Il Piacere del Templare

Capitolo 6 - Odore e Piacere

Giovanna Esse
a day ago

Ultimo senso ‘l’olfatto’

Luogo imprecisato della Sicilia’ Tutt’intorno, terra, cielo, mare’

Mattina presto del 15 di ottobre dell’anno del Signore 2002

 

Superato lo choc iniziale, ripongo in macchina la pergamena e corro ad abbracciarti.

 

Che strano: piove a dirotto eppure quasi non fa freddo!

 

Nessuna parola, nessuna spiegazione tra noi: i nostri corpi si intrecciano in un attimo e si cercano. Le mie labbra cercano avide la tua bocca.

 

Ti stringo forte e subito l’odore del tuo corpo mi travolge. Adesso capisco perché hai voluto che ci rivedessimo in questo luogo ed in questo modo: la pioggia che cade ha liberato nell’aria mille fragranze e, allo stesso modo, dal tuo corpo bagnato sublimano altrettanti profumi.

 

Mi fermo e ti guardo ancora una volta: il tuo sguardo non ha perduto il suo antico potere su di me, sei sempre bellissima! Poi, un cenno dei tuoi occhi e due sole sillabe: ‘Di là’.

 

Ti prendo in braccio e, senza pensarci neppure un attimo, sparisco con te tra gli alberi nella radura. Qui la pioggia filtra appena, un surreale silenzio ci avvolge. Sulla terra, in uno spiazzo riparato dalle fronde degli alberi, scorgo d’un tratto una coperta: hai pensato proprio a tutto, come ogni volta!

 

Ti adagio sulla coperta e mi inginocchio davanti a te.

 

Subito le tue mani si muovono nervose sul mio corpo – lo cercano, vogliono toccarlo, possederlo! Ti sollevi, mi liberi rapidamente degli indumenti e lasci scivolare la lunga tunica di lana ai tuoi piedi’

 

‘Sento il profumo della pioggia, intenso, penetrante, selvaggio. Sento l’odore della terra bagnata, della mia pelle. Sento le gocce cadere attutite dalle foglie e fredde le sento scivolare lentamente sul mio corpo. Nuda, spogliata davanti a te.

 

è il mio desiderio che sento, il nostro gioco, l’ultimo senso.

 

Indietreggio di un passo, l’erba bagnata sotto i miei piedi, un brivido freddo lungo il mio corpo. Mi piace come mi sento, mi piace quello che sento.

 

Chiudo gli occhi e respiro a fondo. Istinto naturale.

 

Avanti vieni.

 

Mi avvicino e mi attacco al tuo corpo. Bagnati, incollati, eccitati.

 

Rallento il respiro.

 

Intreccio le mie dita alle tue e stringo, stringo rubando il profumo della tua pelle, del tuo torace. Le mie guance lo accarezzano piano e piano scendono sfiorando il tuo ventre.

 

Voglio il tuo profumo’

 

‘Le tue dita tra le mie dita, il mio corpo pericolosamente incollato al tuo corpo’

 

Sento su di me le tue mani, scivolano piano ed assorbono minuscole gocce di pioggia direttamente dalla mia pelle. Percepisco il profumo del tuo alito, mi scalda il vapore che proviene dalla tua bocca. Sei calda, silvestre, sei simile ad un animale indomito splendidamente immerso nella natura, immobile tra le foglie e la terra, stordito dalla fragranza di mille profumi’

 

Mi eccita il tuo odore, che colgo mischiato a quello della natura circostante. C’è qualcosa di meraviglioso e violento in tutto questo. Avverto nel corpo una smania incontenibile’ Ti attiro a me e comincio a giocare con i tuoi capelli’

 

‘Le tue dita s’intrecciano fra i miei capelli e piano mi chino davanti a te, in ginocchio.

 

Resto così, ferma, immobile, in silenzio e cerco i tuoi occhi. Ti stringo e ti spingo contro di me. Ti voglio. Voglio il tuo odore su di me.

 

Respiro a fondo e rubo ogni attimo, respiro a fondo e calda ti regalo la mia eccitazione.

 

Un solo senso e tutti gli altri insieme. Il gioco, il tuo corpo, noi.

 

Respiro ancora, di nuovo e mi perdo nel vortice sconvolgente che tu mi hai regalato. Un solo istante, un attimo e perdo il controllo, il pensiero.

 

Istinto.

 

Affondo il mio viso contro il tuo corpo e le mie unghie nella tua carne. Il tuo corpo si tende, un gemito strozzato e stringo di più. Attimi’

 

‘Ti guardo mentre ti tengo stretta.

