Le sue mani afferrarono il mio viso, i pollici che mi accarezzavano le guance mentre ci divoravamo con baci sempre più disperati. Gemetti contro la sua bocca, sentendo il calore esplodere tra le mie gambe, l'umidità che si accumulava nelle mie mutandine.
All'improvviso si staccò, il respiro pesante quanto il mio. Mi prese la mano con decisione, intrecciando le dita con forza. «Vieni con me» disse, la voce velata dal desiderio.
Con passo veloce mi guidò attraverso i corridoi deserti fino a raggiungere l'aula magna. Conosceva un angolo nascosto, discreto, dove potevamo stare tranquilli senza essere disturbati. Il cuore mi batteva così forte che pensavo potesse esplodermi nel petto.
Appena fummo al riparo dagli sguardi, mi spinse delicatamente ma con fermezza contro il muro, il suo corpo che pressava contro il mio. Sentivo ogni centimetro di lui – il petto muscoloso, le cosce forti, e soprattutto l'erezione dura che premeva contro il mio ventre, promettendo piaceri indicibili.
Mi baciò di nuovo, questa volta con una passione animale, le mani che esploravano il mio corpo come se volesse memorizzare ogni curva. Scese lungo il mio collo, mordendo e succhiando la pelle sensibile, lasciando piccoli segni che mi fecero gemere più forte. Le sue mani corsero lungo i miei fianchi, afferrando i miei glutei e stringendomi ancora più vicino a lui.
Poi, con movimenti esperti, abbassò i miei jeans e le mutandine in un colpo solo, lasciandomi esposta al suo sguardo affamato. Il freddo dell'aria contro la mia pelle bollente mi fece rabbrividire di anticipazione.
«Sei bellissima» mormorò, gli occhi che divoravano il mio corpo. «Ancora più bella di come ti immaginavo».
Con una mano ancora appoggiata sul muro accanto alla mia testa, con l'altra iniziò a esplorarmi. Il primo tocco delle sue dita sulla mia intimità mi fece quasi saltare. Era già così bagnata, così pronta per lui.
«Dio, sei fradicia» disse con voce roca, quasi stupita. «Tutto questo per me?»
Potei solo annuire, incapace di formare parole coerenti mentre le sue dita iniziavano a muoversi con sapienza. Prima accarezzò delicatamente le labbra gonfie, spalmando l'umidità ovunque, poi trovò il mio clitoride già duro e iniziò a massaggiarlo con movimenti circolari precisi che mi fecero vedere le stelle.
«Oh dio, sì» gemetti, la testa che ricadeva all'indietro contro il muro.
Poi sentii un dito che scivolava dentro di me, poi due, che si muovevano dentro e fuori con un ritmo che mi faceva impazzire. La sua mano esperta alternava penetrazioni profonde a carezze sul clitoride, creando un'escalation di piacere che mi stava già portando pericolosamente vicino all'orgasmo.
«Ti piace così?» sussurrò nel mio orecchio, il fiato caldo che mi faceva rabbrividire. «Dimmi quanto ti piace».
«Mi piace tantissimo» ansimmai, aggrappandomi alle sue spalle. «Non fermarti, ti prego non fermarti».
Ma invece di continuare, fece qualcosa che non mi aspettavo. Si inginocchiò davanti a me con un movimento fluido, sollevando una delle mie gambe sulla sua spalla per avere accesso completo.
«Voglio assaggiarti» disse, guardandomi dal basso con quegli occhi pieni di desiderio. «Voglio sentire il tuo sapore sulla mia lingua».
E poi iniziò. Il primo tocco della sua lingua sulla mia intimità mi fece gridare. Era calda, morbida, incredibilmente abile mentre leccava e succhiava, esplorando ogni piega con dedizione. Quando la sua bocca si chiuse sul mio clitoride e iniziò a succhiare delicatamente, mentre la lingua faceva movimenti rapidi su e giù, pensai di perdere completamente la testa.
«Oh cazzo, oh cazzo, oh cazzo» ripetevo come un mantra, le mani che si aggrappavano ai suoi capelli biondi, spingendo il suo viso ancora più contro di me. Non mi importava dove fossimo, o che ci conoscessimo appena. Lo volevo, lo desideravo con una fame che non avevo mai provato prima.
Lui continuava imperterrito, alternando leccate lunghe e lente a movimenti rapidi e concentrati sul punto più sensibile. Ogni tanto penetrava con la lingua, raccogliendo ogni goccia di piacere che colava copiosamente da me, gemendo contro la mia pelle come se il mio sapore fosse la cosa più deliziosa che avesse mai assaggiato.
Sentivo l'orgasmo avvicinarsi come un'onda gigantesca, travolgente. Le mie gambe tremavano, il respiro si faceva sempre più affannoso, piccoli gemiti acuti mi sfuggivano dalle labbra ad ogni passaggio della sua lingua.
«Sto per venire» sussurrai disperatamente, le dita che si stringevano nei suoi capelli. «Oh dio, sto per venire».
E venne. L'orgasmo mi travolse con una forza che mi lasciò senza fiato, facendomi gridare il suo piacere senza vergogna. Ondate di piacere puro mi attraversarono, facendomi tremare e contorcere contro la sua bocca che continuava a leccarmi, accompagnandomi attraverso ogni spasmo fino all'ultima scossa.
Quando finalmente mi rilasciai, tremante e ansimante, lui continuò a baciarmi dolcemente l'interno coscia, poi si alzò lentamente, il viso lucido del mio piacere, un sorriso soddisfatto sulle labbra.
«Sei squisita» disse, leccandosi le labbra. «Potrei farlo per ore».
