“Allora!?” Disse senza preoccuparsi di coprire le sue nudità che ora vedevo anche meglio.
“Stavamo solo giocando” balbettai io.
“E voi invece?” rispose mia sorella da sempre più scafata di me.
“La zia si stava provando dei vestiti che a me vanno stretti. A voi non interessa. Non è roba per mocciosi. Forza andate di sotto. Subito”.
Io ubbidii al volo lanciando un ultimo sguardo a nonna sperando di ricordare tutto quello che vedevo, Emy, più esitante mi seguì silenziosa subito dopo.
“Guadatevi la tv in salotto e non salite più porcelli!” urlò la nonna secca.
Obbedimmo.
Io guardai Emy, lei guardò me “e saremmo noi i porcelli? Chissà cosa facevano quelle due”.
“Hai sentito no. Zia provava i vestiti”.
“Ma non berti ste cazzate dai. Allora perché nonna era nuda?”.
“Non lo so, forse li provava anche lei. Però è stato bellissimo hai visto che tette?” dissi.
“Ho visto si...avevo voglia di succhiarle a tutte e due”.
“Cazzo sei proprio lesbica....” mormorai.
“Allora vuol dire che ti arrangi con la mano...” chiuse lei.
“Ma adesso dici?”.
“Non ne hai voglia?”.
“Si ne ho voglissima... ma” lei però aveva già aperto le gambe e si stava calando le mutandine.
“Cazzo ma se ci beccano...”
“Tranquillo hanno da fare come hai visto” sorrise mentre si sdraiava sul divano aspettando che le montassi sopra. La sua fichetta aperta e invitante non domandava altro...
Scivolai su di lei con tutta la mia vogliosa potenza, il mio cazzo era già teso è pronto a possederla....
“Tu dici che quelle due se la leccano?”.
“Secondo me si” sorrise mentre la penetravo facendole strabuzzare gli occhi per il piacere.
Così partimmo al pomeriggio.
Zia Luisella guidava la 500 di Olga che le stava seduta a fianco e noi due stretti dietro su quei sedili troppo corti.
Il viaggio durò più di due ore e mentre le due donne davanti parlavano fra loro noi dietro guardavamo fuori dal finestrino, giocavamo e più che altro facevamo un sacco di sbadigli.
Alla fine giunti alle porte di Milano raggiungemmo la palazzina dove viveva zia col marito e il figlio un po’ più piccolo di noi.
Non era un appartamento lussuoso ma c’era abbastanza spazio per tutti e soprattutto Emy aveva una camera tutta per lei.
Ci lasciarono un attimo da soli per mettere via la roba e ne approfittammo per baciarci ancora una volta. Stavolta era davvero l’ultima e il dolore era palpabile. Lei piangeva, io mi trattenevo a stento.
“Meglio che andiamo” disse zia Olga sentendo palpabile quell’aria da funerale.
“Non prendete nemmeno un caffè zia?” chiese Luisella.
“Prima partiamo, prima gli passa a tutti e due” concluse lei.
“Si -annuii anche io- meglio andare. Addio zia, addio Emy” e uscii dall’appartamento senza più voltarmi indietro.
Siccome avevo il foglio rosa guidai io.
Zia mi sedeva accanto e sembrava non avesse molto da dire. Stette zitta per quasi un’ora mentre a me, saltuariamente cadeva l’occhio sulle sue gambe fasciate da un nylon nero fumo. La gonna si sollevava abbastanza mano a mano che lei cercava di mettersi comoda e a un certo punto il bordo era così sollevato che vedevo l’inizio della giarrettiera.
La cosa mi fece un immenso piacere e la guardai a più riprese fin che a un certo punto zia Olga non borbottò “meglio che guardi la strada”.
“Come scusa?”.
“Guarda la strada non le mie gambe”.
“No zia io.... mica guardavo...”.
Rise “non negare. Sei un maschietto è normale che guardi le cosce. Non è grave”.
“No ma io è solo che....”.
