Il Piacere del Templare

Capitolo 4 - Orgasmi sacri

Giovanna Esse
2 days ago

‘Una damigella teneva un graal tra le sue mani (…)

Era fatto di oro puro, e c’erano nel graal molte preziose pietre,

le più belle e le più costose che ci siano per terra e per mare”

da Chretien de Troyes, Perceval le Gallois ou le Compte du Graal (1190 ca.)

‘Doccia ristoratrice’

Sicilia, in un luogo non lontano dal mare’

Sera del 14 di ottobre dell’anno del Signore 2002

‘diario

Calda e intorpidita resto distesa, immobile. Il respiro è ancora spezzato dal piacere e l’orgasmo è ancora nei miei pensieri. Chiudo gli occhi e per un momento mi dimentico di tutto, di te, dello scrigno, del gioco.

Faccio scivolare la mano sulla pelle calda del mio ventre e la massaggio lentamente. Sento sotto le dita l’olio di mandorle e le tracce leggere del tuo piacere, le accarezzo piano e piano lascio che si fondano insieme.

Piego le ginocchia e subito le lascio ricadere, non so dove tu sia, se nella stanza, alle mie spalle o semplicemente fuori, non me ne importa. Ora sento soltanto il mio corpo, le mie braccia, le mie gambe, mollemente sazia e appagata dalle tue mani, dalle tue carezze, dal mio piacere.

Nessun pensiero, avvolta soltanto dal calore del fuoco che brucia, mi lascio cullare da queste impalpabili sensazioni.

è la tua mano a riportarmi alla realtà. La tua mano fra i miei capelli.

Chiudo gli occhi e respiro profondamente allontanando l’istintivo fastidio per la tua intrusione.

Mi sollevo lentamente e, per un istante, la testa mi gira. Vedo i tuoi oggetti, complici e mi sento tacitamente compiaciuta. Annuso sulla pelle il morbido profumo di mandorle e silenziosamente cerco il tuo sguardo. Raccolgo con un gesto leggero il pigiama e mi alzo: ‘Aspettami’ Non abbiamo ancora finito’.

‘ Faccio scorrere l’acqua e lascio che il suo getto m’investa. Resto così immobile sotto la sua pioggia violenta, gli occhi chiusi, ascoltando la mia pelle come svegliarsi al tocco pungente di aghi invisibili.

Mi appoggio al muro, le braccia leggermente piegate e attendo, attendo che l’acqua scivoli sulla nuca e arrivi a rilassare ogni singola parte del mio corpo. Mi sollevo spostando i capelli all’indietro, inarco leggermente la schiena e di nuovo mi lascio accarezzare. Sento il mio seno farsi turgido, duro e irresistibilmente tocco i capezzoli, scivolo con la mano sul ventre e leggermente arrivo ai peli folti e ricciuti del pube. Respiro profondamente immergendomi ancora una volta, il viso all’insù, sotto il getto deciso della doccia, liberando tutti i pensieri.

Tampono leggermente la pelle asciugandola appena, ed eccomi, pronta a giocare di nuovo, questa volta vestita soltanto della seta grigia della casacca del mio pigiama’

‘Un dono’

Parigi, aeroporto Charles De Galle,

tarda sera del 14 di ottobre dell’anno del Signore 2002

Finalmente sono di nuovo solo con i miei pensieri.

Sono riuscito a convincere la giovane guida che il pericolo è passato, che ora è di nuovo tutto a posto e non potrà accadermi nulla in questi pochi minuti che ancora mi separano dall’imbarco sull’aereo per Palermo.

_ ‘Sa, monsieur, era la prima volta che mi capitava di vedere un turista svenire dopo la visita alla cattedrale!”

Non c’è dubbio, oggi pomeriggio ho dato proprio spettacolo!

‘Sindrome di Stendhal’, la chiamano, e lo ha confermato anche il piccolo medico dell’ospedale di Chartres, dove mi hanno portato per un controllo’

In realtà, però, sono state le poche parole di quel vecchio a turbarmi profondamente, al punto da farmi perdere i sensi’ Le sue poche parole unite a questa piccola pergamena, vergata in una lingua a me ignota, che egli ha riposto quale prezioso dono tra le mie mani prima di allontanarsi in tutta fretta’

_ ‘Leggine il segreto’ Tu puoi, perché sei puro di animo! E ascolta, torna presto ad ascoltare i suoi suoni’ I suoni di dentro’

‘Quale segreto? E di quali suoni ‘di dentro’ parlava il vecchio?’ mi domando adesso’ Si riferiva, forse, a questa piccola pergamena? E chi era ‘André’, l’uomo del quale mi pare abbia accennato mentre raccontava quella storia alla quale, distratto, non ho prestato attenzione se non alla fine?

Seduto immobile in attesa dell’aereo che mi riporterà da te, d’un tratto comincio a dare un senso alle ultime parole di quel vecchio: ”Torna ad ascoltare i suoi suoni”

Ed allora mi ritorni d’un tratto nella mente, questa volta vestita soltanto della casacca di seta grigia del tuo pigiama, mentre, bendata, mi porgi eccitata quel nuovo bussolotto che hai appena estratto dalla preziosa scatola’

Un bussolotto contenente una sottile strisciolina e ruvida con sopra scritto: ‘Udito’.

‘Suoni ‘meravigliosi’

‘diario

Sorrido e getto il pezzo di pergamena tra le fiamme, il tuo sguardo mi sembra divertito.

è con il tuo sentire che io dovrò giocare ed è dal tuo sentire che tu trarrai il tuo piacere.

Ti rubo dalle mani la fascia nera di seta, la stessa con cui hai appena avvolto i miei occhi, raccolgo da terra i due cuscini di raso rosso e li sistemo sul letto appoggiandoli alla pediera. So che i tuoi occhi curiosi mi stanno seguendo.

