Gangbang nella chiesa abbandonata

Una chiesa abbandonata, una ragazza e tanti ragazzi: il racconto di un'esperienza dapprima “da brividi” e poi estremamente “bollente”.

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Andrea, mio compagno di corso e amico di letto, mi fissa con una bramosia quasi ferale, mentre io mi sgranchisco la schiena e mi alzo dal letto. La luce del pomeriggio filtra debolmente attraverso la tapparella chiusa, mentre il ronzio del climatizzatore rende respirabile un'atmosfera che altrimenti definire infernale sarebbe poco.

Lo guardo con la coda dell'occhio, disteso su un fianco sul letto, con il gomito poggiato e la mano a reggere la testa, completamente nudo.

È molto più alto di me, con un fisico asciutto e tonico. Il suo aspetto fisico mi ha sempre dato l'idea di protezione e virilità al tempo stesso.

“non dirmi che vuoi farlo di nuovo… ” scherzo, guardandomi intorno tra i nostri abiti sparpagliati per terra. Raccolgo le sue mutande e gliele lancio addosso “...sai che devi andare, non voglio che le mie coinquiline ti trovino… Non vorrei doverti condividere con loro” gli sorrido, maliziosa.

“non sarebbe una cattiva idea! “ esclama lui, senza muoversi di un millimetro, neanche fosse una statua greca

“ma, no… Non è a questo che pensavo”

“allora cosa? “ gli domando mentre recupero le mie mutandine, ed al contrario suo, me le infilo.

“sai… Con alcuni miei amici abbiamo trovato una vecchia chiesa sconsacrata e abbandonata in mezzo alle campagne… Pensavamo di farci un rituale orgiastico”

Inarco Un sopracciglio, mentre mi infilo anche un reggiseno “e da quando siete esperti di rituali?”

“niente di trascendendentale, solo per dare un po’ di contesto.. Vedilo come una festa a tema”

Allacciato il reggiseno mi volto verso di lui “devo considerarlo un invito? “

“in realtà… Tu saresti l’ospite d’onore… “

“ah.”

“shockata? “

“sorpresa, più che altro”

“allora, che ne dici? “ ora si sposta e mi guarda come un bambino in attesa davanti al bancone del suo dolce preferito

“dico che dovrei saperne di più.. Per esempio, chi e quanti sono, questi amici… “

Andrea scuote il capo “non lo devi sapere. Fa parte del gioco del rituale. Indosseremo anche delle maschere. Ma puoi stare tranquilla, siamo tutti controllati”

“perché immagino che… “

“.. Niente preservativi?” mi anticipa lui, “non proprio, li useremo, in qualche momento”

Tanto prendo la pillola.

“posso sapere qualcos'altro, o verrò legata, bendata e condotta così nel luogo del mistero, dove verrò sacrificata a qualche divinità precolombiana o al demonio? “scherzo

Andrea ride, e finalmente inizia a rivestirsi

“verrò a prenderti io e ti ci porto in scooter, saranno 15-20 minuti al massimo. Allora, ci stai?”

“garantisci tu per i tuoi amici.” rimarco

“perfetto! Allora organizzo con gli altri e ti faccio sapere! “

.

L’aria della sera, abbinata al vento apparente provocato dalla velocità costante dei 70 km/h dello scooter, mi provoca una leggera pelle d’oca.

Là luce intermittente della freccia mi fa comprendere che stiamo per uscire, un attimo prima che Andrea decelleri.

Dalla statale, imbocca prima una strada secondaria, poi svolta di nuovo, entrando in una strada ben più stretta. Ci inoltriamo tra le campagne, dove il rumore e le luci delle altre auto sono sostituiti da silenzio e buio assoluto. Mi guardo intorno, chiedendomi se I fari sulla statale, che si intravedono in lontananza, riescono a vedere noi. Poi Andrea svolta ancora, e nel mio campo visivo ci sono solo alberi e oscurità

“manca ancora molto? “ mi sporgo in avanti e cerco di gridargli nell'orecchio, nonostante I caschi che indossiamo, ed il rumore di fondo del motorino

“ci siamo quasi! “ grida lui, senza voltarsi.

Dopo poco infatti la vedo, in una radura tra gli alberi.

