Ma che troia che sono
Mentre stiamo andando nel retro del bar, ricevo un messaggio. È il mio amico che mi chiede se è tutto ok. Rispondo di sì e che stiamo entrando nel retro.
4 ore fa
Ieri sera sul tardi entro nel nostro sito. Lo definisco “nostro” per il reale senso di appartenenza dopo tanti anni che sono iscritta.
Come sempre, guardo i nuovi video e le nuove foto, talvolta lascio dei commenti o li aggiungo ai preferiti. Successivamente controllo le eventuali richieste che posso aver ricevuto. Alla fine, ma solo perché ne ricevo tantissimi, leggo i messaggi della chat e in genere rispondo a tutti. Tanti messaggi, foto e video da vedere: mi è diventato quasi un lavoro.
Ovviamente lascio la priorità alle persone che conosco da più tempo, con le quali ho maggiore confidenza.
Mi arriva un messaggio da un utente che chiamerò per comodità WX. Lo apro con piacere, non sentendolo da un po’ di tempo. Dopo un piacevole saluto, mi invia alcune sue immagini decisamente esplicite. Fortunatamente non si tratta di una visione ginecologica, ma mostra i suoi bei fianchi stretti, la parte alta delle gambe e, protagonista dell’immagine, il suo magnifico uccello in erezione.
Ovviamente non mi scandalizzo di ciò che vedo: in un sito porno non puoi aspettarti l’immagine della Sacra Sindone. Mi stupisco però dell’iniziativa. Per carità, ricevo sempre questo tipo di messaggi. Per esempio, sono tanti anni che ricevo una foto al giorno da una coppia che ho conosciuto qui. La stessa coppia che mi ha riconosciuta per un anello che indossavo in una mia foto, in un locale vicino casa.
Ancora mi ricordo quella sera: bevevo un bicchiere di vino con mia sorella quando loro si sono avvicinati.
«Scusaci per l’invadenza, possiamo farti una domanda?»
«Prego, ragazzi…»
«Ma sei Stefania Klimt…?»
Cavolo, penso, come hanno fatto?
«Sì…» rispondo.
Li ho fatti sedere e ospitati a casa per un paio di giorni.
Premesso che sono una donna libera da pregiudizi e soprattutto libera da legami, vivo la mia sessualità nel modo che preferisco al momento. Credo molto nel Carpe Diem: se passa quell’attimo, potrebbe non interessarmi più poco dopo. Mi basta un gesto o una parola che trovo sgradita.
Probabilmente la mia natura olandese, ereditata da mia madre, mi fa essere libera nei costumi e poco ossessionata dalle convenzioni bacchettone.
Faccio un piccolo quadro della situazione: vivo ad Amsterdam da alcuni anni, da sola. In casa indosso normalmente solo una maglietta lunga e sono rigorosamente scalza. Vestita così giro per casa, apro la porta agli amici o per le consegne. Mi aggiro per il piccolo condominio. Insomma, non sono formale come sul lavoro, dove sono molto rigorosa e severa.
Tornando alle foto ricevute, gli chiedo:
«Accidenti, stasera sei eccitato?»
«Lo sono sempre…»
Al di là della risposta banale, continuiamo a parlare, sospesi in un gioco divertente fatto di doppi sensi e pause fisiologiche della chat. Aggiunge anche che ha bisogno dei silenzi.
Ascolto musica, continuo a chattare con altre persone e guardo video e immagini nuove del sito. La mia mente vaga tra ricordi intensi e immagini più o meno esplicite. Difficilmente mi accade in queste situazioni, ma sentivo una gran voglia di accarezzarmi il corpo. Butto la maglietta in fondo al letto e comincio a sfiorarmi.
La discussione continua e la mia mano si concentra nella mia intimità.
Ecco che però qualcosa interrompe il Carpe Diem.
«Stefy, sono davanti al televisore. Ho voglia di masturbarmi, ma in giro ci sono i miei figli e soprattutto mia moglie è sveglia. Mi sto toccando sopra la tuta e sono duro.»