Ma io avevo altri piani. Con mani ancora tremanti, iniziai a sbottonare i suoi jeans, liberando finalmente l'erezione che premeva dolorosamente contro il tessuto. Quando finalmente lo tenni nella mia mano, duro, caldo, pesante, gemetti di anticipazione.
Era magnifico – lungo, spesso, la punta già lucida di pre-sperma. Lo accarezzai lentamente, studiando ogni centimetro, sentendolo pulsare sotto le mie dita.
«Tua volta» dissi con un sorriso malizioso, e prima che potesse rispondere mi inginocchiai io davanti a lui.
Iniziai a leccarlo dalla base fino alla punta, assaporandolo, godendo dei suoi gemiti profondi. Poi presi la punta in bocca, succhiando delicatamente mentre la mia lingua giocava con il frenulo, quel punto così sensibile.
«Cazzo» imprecò sopra di me, una mano che si aggrappava ai miei capelli. «Sei incredibile».
Presi di più, rilassando la gola per accoglierlo più profondamente possibile, le mani che accarezzavano quello che non riuscivo a prendere in bocca. Su e giù, con un ritmo crescente, mentre lui gemeva e sussurrava parole sconnesse di piacere.
Ma dopo pochi minuti mi fermò, tirandomi su per i capelli. «Se continui così vengo subito, e non voglio che finisca così». La sua voce era roca, disperata. «Ti voglio. Ti voglio ora».
«Allora prendimi» dissi guardandolo dritto negli occhi, senza un briciolo di timidezza rimasta. «Scopami. Scopami forte. Fammi godere ancora. Voglio sentire quanto mi desideri».
Non ci fu bisogno di altro invito. Mi sollevò con una facilità che mi lasciò senza fiato – evidentemente andava davvero in palestra – e mi appoggiò di nuovo al muro, sollevandomi una gamba e appoggiandola sul suo braccio per darsi accesso completo.
Poi, con un colpo di fianchi preciso, entrò dentro di me.
Il gemito che uscì dalla mia gola fu quasi animale. Era grande, così grande che mi riempiva completamente, stendendomi fino al limite. Rimase fermo per un momento, permettendomi di adattarmi, mentre entrambi ansimavamo per la sensazione travolgente.
«Sei così stretta» gemette nel mio collo. «Così calda, così bagnata. Perfetta».
Poi iniziò a muoversi. Lentamente all'inizio, con spinte profonde e controllate che mi facevano sentire ogni centimetro di lui. Ma presto il ritmo accelerò, diventando più veloce, più duro, più disperato.
Mi penetrava sempre di più, sempre più profondamente, raggiungendo punti dentro di me che non sapevo nemmeno esistessero. Ogni spinta mi faceva sbattere contro il muro, ma non sentivo dolore, solo un piacere così intenso da essere quasi insopportabile.
«Più forte» lo supplicai, le unghie che si conficcavano nella sua schiena. «Più forte, più profondo, non fermarti».
E lui obbedì. Le sue spinte diventarono martellanti, poderose, quasi brutali nel modo migliore possibile. Il suono della nostra pelle che sbatteva insieme riempiva l'aula vuota, mescolato ai nostri gemiti e alle parole sporche che ci sussurravamo.
«Ti piace essere scopata così?» ringhiò nel mio orecchio. «Ti piace il mio cazzo dentro di te?»
«Sì, cazzo sì» gridai. «Mi piace, mi piace tantissimo. Non fermarti, sto per venire ancora».
Sentivo il mio corpo tremare, sentivo non solo la mia umidità che colava lungo le cosce ma anche il suo cazzo che sembrava gonfiarsi ancora di più dentro di me, mentre i miei muscoli interni si stringevano involontariamente intorno a lui, cercando di trattenerlo dentro.
«Vieni per me» sussurrò, una mano che scivolava tra i nostri corpi per strofinare il mio clitoride. «Vieni sul mio cazzo. Voglio sentirti venire».
E venne di nuovo, ancora più intenso della prima volta. Gridai il suo nome mentre l'orgasmo mi devastava, facendomi vedere le stelle, il corpo che si contraeva e tremava senza controllo. Sentii lui seguirmi poco dopo con un grugnito profondo, il suo sperma caldo che mi riempiva mentre sussurrava il mio nome come una preghiera.
Rimanemmo così per lunghi momenti, appoggiati uno all'altra, i respiri ancora affannosi, i corpi ancora uniti, mentre le scosse residue di piacere ci attraversavano.
Eravamo stati due ossessi in preda a una follia chiamata sesso che all'improvviso ci aveva travolti, spazzando via ogni timidezza, ogni razionalità, ogni pensiero che non fosse il puro desiderio reciproco.
E quando finalmente ci separammo, quando i nostri occhi si incontrarono di nuovo, entrambi sapevamo che la nostra effervescente mattinata non si sarebbe conclusa lì. Il desiderio aveva preso il sopravvento, e stavamo solo iniziando a esplorare quella chimica devastante che ardeva tra noi.
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Amo i libri e tutto ciò che riguarda l'arte. È forse per questo che mi sono avvicinata al mondo della letteratura, creando racconti che non sono solo erotici, ma che rappresentano anche la sensualità e la passione dei personaggi. Il mio obiettivo è far sì che chi legge possa immedesimarsi nel racconto, raggiungendo lo stesso grado di eccitazione che spero di trasmettere. I miei racconti, sebbene brevi, catturano quella voglia e quel desiderio innati in tutti noi, spesso repressi per la convinzione che parlarne sia giusto o sbagliato. Questo tabù non dovrebbe influenzare la nostra libertà di espressione. Per me, il sesso è la cosa più naturale del mondo e dovrebbe esserlo per tutti.
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