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La signora Franca: MILF esibizionista
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Racconto18 min di lettura

La signora Franca: MILF esibizionista

(Vedi i precedenti racconti per una miglior comprensione) Una MILF seducente ed esibizionista, un giovane segaiolo: un mix esplosivo!

apollinaire
1 anno fa · 2.5k letture · 4

Silvia tornò a casa sua e io mi consolavo con zia Susy, anche se gli incontri non erano così frequenti come mi sarebbe piaciuto. Tutte le sere io andavo da lei a vedere la tv, ma si faceva sesso solo un paio di volte a settimana. Qualche volta era stanca, qualche volta non aveva voglia e io spesso mi dovevo accontentare di farmi dei gran segoni limitandomi a guardarle le cosce sempre maestose.

Quando si faceva sesso però, era sempre eccitante: ci raccontavamo fantasie erotiche che coinvolgevano Silvia, memori della gran scopata in tre, oppure altre donne di fantasia che ci inventavamo per il nostro piacere. Queste fantasie provocavano in zia Susy un’eccitazione altissima e si sfogava dandosi a me con furia e passione.

Un paio di mesi dopo che Silvia se ne fu tornata a casa venne ad abitare al nostro stesso piano una signora molto anziana e sua figlia, vedova. La vecchia madre si muoveva pochissimo e non usciva quasi mai di casa: era piuttosto conciata e faceva molta fatica a muoversi. La figlia, una bella signora bionda di una quarantina di anni, era insegnante di lettere al liceo.

Io la incontravo spesso in ascensore ed era un viaggio di 5 piani veramente sconvolgente: lei era sempre vestita in modo molto elegante, gonna stretta e fasciante appena sopra al ginocchio, calze color carne oppure color fumo, scarpe scollate col tacco, camicetta e giacca. Aveva un profumo che mi avvolgeva completamente e io mi inebriavo inspirando profondamente. Si scambiavano quattro chiacchiere parlando del più e del meno, il tempo, la scuola, la mia università. Io faticavo a seguirla nei discorsi perché non potevo fare a meno di pensarla in déshabillé: chissà che intimo portava? di che colore, com’erano gli slip? di seta o di pizzo? E il pelo come lo aveva? Biondo? Scuro?

E intanto mi imbambolavo e facevo delle figure barbine con lei che mi doveva ripetere le domande… insomma la signora Franca (così si chiamava) me lo faceva tirare di brutto e poi la sera mi sfogavo con zia Susy facendo un sacco di fantasie su di lei.

Anche zia era attratta dalla signora Franca, diceva che aveva classe, stile e che le sarebbe piaciuto aprirle le gambe e leccarla… perché nel frattempo zia Susy si era scoperta decisamente bisessuale e, dopo l’esperienza con Silvia, le era rimasta la voglia di leccare anche le fighe.

Fantasie, fantasie! La signora Franca era inavvicinabile: buongiorno e buonasera, ma niente di più. Zia era una che attaccava bottone con tutti, ma la signora Franca era al di là anche delle sue possibilità:  riservata e gentile, non lasciava spazio a nessuna curiosità. Le domande su di lei, sulla sua vita, i suoi interessi cadevano nel vuoto di un sorriso smagliante, affascinante, ma che nient’altro concedeva.

Un giorno che l’ascensore era fuori servizio e stavo scendendo le scale a piedi, mi accorsi che, un due o tre piani più in basso, la signora Franca stava salendo. Ogni tanto si fermava come per prendere fiato visto che portava due borse della spesa piuttosto pesanti. Stavo per accelerare per aiutarla, quando la vidi - non visto - appoggiare le borse per terra e tirarsi su la gonna per aggiustarsi meglio le calze. Uno dei gesti più erotici che una donna può fare! Era lì a pochi metri da me, la vedevo dall’alto, lei era su un pianerottolo e stava sistemando le calze accorciando il laccetto del reggicalze bianco. Trattenni il fiato per non farmi scoprire. Il cazzo divenne di marmo in un istante e sperai che non finisse mai di sistemarsi. Invece durò pochi secondi e, rassettata la gonna, riprese le borse e ricominciò a salire.

A questo punto non potevo che incrociarla e insistetti per portarle le borse fino al nostro piano. Arrivati davanti alla sua porta non volli lasciare le borse sul pianerottolo e mi ostinai nel volerle portare in cucina. La seguii nel corridoio vedendola ancheggiare dolcemente e lievemente e infine anche questa spettacolo terminò. Appoggiai le borse e feci per uscire. La signora Franca volle offrirmi da bere per ringraziarmi e mi fece accomodare in salotto sul divano. Lei arrivò poco dopo con una coca-cola per me e un bicchiere di vino bianco per sé, si sedette su una sedia di fronte a me e accavallò le gambe.

Io trattenni il fiato.

