L'aria fresca dell'estate

La maggior parte dei racconti che trovate su internet vi vende la fantasia dell'idraulico sudato che entra in casa, sbatte la padrona di casa sul tavolo della cucina e le strappa le mutande. La realtà, almeno la mia, è spesso diversa. Più sottile. Più profonda.

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Era il primo caldo vero di giugno. Avevamo programmato la manutenzione dei climatizzatori e, verso le dieci del mattino, ha suonato il campanello. Non è arrivato il solito caposquadra burbero, ma un ragazzo giovane. Avrà avuto venticinque anni, forse meno. I capelli un po' troppo lunghi, una polo aziendale di una taglia più grande e una cassetta degli attrezzi che sembrava pesargli troppo.

«Buongiorno signora, sono qui per i filtri,» mi ha detto, abbassando lo sguardo sulle punte delle sue scarpe antinfortunistiche.

Era così timido e impacciato che mi ha fatto sorridere. Io indossavo solo una sottoveste di seta chiara, di quelle che non lasciano molto all'immaginazione. Pippo, mio marito, era seduto in poltrona a leggere le email sul tablet. Ho incrociato lo sguardo di Pippo. È bastato un secondo, un battito di ciglia, e ho visto quel guizzo familiare nei suoi occhi. Ha fatto un cenno impercettibile con il mento, ha posato il tablet e si è alzato, scomparendo silenziosamente lungo il corridoio. Sapevo esattamente dove stava andando: nel cassetto del nostro comodino.

Rimasta sola con il ragazzo, l'ho accompagnato in salotto. Lui ha piazzato la scala sotto lo split e ha iniziato a smontare la griglia di plastica, ma le mani gli tremavano. Sentiva il mio sguardo addosso.

«Come ti chiami?» gli ho chiesto, appoggiandomi allo schienale del divano.

«Alessio, signora.»

«Fa già molto caldo lassù, Alessio?» ho domandato, usando un tono morbido, quasi confidenziale.

Lui si è voltato a guardarmi, ancora sulla scala, e finalmente si è accorto davvero di come ero vestita. La seta scivolava sui miei fianchi, i capezzoli premevano contro il tessuto sottile. Ha deglutito a fatica.

«Sì... sì, signora. Si soffoca.»

Ho fatto una piccola risata, incrociando le braccia. «Non dirlo a me. Ieri faceva così caldo che, te lo giuro, mi è sembrato di vedere una zanzara chiedere scusa prima di pungermi, offrendomi un cubetto di ghiaccio per rinfrescare la zona.»

Alessio è rimasto un secondo interdetto, poi le sue spalle si sono improvvisamente rilassate ed è scoppiato a ridere. Una risata genuina, giovane, che gli ha sciolto l'espressione tesa dal viso.

«Scendi un attimo,» gli ho detto, mentre ancora sorrideva. «Penso che i filtri possano aspettare cinque minuti.»

Alessio è sceso dalla scala. L'imbarazzo paralizzante era svanito, sostituito da una curiosità nuova, ma non ha fatto un passo indietro quando mi sono fermata a un palmo dal suo petto. Potevo sentire il calore giovane della sua pelle.

«Sei teso, Alessio,» ho sussurrato, sorridendogli con dolcezza. Ho alzato una mano e gli ho spostato una ciocca di capelli sudati dalla fronte. Il suo respiro si è fermato, ma stavolta non per paura. «Non devi temermi. Siamo solo due persone che cercano un po' di fresco.»

Gli ho slacciato i primi due bottoni della polo aziendale. Lui teneva le braccia rigide lungo i fianchi, ma quando ho fatto scivolare le mani sul suo petto, ho sentito il suo cuore martellare all'impazzata.

«Signora... suo marito...» ha sussurrato.

«Mio marito sa sempre cosa è meglio per me,» ho risposto, sfiorandogli le labbra con le mie. È stato un bacio leggero, esplorativo. Le sue labbra erano secche, ma si sono dischiuse quasi subito, accogliendomi con un'urgenza goffa e bellissima.

L'ho guidato verso il divano, facendolo sedere. L'ho spogliato con una lentezza esasperante, rassicurandolo con piccoli baci sul collo, carezze lente, altre battute sussurrate per farlo sorridere. Sotto quegli abiti da lavoro goffi, Alessio nascondeva un corpo asciutto e un’eccitazione prepotente. Quando gli ho abbassato i pantaloni, il suo sesso è scattato in avanti, duro e teso, tradendo tutto il desiderio che la sua timidezza aveva cercato di nascondere.

È stato allora che ho sentito il rumore lieve dei passi sul tappeto.

Alessio si è bloccato. Pippo era fermo a due metri dal divano. In mano teneva due profilattici sigillati.

Alessio ha fatto per coprirsi d'istinto, ma Pippo ha fatto un passo avanti e ha appoggiato i profilattici sul tavolino di vetro, proprio accanto agli attrezzi del ragazzo.

«Tranquillo, Alessio,» ha detto mio marito, con una voce calda e paterna che ha fatto venire i brividi a me per prima. «Mia moglie è in buone mani. Fallo piano, seguendo i suoi tempi. E fammi vedere come la fai stare bene.»

Il ragazzo mi ha guardata, incredulo. Ho annuito, accarezzandogli il viso.

L'ho fatto stendere supino sul divano, ho preso uno dei preservativi che Pippo aveva portato e gliel'ho infilato con cura. Poi mi sono sollevata la sottoveste e sono salita a cavalcioni su di lui.

È scivolato dentro di me con una dolcezza inaspettata. Non c'è stata brutalità, non c'è stato l'assalto animalesco che Pippo a volte mi chiede di subire. C'è stata una lentezza meravigliosa. Alessio ha posato le sue mani grandi sulle mie cosce, assecondando il mio ritmo, con gli occhi lucidi, pieni di gratitudine e di desiderio.

Godendo del tepore di quel ragazzo giovane e delicato, ho voltato la testa verso Pippo.

Lui era in piedi, le mani in tasca, e mi guardava con un sorriso di pura, incontaminata devozione.

***

La realtà della condivisione non è sempre aggressiva. A volte, le dinamiche di potere si sciolgono in una dolcezza inaspettata.

Per leggere il resto dei miei diari e scendere più a fondo in queste dinamiche, venite nel mio cassetto segreto.

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LI
Linos
4 ore fa

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