È una piccola chiesa con il tetto a spiovente, parzialmente diroccata, e accanto un mucchio di mattoni: i resti di quello che probabilmente un tempo era il campanile.

Andrea spegne il motore e accosta. Mentre scendo, mi guardo attorno: ci sono due moto e una macchina parcheggiata, ma non vedo nessuno.

“ho chiesto ai ragazzi di lasciare la macchina aperta: puoi mettere i tuoi vestiti li dentro, per non lasciarli qui fuori”

“devo entrare… Nuda? “ domando, un po’ titubante.

Quando mi aveva informata che il grande “evento” sarebbe stato questa sera, gli avevo chiesto se per la loro “scenografia” si aspettassero qualcosa di particolare, in fatto di abbigliamento. E mi aveva risposto di non preoccuparmi e di vestirmi normalmente, perché avrebbero pensato a tutto loro. Evidentemente, la risposta era ben più semplice di quanto immaginassi.

“si, cioè no… Completamente nuda, ma con questo addosso… ” dal sellone, tira fuori quello che sembra un mantello.

“... io raggiungo gli altri, quando hai fatto, vai al portone principale, e bussa tre volte” aggiunge, e corre via, entrando nella chiesa sul retro.

Io mi guardo intorno: silenzio, a parte il frinire di un grillo. Mi avvicino alla macchina e apro lo sportello posteriore.

Indosso semplicemente una t-shirt e degli shorts in jeans, e un paio di converse ai piedi, perciò ci metto davvero poco a spogliarmi. Abbottono il mantello, che arriva a lambire il terreno, e tiro su il cappuccio dalle larghe falde.

Il contatto dei miei piedi nudi sulla terra e ghiaia mi da una strana sensazione, e mentre batto con le nocche contro il portone della chiesa, mi sento veramente come un’iniziata di una setta. Chissà cosa mi aspetta lì dentro.

Il portone, con un cigolio quasi sinistro, si apre solo di una ventina di centimetri, al punto che per entrare devo muovermi di profilo.

Il pavimento della chiesa è cosparso di detriti, non ci sono panche né sedie nell'unica navata di cui è composta. Anche le nicchie laterali sono semidistrutte, e gli affreschi che un tempo le adornavano sono quasi del tutto cancellati, dal tempo o dalla mano dell'uomo, rivelando lo stucco e la pietra sottostante.

Candele rosse sono disposte a intervalli regolari lungo tutto il perimetro, ed il loro bagliore cremisi rende l'atmosfera lugubre ed oppressiva.

Il tetto è distrutto nella parte centrale, e genera un cono dal quale filtra la pallida luce lunare, in corrispondenza del quale è stato posto quello che sembra un grosso telo.

Appena varcata la soglia, il portone si chiude con un tonfo così forte da farmi sussultare. Distinto mi volto, e vedo un'ombra allontanarsi dal portone e disporsi lungo la navata.

Mi guardo intorno, e noto altre “ombre” disposte nelle zone d'ombra tra una candela e l'altra.

“avvicinati!” tuona una voce dal lato opposto della chiesa, facendomi sussultare.

Di fronte a me, coperto da un mantello simile al mio, c'è un uomo. Allarga le braccia, e le ombre disposte lungo la navata si muovono di un passo, permettendomi di contarle con facilità. Quattro da un lato e tre dall'altro. Otto persone in tutto. Nove, includendo la sottoscritta.

L’uomo all'altare indica quindi il punto centrale della chiesa, dove c'è il telo.

Cammino, con passi tremanti, osservando gli uomini fermi, come se mi aspettassi che fossero davvero ombre pronte a ghermirmi.

Oltre ai mantelli con cappuccio, tengono una maschera sul volto, a renderli ancora più inquietanti e terrificanti.

“sei pronta a varcare le soglie del più immenso piacere?” mi domanda L’uomo all'altare. Non è la voce di Andrea, e la sua teatralità nei gesti e nel tono mi fa presupporre che faccia teatro, e che sia lui il regista e l'autore di questa serata. E dato che non conosco nessuno che faccia o abbia fatto teatro, suppongo di non conoscerlo.

Sento un brivido di eccitazione percorrermi la schiena, nonostante il caldo agostano.