Non si era visto nulla, ma mi ero immaginato tutto!

Non ero riuscito a non fissarle le gambe e rimasi lì a rimirare lo spettacolo di lei seduta davanti a me. Feci una figura da cani! Lei se ne accorse, arrossì lievemente, scavallò subito le gambe e si tirò ancora più giù la gonna.

Io balbettai qualcosa, ma peggiorai la situazione, finché lei, impietosita mi chiese:

  • - E l’università come va?

- Bene, grazie. Tutto bene... e la sua scuola? - e non appena finii di parlare mi accorsi della domanda idiota che le avevo fatto. “Lei a scuola ci insegna, mica ci studia, scemo” pensai, “prova a dire qualcosa di meno stupido, se ci riesci”.

Fu ancora a lei a togliermi dai guai:

- Ma non parliamo della scuola, scusami… ‘deformazione professionale’ - aggiunse ridendo

- Ma si figuri, non c’è nessun problema… - niente, non riuscivo a dire nulla di interessante e dovevo anche sforzarmi per non guardarle ancora le gambe. Anche il viso era molto bello: bionda, occhi chiari, grigi, labbra velate da un rossetto rosa, un trucco leggero che le metteva in risalto gli occhi. Insomma: proprio una bella donna!

-Va beh, si è fatto tardi, devo proprio andare - dissi per uscire dalla situazione decisamente imbarazzante.

-Torna a trovarmi qualche altra volta - mi disse accompagnandomi alla porta.

  • - Non vorrei disturbare lei o sua madre - risposi io

- Ma no, non ti preoccupare, mia madre dorme quasi tutto il giorno. - Concluse sorridendomi e chiudendo la porta. - Ti aspetto - rilanciò infine.

Io mi precipitai giù per le scale inebriato dall’incontro, dal suo profumo, dal suo saluto e dal suo invito che mi sembrava così promettente.

Quella sera con zia Susy cominciai a strusciarmi su di lei non appena entrai in casa sua e poi mi feci una scopata come da tempo non mi capitava. Zia era compiaciuta della mia foga, ma io preferii non dirle nulla dell’incontro con la signora Franca. Non volevo che mi prendesse in giro. Ma la signora Franca fu presente nelle nostre fantasie tutta la sera…

Un paio di giorni dopo ci incontrammo in ascensore e lei mi invitò a casa sua “a fare merenda”, mi disse sorridendo.

Tutto eccitato, mi presentai davanti alla sua porta alle quattro precise, suonai e lei venne ad aprirmi sorridendo. Era splendida: una gonna stretta grigia, un paio di centimetri sopra il ginocchio, la camicetta bianca un po’ aperta... il suo profumo sconvolgente mi avvolse prima che potessi parlare.

  • - Ciao, ti aspettavo - mi disse sorridendo.

  • - Buongiorno signora - risposi un po’ sottotono

  • - Vieni accomodati in salotto mentre finisco di preparare - aggiunse mentre mi faceva entrare - ho fatto una torta al cioccolato, spero ti piaccia…

- Va benissimo, signora - mi affrettai ad assentire.

Entrai nel salotto che già conoscevo mentre lei andava in cucina.

Mi guardai intorno e fui colpito dall’immensa libreria che ricopriva da terra fino al soffitto due pareti intere. Mi avvicinai incuriosito per vedere che libri leggesse la ‘professoressa’ Franca.

I classici, italiani e stranieri, molti romanzi, molti libri di storia e parecchie biografie di personaggi famosi… nulla di particolarmente interessante. Tutti i libri erano perfettamente allineati negli scaffali, meno quelli in un ripiano in basso, nell’angolo. Lì erano un po’ disallineati, come sarebbe nomale in una libreria, ma stonavano con il resto della biblioteca che era in un ordine maniacale. Mi avvicinai istintivamente per rimetterli in ordine e vidi i titoli: “L’amante di lady Chatterley” che conoscevo di fama (un polpettone pseudo erotico degli anni ’20), “Le undicimila verghe” di Apollinaire (veramente ‘porno’, inizio ‘900), “Memorie di un giovane libertino” (altro porno sempre di Apollinaire)… tutti titoli che conoscevo di fama, ma che non avevo mai letto. Uno mi colpì in modo particolare per il titolo in latino “Opus Pistorum” di Henry Miller. Non so cosa mi prese… lo aprii a caso e trovai descritta in modo assolutamente esplicita una scena porno: un uomo raccontava di come stesse scopando una tipa che nel frattempo leccava la figa di un’altra! Non credevo ai miei occhi! Il cazzo mi si inalberò immediatamente e mentre mi stringevo l’uccello non potei fare a meno di pensare alla signora Franca che leggeva quelle pagine. Il libro era infatti un po’ consunto, come se fosse stato letto e riletto più volte.

Prima di andare avanti…

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