Oltre la porta

Solleva il mio vestito in un colpo solo, ammucchiando la seta intorno alla mia vita. «Sei fradicia,» mormora, la sua voce bassa e roca. Le sue dita non chiedono permesso. Scivolano direttamente dentro di me, due dita lunghe e calde che affondano nella mia carne bagnata.

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La serratura scatta. È il suono che ho aspettato per tutta la sera.

A cena, davanti ai nostri amici, Marco è stato il padrone di casa perfetto. Ha versato il vino, ha sorriso, ha discusso di politica e di vacanze. Ma sotto il tavolo, lontano da sguardi indiscreti, la sua mano era posata sulla mia coscia nuda, risalendo lenta sotto il bordo del vestito di seta. Non era una carezza. Era un monito. Un promemoria del fatto che non indossavo le mutandine, per suo preciso ordine.

Ho passato tre ore a sorridere e annuire, sentendo l'aria fresca del ristorante scivolare proprio lì, sul mio sesso già gonfio e umido, sapendo che lui poteva percepirne l'odore ogni volta che mi si avvicinava per sussurrarmi qualcosa all'orecchio.

Appena la porta di casa si chiude alle nostre spalle, cade ogni finzione borghese.

Non mi dà nemmeno il tempo di togliere il cappotto. Mi afferra per i fianchi e mi spinge contro il legno scuro dell'ingresso. Non dice una parola. I suoi occhi, che fino a un attimo prima erano cordiali e socievoli, ora sono neri, carichi di quella fame predatoria che mi fa tremare le ginocchia.

Solleva il mio vestito in un colpo solo, ammucchiando la seta intorno alla mia vita.

«Sei fradicia,» mormora, la sua voce bassa e roca.

Le sue dita non chiedono permesso. Scivolano direttamente dentro di me, due dita lunghe e calde che affondano nella mia carne bagnata. Sussulto, inarcando la schiena contro la porta, mentre lui inizia a muoverle con una brutalità calcolata, aprendomi, allargandomi. Il contrasto tra la freddezza della porta sulla schiena e il calore della sua mano dentro di me è stordente.

«Hai pensato a questo per tutta la cena, vero?» mi chiede, mentre il suo pollice trova il mio clitoride e inizia a strofinarlo con forza.

Non riesco a rispondere. Chiudo gli occhi e ansimo, la bocca semiaperta, mentre le mie cosce tremano.

Sento il rumore metallico della sua cintura che si slaccia. Il suono della cerniera che scende.

Mi solleva una gamba, agganciandola al suo fianco. Non ci sono preliminari, non ci sono baci dolci. C'è solo l'urgenza di prendere ciò che gli appartiene.

Quando mi penetra, lo fa con una spinta unica, profonda e spietata. Un gemito acuto mi sfugge dalle labbra, un suono animale che rimbomba nell'ingresso buio. È grande, duro, e mi riempie fino a togliermi il fiato.

Marco mi afferra i polsi e li blocca sopra la mia testa, schiacciandoli contro la porta con una sola mano. Con l'altra mi tiene stretta per la nuca, costringendomi a guardarlo negli occhi mentre mi scopa. Le sue spinte sono lunghe, ritmiche, inesorabili. Sento la carne che schiocca contro la carne, il mio corpo che viene usato, dominato, riempito.

E la cosa peggiore, la cosa più meravigliosamente oscena, è che la mia mente si spegne.

Non c'è più la donna elegante di prima. C'è solo una femmina aperta contro una porta, che piange di piacere a ogni affondo. Il mio orgasmo arriva come uno schianto, un'onda di calore che mi contrae i muscoli intorno a lui. Gli stringo le spalle, graffiandogli la giacca, mentre lui ringhia il mio nome e spinge un'ultima volta, profonda, perdendosi dentro di me.

Quando mi lascia scivolare contro la porta, con il fiato corto e le gambe che non mi reggono, mi rendo conto della verità assoluta che governa la mia vita: il mio desiderio è enorme, ma esiste solo per essere domato da lui.

***

Se questo è il buio in cui vi piace perdervi, la porta di casa mia è aperta.

Sul mio blog troverete i miei diari intimi, le esplorazioni del BDSM domestico, il cuckolding e tutti i segreti che le donne perbene non confessano ad alta voce.

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