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Erotika
Cornuto per godere
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Racconto17 min di lettura

Cornuto per godere

Insomma pare proprio che per ritrovare la passione erotica perduta, nel matrimonio siano proprio le corna il fattore scatenante di una nuova libidine.

pennabianca
2 anni fa · 685 letture · 1

Mi chiamo Stefania, ho 34 anni, sono alta 1,65, capelli neri abbastanza lunghi, occhi scuri, bocca normale, seconda di seno e, a mio avviso, ho il culo un po’ grosso, fianchi larghi e cosce abbastanza belle. Sono una persona normale, che non ama apparire, che se ne sta un po’ defilata senza suscitare ammirazione, ma nemmeno ribrezzo. In pratica, sono una normalissima persona, come tante. Sono sposata con Carmelo, un bel maschio alto 1,75, spalle larghe forti, fisico massiccio, ma non palestrato e, fra le gambe, anche una buona dotazione che sa usare abbastanza bene. Siamo sposati da sette anni e, mentre io lavoro come cassiera in un supermercato situato all’interno di un grande centro commerciale, lui, da due anni, lavora come meccanico specializzato presso una concessionaria, che vende auto estremamente costose. A volte, quando ne parla, mi fa quasi rabbia pensare che ci sono vetture che costano quanto un appartamento, o meglio una villa, e questo suo nuovo ambiente di lavoro, lo ha anche cambiato. Fino a questo momento, è sempre stato un buon marito, affettuoso e disponibile, e anche il sesso fra noi non era roba da film porno, ma, in ogni caso, una o due volte a settimana, una bella scopata intensa ed appagante l’abbiamo sempre fatta. Da quando ha cambiato lavoro, mi guarda con occhi diversi, perché si è abituato a trovarsi tra gente estremamente ricca, che si accompagna a femmine bellissime e vestite in maniera molto provocante. È chiaro che il raffronto con quello che vede e quello che trova nel letto, è totalmente a mio sfavore. Così i nostri rapporti sessuali hanno perso di vivacità, oltre che di frequenza, ed ora, al massimo, lo facciamo una volta al mese. Ho cercato di ottenere una spiegazione in proposito, ma lui ha semplicemente detto che non aveva più voglia. Allora mi son data da fare a stimolare, in qualche modo, il suo desiderio, indossando della biancheria più seducente, con il solo risultato di provocare la sua pungente ironia.

«Ma smettila! Non sono un paio di mutandine o un reggiseno diverso che fa la differenza; non riesci più a farmi eccitare come una volta.»

Pur furiosa, ho cercato, nel contempo, altri rimedi, ma senza trovarne. Alla fine, dopo un mese che non facevamo sesso per niente, mi son ridotta a supplicarlo.

«Amore, ti prego, facciamo l’amore? Ho una voglia pazzesca! Ho la fica in fiamme ed ho voglia di godere tra le tue braccia. Ti prego, guardami! Lo so che non sono una super fica come quelle che vedi ogni giorno, ma non sono neanche da buttare.»

Lui ha scosso la testa e mi hai esternato, ancor di più, la sua totale indifferenza.

«Lasciami in pace! Ti ha detto che non ne ho voglia! E poi, se hai la fica in fiamme, trova qualcuno che ci butti un secchio d’acqua. Anzi, sarei proprio curioso di vedere chi è quel disperato che ti scopa!»

Sono scattata in piedi sul letto, furiosa e decisa a vendicarmi per quel suo disprezzo.

«Mi vuoi dire che posso anche trovarmi uno che mi scopa?»

Lui ha sorriso e, girandosi verso di me, mi ha guardato con aria totalmente indifferente.

«Uno, due, o quanti te ne pare, basta che mi lasci in pace; ti chiedo solo una condizione: fatti scopare qui in casa, dove nessuno può vedere e sapere.»

L’ho guardato, basita! Ero talmente furiosa che lo avrei preso a pugni, se fossi stata forte abbastanza da fargli male.

«Guarda che ti prendo in parola, ne trovo uno e mi faccio sbattere fin quando ne ho voglia. Poi, però, non ti lamentare, se ti chiamo cornuto.»