“si” rispondo, sorprendendomi di quanto la mia voce sia squillante e meno decisa di quanto pensassi. Spero che credano che mi sono calata bene nella parte della verginella impaurita.

“è voi, adepti, siete pronti a elevarvi oltre le vette dei desideri più reconditi? “

“Si! “ tuonando in gruppo tutti gli altri, all'unisono.

“che il rituale abbia inizio! “ esclama lui.

Si volta verso l'altare, prende un oggetto, e quando si volta solleva il braccio dritto in alto, tenendolo sopra la sua testa.

Mi sento mancare il respiro. È un grosso coltello.

Nello stesso istante, mentre lui scende lentamente i tre gradini dove c è l'altare, gli altri sette si avvicinano a me.

Mi stanno accerchiando.

Ho il cuore a mille, e inizio ad avere davvero paura.

Cosa vogliono farmi? È solo una sceneggiata? Ma sono pur sempre degli sconosciuti mascherati. E se Andrea non fosse chi pensavo?

E soprattutto: ora che cazzo faccio?

Mi guardo intorno, presa dal panico: i sette si stanno muovendo in modo deliberatamente lento, e c'è spazio tra uno e l'altro perché possa infilarmi nel mezzo e correre via. Ma poi? Ammesso che raggiunga il portone cogliendoli di sorpresa, ammesso che riesca a uscire e guadagnare terreno, poi che faccio?

Non so dove siamo, loro sono in otto e hanno auto e moto per inseguirmi. Mi prenderebbero di certo, ed io peggiorerei solo la mia posizione. Se vogliono torturarmi, lo farebbero comunque.

Mentre ero persa nei miei pensieri, questi devono aver notato i miei pensieri, ed hanno accelerato l’andatura.

Ora, alla distanza a cui sono da me, gli basterebbe allargare le braccia per ghermirmi, qualora provassi a scappare.

Osservo quello col coltello, che nel frattempo è arrivato davanti a me, ed ha abbassato il braccio.

“non sei fuggita. non hai paura, ragazza?” mi domanda, con una voce più bassa e gutturale

Deglutisco, a quanto pare si aspettavano una mia reazione. Questo avrebbe reso un mio eventuale tentativo di fuga del tutto impossibile, quindi.

“dovrei averne?” gli rispondo, alzando il mento. Ora che mi è davanti, mi supera in altezza di almeno 15 centimetri.

L’uomo col coltello ride. Una risata resa ancora più distorta e maligna dalla maschera che gli copre il volto.

“non opporti. Non muoverti. E non proverai alcun dolore”

Faccio un po’ fatica a credere alle sue parole, ma non mi muovo, ad eccezione degli occhi, che scrutano quelli attorno a me. Vorrei trovare Andrea, ricevere un qualche segno che mi tranquillizzare, ma sono immobili, identici e impassibili dietro le loro maschere.

Avvicina il coltello, sventolandomelo lentamente davanti agli occhi. È vero. Noto la lama riflettere I giochi di luce cremisi provocati dalle Candele, e l’acuminata punta al termine.

Appoggia la fredda lama sulla mia tempia, e con uno scatto fa ricadere all'indietro il mio cappuccio. Quindi, la infila tra i lembi del mantello, all'altezza dello sterno. Il petto si alza e abbassa ritmicamente ed in modo incontrollato, per via dei battiti accelerati, e posso sentire il piatto della lama sfiorare il mio seno.

La punta scorre lungo la mia pelle accaldata, sfiorandola senza ferirmi, e quando giunge all'attaccatura del mantello, da uno Strattone all’esterno, che slaccia il mantello, facendolo cadere a terra alle mie spalle.

Sento i suoi, e tutti i loro sguardi su di me, completamente nuda. Ed il battito accelerato dalla paura lascia spazio ad un'altra sensazione: l'eccitazione.

Quello col coltello fa un passo indietro, e lascia cadere il coltello a terra. Ora sono tutti e otto disposti a cerchio intorno a me, a circa un metro di distanza.

Esattamente all'unisono, portano le mani all’attaccatura dei loro mantelli, sbottonandoli e facendoli ricadere a terra alle loro spalle.

Anche loro sono completamente nudi. Otto corpi prestati e desiderosi di me.