Appoggio la fascia a cavallo del legno e mi volto verso di te.

Ti metti seduto sul letto appoggiando la schiena ai cuscini, ti osservo attentamente in silenzio e giro alle tue spalle. Afferro la benda di seta e l’appoggio ai tuoi occhi, un nodo deciso e ti privo della vista.

Chiudo gli occhi assaporando la morbidezza delle lenzuola, piego leggermente le gambe e di nuovo le distendo, è il fruscio dei miei piedi sulla seta che arriva leggero alle tue orecchie. Sorrido all’idea che tu non possa vedermi.

Il silenzio nella stanza sembra irreale.

Slaccio gli ultimi due bottoni della giacca e massaggio morbidamente il mio ventre, lo massaggio e ti guardo, seduto e bendato di fronte a me. Un brivido eccitante attraversa i miei pensieri.

Continuo a guardarti e immagino i tuoi occhi sotto la seta, i tuoi pensieri. Continuo a guardarti e lentamente scivolo con le dita. Un brivido, un respiro.

Slaccio i bottoni di madreperla e libero il mio seno, chissà se immagini quello che sta accadendo.

Nuda di fronte a te, piego di nuovo le gambe e leggermente le apro. Ferma così, a gambe aperte, chiudo gli occhi e respiro lentamente, un respiro caldo, sensuale che scivola e ti raggiunge oltre il tatto, il gusto, la vista.

Gioco con il mio piacere e con i tuoi sensi. Gioco con te. Con le mie labbra, la mia voce, chiudo gli occhi e cerco l’eccitazione nei miei respiri.

Accarezzo i capezzoli e li sfioro stuzzicandoli, li sento turgidi e dritti e un brivido caldo scuote il mio corpo. Inarco leggermente la schiena e sento il mio piacere che cresce.

Un respiro lungo, prolungato, un alito caldo e sensuale che raggiunge i tuoi pensieri.

Una leggera contrazione e di nuovo un’altra, un sospiro ed un altro, ancora più forte. Congiungo le ginocchia e di nuovo le apro. Scivolo con le dita cercando il mio sesso e mi abbandono ad occhi chiusi fra le lenzuola.

Scendo con il medio fra le labbra e finalmente sento il mio piacere bagnato.

Accarezzo il clitoride, lentamente. Piccoli cerchi leggeri che divengono alito sottile sulle mie labbra.

Continuo a toccarmi, così, e il pensiero che tu sia cieco spettatore accresce la mia eccitazione.

Sento la mia carne bagnarsi, sento il mio desiderio crescere e con il medio incedo. Gioco attendendo un momento e poi decisa affondo, liberando dalle labbra un gemito ovattato.

Affondo il dito, deciso, veloce, poi lentamente lo sfilo e di nuovo ricomincio. Colpi su colpi, respiri su respiri.

Ti guardo ormai persa nella mia eccitazione e vedo le tue mani scivolare nervose sulle lenzuola. Stringo i miei seni fra le mani e sento le mie cosce bagnate.

Non resisto e scivolo verso di te, voglio il tuo contatto e lascio che i miei piedi trovino i tuoi.

Sdraiata di fronte a te, le gambe ancora aperte riprendo a toccarmi e a giocare con i miei respiri. Mi accarezzo a piena mano esercitando una leggera pressione. Mi fermo un momento e cerco con il piede il tuo sesso. Lo sento gonfio e duro sotto i pantaloni e una scarica di calore mi attraversa il cervello.

Mi abbandono sul letto per un momento, un respiro profondo, rilassato, compiaciuto, poi ricomincio.

Tocco il clitoride proprio come so e inevitabilmente sento crescere il mio piacere. Piego le gambe, aprendomi il più possibile e continuo a masturbarmi, persa e immersa nei miei sensi.

Sento le tue cosce sotto i miei piedi e voglio solo continuare. Le mie carezze, i miei respiri, il mio piacere.

Sento l’onda calda crescere e il mio corpo prepararsi all’orgasmo.

Non voglio, non ancora e libero un grido strozzato affondando le unghie nelle lenzuola.

Il respiro è irregolare, lo senti e gli ansimi impazienti divengono quasi sofferti. Mi chiudo raggomitolata, imprigionando gelosamente il mio piacere e cerco di ritrovare il controllo. Un attimo che sembra infinito.

‘Ti voglio’ sussurro accarezzando con il corpo le lenzuola e ricomincio a toccarmi lasciando correre libero il piacere e l’immaginazione. Immagino di sentirti sopra di me, dentro di me, il peso del tuo corpo sul mio. Non resisto e le mie carezze divengono respiri sempre più intensi.

Respiri caldi e bagnati.

Non resisto e le dita corrono frenetiche, impazzite, incontrollate. Scivolano sulla mia carne, stringono, spingono.

Ti sento dentro di me, ancora, affondare deciso, violento, affamato. Ti sento dentro di me e non smetto di gemere, di volerti, di desiderarti.

Una contrazione forte, prolungata, infinita e finalmente un grido che libera tutto il mio piacere, mentre il mio corpo si tende sotto gli spasmi dell’orgasmo. Resto così immobile, spossata, nuda e accaldata vicinissima a te. La mia mano è ancora sul sesso e la carne, le mie cosce sono ancora bagnate.

Lentamente ritrovo il controllo e mi avvicino, respiro sulle tue labbra abbracciandoti con il corpo.

Il mio sesso bagnato è sul tuo e lo sento duro e caldo sotto di me, mi stringo di più e libero i tuoi occhi – sul mio viso ancora i segni languidi del piacere’

‘Ora è te che voglio ‘vedere” ‘ ti sussurrò maliziosa all’orecchio’

‘Immagini riflesse’