I Capezzoli del Desiderio

Un incontro di sguardi nel supermercato accende un desiderio immediato: lei, matura e provocante con jeans super aderenti e maglia attillata che mette in evidenza i seni pieni e quei capezzoli durissimi e sporgenti, lo attira a casa sua....

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Il parcheggio del supermercato era quasi deserto quella sera tardi. Arrivammo praticamente insieme. I nostri sguardi si incrociarono mentre scendevamo dalle auto, e qualcosa scattò all’istante.

Lei era una donna sulla cinquantina che portava la maturità con una sensualità irresistibile. Fisico slanciato, capelli castani raccolti in una coda alta che lasciava scoperto il collo elegante, occhiali scuri, tacchi a spillo da dieci centimetri. I jeans lanciati le avvolgevano il sedere come una seconda pelle, esaltando due natiche sode, alte e perfettamente rotonde. La maglia carta da zucchero attillatissima, senza reggiseno, rivelava tutto: i seni pieni e morbidi che ondeggiavano a ogni passo, e i capezzoli già turgidi che premevano contro la stoffa sottile, quasi implorando di essere guardati… e toccati.

Appena la vidi, sentii un calore improvviso tra le gambe. Lei entrò. Io la seguii poco dopo.

Dentro il supermercato i nostri occhi continuavano a cercarsi. Ogni volta che ci incrociavamo nei corridoi, lo sguardo diventava più lungo, più intenso. Al banco dei formaggi ci ritrovammo vicini. Il suo profumo arrivò prima di lei: caldo, dolce, con una nota speziata e femminile che mi fece stringere le cosce. Allungammo la mano verso lo stesso pezzo di parmigiano. Le nostre dita si sfiorarono lentamente.

«Prego…» mormorai.

Lei sorrise, consapevole. Sapeva esattamente dove stavo guardando.

Alla cassa finimmo di nuovo uno accanto all’altra. Quando si chinò per prendere una borsa, il suo culo esplose davanti ai miei occhi: rotondo, sodo, con quella cucitura profonda che scompariva tra le natiche. Sentii le mutandine bagnarsi.

Fuori mi stava aspettando vicino alla macchina.

«Abito a cinque minuti da qui,» sussurrò con voce roca. «Seguimi.»

Appena la porta del suo appartamento si chiuse, l’aria divenne fuoco.

Mi spinse contro il muro e mi baciò con una fame vorace, la lingua che cercava la mia. Le mie mani le afferrarono il culo, strizzandolo forte, mentre lei mi premeva i seni contro il petto. Le alzai la maglia e presi i suoi capezzoli in bocca: li succhiai avidamente, li mordicchiai, li leccai mentre lei gemeva e mi teneva la testa premuta sul suo seno.

Le abbassai jeans e mutandine. Era fradicia. Le infilai due dita dentro, muovendole lentamente mentre con il pollice le massaggiavo il clitoride gonfio. Lei tremava e spingeva il bacino contro la mia mano.

La portai in camera da letto.

La feci sdraiare sul letto e mi misi sopra di lei in posizione missionario. Le aprii le gambe e strofinai il cazzo duro tra le sue labbra bagnate, poi entrai lentamente, centimetro dopo centimetro, fino in fondo. Lei inarcò la schiena e gemette forte, sentendosi completamente riempita.

Iniziai a muovermi con spinte profonde e sensuali, godendo della sua figa calda e stretta che mi avvolgeva. I suoi seni ondeggiavano a ogni colpo. Mi abbassai per succhiarle di nuovo i capezzoli mentre acceleravo il ritmo.

«Più forte…» ansimò lei.

La feci girare. La misi a quattro zampe, quel culo spettacolare alzato verso di me. Le afferrai i fianchi e la penetrai di nuovo con una spinta decisa. La scopai con forza, guardandola mentre il suo sedere sodo sbatteva contro il mio bacino. Il suono umido e carnale riempiva la stanza. Le tirai la coda di capelli e lei gemette più forte, spingendo all’indietro per prendermi tutto.

Poi mi sdraiai e lei salì sopra di me, a cavalcioni. Si abbassò lentamente sul mio cazzo, prendendolo tutto dentro. Iniziò a muoversi con movimenti circolari e profondi, i seni che ondeggiavano pesantemente davanti ai miei occhi. Le strinsi le natiche, aiutandola a salire e scendere sempre più velocemente. I suoi capezzoli erano durissimi. Li presi tra le dita e li strizzai mentre lei cavalcava con passione, ansimando e gemendo senza controllo.

La feci sdraiare di nuovo di lato, una gamba alzata. Entrai da dietro in posizione cucchiaio, stringendola contro di me, una mano sui seni e l’altra sul clitoride mentre la scopavo con spinte lunghe e intense. Il suo respiro era spezzato, il corpo bagnato di sudore.

«Vengo… non fermarti!» urlò.

Sentii la sua figa contrarsi violentemente intorno al mio cazzo. Venne con un orgasmo lungo e potente, tremando tutta. Pochi secondi dopo non resistetti più: con un’ultima spinta profonda venni dentro di lei, scaricando fiotti caldi e abbondanti mentre la stringevo forte.

Restammo abbracciati, ansimanti, i corpi ancora uniti e pulsanti.

Lei si voltò verso di me con un sorriso soddisfatto e malizioso, mi baciò lentamente e sussurrò:

«Resta stanotte… Non abbiamo ancora finito.»

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