Rimango ferma, osservando solo con la coda dell'occhio quelli attorno a me. Alcuni hanno già un principio di erezione. E promettono davvero bene.

“mani” sentenzia il leader, guardandomi.

Significa che devo eccitarli usando le mani?

Decido di provare la mia intuizione, iniziando proprio da lui.

Mi avvicino a lui, appoggio entrambe le mani sul suo petto, accarezzo i capezzoli, e scorro con le dita lungo l'addome, fino alla base del pene, avvolta da una fitta peluria. Accarezzo la base con una mano, con l'altra massaggio I testicoli, spostandoli tra palmo e dita.

Scorro lentamente lungo l’asta, accarezzandogli il cazzo dalla base fino alla punta, senza smettere di giocare con le sue palle.

Il suo respiro più intenso e profondo mi fa capire di essere sulla buona strada, ma è sentire il suo cazzo indurirsi nella mia mano ad eccitarmi ancora di più.

Quando è completamente eretto, inizio a segarlo più intensamente, ma vengo interrotta da uno schiaffo così forte che mi fa barcollare e finire carponi per terra.

Dolore ed eccitazione si fondono fino a farmi girare la testa, tanto che impiego qualche secondo a riprendermi e staccare le ginocchia dal freddo pavimento e rimettermi in piedi.

Immagino il leader volesse gentilmente farmi capire che devo dedicarmi anche agli altri.

Passo a quello immediatamente adiacente, eseguendo gli stessi movimenti. Questa volta, appena noto che l'erezione è raggiunta, allontano immediatamente la mano.

Nessuno schiaffo.

Passo a quello accanto. E poi a quello dopo.

Il quinto ha una corporatura più robusta degli altri, il suo cazzo è depilato, ed anche da moscio trasuda virilità.

Presa come sono dal fargli un’intensa sega, mi distraggo per un momento, e avvicino la bocca al suo capezzolo.

E un istante dopo, uno schiaffo più forte del precedente mi fa finire faccia a terra.

Piacere e dolore si mescolano di nuovo, donandomi una sensazione così intensa da farmi perdere il fiato.

Ricomincio dal muscoloso, segandolo finché non raggiunge un’imponente erezione, e poi, un po’ a malincuore, mi stacco da lui.

Sego gli ultimi tre pensando, e guardando, il cazzo del quinto.

Al punto da ricevere uno schiaffo a testa dagli ultimi due, perché troppo distratta per accorgermi che avevano raggiunto l'erezione.

Faccio appena in tempo ad alzarmi dopo l'ultimo schiaffo, che il leader ordina “in ginocchio”

Appena obbedisco, prosegue col secondo ordine “mani dietro la schiena”

Legano I miei polsi con delle fascette ben strette, che mi provocano un po’ di dolore, mentre il leader spiega, col suo solito tono altisonante e teatrale

“hai purificato le tue mani con le nostre verghe. Ora purificheremo la tua bocca”

E mentre parla, tutti si dispongono in fila Indiana dietro di lui, spostandosi appena ai lati per poter continuare ad avere la visuale libera su di me.

Nonostante potesse risparmiarsi questa stronzata sulla purificazione da wannabe setta, sento un brivido di eccitazione percorrere tutto il mio corpo, e una sensazione di calore concentrarsi nel mio basso ventre.

Sono in ginocchio con le mani legate, e la mia bocca è alla mercé di otto famelici cazzi.

“apri bene la bocca. Lingua di fuori” ordina il leader.

Appoggia il cazzo sulla mia lingua, e lo fa scorrere avanti e indietro, entrando sempre più in profondità nella mia bocca. Lo lascio fare, tenendo la bocca ben aperta e lasciando che siano il palato e il labbro inferiore a massaggiargli il cazzo.

Quando sembra soddisfatto, si allontana e va in fondo alla fila.

Io resto immobile, con la bocca aperta e la lingua di fuori.

Il secondo mi infila il suo cazzo in bocca, ma mi stanco a tenere la bocca spalancata, così chiudo appena le labbra, avvolgendole attorno al suo cazzo.

Muove il bacino avanti e indietro, facendomi colare un rivolo di saliva lungo il mento.