Lui ha scosso la testa, dicendo che non gliene importava nulla, si è girato di fianco e si è messo a dormire. Io ero talmente arrabbiata, da non riuscire nemmeno a prender sonno, ma dentro di me, ha preso forma l’idea di mettere in pratica le parole di mio marito. Il giorno successivo, prima di entrare al lavoro, faccio un giro per il centro commerciale e, dentro un negozio di intimo, parlo con la commessa, per ricevere qualche suggerimento sul come valorizzare il mio seno. Lei mi mostra un particolare reggiseno, che fa apparire molto accattivante la mia seconda misura. Poi parlo con una mia amica che lavora nel centro estetico della stessa struttura e mi dice che, durante la pausa pranzo, può eseguire qualche significativo cambiamento al mio aspetto. Prima di andare al lavoro, passo anche in un negozio di calzature e, anche qui, la commessa, amica mia, mi consiglia delle scarpe dal tacco molto alto, con un plateau da 10 cm, in modo da farmi apparire ancora più alta di quel che sono. Quando le indosso e mi osservo allo specchio, rimango io stessa stupita da come, oltre a slanciare la mia figura, mi fanno inarcare il culo, e tutto questo mi piace ancor di più. Durante la pausa pranzo, l’amica estetista mi consiglia una serie di trucchi per valorizzare i miei occhi, il mio viso e, inoltre, mi esegue una semi depilazione della mia patata, per renderla ancor più attraente. Mi consiglia di indossare mutandine molto particolari: brasiliane, string o perizomi, che, in ogni caso, aumentano la sensazione di sentirsi piacenti, quando ci si muove tra la gente. Decido di cambiare anche il taglio di capelli e, da molto lunghi che li avevo, li accorcio all’altezza delle spalle. Naturalmente questo cambiamento nemmeno è stato notato da mio marito, ma stavolta non me la son presa più di tanto: mi sentivo bella e concupiscente e questo, per me, era l’importante. Una volta creata la nuova Stefania, restava solo un unico problema: trovare un maschio che mi piacesse e mi scopasse. Inizialmente pensavo fosse abbastanza facile, invece ho dovuto prendere atto che la cosa presentava non poche difficoltà. Mi avventuro un paio di volte per strada, vestita in maniera appariscente e con la speranza di rimorchiare un cazzo che mi faccia godere, invece ho l’impressione che il mio aspetto provocante intimidisca le persone, piuttosto che spronarle a farsi avanti. Poi, un pomeriggio, mentre sono nel parcheggio del posto di lavoro e mi accingo a partire con la mia auto, accidentalmente un signore, facendo retromarcia, finisce col toccare il paraurti della mia auto. Subito scende e, mortificato, si offre di pagarmi i danni. Quando a mia volta scendo dall’auto, indosso solo la mia divisa da lavoro, che è costituita, in genere, da pantaloni ed una camicetta, ma, potendo scegliere, ultimamente indosso una gonna che, anche se non corta, comunque rende merito alla mia femminilità.

«Signorina, sono estremamente mortificato per averle danneggiato l’auto e sono disposto a pagare quanto occorre pur di rimediare a questa mia disattenzione.»

Lo osservo e mi accorgo di trovarmi davanti un bell’uomo, dall’apparente età intorno alla quarantina, dai capelli leggermente brizzolati ed un pizzetto intrigante, che gli rende il viso volitivo.

«Non credo che ci siano gravi danni e questa leggera ammaccatura, che figura sul paraurti, forse era anche già esistente.»

Lui mi osserva e resta stupito dal fatto che io non intenda approfittare e chiedere soldi extra. Si avvicina, mi guarda insistentemente, si presenta da perfetto gentiluomo e mi offre di prendere almeno un aperitivo con lui, poiché è quasi l’ora di cena.

«Mi chiamo Dario e sono sorpreso dalla sua lealtà. In ogni caso, mi permetta almeno di offrirle un aperitivo, poiché è quasi ora di cena.»

Lo guardo ed accetto volentieri, ma, lo prego di scegliere un posto al di fuori del centro commerciale, dove avevo appena finito di lavorare. Lui ci pensa un attimo, e mi chiede di seguirlo, perché, non molto lontano c’è un bar con un comodo parcheggio ed una piccola veranda, dove si può stare in assoluto relax. Lo seguo e, mentre parcheggio, mi rendo conto che, pur non essendo vestita sexy, ho in ogni caso rimediato un drink e, così, decido di sbottonare un po’ la camicetta e velocemente sfilare il reggiseno, in modo tale che, pur se il mio seno non è molto voluminoso, in qualche modo potrò apparire più sexy allo sguardo di quell’uomo che mi piace davvero. Quando ci troviamo seduti al tavolo, vedo che il suo sguardo indugia all’interno della mia camicetta ed io, per provocarlo un po’, mi giro leggermente di lato, in maniera che la stoffa, lasciata lenta, faccia vedere, se non addirittura i capezzoli, almeno buona parte del mio piccolo seno.

Prima di andare avanti…

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