 

La mia bocca scivola caldissima sulla tua pelle, segue anche la più piccola linea del tuo collo. Lascio scivolare su di te la mia lingua’ cerco il tuo seno, i tuoi capezzoli’

 

Li trovo e li tengo in bocca alternativamente, li mordo piano, li succhio, li gusto: sanno di te e di acqua di cielo. Odorano di te e della natura intorno’

 

Sento sul mio viso i battiti crescenti del tuo cuore, sento dentro di te farsi pesante il respiro’

 

‘Ecco, di nuovo il mio respiro. Caldo, morbido sensuale.

 

Le mie braccia non stringono, ma semplicemente abbracciano. Le mie mani non affondano, ma semplicemente accarezzano. Mi risollevo lentamente e lentamente ritrovo i tuoi occhi.

 

Un brivido e per un momento il mio corpo si scuote, mentre le tue braccia mi cingono in un abbraccio accogliente, rassicurante, caldo. Sento la mia pelle aderire alla tua e i miei seni morbidi schiacciarsi contro di te. Mi abbandono al tuo abbraccio e mi perdo, inconfondibile, nel profumo del tuo profumo.

 

Voglio fare l’amore con te. Vieni avanti.

 

Sono i miei occhi a dirtelo, le mie labbra a sussurrartelo. Voglio le tue mani e la tua bocca, la tua pelle e i tuoi respiri. Di nuovo e ancora, gioco infinito.

 

Adesso’

 

‘Ascolto i tuoi sussurri, percepisco il tuo desiderio, sento crescere la tua passione.

 

La coperta è sotto di noi ed il grande albero nella radura ci protegge e non ci protegge dalla pioggia che cade. Allungo le gambe e mi dispongo seduto con le spalle contro l’albero’ le mie mani sul tuo corpo ti chiedono di sistemarti su di me a cavalcioni.

 

Mi abbracci e capisco che stai premendo le tue unghia sulla corteccia del grande tronco bagnato’

 

Di rimando, appoggio le mie mani sui tuoi fianchi e la tua pelle si arrende dolcemente alla pressione delle mie dita. Ti guido lentamente sul mio sesso durissimo.

 

Osservo i tuoi occhi semisocchiusi, il tuo sguardo di sfida, la tua espressione di intenso piacere. Ti osservo, e lentamente osservo affondare la mia carne nel tuo ventre.

 

Ti tengo stretta per i fianchi e continuo a guidarti, assaporo le oscillazioni del tuo corpo, perdo il mio viso nell’incavo del tuo seno.

 

è una danza misteriosa quella che conduci sopra di me. Una danza bagnata dai tuoi umori e dai miei umori, quasi un rito propiziatorio nel bel mezzo di un temporale d’autunno!

 

Stringi i denti rimanendo aggrappata al grande albero’ Stringo le mie mani sulla tua schiena e affondo con forza dentro di te.

 

La terra sa di antico’ Ci asseconda e ci protegge con i suoi odori primordiali.

 

Sei un batuffolo di passione tra le mie braccia, il tuo corpo ed il mio corpo si fondono battezzati dalle minuscole gocce che giungono dal cielo’

 

Poi le mie lacrime – calde, salate – che si perdono sulla tua pelle e scivolano sulla coperta sotto di noi.

 

Movimenti sincronizzati, del tuo bacino e del mio bacino, la mia schiena che improvvisamente si inarca e preme di scatto contro la ruvida corteccia dell’albero, una spinta tua più forte, un sospiro stentato che, sorprendentemente, si libera in un grido, il tuo corpo che crolla sopra il mio ed il mio seme che esplode in te copioso.

 

Piove ancora.

 

Ma adesso sento una nuova pace riempire lo spazio in cui siamo immersi’ – ed un unico, meraviglioso profumo attorno a me e sulla mia pelle: il Tuo.

 

‘Arcanum Virgo’

 

Sicilia, laboratorio informatico nei pressi di ******,

 

ultimo giorno dell’anno del Signore 2002

 

C’è poca luce questa sera al laboratorio. E c’è silenzio.

 

Fuori, in città, stanno per cominciare i festeggiamenti per il nuovo anno: la solita baldoria, i soliti stupidi botti, dai quali mi tengono lontano, per fortuna, le spesse pareti insonorizzate di questa stanza.

 

Sono solo, ma ho portato con me la piccola pergamena’

 

Non mi è stato possibile analizzarla prima: il sofisticato software di analisi delle lingue medievali ha richiesto un’accurata ricalibrazione alla lingua d’Oc, ma finalmente sono riuscito a risolvere il problema, così, tra qualche minuto, il pc mi rivelerà il suo enigmatico contenuto.