La mia voglia di succhiarlo è cosi intensa che lo avvolgo tra le mie labbra, trattenendo ben qui di quanto dovrei: ho capito che non vogliono venire, non subito perlomeno, è lui si premura di farmelo capire dandomi un ceffone. A suo rischio e pericolo, perché quasi gli mordo il cazzo, per effetto del colpo subito. Mi brucia la guancia nel punto colpito, ma ancor più mi brucia tra le gambe, mi sento divampare.

Ne voglio ancora. Apro di nuovo la bocca e tiro fuori la lingua. È il turno del terzo. Con lui giocherello con la lingua, mentre mi scopa la bocca, che tengo abbastanza aperta da permettergli di sfilarsi agevolmente prima dell’apice.

Il quarto rimane poco nella mia bocca, e dai suoi respiri pesanti e mugolii strozzati deduco che è quasi all'apice e ha preferito non rischiare di fare una magra figura tra i suoi compari.

Ma non m'importa, perché ora è il suo turno: il tipo muscoloso, con il cazzo più grande del gruppo.

Accolgo la sua cappella tra le mie labbra, la mia lingua vortica attorno alla punta. Vorrei avere le mani libere solo per poter toccare le sue poderose cosce e tastare il suo corpo tonico.

Le sue mani mi afferrano la testa, e mi tira verso di sé mentre al tempo stesso spinge il bacino in avanti, affondando il suo grosso cazzo nella mia bocca.

È lui a guidare, muovendo la mia testa al ritmo con i movimenti del suo bacino. Non riesco nemmeno a far vorticare la lingua, rivoli di saliva colano dalla mia bocca, mentre alterna colpi lenti e profondi ad altri veloci e brevi.

Cazzo si, così, scopami questa bocca.

Avere le mani legate dietro la schiena sta diventando una dolce tortura. Ho un fottuto bisogno di toccarmi.

Tengo le cosce ben strette, e le sfrego tra loro, contorcendomi. Sento le mie grandi labbra farsi più gonfie, e lo sfregamento non soddisfa il mio bisogno, come un incendio che divampa.

Il ragazzo nerboruto continua a guidare i movimenti della mia testa, mi tiene per i capelli, e il suo cazzo scorre inesorabile nella mia bocca, mentre io cerco di non soffocarmi con la mia stessa saliva.

Mi lacrimano gli occhi, quando trattengo un accenno di tosse, ma lui non si ferma; aspiro con le labbra, cercando di mandare indietro la saliva che non riesce a colare, e con la labbra sono quasi alla base del suo cazzo. Quando tira indietro il bacino, riesco finalmente a respirare, e tossisco, inondando il suo cazzo con la saliva.

Ho il fiatone, ma lui mi lascia appena un secondo di tregua, e ricomincia a fottete la mia bocca, tirandomi più forte per i capelli.

Non so quanto sia durato, ma quando lascia il posto agli altri, continuo a pensare a lui.

Succhio gli ultimi tre in modo quasi distratto, usando labbra e lingua con voracità.

Quando davanti a me c'è di nuovo il leader, si dispongono tutti e otto a cerchio intorno a me.

Otto cazzi che hanno goduto della mia bocca, che ho assaporato, e che voglio far esplodere.

Ansimo, riprendo fiato, osservando i corpi attorno a me, distorti dal gioco di luci rossastre e ombre generate dalle candele. Legata e inginocchiata, sono ancora totalmente alla loro mercé. E ne sto godendo come mai avrei immaginato.

Mi guidano verso uno dei cazzi attorno a me; gli altri attorno si segano, guardandomi mentre lo spompino abilmente, con labbra e lingua. Quanto vorrei avere le mani libere!

Lui geme, il suo cazzo pulsa e fiotti di sperma invadono la mia bocca.

Faccio appena in tempo a deglutire, e mi orientando verso altri due cazzi.

Si tengono vicini, le punte che quasi si toccano, ed io faccio scorrere le labbra dall'uno all'altro, come fossero un tutt'uno, succhiandoli alternativamente.

Uno mi tiene ferma la testa, ed un attimo dopo mi sborra in gola. Mi dedico all'altro, che non tarda a venire.

Sono in tre a farsi da parte ora. Ne restano cinque attorno a me. Il cerchio si stringe.

Cominciano a farmi male le ginocchia, ma ciò a cui penso ora è la mia fica bollente.

