L'altare di fiele

Un incontro carnale dove il piacere si fonde con la dipendenza emotiva. Una poesia che esplora il lato oscuro dell'abbandono, in cui l'amplesso diventa una bellissima, ma inesorabile prigione.

M
Michael035

3 ore fa

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Sul letto disfatto, altare di fiele,

il tuo corpo m'inchioda, mi toglie il respiro.

Pretendi la carne con grazia crudele,

e io cedo al tuo ritmo, mi piego e deliro.

Ma cedo per scelta, non per resa vera:

la mia debolezza è un'arma nascosta.

Ti lascio vincere solo la sera

per essere io la tua sola risposta.

M'invadi superbo, m'innalzi e mi spezzi,

scavando nel ventre il mio cedimento.

Tra i morsi sul collo e i tuoi cupi vezzi,

mi rubi la voce nel vivo tormento.

Ma so ingannarti con lo stesso fuoco,

ti nego un bacio per poi bramarne cento.

Ti spingo a rincorrermi come fossi un gioco,

e fuggo per lasciarti nello spavento.

Le unghie ti graffiano, cercano scampo,

ma inarco la schiena, ti voglio più a fondo.

Nel piacere che scoppia, nell'ultimo lampo,

siamo entrambi carnefici, il centro del mondo.

E quando l'affanno si spegne nel vuoto,

sulla pelle sudata che ci ha preso in ostaggio,

scegliamo lo stesso veleno, sempre noto,

e ci bruciamo ancora in un bacio selvaggio.

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