Per come sono fatta io, sicuramente male, mi incazzo e la mia libido crolla inevitabilmente.
Accidenti, una moglie del cazzo mi impedisce di dare libero sfogo alla mia eccitazione…
Lui, poverino, si mortifica, ma avevo già deciso di lasciar perdere. Lancio il cellulare e mi dedico a tecniche di rilassamento naturali e a un’altra tipica del Paese che mi ospita. Mi arriva il piacevole stordimento e, come sempre, calano le mie pochissime inibizioni.
Riprendo il cellulare, leggo un suo messaggio che mi fa ridere tantissimo e tutta la situazione mi fa tornare la voglia di sfiorarmi.
Continua dicendomi che la moglie è andata a dormire e, per convincermi, mi manda una foto in cui la tuta nera è abbassata, mostrando il suo meraviglioso arnese.
Certo, vedere la tuta abbassata è come fare preliminari con un uomo che tiene i calzini: un’immagine orribile. Però la sua evidente eccitazione viene convogliata nella mia mente e mi eccita tantissimo.
Prima sfioro il mio clitoride che si gonfia, poi, dopo aver giocato per alcuni minuti infilandomi due dita dentro, sento la necessità di penetrarmi con il manico della mia vecchia spazzola. Godo quasi subito. I messaggi che ci mandiamo diventano sempre più pesanti.
L’immaginazione è un fantastico strumento. Pensare al silenzio di quella casa, con lui che si masturba chattando con un’altra donna mentre la moglie dorme, mi genera un’eccitazione pazzesca.
Fortissima la voglia di mettermi quel cazzo in bocca, facendomi toccare da grandissima troia. Quasi realmente sentivo il sapore. Ho fatto una pompa fantastica alla spazzola. Non avrei avuto problemi a inginocchiarmi nel silenzio di quella casa. Altro orgasmo con quel cazzo enorme.
L’ho incitato a sborrare e poco dopo mi ha accontentata. Indescrivibile quello che è riuscito a tirare fuori.
Immediatamente dopo getto la spazzola e mi addormento.
Circa un’ora dopo mi sveglio sudatissima, con una voglia pazzesca. Provo a masturbarmi ancora, ma non riesco a godere. Mi alzo, infilo un vestito e scendo al pub sotto casa. Il barista-proprietario è un caro amico gay.
Entro. Non è pienissimo, siamo all’inizio della settimana. Vado al bancone e lui:
«Ciao Stefy, che fai qui oggi a quest’ora?»
«Lascia perdere, mi sono svegliata con una voglia…»
Tesoro, stasera c’è poca gente… niente fighe…
Gli racconto la mia serata bevendo una tequila e poi un’altra.
«Accidenti te, che sei l’essere più lontano dal virtuale sulla faccia della terra…»
«Sì, ma è stato piacevole…»
«Ci sono quei due laggiù, carini. Etero… ho già provato a vedere se sono interessati a una mia pompa… niente… schifosamente etero…»
«Ahahahahahah»
«Te sai come fare, esibisci la mercanzia. Posso dirti che da qui vedo che ti guardano.»
Mi alzo leggermente il vestito.
«Uno dei due sta venendo qui…»
«E ci credo, ho praticamente il culo in vetrina…»
«Ahahahah che zoccola…»
«Checca stronza… ahahahaha»
Il tipo si siede vicino a me, mi guarda, sorride e dice:
«Ciao, sono Samuel. Posso offrirti qualcosa?»
Mi giro, gli guardo palesemente tra le gambe, sorrido e rispondo:
«Forse sì…»
Lui ride ancora:
«Da bere, intendevo…»
«Ma sì, dai, un’altra tequila…»
Parliamo di argomenti ai quali in quel momento sono poco interessata. Continuo a sistemarmi il vestito per muovere le tette, che lui guarda con evidente interesse.
È moro, di origine asiatica, una bellissima fusione tra europeo e asiatico. Mi tocca il ginocchio destro e poi la gamba. Lo guardo interdetta e lui:
«Oso troppo?»