Mi fanno ruotare tra uno e l'altro, lasciandomi pochi secondi di leccate, prima che delle mani mi spostino da un cazzo all'altro, facendomi dolere ancora di più le ginocchia.

Quattro cazzi duri che si alternano a infilarmelo in bocca. Tranne quello che vorrei. Quello più grosso, quello del nerboruto, che paziente aspetta alle spalle, lo intravedo con la coda dell'occhio. E quando provo a girarmi per dedicarmi anche a lui, delle mani mi indirizzano verso un altro. È evidente che ha capito di aver suscitato il mio interesse, e di volersi godere la mia bocca in esclusiva.

Uno dopo l'altro, i quattro mi vengono in bocca.

Finalmente questo grosso cazzo è tutto per me.

Il nerboruto mi afferra per le spalle e mi spinge all'indietro, facendomi inclinare la schiena fino a poggiare i glutei sui talloni.

Da questa posizione lui mi sovrasta, flette le gambe e infila il cazzo nella mia bocca, godendo della maggiore inclinazione.

Mi tiene la testa, sfilandosi per darmi il tempo di deglutire ed evitare di soffocarmi, quindi muove il bacino, fottendomi la bocca come un animale da monta. Mi lascio guidare e invadere dalla sua virilità, il suo cazzo che arriva fino in fondo alla mia gola.

“ti prego scopami…” ansimo con un filo di voce, nell’attimo in cui lui si sfila e mi rimette dritta in ginocchio, circondati dagli altri ragazzi.

In tutta risposta ricevo uno schiaffo che mi avrebbe fatto perdere l’equilibrio, se lui non mi avesse tenuta per i capelli.

Tiro fuori la lingua, e mi allungo per leccare la sua poderosa asta.

Tirandomi per i capelli, mi muove lungo la lunghezza della sua vera, inondata della mia saliva.

Lo lecco e succhio con insaziabile passione, dalla punta fino alla base, finché non è lui a ricominciare a scopami la bocca, le sue palle che sbattono sul mio mento.

Muovo la bocca per tenere la gola ben aperta ad accoglierlo quando spingo in profondità, e chiudo le labbra a succhiarlo quando muove indietro il bacino, prima di passare alla spinta successiva. Il suo addome arriva davanti al mio naso, la sensazione di calore tra le gambe sta diventando un inferno, al punto che contorco il busto come se stessi facendo fatica a trattenere la pipì. Cazzo quanto ho bisogno di toccarmi, e quanto voglio questo cazzo dentro di me!

Continua a spingere, poi si ferma con il cazzo a metà nella mia bocca. Ne approfitto per passarci la lingua attorno, chiudo bene le labbra e succhio avidamente, ingoiando la mia saliva.

Lo tira fuori, segandosi freneticamente, ed io resto con la bocca completamente spalancata e la lingua di fuori.

Tra i suoi mugugni, fiotti di sperma calda raggiungono il mio palato o mi finiscono direttamente in gola. Resto così, immobile, mentre lui struscia la cappella tra le mie labbra, ed uso la lingua per raccogliere le ultime gocce che escono dalla sua punta.

Il mio petto si alza e abbassa ritmicamente ho l'affanno.

Quando lui si ritrae appena, delle mani slacciano i legacci che tenevano I miei polsi dietro la schiena.

Non faccio in tempo a spostare le braccia, per massaggiarmi i polsi doloranti, che altre mani mi afferrano da sotto le ascelle, due da un lato e due dall'altro, e mi sollevano.

Altre quattro mani mi afferrano le caviglie, sollevandomi a mezz'aria, in orizzontale supina.

Quattro ragazzi mi sorreggono, gli altri quattro si dispongono attorno a me: uno troneggia accanto alla mia testa, due ai miei fianchi, un altro davanti ai miei piedi.

Quelli che mi tengono per le caviglie mi afferrano dalle cosce, dietro le ginocchia, e mi divaricano le gambe.

Due dita entrano nella mia fica umida, facendomi gemere, mentre altre mani palpando i miei seni. Brividi scuoto tutto il mio corpo, quando le loro dita sfregano I miei capezzoli turgidi e sensibili.

Quello che troneggia su di me, allarga le gambe, passandole attorno alla mia testa, e si china, fino a portare le sue palle sul mio volto.