 

Prendo tra le mani la pergamena, la osservo, non sono neppure sicuro che si tratti di un originale, eppure, questo logoro foglio e giallastro ha il potere di incutermi quasi ‘un religioso rispetto. Avvio lo scanner ed il programma per l’acquisizione delle immagini, ma proprio un attimo prima di sistemare sull’apposito ripiano il foglio trasparente col suo prezioso contenuto, mi fermo a riflettere’: ‘Che diritto ho, io, di violare la verità che si cela dietro queste poche righe?’

 

Ma la curiosità appartiene ad ogni studioso, si sa, e con essa il piacere della sana conoscenza, che altro non è se non ‘libertà’.

 

Sistemo allora il foglio sul piano dello scanner, abbasso con delicatezza l’apposita lastra di copertura, la rialzo un istante come a voler controllare che il mio piccolo tesoro non sia sparito, quindi la riabbasso e mi siedo davanti al pc.

 

L’immagine appare tutto sommato nitida, effettuo una prima zoomata, poi una seconda e finalmente la piccola mappa, che già mi era sembrato di scorgere tra le righe, in controluce sull’aereo, compare perfetta davanti ai miei occhi. Spalanco la bocca e sento seccarsi la gola: proprio come sospettavo!

 

Sette minuscoli punti, collegati tra loro da una linea sottile come certe ‘piste cifrate’ che si trovano nei rotocalchi di enigmistica, formano un percorso chiuso che rimanda ad una specie di aquilone. La mia mente corre veloce verso il cielo, anche se so bene che non si tratta di un aquilone.

 

Ho sempre saputo che tutte le undici cattedrali francesi intitolate a ‘Notre Dame’ sono disposte in posizione tale da riprodurre, sulla terra, il grafo della costellazione della Vergine! Non mi stupirei più di tanto, quindi, davanti a questa immagine, se non fosse che essa richiama la mia attenzione ad un piccolo particolare assolutamente anomalo’

 

Bayeux, Rouen, Amiens, Laon, Reims, Paris, Eurex: tutti questi luoghi, ai quali corrispondono altrettante cattedrali, sono stati indicati da chi ha vergato la pergamena con un piccolo punto sul percorso chiuso. Ma c’è un ulteriore luogo che chiude il perimetro dell”aquilone’, e tale luogo non è stato segnato con un punto, bensì con una specie di ‘Y’ che rimanda a qualcosa di ben più preciso’

 

Malgrado il riscaldamento, che mantiene costante a 20′ C la temperatura nella stanza, sento fortissimi i brividi attraversarmi il corpo. Quello strano simbolo è segnato laddove sorge la più importante tra le cattedrali gotiche di Francia, ed il suo significato non può che essere uno solo: il Graal è realmente custodito a ‘Chartres!

 

Che il vecchio, dunque, abbia voluto allontanarmi strategicamente dalla cattedrale? E perché, allora, mi avrebbe poi donato questa pergamena rivelatrice, se in fondo la sua intenzione era proprio quella di depistarmi?

 

Riprendo tra le mani il trasparente che sigilla la pergamena. Devo conoscere al più presto il significato delle parole che in essa sono scritte.

 

L’immagine da poco scannerizzata è sempre al centro del monitor lcd’

 

Ancora per qualche istante, perdo il mio sguardo tra le sue righe sbiadite e misteriose. Poi, un preciso comando del mouse, una leggera pressione al suo tasto sinistro ed il programma sulle lingue medievali – perfetto ‘fagocita virtuale’ – ‘ingurgita’ l’immagine e comincia ad analizzarla’

 

 

‘L’enigma rivelato’

 

Sicilia, alba del primo giorno dell’anno del Signore 2003. ‘Nella casa del ‘Gioco dei sensi’

 

Questa volta non ci sono candele accese nella stanza’

 

Anche il camino, che ti ha scaldata nel corso della notte, da un po’ di tempo ormai si è spento.

 

Ti osservo accovacciata sopra il letto, ancora vestita’ Dormi beata dopo essere rimasta in mia attesa fino a chissà quale ora. Ma sapevi che non sarei arrivato presto, sapevi che avevo una missione da compiere.

 

Mi avvicino silenziosamente al letto, ti osservo da vicino, mi chino su di te e ti bacio. Hai un lieve sussulto, ma subito ti svegli, capisci ed allunghi le tue braccia per cercare il mio collo.

