Andrea, mio compagno di corso e amico di letto, mi fissa con una bramosia quasi ferale, mentre io mi sgranchisco la schiena e mi alzo dal letto. La luce del pomeriggio filtra debolmente attraverso la tapparella chiusa, mentre il ronzio del climatizzatore rende respirabile un'atmosfera che altrimenti definire infernale sarebbe poco.
Lo guardo con la coda dell'occhio, disteso su un fianco sul letto, con il gomito poggiato e la mano a reggere la testa, completamente nudo.
È molto più alto di me, con un fisico asciutto e tonico. Il suo aspetto fisico mi ha sempre dato l'idea di protezione e virilità al tempo stesso.
“non dirmi che vuoi farlo di nuovo… ” scherzo, guardandomi intorno tra i nostri abiti sparpagliati per terra. Raccolgo le sue mutande e gliele lancio addosso “...sai che devi andare, non voglio che le mie coinquiline ti trovino… Non vorrei doverti condividere con loro” gli sorrido, maliziosa.
“non sarebbe una cattiva idea! “ esclama lui, senza muoversi di un millimetro, neanche fosse una statua greca
“ma, no… Non è a questo che pensavo”
“allora cosa? “ gli domando mentre recupero le mie mutandine, ed al contrario suo, me le infilo.
“sai… Con alcuni miei amici abbiamo trovato una vecchia chiesa sconsacrata e abbandonata in mezzo alle campagne… Pensavamo di farci un rituale orgiastico”
Inarco Un sopracciglio, mentre mi infilo anche un reggiseno “e da quando siete esperti di rituali?”
“niente di trascendendentale, solo per dare un po’ di contesto.. Vedilo come una festa a tema”
Allacciato il reggiseno mi volto verso di lui “devo considerarlo un invito? “
“in realtà… Tu saresti l’ospite d’onore… “
“ah.”
“shockata? “
“sorpresa, più che altro”
“allora, che ne dici? “ ora si sposta e mi guarda come un bambino in attesa davanti al bancone del suo dolce preferito
“dico che dovrei saperne di più.. Per esempio, chi e quanti sono, questi amici… “
Andrea scuote il capo “non lo devi sapere. Fa parte del gioco del rituale. Indosseremo anche delle maschere. Ma puoi stare tranquilla, siamo tutti controllati”
“perché immagino che… “
“.. Niente preservativi?” mi anticipa lui, “non proprio, li useremo, in qualche momento”
Tanto prendo la pillola.
“posso sapere qualcos'altro, o verrò legata, bendata e condotta così nel luogo del mistero, dove verrò sacrificata a qualche divinità precolombiana o al demonio? “scherzo
Andrea ride, e finalmente inizia a rivestirsi
“verrò a prenderti io e ti ci porto in scooter, saranno 15-20 minuti al massimo. Allora, ci stai?”
“garantisci tu per i tuoi amici.” rimarco
“perfetto! Allora organizzo con gli altri e ti faccio sapere! “
.
L’aria della sera, abbinata al vento apparente provocato dalla velocità costante dei 70 km/h dello scooter, mi provoca una leggera pelle d’oca.
Là luce intermittente della freccia mi fa comprendere che stiamo per uscire, un attimo prima che Andrea decelleri.
Dalla statale, imbocca prima una strada secondaria, poi svolta di nuovo, entrando in una strada ben più stretta. Ci inoltriamo tra le campagne, dove il rumore e le luci delle altre auto sono sostituiti da silenzio e buio assoluto. Mi guardo intorno, chiedendomi se I fari sulla statale, che si intravedono in lontananza, riescono a vedere noi. Poi Andrea svolta ancora, e nel mio campo visivo ci sono solo alberi e oscurità
“manca ancora molto? “ mi sporgo in avanti e cerco di gridargli nell'orecchio, nonostante I caschi che indossiamo, ed il rumore di fondo del motorino
“ci siamo quasi! “ grida lui, senza voltarsi.
Dopo poco infatti la vedo, in una radura tra gli alberi.
È una piccola chiesa con il tetto a spiovente, parzialmente diroccata, e accanto un mucchio di mattoni: i resti di quello che probabilmente un tempo era il campanile.
Andrea spegne il motore e accosta. Mentre scendo, mi guardo attorno: ci sono due moto e una macchina parcheggiata, ma non vedo nessuno.