Le prendo in bocca, giocandoci con le labbra e con la lingua, mentre gli altri non smettono di toccarmi e masturbarmi.

Poi ruotano, scambiandosi di posto. Mani diverse esplorano la mia fica, chi si sofferma a stuzzicare il clitoride, chi penetra in profondità con le dita, chi tira le grandi labbra.

Vengo posata per un attimo per terra, e i ragazzi si danno il cambio tra chi mi sorregge e chi gioca col mio corpo. Man mano che le loro palle passano dalla mia lingua, vedo i loro cazzi tornare sempre più eretti. Mi sento esplodere, e ho perso il conto riguardo a che punto siano con il giro.

Quelli che mi sorreggono le gambe le inclinano verso l’alto, esponendo maggiormente il mio secondo buchino.

Sento del lubrificanti spalmato dalla mia fica sull'ano, e un dito guantato in lattice e ben oliato farsi largo nella stretta cavità, strappandomi un gemito, soffocato nelle palle di uno dei ragazzi.

Mi aspettavo una penetrazione, quindi mi sono premurata di liberarmi l’intestino, questo pomeriggio.

Il dito si muove con movimenti circolari sempre più ampi, sento altro lubrificanti, e le dita diventano due nel culo, e due in fica.

Il mio bacino trema, faccio fatica a trattenere i gemiti, la sensazione di calore si fa sempre più intensa.

“è pronta” dice una voce. Le mani escono dai miei orifizi, le altre lasciano le mie tette, e vengo delicatamente messa per terra.

Uno dei ragazzi si stende supino accanto a me.

Non ho bisogno di istruzioni: ciò che si aspettano è esattamente ciò che voglio fare.

Salgo a cavalcioni su di lui, il suo membro si fa largo tra le mie grandi labbra dilatate, e inizio a montarmelo mugolando di piacere.

Tutti gli altri si dispongono a cerchio. In questo istante sono così eccitata che la mia mente è annebbiata, e non mi preoccupo né di cercare il cazzo di Andrea, né quello della mia nuova fiamma, né di chiedermi se ho mai visto uno degli altri.

In questo momento mi interessa solo scopare. Con tutti.

Apro la bocca e prendo avidamente tra le labbra il cazzo che mi si para davanti, mentre il mio bacino ondeggia senza sosta.

Non appena riprendo fiato, un altro entra nella mia bocca. Lo succhio, vorticando con la lingua attorno all'asta.

Altri cazzi cercano le mie mani, sfregano qualunque parte del mio corpo.

Delle mani premono la mia schiena verso il basso, il mio seno schiacciato contro il petto del tipo che mi sto montando.

Quelle stesse mani piegano all'insù il mio bacino ed allargano le mie natiche, esponendo il mio buchino preparato e lubrificato.

Sento la punta di un cazzo premere. Chiudo gli occhi, mugolo, un po’ di dolore e un po’ tanto di piacere, i miei suoni strozzati dal cazzo che occupa la mia bocca.

La cappella si fa strada nel mio culo.

Torna indietro, spinge in avanti, più forte.

La frizione contro le pareti del mio culo manda scosse che attraversano tutto il mio corpo, respiro a fatica.

“aahhhhh!!!” grido nell’attimo in cui il cazzo che ho in bocca arretra per farmi prendere fiato, mentre i due che ho dietro continuano a spingere, e sembrano quasi toccarsi nel mio corpo.

Mani mi afferrano i capelli, mi infilano il cazzo in bocca e tutti e tre sembrano spingere al medesimo ritmo.

Entrambe le mie mani ne hanno uno stretto tra le dita.

Altri due, da un lato e dall'altro, sfregano la punta contro le mie guance, pronti a entrare nella mia bocca, desiderosi delle mie labbra.

L’ultimo lo sento contro le piante dei miei piedi, dice di non aver mai visto una figata del genere. Ma la sua voce mi arriva ovattata, persa tra gli ansiti e i mugolii di piacere.

Il cazzo nel culo mi martella sempre più in profondità, mi sembra che le sue palle stiano sbattendo contro quelle dell'altro che mi scopa la figa.

Sento un brivido percorrere il mio corpo, una sensazione che parte dal ventre e si irradia lungo le mie membra.