 

_ ‘è tutto chiaro adesso’ vedrai tu stessa’

 

_ ‘Chiaro? Cos’è chiaro? Cosa c’è da vedere? Ah’ la piccola mappa”

 

Chiudo la tua bocca con la mia’ Un altro bacio, questa volta profondo e pieno di passione’

 

Poi non riesco a trattenere le lacrime, mentre ti auguro buon anno e ti porgo il foglio in cui ho stampato la traduzione che il pc mi ha fornito della piccola pergamena’

 

‘Sesto senso: la ‘dimensione onirica’

 

Chartres, A.D. 1307

 

è un sole infausto quello che sta sorgendo in questa fredda alba del 13 di ottobre, lo sento, anche se non posso vederlo dall’interno di questa cripta immersa nel profondo della cattedrale.

 

Gli sgherri del perfido sovrano Filippo hanno già invaso tutta la regione, non tarderanno a raggiungere anche questo luogo sacro e a condurmi chissà dove. Prima, però, voglio lasciar scritto in questa piccola pergamena quanto è accaduto nel corso di questa notte’

 

A me, André di Jean-Pierre, più giovane cavaliere dell’Ordine dei Templari, il maestro dell’ordine, De Molay, ha ordinato di occultare nel cuore di Notre dame de Chartres un tesoro incomparabile, il Sacro Calice dove bevve per l’ultima volta, prima di essere giustiziato, il Figlio dell’Onnipotente.

 

Stavo per riporre il Calice nel fondo del pozzo sacro di questa cripta, come spiegatomi dagli anziani cavalieri Olivier e Gilbert ‘ Iddio li protegga, in queste ore di terrore’ ‘ quando, improvvisamente, un profondo sonno mi ha vinto’

 

Mi vergognerei profondamente a descrivere l’esito della delicata missione affidatami, se non fosse che, una volta ridestatomi, ho avuto la certezza che quanto è accaduto è stato, in verità, un perfetto disegno del Divino.

 

Ancora adesso, stento a credere che di sogno si sia trattato, tali e tanti sono i segni che mi fanno pensare a qualcosa di reale.

 

Riaperti gli occhi in questa cripta avvolta nel silenzio, non ho trovato più traccia del Sacro Calice che avrei dovuto nascondere. C’era ancora, però, ed è ancora qui con me mentre scrivo, la sacca all’interno della quale l’avevo accuratamente riposto.

 

Nessuno poteva raggiungere la cripta, alla quale si accede dall’esterno della cattedrale attraverso un segretissimo passaggio noto soltanto ai Cavalieri dell’Ordine, e che io stesso avevo richiuso con le mie mani una volta all’interno’ Eppure, qualcuno ha portato via il Calice durante il mio sonno’

 

Alla luce di questi fatti, potrei pensare che il furto sia stato opera di qualche sgherro del sovrano Filippo, o addirittura di un qualche demone già nascosto nella cripta al mio arrivo. Ma ciò che di meraviglioso ho visto questa notte in sogno – o forse nella realtà? ‘ dà pace al mio cuore e mi fa lodare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, l’Onnipotente.

 

‘Rivedo nella mia mente quella giovine vergine che mi veniva incontro’ Portava tra le mani un Calice identico al mio, fatto di oro puro e arricchito da molte pietre preziose’ Poi un’altra giovine mi veniva incontro, anch’ella portando tra le mani un Calice eguale agli altri due. E poi ancora altre giovini vergini, talmente numerose che non riuscivo più a contarle, belle, anzi più belle delle stelle nel cielo. Portavano tutte tra le loro mani lo stesso, prezioso Calice’

 

Poi ricordo comparire nella cripta una luce, e da quella luce ho visto d’un tratto emergere un ‘vecchio. Portava anche lui tra le mani una copia del prezioso Calice, mi sorrideva beato e mi chiamava per nome’

 

Ma quel che più ricordo, e che riempie di viva gioia il mio cuore in queste ore tragiche, sono soprattutto le sue dolcissime parole’:

 

‘Il Graal, André, è la parte più pura di ogni essere umano. è il suo inesausto ed eterno desiderio di conoscenza, il viaggio purificatore che, alla fine, lo ricongiunge al Divino. Non ha senso celarlo tra le mura di questa cripta, così come non ha senso tentare di impossessarsene: esso è dappertutto ed in nessun luogo – perché, André, sappi che il Graal appartiene, e apparterrà sempre e soltanto ai puri di animo’.

 

Questo è tutto.

 

Nel poco tempo che ancora mi rimane, prima che anch’io, come tutti gli altri cavalieri, venga catturato e finisca nelle segrete del palazzo del perfido Filippo, affido questa umile pergamena alle profondità di questo luogo sacro.

