, sarebbe divenuto Papa col nome di Giovanni XXIII -, giunto di persona a Rennes proprio in quegli anni, per discutere in privato col curato, era poi rientrato a Roma ‘profondamente scosso”

Ad un certo punto, Saunière diventò serissimo, si alzò a mezzo letto e cercò con lo sguardo gli occhi terrorizzati del giovane Rivière’

_ ‘Dimmi, figliolo, quanto è grande e incrollabile la tua fede in Cristo? E poi, hai mai sentito parlare di mappe misteriose che, se opportunamente decifrate, conducono alla scoperta di tesori meravigliosi ma anche ‘ad un eterno tormento senza fine?

Il giovane curato di Esperaza rimase per il resto della notte al capezzale del morente Saunière, il quale, più che un racconto, gli fornì alla fine un’autentica confessione.

Alle prime luci dell’alba, il cuore dell’anziano parroco smise di battere per sempre, ma pare che Saunière, in quegli ultimi minuti, non ebbe a ricevere l’assoluzione dal suo giovane confessore.

D’altra parte, quando uscì dalla stanza, dopo più di tre ore di attento ascoltare, Jean Rivière aveva il viso bianco come la cera.

Non lo inquietava ciò che aveva appreso per bocca del parroco nel corso di quella notte, ma piuttosto l’aver intuito, per la prima volta, il vero significato delle parole che lo stesso Saunière aveva voluto fossero iscritte, dopo la ristrutturazione, sulla pietra angolare dell’arco della porta d’ingresso della sua piccola chiesa: ‘Terribilis est locus iste’ ‘ ‘Questo è un luogo terrificante’.

(‘) All’origine della cattedrale vi è il luogo, che è un dono della terra.

Poi vennero tre uomini. Il primo è l’ispirato da Dio. Egli proferisce la dedica

che in lingua sacra, cabalistica, è come il riflesso del Verbo in questo luogo.

Il secondo è un saggio. Egli risolve in Numeri, che sono dei rapporti, le lettere

e le parole della consacrazione. Egli dà il Numero di questo luogo

che è il rapporto tra il luogo e il mondo, e che è la misura.

Il terzo è il maestro di bottega. Per mezzo suo i Numeri diventano rette e curve di

materia, figure e proporzioni di pietra; pesi e slanci di ogive.

Ai saggi: il Verbo; ai sapienti: il Numero; agli operai, l’Armonia risolta in materia.

Per chi è dotto rimane l’analisi; l’ipotesi, il gioco di spirito’ Le domande.

Senza dubbio non si può più interpellare il maestro di bottega, ma egli ha lasciato

le risposte inscritte nell’armonia delle pietre. Basta fare le giuste domande,

la cathédrale répond.

da Louis Charpentier, Les mystères de la cathédrale de Chartres

‘Una candela accesa nella Sedes Sapientiae’

Cattedrale di Notre Dame de Chartres, Eure et-Loire (Francia), pomeriggio del 14 di ottobre dell’anno del Signore 2002

Cera e incenso: Chartres.

Piegato in avanti per il peso dei tanti anni che di sicuro porta sopra le sue spalle, un vecchio ha appena acceso una piccola candela all’interno della maestosa cattedrale, forse in segno di ringraziamento per una grazia ricevuta.

Ha appena abbandonato l’inginocchiatoio alla mia sinistra, dal quale contemplava assorto la statua della Vergine nera detta di Notre Dame du Pilier, per occuparsi esclusivamente della candela, e non sa quale fiume di ricordi abbia liberato nella mia mente con quel suo candido gesto.

”Avanti, facciamo un gioco”

Risento improvvisamente la tua voce, le tue parole, rivedo i tuoi occhi simili a due piccoli pezzi di cielo mentre, immobili e luccicanti, quella notte mi fissavano nella luce soffusa della stanza.

”Il gioco di cui mi avevi parlato, avanti. Sono pronta per questo gioco, lo sento”

‘Che strano!’- penso, che quelle immagini e quelle parole ripassino nella mia mente proprio adesso, mentre mi trovo in preghiera all’interno di questo luogo sacro. Ma forse è normale. Credo sia stato un insieme di circostanze – la visione della fiamma della candela, l’aroma vagamente dolciastro della cera fusa mescolato a quello forte e pungente dell’incenso, l’atmosfera ‘gotica’ di questa superba cattedrale – a riportarmi d’un tratto con la mente, e col corpo, a quel gioco malizioso iniziato insieme a te quella notte’ – un gioco non ancora finito, è vero, lasciato incompleto di comune accordo perché io potessi intraprendere il mio ‘cammino di conoscenza’ all’interno di questa ‘Sedes Sapientiae'.

Cosa saremmo, del resto, senza un ‘cammino di conoscenza’?

Ed eccomi, dunque, all’interno della più bella cattedrale gotica mai costruita.

La passione per l’archeologia, per gli enigmi irrisolti della storia, il desiderio di trovare una ‘risposta’ mi hanno condotto ad indagare le iscrizioni, le raffigurazioni, in una sola parola i ‘segni’ ancora tutti da decifrare di questo capolavoro medievale che rappresenta l’unico reale motivo di orgoglio per una cittadina francese altrimenti quasi sconosciuta.

Pietra e vetro: Chartres.

Adesso il vecchio ha raggiunto l’ingresso occidentale di Notre dame de Chartres, il cosiddetto ‘Portale dei Re’, lo stesso dal quale, il 25 febbraio del 1594, Enrico IV ‘il Grande’ entrò calvinista nella cattedrale e, incoronato re di Francia sull’altare maggiore dal vescovo Nicolas de Thou, ne uscì cattolico per raggiungere in trionfo Parigi.

Si ferma un istante, abbozza con le mani tremolanti un frammentario segno della croce, accenna ad un improbabile inchino e poi esce. All’improvviso, mi viene voglia di rincorrerlo, di fermarlo, di parlargli ed esprimergli tutta la mia più sincera gratitudine, perché proprio quella candela, che lui poco prima ha acceso non lontano da me, e che subito ha cominciato a brillare nell’aria assai carica di molecole d’incenso, mi ha ridato per un attimo la vita. Ma non rincorro nessuno, tanto il vecchio non capirebbe, e non soltanto a causa del mio pessimo francese’

Rimango, invece, in silenzio ad ammirare ogni piccolo particolare di questo immenso ‘libro di pietra’: ho la sensazione che sia proprio questo il luogo migliore per ritornare al ricordo di te e di quella nostra notte di passione.

Mi sposto, allora, a piccoli passi all’interno della cattedrale, mi lascio cullare dall’odore della cera fusa e dell’incenso, voglio che mi stordisca l’accecante bellezza del rosso scarlatto e del blu intenso di tutte le 176 vetrate che rendono unico al mondo il claristorio’ Infine, torno a fissare come rapito la fiamma che consuma lentamente quella candela, fino a che la sua immagine non comincia a sfocare ed un bruciore intenso non s’impossessa dei miei occhi’

Un battito di palpebre: il buio per un istante e poi di nuovo la luce. Non più quella della candela, ma quella dei tuoi occhi, di te che all’improvviso rivedo dinanzi a me mentre mi fissi all’interno di quella stanza. Di te che mi porgi un piccolo ‘cofanetto’ con la stessa devozione di chi tenga tra le mani qualcosa di unico e prezioso’ – così prezioso come può esserlo soltanto, per un archeologo, il ‘Sacro Graal.

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