Gemo, tremo tutta mentre le scosse dell’orgasmo mi travolgono più forte di otto schiaffi assieme.

Ansimo incapace di urlare, ma quella sensazione di calore non si placa: ne voglio ancora.

Dopo qualche colpo, il cazzo che ho in figa viene dentro di me, e quasi all’unisono, l'altro si sfila dal culo, getta via il preservativo, mi tiene fermi i fianchi, le natiche ben divaricate, e punta la sua sborra dritta nel culo.

Tutti gli altri sembrano non farci caso, mentre i primi due si godono il loro orgasmo, finché i due non si sfilano, e tutti si soffermano ad osservare i miei buchi, tranne quello che sto succhiando.

Sono in ginocchio e lui continua a scoparmi la bocca, per poi gemere ed eruttare il suo sperma dritto nella mia gola.

Ho appena il tempo di deglutire e riprendere fiato: altri cinque mi osservano, I loro cazzi desiderosi di me.

Uno si mette disteso a pancia in su, e nella penombra delle candele lo riconosco: è il muscoloso, la mia nuova fiamma!

Mi fa salire a cavalcioni su di lui, ma girata di schiena. Appoggio le mani per terra, per non perdere l’equilibrio, le mie gambe sono ben divaricate, lui mi tiene dal bacino e mi guida.

Entra nel mio culo ben aperto e lubrificato. Sento la sua imponente presenza invadere le mie viscere, gemo, godo.

Ma ci sono ancora quattro cazzi duri che non aspettano altro che di godere con me.

Uno si inginocchia davanti a me, spinge il suo cazzo nella mia fica, coordinandosi coi movimenti del mio bacino. Mi sembra che si tocchino dentro di me, mi sento così riempita!

Gemo, urlo più forte, per effetto delle scariche di piacere che questi due cazzi all’unisono stanno provocando dentro di me.

Ma la mia bocca non può restare vuota: uno dei ragazzi fa il giro, viene vicino al mio volto. Ruoto la testa di lato, il suo cazzo affonda nella mia bocca, occupandola. le mie grida diventano dei sommessi mormorii, e l'inclinazione della mia bocca rende la pompa ancora più eccitante.

Ne rimangono due.

non posso sollevare le mani, per mantenermi in equilibrio in quella posizione; si avvicinano comunque ai miei fianchi, uno da un lato e uno dall’altro, e sfregano i loro cazzi contro i miei seni; le loro aste premono contro la mia morbida carne, la punta stuzzica i miei capezzoli turgidi e sensibili.

Mentre gli altri tre mi scopano come matti sento un’onda di piacere scuotere tutto il mio corpo fino alla punta dei piedi. Tremo in modo incontrollato, l’orgasmo mi travolge, la mia fica sembra prima risucchiare il cazzo che mi scopa, e poi sputarlo fuori assieme alla mia broda.

Si da il cambio con quello nella mia bocca, mentre quello sotto di me tiene il suo cazzo ben piantato nel mio intestino, muovendomi il bacino per continuare a impalarmici ed estendere il mio piacere.

Nella mia bocca entra il cazzo che mi ha appena scopata, ne assaporo l’asta, così pregna di sesso e dei miei umori.

I miei tre buchi sono di nuovo occupati, gli altri due si segano contro le mie tette, ed i primi ad essere venuti si godono lo spettacolo.

Viene quello che ho in bocca,schizzandomi sulle labbra e sulle guance.

Poco dopo, anche quello che ho in figa si sfila da me e sborra sul mio ventre.

Il mio preferito, quello che mi sta aprendo il culo, si sfila dal mio buco e si toglie il preservativo. Mi tiene con il bacino all’insù, il mio culo dilatato e in bella mostra per coloro che si stanno segando guardandomi.

Mi metto in ginocchio, gli altri tutto intorno a me. Alterno bocca, mani e seni, e chi non è ancora venuto mi schizza sul volto e sul petto.

Quando l’onda del piacere cala, mi ritrovo ad essere ben più esausta e dolorante di quanto pensassi. Oltre che un completo disastro. Spero che abbiano pensato a portare qualcosa per ripulirmi.

“credo… che avrò bisogno di un passaggio in macchina” riesco solo a dire.

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