Non pareva neanche mi stesse ascoltando “invece quello che ho visto ieri un po’ più grave lo è. Ma lo fate da tanto dimmi?”.
“Cosa scusa?”.
Sbuffò probabilmente irritata perché facevo lo gnorri “Scopare. È da molto che tu e tua sorella scopate?”.
“Un po’...” borbottai.
“Bhe spero abbiate avuto il buon senso di non venirle dentro”.
“No ci stiamo attenti tranquilla...” risposi meccanicamente.
“Ottimo. Comunque, adesso, per un po’ dovrete smettere per forza. Dimmi c’è l’hai una ragazza?”
“Qualche amica ma nulla di serio”.
“Quindi vai di mano da adesso in poi” ridacchiò secca.
“Come scusa?”.
“Le seghe. Ti farai un mare di seghe immagino”.
“Ma zia cosa dici”.
“Su non ti imbarazzare. Siamo soli io e te e a forza di guardarmi le gambe ti è anche venuto mezzo duro. Parliamo a carte scoperte. Che resti fra noi”.
Mi limitai ad annuire.
“Che un diciottenne abbia voglia di sesso è più che normale e altrettanto normale che tu abbia continue erezioni che devi sfogare. Quindi nulla da vergognarsi a farsi un po’ di seghe. Anzi meglio quello che qualche compagna di scuola incinta”.
“La mia comunque è una scuola maschile non ci sono compagne di classe”.
“Tanto meglio -sorrise- comunque dicevo che se devi farti le seghe fattele. Osserva solo qualche regola...”.
“Ci sono le regole per farsi le seghe?” pensai senza dirlo.
“Uno: lo sperma macchia tantissimo. Quindi niente schizzi sulle lenzuola del letto e soprattuto sul materasso. Faremo in modo che ci sia sempre un bell’asciugamani in camera tua... usalo.
Due se te le fai in bagno cerca di mirare il buco della tazza e non l’asse. Io e nonna su quell’asse dobbiamo appoggiare i nostri deretani e non sarebbe carino ti pare...”.
In realtà l’idea del suo culo che sguazza nel mio sperma mi esalta molto ma faccio finta di nulla. Abbozzo e annuisco e riesco solo a dire “e poi...”.
Lei pare pensarci. “Niente, per ora basta direi. Se mi verrà in mente altro o se ci sarà qualche necessità ne parleremo”.
“Quindi non ci sono problemi?”.
Sorride. “No. Puoi tirarti il pisello tutte le volte che vuoi. Siamo adulte tutte e due e non ci sconvolgiamo per così poco....o a proposito.... complimenti”.
“In che senso scusa?”.
“Bhe è bello grosso direi farai felici molte donne”.
Riesco solo a dire “grazie” sentendomi anche un po’ coglione. Continuo a guidare e solo qualche decina di chilometri dopo, forse per sfida le dico “in verità ne avrei bisogno proorio adesso”.
Lei non batte ciglia “si ho notato che sei gonfio sotto ai pantaloni. Potremmo fermarci allautogrill più avanti. Tanto devo urinare. Io urino, tu ti fai la tua cosina e magari ci beviamo un caffè...”.
Che dire.... la mia zietta è davvero una donna moderna. Decido di provarci “e che ne dici se invece accosto a quella piazzola, tu pisci e io ti guardo.... così la sega viene meglio”.
“Accidenti come siamo diretti.... quindi non ti eccita solo la sorella, in realtà ti arrapa anche la vecchia zia”.
Allungo appena la mano e le accarezzo la coscia “mi arrapi da morire Olga”.
“Però non raccontare questa cosa a tua nonna va bene?”.
“No no certo che no....”.
“Allora forza, accosta in quell’area di sosta e mettiti bene in fondo dove non c’è nessuno e, per favore, mira bene... non voglio sperma sui vestiti chiaro”.
“Starò attentissimo giuro” garantisco tutto eccitato e felice....
Com'è finora?
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