Non dico nulla, mi sposto leggermente e la sua mano sale, sfiorando la farfalla.
«Non rispondi… lo prendo per un va bene o per un “levati dalle palle”?»
«Sto pensando.»
Bevo l’ultimo goccio e spengo la sigaretta.
«A cosa pensi?»
«Riflettevo sui luoghi comuni…»
«Quali?»
«Dicono che gli orientali hanno il cazzo piccolo.»
«Ahahahahah forse sì, ma mio padre è olandese… forse ho preso il suo lato migliore.»
«Dici?»
Mi avvicino ancora di più, il suo dito mi penetra ed io controllo le sue dimensioni. Appoggio la mano sui suoi pantaloni, lo palpo e resto piacevolmente sorpresa.
«Ti soddisfa?»
«Forse…»
«Vuoi bere ancora qualcosa?»
«No… che fai, mi devi masturbare qui dentro?»
Mi alzo, vado dal mio amico e gli sussurro all’orecchio:
«Tesoro, esco con il tipo. Faccio il giro ed entro nel tuo cortile qui dietro. Controlla tra cinque minuti se sono lì, altrimenti cercami o senti se urlo il tuo nome.»
«Ok tesoro… tranquilla e divertiti.»
Mi avvio verso la porta, mi giro e il tipo mi segue.
Sono fuori e una mano sulla spalla mi blocca: è lui con il suo amico.
«Problemi se viene anche lui? Tranquilla, se ne va se preferisci, o se hai cambiato idea vado via anch’io…»
«Nessun problema. Dai, seguitemi come fanno i cani con le cagne in calore… annusate il calore…»
Mentre stiamo andando nel retro del bar, ricevo un messaggio. È il mio amico che mi chiede se è tutto ok. Rispondo di sì e che stiamo entrando nel retro.
Appena dentro mi appoggio al muro.
«Ho finito le sigarette, fatemi fumare.»
L’accendo e anche loro ne prendono una. Due parole a caso solo per fumare. Ne ho uno a destra e l’altro a sinistra.
Iniziano a toccarmi le tette. Fumo e li osservo mentre mi palpano. Inizio a bagnarmi, anche se in realtà non avevo mai finito. Mi leccano i capezzoli e le loro mani mi carezzano le gambe, salgono e mi penetrano con le dita. Ho i brividi.
Il tipo con cui ho parlato si mette di fronte a me, si abbassa i pantaloni e i boxer.
«Hai ragione… prevale il tuo lato europeo… gran cazzo.»
Si attacca al mio corpo e struscia il pisello tra le mie gambe. L’altro lo palpo: non male. Serata fortunata.
Butto la sigaretta e mi inginocchio. Li succhio insieme… finalmente ho i cazzi in bocca. Li lecco ovunque. Il tipo orientale si appoggia al muro, continuo a pomparlo. L’altro si mette dietro di me, mi mette a pecora e mi infilza la figa. Mi tiene il culo e mi sbatte. Mmmm… fica e bocca.
Inizio a godere da porca. Si affaccia il mio amico e poi rientra.
Sono proprio una lurida cagna. Si cambiano posizione. Il tipo orientale ha proprio un cazzo grosso. Mi lamento e godo. Mi sculaccia e spinge. Esce e mi punta il buco del culo, entra la cappella…
«Mmmm in culo… mmmmm»
«Vuoi che lo tolga?»
«Mmm no… sfondami il culo… sì sì sì… così… mmmmmmm… sì, tutto dentro… dai, spaccami il culo.»
Torno a pompare il cazzo, lo sento schizzare in bocca… Mi lecco le labbra e ingoio…
«Mmmm ti sborro in culo…»
«Sì… sborra… ahhhh mmm godo… senti come schizzi…»
Ci sistemiamo i vestiti e fumiamo ancora.
«Ti accompagniamo?»
«No, grazie. Vado da sola.»
Mando un messaggio al mio amico, lui esce e mi saluta. Vado a casa e mi addormento sul letto.
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