“ho chiesto ai ragazzi di lasciare la macchina aperta: puoi mettere i tuoi vestiti li dentro, per non lasciarli qui fuori”
“devo entrare… Nuda? “ domando, un po’ titubante.
Quando mi aveva informata che il grande “evento” sarebbe stato questa sera, gli avevo chiesto se per la loro “scenografia” si aspettassero qualcosa di particolare, in fatto di abbigliamento. E mi aveva risposto di non preoccuparmi e di vestirmi normalmente, perché avrebbero pensato a tutto loro. Evidentemente, la risposta era ben più semplice di quanto immaginassi.
“si, cioè no… Completamente nuda, ma con questo addosso… ” dal sellone, tira fuori quello che sembra un mantello.
“... io raggiungo gli altri, quando hai fatto, vai al portone principale, e bussa tre volte” aggiunge, e corre via, entrando nella chiesa sul retro.
Io mi guardo intorno: silenzio, a parte il frinire di un grillo. Mi avvicino alla macchina e apro lo sportello posteriore.
Indosso semplicemente una t-shirt e degli shorts in jeans, e un paio di converse ai piedi, perciò ci metto davvero poco a spogliarmi. Abbottono il mantello, che arriva a lambire il terreno, e tiro su il cappuccio dalle larghe falde.
Il contatto dei miei piedi nudi sulla terra e ghiaia mi da una strana sensazione, e mentre batto con le nocche contro il portone della chiesa, mi sento veramente come un’iniziata di una setta. Chissà cosa mi aspetta lì dentro.
Il portone, con un cigolio quasi sinistro, si apre solo di una ventina di centimetri, al punto che per entrare devo muovermi di profilo.
Il pavimento della chiesa è cosparso di detriti, non ci sono panche né sedie nell'unica navata di cui è composta. Anche le nicchie laterali sono semidistrutte, e gli affreschi che un tempo le adornavano sono quasi del tutto cancellati, dal tempo o dalla mano dell'uomo, rivelando lo stucco e la pietra sottostante.
Candele rosse sono disposte a intervalli regolari lungo tutto il perimetro, ed il loro bagliore cremisi rende l'atmosfera lugubre ed oppressiva.
Il tetto è distrutto nella parte centrale, e genera un cono dal quale filtra la pallida luce lunare, in corrispondenza del quale è stato posto quello che sembra un grosso telo.
Appena varcata la soglia, il portone si chiude con un tonfo così forte da farmi sussultare. Distinto mi volto, e vedo un'ombra allontanarsi dal portone e disporsi lungo la navata.
Mi guardo intorno, e noto altre “ombre” disposte nelle zone d'ombra tra una candela e l'altra.
“avvicinati!” tuona una voce dal lato opposto della chiesa, facendomi sussultare.
Di fronte a me, coperto da un mantello simile al mio, c'è un uomo. Allarga le braccia, e le ombre disposte lungo la navata si muovono di un passo, permettendomi di contarle con facilità. Quattro da un lato e tre dall'altro. Otto persone in tutto. Nove, includendo la sottoscritta.
L’uomo all'altare indica quindi il punto centrale della chiesa, dove c'è il telo.
Cammino, con passi tremanti, osservando gli uomini fermi, come se mi aspettassi che fossero davvero ombre pronte a ghermirmi.
Oltre ai mantelli con cappuccio, tengono una maschera sul volto, a renderli ancora più inquietanti e terrificanti.
“sei pronta a varcare le soglie del più immenso piacere?” mi domanda L’uomo all'altare. Non è la voce di Andrea, e la sua teatralità nei gesti e nel tono mi fa presupporre che faccia teatro, e che sia lui il regista e l'autore di questa serata. E dato che non conosco nessuno che faccia o abbia fatto teatro, suppongo di non conoscerlo.
Sento un brivido di eccitazione percorrermi la schiena, nonostante il caldo agostano.
“si” rispondo, sorprendendomi di quanto la mia voce sia squillante e meno decisa di quanto pensassi. Spero che credano che mi sono calata bene nella parte della verginella impaurita.
“è voi, adepti, siete pronti a elevarvi oltre le vette dei desideri più reconditi? “
“Si! “ tuonando in gruppo tutti gli altri, all'unisono.
“che il rituale abbia inizio! “ esclama lui.
Si volta verso l'altare, prende un oggetto, e quando si volta solleva il braccio dritto in alto, tenendolo sopra la sua testa.