 

Sappia, chi dovesse ritrovarla, che sono assolutamente false le accuse ignobili rivolte all’eccellentissimo Ordine dei Cavalieri Templari, e che sarà il tempo a riportare verità e giustizia sopra ogni cosa.

 

Io, André di Jean Pierre, più giovane in forza nell’Ordine dei Cavalieri Templari, sono felice di aver portato a compimento la mia missione in questo giorno dell’anno del Signore 1307.

 

Ciò scritto, non mi resta che abbandonare questo luogo sacro ed attendere umilmente che sia fatta la volontà dell’Onnipotente’

 

 NOTE

 

Chiunque può leggere, ed interpretare a suo modo, i ‘segni’ contenuti in più parti all’interno della piccola chiesa ristrutturata a suo tempo dal curato Béranger Saunière. Tuttavia, misteriosa ed inquietante rimane, ancor oggi, soprattutto quell’iscrizione posta all’ingresso della chiesa stessa:’Terribilis est locus iste’, presa certamente a prestito dal libro della Genesi, dove in realtà si legge, ma in un ben altro contesto: ‘Terribilis est Locus iste, hic Domus Dei est et Porta Coeli’ (28,17) ‘ ‘Questo è un luogo terrificante! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la Porta del Cielo’.

Personalmente, ho la sensazione che in quelle poche parole Saunière abbia voluto indicare, per sempre, come una perdita dell’innocenza, se proprio non vogliamo dire della sua ‘purezza interiore – chissà, magari proprio quella purezza interiore sulla quale fondano i valori di ogni buon cristiano, valori che si mantengono integri solamente finché c’è ‘fede”

Che Saunière, dunque, abbia potuto scoprire qualcosa di così sconvolgente da minare alla base la sua profonda fede cristiana? Forse davvero un ”terribile segreto’? E che magari sia divenuto, proprio a causa di ciò, un prezioso strumento nelle mani di una delle tante sette dedite all’occultismo e tanto diffuse in quegli a Parigi?

Nessuno di noi, probabilmente, potrà mai rispondere a questa domanda. Ma c’è un aneddoto che, a questo proposito, mi preme ancora raccontare.

Qualche anno fa, era il marzo del 1998, mentre stavo per lasciare Roma ‘ dove mi ero recato per acquistare, al solito negozio del centro, la mia marca di scarpe preferite! ‘, mi capitò di soffermai un istante davanti piazza San Pietro, per osservare ancora una volta il maestoso colonnato del Bernini’

Ricordo le parole pronunciate in quell’occasione, con un vago accento francese, da un bel giovane alto e dall’aspetto molto distinto, fermatosi un attimo nelle mie vicinanze:

”Il superbo colonnato di Gianlorenzo Bernini’ le braccia aperte alla cristianità’ Quasi due millenni di storia che fondano su di un falso colossale”

Terminata quella frase, l’uomo alzò in fretta i tacchi ed andò via, muovendosi in direzione della porta perennemente presidiata dalle guardie svizzere’

Oggi, probabilmente, non ricorderei più quelle parole, se non fosse stato che, un paio di mesi dopo quell’incontro, in una foto messa in onda nel telegiornale della notte del 4 maggio, riconobbi in quell’uomo il giovane Cédric Tornay, vicecaporale delle guardie svizzere, morto quel giorno insieme all’appena nominato comandante Alois Estermann, e alla di lui moglie, in una sparatoria la cui ‘vera’ dinamica, al di là di quanto ancora continui a raccontarne il Vaticano, rimane a tutt’oggi scandalosamente ‘avvolta nel buio”!

Ed infine ‘un’ultima considerazione.

Come in ogni racconto, anche ne’ ‘Il gioco dei sensi’, insieme a molta fantasia, c’è del ‘vero”

A questo proposito, rimarrò per sempre grato ad un umile ‘vecchio ed una giovinetta’, che per caso incontrai sulla mia strada, in un lontanissimo pomeriggio d’autunno, sotto il cielo di ‘Chartres, è probabile che, anche senza quell’incontro, prima o poi la passione per l’arte gotica mi avrebbe condotto comunque a scrivere un racconto ambientato nel più bel Tempio gotico del mondo.

Ma di una cosa sono assolutamente certo: se quel giorno non avessi ascoltato le parole di quelle due persone – parole che mi hanno permesso di ‘vedere’ laddove prima per me era il buio -, ‘Il gioco dei sensi’, questo racconto che mi scoppiava dentro ormai da troppo tempo, sarebbe stato comunque un racconto ‘puramente fantastico’.

Palermo, tarda sera del primo giorno dell’anno del 2003